Paolo, alias Giuseppe, e sette cigni reali

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Re: Paolo, alias Giuseppe, e sette cigni reali

Messaggioda antonio33 » lunedì 2 settembre 2013, 21:22

bardo ha scritto: La notte del 28 maggio 1850, a Longiano, una banda di ladri, forse guidata dal Passatore, entrò in paese nelle case delle principali famiglie che sapevano ricche, Turchi, Bersani, Sapignoli, Bianchini, ed altre.

Per caso, ma veramente per caso (dicesi...fortuna), su di una bancarella di dischi e libri, per la Movida de Pais a Riccione, mi cade l'occhio su un volumetto: Il SS. Crocifisso di Longiano ricordi istorico-critici raccolti e pubblicati in occasione del quarto centenario della prodigiosa manifestazione dal sac. Francesco Giorgetti, Arciprete, Commendatore, Vicario Foraneo di S. Tommaso Ap.° (Cesena) e Prefetto Generale della Venerabile Arcoconfr.di Longiano Premiato Stab. Tipografico Cappelli, Rocca S. Casciano, 1893.

Siamo nella sera di funesta memoria del 28 maggio 1850 ed i banditi del Passatore stanno saccheggiando Longiano:

Se nonchè nel frattanto che si consumavano sì orribili eccessi per intimidire ognor più il già terrorizzato popolo, altre lugubri scene svolgevansi nelle case dei privati, e specialmente facoltosi.
Fra le tante merita di essere ricordata quella avvenuta nella famiglia Bianchini, che a quei dì teneva l'Esattoria centrale della Provincia. Non contente quelle tigri di aver svaligiata la Cassa forte Erariale e la privata, e di averne fatto grasso bottino, vollero altresì la vita delle persone qualificate adattando loro al collo, può immaginarsi con quanta umanità, lacci scorsoi, e barbaramente tormentandole in tante altre guise per solo sfogo di ferocia. - Ed oh le grida strazianti dei tormentati confuse agli scherni, alle contumelie ed alle bestemmie dei tormentatori! A me, che scrivo, e che le ascoltavo da vicino, par che risuonino ancor vive all'orecchio, e ne trapassino il cuore.


Vicini di casa dei Bianchini erano i Turchi di Balignano. Il racconto prosegue con il saccheggio del loro vasto palazzo, con il sacrificio del fedel servo Paolo Gori che un colpo di fucile carico a doppia palla incatenata sparato da uno dei malandrini ferì, attraversando il robusto portone che il poveretto cercava di chiudere, mortalmente nel ventre. Spirò, tra dolori atroci dopo brev'ora.
Il gesto eroico consentì al padrone di casa, Pietro Turchi, di salvarsi nascondendosi sotto una catasta di legno.

Chi vuole dia un'occhiatina qui: viewtopic.php?f=3&t=13772&p=191466&hilit=Turchi+di+Balignano#p191466

Francesco Antonio Bianchini muore nel 1790.
Il figlio maggiore, Dionigi, è un sacerdote.
Il secondogenito, Tomaso, eredita Torre Alberello ed i suoi poderi.
Giuseppe Antonio (1750 1809) eredita i terreni di Longiano con il frantoio ed il mulino.
Agostino, mio avo, invece eredita Torre Rossa ed i poderi di Scacciano.

I discendenti di Giuseppe Antonio sono quelli coinvolti nella triste vicenda del Passatore.
I rapporti tra parenti di Scacciano e di Longiano rimasero ottimi. Al punto che i Bianchini di Scacciano ripetutamente sposarono i Turchi, vicini di casa dei Bianchini di Longiano.
A me risulterebbe che, nonostante l'impiccagione e le torture, i longianesi sopravvissero alla razzia. Infatti i morti causati dalla banda del Pelloni a Longiano furono solo due: un sordastro ferito per strada, non avendo udito l'altolà dei banditi, ed il povero Paolo Gori.

Ora siamo negli anni sessanta del secolo scorso.
C'è una sorta di congresso medico/veterinario a Cesena o a Forlì (la mia fonte ha ben novantotto anni...)
Partecipano il dottor Giuseppe Bianchini, veterinario, ed il dottor Pietro (detto Piero) Sighinolfi, medico, che ha sposato Chiara, figlia di Angelo Turchi di Balignano e di Bianca Bianchini di Scacciano, zia del veterinario.
Si avvicina un dottor Giuseppe Bianchini, primario medico a Lucca (o Siena?).
"Anch'io sono un Bianchini di Scacciano!"
In realtà sarebbe un Bianchini di Longiano.

E qui salta fuori la storia del professor Severo Bianchini, medico di Pascoli (e di Puccini), primario dell’Ospedale di Lucca, caro al poeta per le comuni origini romagnole, parente del medico (primario?) Giuseppe.
http://www.socialistalab.it/lettere.asp ... ttere=3346
http://www.archiviostorico.unibo.it/it/ ... er=143&IDN Severo Bianchini cerca.
Contegufo, ci sei?
Insomma, sarei davvero contento se qualche disceso dei Bianchini di Longiano si facesse vivo...
(Il classico messaggio nella bottiglia gettata nel turbinio del mar de I nostri avi...)

Saluto tutti.
Antonio
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Re: Paolo, alias Giuseppe, e sette cigni reali

Messaggioda dabolo51 » mercoledì 12 giugno 2019, 10:12

Gentile Antonio,
Sto svolgendo una ricerca su Alessandro Guiccioli (in particolare sulle sue vicende economiche) e mi sono imbattuto in questo forum. Sarei interessato, se possibile, ad avere qualche informazione sui possedimenti nel Riminese e sui contratti di affitto citati.
Alessandro Guiccioli, nobile ravennate, fu un personaggio di grande rilievo in Romagna (e in Italia) fra '700 e '800. Aderì al movimento giacobino e rivestì importanti cariche nel periodo napoleonico (partecipò anche ai Comizi di Lione). Soprattutto si rese protagonista di assai rilevanti e spregiudicati acquisti di terre confiscate alle congregazioni religiose, dal Polesine al Riminese. La famiglia era investita del feudo di Monteleone e nel castello vi soggiornava nel periodo estivo. Morì a Venezia il 21 aprile 1840 dove da tempo si era trasferito e dove aveva comprato il prestigioso palazzo Contarini delle Figure sul Canal Grande.
Ebbe tre mogli; l'ultima, molto più giovane, fu Teresa Gamba, famosa per il rapporto con Byron che fu ospitato anche nel palazzo Guiccioli a Ravenna fra 1819 e 1821.
Se interessati, posso fornire più precise indicazioni bibliografiche.
Grazie! Un cordiale saluto
Dante
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Re: Paolo, alias Giuseppe, e sette cigni reali

Messaggioda antonio33 » martedì 18 giugno 2019, 9:33

dabolo51 ha scritto: Sarei interessato, se possibile, ad avere qualche informazione sui possedimenti nel Riminese e sui contratti di affitto citati.


Purtroppo non ho avuto modo in questi giorni di consultare il mio archivio. Posso dirle che Ignazio Guiccioli era proprietario, nella seconda metà del diciannovesimo secolo, di alcuni poderi lungo la "vecchia" strada che da Rimini portava a San Marino. So per certo che almeno uno di questi poderi era coltivato a mezzadria dalla famiglia Lanci. Guiccioli li vendette al mio bisnonno, e giunsero in eredità a mio zio. Vedrò, non appena possibile, di approfondire.
Cordialità.
Antonio
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