Yves Renouard e Jean-Claude Maire Vigueur

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Yves Renouard e Jean-Claude Maire Vigueur

Messaggioda pierluigic » sabato 5 settembre 2020, 19:48

Troppo spesso si parla di una storia italiana che non e' esistita ( medioevo come sequenza di secoli bui ) e che e' stata inventata nei secoli veramente bui dove a saper scrivere erano solo pochi e a pensare insegnava la chiesa romana e si faceva il processo a Galileo o si derideva Darwin senza neanche averlo letto
Ad un certo punto la storia d'Italia e' stata riscritta ( ancien régime )
Ed e' stato cancellato un passato che con fatica ( demolendo pregiudizi eruditi radicatissimi ) i nostri storici stanno riscoprendo e che deve renderci orgogliosi

Dopo avervi proposto l'articolo di Sergio Tognetti vorrei dare tre suggerimenti di lettura chiamando in causa Yves Renouard e Jean-Claude Maire Vigueur,

Premetto questa considerazione :
.....................considerazioni di Ottone vescovo di Frisinga e di Raevino (1115 ca.- 1158), zio di Federico I Barbarossa (1152-1190), sorpreso dalle forme di controllo che i comuni cittadini esercitavano sui …diocesanos…suos… compresi i grandi signori e feudatari, i domini loci

I Latini… imitano ancor oggi la saggezza degli antichi Romani nella struttura delle città e nel governo dello Stato. Essi amano infatti la libertà tanto che, per sfuggire alla prepotenza dell’autorità si reggono con il governo di consoli anziché di signori. Essendovi tra essi tre ceti sociali, cioè quello dei grandi feudatari, dei valvassori e della plebe, per contenerne le ambizioni eleggono i predetti consoli non da uno solo di questi ordini, ma da tutti, e perché non si lascino prendere dalla libidine del potere, li cambiano quasi ogni anno. Ne viene che, essendo la terra suddivisa fra le città, ciascuna di esse costringe quanti abitano nella diocesi a stare dalla sua parte, ed a stento si può trovare in tutto il territorio qualche nobile o qualche personaggio importante che non obbedisca agli ordini delle città. Esse hanno preso anche l’abitudine di indicare questi territori come loro “comitati”, e per non mancare di mezzi con cui contenere i loro vicini, non disdegnano di elevare alla condizione di cavaliere e ai più alti uffici giovani di bassa condizione e addirittura artigiani praticanti spregevoli arti meccaniche che le altre genti tengono lontano come la peste dagli uffici più onorevoli e liberali. Ne viene che esse sono di gran lunga superiore a tutte le città del mondo per ricchezza e potenza. A tal fine si avvantaggiano non solo, come si è detto, per la saggezza delle loro istituzioni, ma anche per l’assenza dei sovrani, che abitualmente rimangono al di là delle Alpi




articolo di Matteo Sacchi .......Quando si parla di Roma nel Medioevo, di dominio temporale dei papi, le immagini che vengono alla mente, in maniera praticamente automatica, sono sempre le stesse. Il ricordo di qualche dipinto, spesso molto tardo, che illustra le rovine maestose dei fori e del Colosseo invase dalle piante e circondate dalle greggi che pascolano sorvegliate da un ragazzino cencioso. Oppure lo scontro tra le potenti famiglie dei baroni, le lotte intestine che portano Giacomo Colonna (detto Sciarra) a prendere a schiaffoni Bonifacio Ottavo il 7 settembre del 1303.
Insomma il quadro di una città che vive di pellegrinaggi, congiure, e scontri tra famiglie. All’Urbe intesa come comune, con istituzioni simili a quelle delle altre grandi realtà cittadine italiane non si pensa mai, e se lo si fa ci si ferma alla figura di Cola di Rienzo (1313-1354) e al suo sfortunato tentativo di riportare in auge la Repubblica (una retorica un po’ patriottarda ne ha fatto l’ultimo dei tribuni del popolo). E nella sconfitta di Cola si vede semmai proprio la conferma della debolezza di quello che uno storico marxista definirebbe il «tessuto borghese». Beh, Jean-Claude Maire Vigueur, che sul tema dei comuni è un vero esperto (molto noti i suoi Cavalieri e cittadini e Il sistema politico dei comuni italiani), la pensa diversamente. Per rendersene conto basta leggere il suo nuovo lavoro L’altra Roma. Una storia dei romani all’epoca dei comuni (Einaudi, pagg. 488, euro 38). L’idea guida è che la vitalità commerciale e politica di Roma, tra XII e XIV, secolo sia assolutamente paragonabile a quella dei più importanti centri dell’Italia del centro nord. E soprattutto Roma è stata un vero e proprio comune con tutti i suoi organi decisionali, con istituzioni capaci di dialogare con il potere papale e con una nobiltà «larga», non riducibile solo a poche famiglie baronali. Ecco allora Vigueur, nonostante la difficoltà di ricostruire un epoca senza l’ausilio degli archivi ufficiali distrutti dai lanzichenecchi nel 1527, fare un ritratto a tutto tondo di quei romani che, parole sue, sono stati trattati troppo spesso come «le comparse, vagamente ridicole, di un dramma i cui veri protagonisti erano il papa e l’imperatore».


Propongo inoltre all'acquisto e alla vostra lettura due classici di Yves Renouard un poco datati ma che danno l'idea di come la storia sia stata violentata e di come nei secoli xiii xiv xv l'Italia abbia precorso i tempi e alla vostra meditazione di come si sia passati da tempi di una modernita' quasi sconvolgente ad un feudalesimo di ritorno
Perche' la storia quella VERA deve esserci di insegnamento

Yves Renouard Le citta' italiane dal X al XIV secolo
Yves Renouard Gli uomini d'affari italiani del medioevo
Jean-Claude Maire Vigueur, L'altra Roma
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