Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemonte?

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Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemonte?

Messaggioda cleopatra » giovedì 13 gennaio 2005, 19:32

Sto leggendo avidamente il I Volume dell'Enciclopedia delle Famiglie Storiche Italiane che tratta la Storia del Diritto Nobiliare degli Antichi Stati, e voglio dire BRAVO al dott. Degli Uberti che ha fatto un'opera davvero preziosa.
Leggendo la parte riferita ai vari Stati che componevano il Piemonte e sopratutto l'appendice del dott. Degli Uberti, mi sono venuti in mente tanti dubbi che mi piacerebbe poter ottenere una risposta.
Una mia bisnonna discendeva da una famiglia nobile feudale che si è estinta in un'altra famiglia importante piemontese, ora vorrei porre il quesito: i membri della famiglia della mia bisnonna avrebbero diritto di far uso dei titoli feudali ereditati, anche se non hanno mai avuto il riconoscimento?
E' vero che la nobiltà non si prescrive mai?
Ho visto che ci sono persone che fanno uso di titoli nobiliari feudali che non ottennero il riconoscimento durante il Regno d'Italia e neppure durante il Regno di Sardegna, fra questi personaggi anche il famoso Aldo di Ricaldone che ha scritto tantissimo sulla nobiltà del Piemonte ed è una fonte indiscutibile.
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Re: Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemont

Messaggioda pierfe » venerdì 14 gennaio 2005, 16:03

cleopatra ha scritto:Sto leggendo avidamente il I Volume dell'Enciclopedia delle Famiglie Storiche Italiane che tratta la Storia del Diritto Nobiliare degli Antichi Stati, e voglio dire BRAVO al dott. Degli Uberti che ha fatto un'opera davvero preziosa.
Leggendo la parte riferita ai vari Stati che componevano il Piemonte e sopratutto l'appendice del dott. Degli Uberti, mi sono venuti in mente tanti dubbi che mi piacerebbe poter ottenere una risposta.
Una mia bisnonna discendeva da una famiglia nobile feudale che si è estinta in un'altra famiglia importante piemontese, ora vorrei porre il quesito: i membri della famiglia della mia bisnonna avrebbero diritto di far uso dei titoli feudali ereditati, anche se non hanno mai avuto il riconoscimento?
E' vero che la nobiltà non si prescrive mai?
Ho visto che ci sono persone che fanno uso di titoli nobiliari feudali che non ottennero il riconoscimento durante il Regno d'Italia e neppure durante il Regno di Sardegna, fra questi personaggi anche il famoso Aldo di Ricaldone che ha scritto tantissimo sulla nobiltà del Piemonte ed è una fonte indiscutibile.


Ringrazio per le gentili parole che riserva alla pubblicazione I Volume dell'Enciclopedia delle Famiglie Storiche Italiane che tratta della Storia del Diritto Nobiliare degli Antichi Stati.

In merito al suo interessante quesito mi permetto, prima di rispondere, di fare le seguenti considerazioni:
1) dal 1 gennaio 1948 i titoli nobiliari in Italia non sono riconosciuti come recita la disposizione XIV della Costituzione quindi non hanno alcuna rilevanza giuridica; è come se non esistessero

2) in base alle leggi nobiliari in vigore nel Regno d’Italia le famiglie che non avevano ottenuto il relativo decreto ministeriale (o poi della Presidenza del Consiglio) o le RR.LL.PP. (e che non avevano seguito tutti gli adempimenti amministrativi stabiliti dalla legge) non potevano far uso di titoli nobiliari o considerarsi anche solo nobili

3) il diritto legale di far uso di titoli nobiliari o essere riconosciuti come nobili riguardava durante il Regno d’Italia solo quelle persone che avevano ottenuto quanto esposto al punto 2 e non altri membri della famiglia o loro attuali discendenti che non risultano beneficiari dei decreti o delle RR.LL.PP.; quindi oggi dopo quasi 60 anni di Repubblica sono veramente pochissime le persone viventi che potrebbero legittimamente far uso di titoli nobiliari o essere considerate nobili secondo quelle leggi.

4) tutto quello che esiste oggi in Italia è privato ed irrilevante ai fini giuridici.
Nessuno Stato estero ha il potere di riconoscere un titolo italiano, e se in alcuni casi ne è permesso l’uso è un mero trattamento di cortesia che non significa un riconoscimento ufficiale di titolo straniero. Neppure il SMOM può riconoscere un titolo fuori dal suo ordinamento, ricordo infatti che riconosce solo lo stato nobile nelle ammissioni in categorie che richiedono prove nobiliari.

Vengo ora a rispondere:

a) tutti i maggiori studiosi della materia sia del passato che dei giorni nostri sono d’accordo nel dire che la nobiltà o i titoli nobiliari non si prescrivono e quindi resta alle famiglie l’indiscusso (e in Italia privato) diritto di considerarsi gli eredi dei loro titoli nobiliari o più semplicemente della propria nobiltà.
Ma su questo punto io ed altri non siamo d’accordo totalmente

b) i titoli feudali succedono quindi con le norme e le modalità stabilite dai diplomi originali di concessione.

c) in Piemonte, come avrà trovato nel volume che cita, esistevano vari Stati che sono confluiti poi nei Domini Sabaudi con leggi diverse da quelle Sabaude. In Piemonte ci sono poi anche i titoli del Sacro Romano Impero.
A questo proposito è interessante sapere quale tipo di titolo aveva la famiglia che si è estinta in quella della sua bisnonna, per fare indagini d’archivio che debbono essere condotte oltre che nell’Archivio di Stato di Torino anche nelle sede degli Archivi piemontesi che conservano le investiture riferite a Stati che non facevano parte del Dominio Sabaudo (per esempio quello che riguarda il Monferrato lo si trova all’Archivio di Stato di Alessandria).

d) ci sono numerose famiglie che discendono per donne da famiglie feudali (intendo riferirmi particolarmente a titoli del Sacro Romano Impero) i cui discendenti sebbene avessero avuto il diritto di ottenere il riconoscimento dal loro Sovrano o dall’Imperatore si astennero dal farlo per i più svariati motivi (non ultimo l’impoverimento delle famiglie stesse come scrive il Guazzo nella Civil Conversazione, p per l’irrilevanza del titolo nel momenti in cui ne divennero eredi), ma questo non vuol dire che secondo i maggiori studiosi abbiamo perso il loro diritto.
Un esempio importante è in Piemonte o meglio nel Monferrato:
il caso dei numerosi discendenti dei Conti di Cavaglià (divisi nelle famiglie: Lancia, Lossi, Selvatici, Cicugnone, Ruffinenghi e che furono così importanti da dare un Gran Priore di Napoli dell’Ordine di San Giovanni e vari Cavalieri), estinti tutti nei maschi definitivamente nei secoli XVI e inizio XVII, i cui discendenti per donne (le ultime) avevano il pieno diritto al titolo di Conte di Cavaglià.
Nessuno di loro (a quel tempo 6 famiglie) chiese l’investitura all’Imperatore, ma non per questo i loro discendenti hanno perso il diritto.
Anche perchè i Cavaglià avevano definitivamente abbandonato Cavaglià per trasferirsi nei loro castelli di Ticineto, Frassineto e Valmacca 300 anni prima della loro estinzione nei maschi (pur conservando sino a quel momento il titolo di Conti di Cavaglià).

e) l’appassionato scrittore di storia subalpina Aldo di Ricaldone, faceva uso di un titolo comitale richiamandosi alle teorie del Guasco di Bisio sulla nobiltà feudale subalpina (da alcuni studiosi considerate mitologiche), titolo che mai ottenne un riconoscimento ufficiale (come del resto non era possibile per nessuna altra famiglia che incominciasse a farne uso dopo l’entrata in vigore della Costituzione), ma che ottenne lo stesso interessanti riconoscimenti privati.

In tutto questo discorso quello che mi preme sottolineare è questo:

1) può essere anche discutibile rivendicare un diritto remoto (se esiste davvero il diritto), in quanto può essere accettato e non accettato, in ogni modo se accettato lo può essere in forma privata di cortesia e nulla più (oggi la nobiltà in Italia è TUTTA di cortesia);

2) ci sono persone che si richiamano a titoli nobiliari sia feudali che non, ma che non hanno nessun aggancio genealogico con la famiglia a cui vogliono attaccarsi, questi vergognosamente sono solo dei falsari e degli immorali che per megalomania o nel più modesto dei casi sciocca vanità rinnegano e tradiscono i loro antenati e se stessi, uno dei più gravi peccati che un “uomo” possa commettere!


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Re: Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemont

Messaggioda brixianus » sabato 27 ottobre 2018, 16:44

Al giorno d'oggi, quindi, abbiamo "conti di Cavaglià" a profusione? Mah...
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Re: Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemont

Messaggioda pierfe » sabato 27 ottobre 2018, 18:58

brixianus ha scritto:Al giorno d'oggi, quindi, abbiamo "conti di Cavaglià" a profusione? Mah...


Mi fa molto piacere che vada a pescare nel passato del forum per trattare argomenti che sarebbero dimenticati, così mi offre la possibilità di tornare sul tema.

Se lei legge le riviste che le nostre organizzazioni pubblicano non avrebbe fatto questa considerazione (o domanda).
Noi viviamo la nostra epoca, respiriamo l'aria contemporanea e chi segue da vicino il nostro lavoro ed aiuta attivamente a livelli direttivi sa bene che fa parte di un’élite di studiosi di queste materie che sono considerati scienziati ormai in tutto il mondo.
Ricordo che dal 1° gennaio 1948 in Italia vige la Costituzione che afferma alla disposizione transitoria e finale XIV che i titoli nobiliari non sono riconosciuti ecc...
Quindi? In Italia quello che era un titolo nobiliare più di settant’anni fa è oggi una "identificazione personale" in base al concetto di "incorporeal hereditament" perché per la Repubblica la dignità nobiliare (ovvero un titolo) non è riconosciuta dall’ordinamento giuridico, o meglio c'è ma non si vede, e se non si vede non esiste...

Siamo tantissimi i discendenti dei Conti di Cavaglià (e tutti ormai discendiamo per femmine) e quindi se esistesse ancora il Sacro Romano Impero potrebbe darsi che qualcuno di noi potrebbe chiedere il riconoscimento del titolo (cosa che mi farebbe sorridere molto, visto dove è andata la nostra società). Ma badi bene, il numero aumenterebbe in progressione geometrica perché dobbiamo attribuirlo in base alle leggi dell’attuale codice civile, a tutti i discendenti, sia figli di divorziati (che per le leggi del regno sarebbero adulterini), che ai figli nati all'interno del matrimonio, fuori dal matrimonio, adottati ed anche ai discendenti delle femmine di ogni ramo e grado, proprio per rispettare il trattato di Lisbona del 2009, e via dicendo.
Questo per logica succede a tutti i discendenti di famiglie nobili che non hanno più una possibile nobiltà riconosciuta ma non perdono certo il diritto all'identificazione personale. Pensi ai Caracciolo quante migliaia sarebbero, oppure per stare ancora più su, agli Asburgo-Lorena…

Un buontempone cercò in passato di diffamarmi su internet con una poesia che voleva alludere al diritto storico della mia famiglia attribuendomi il titolo di conte di Cavaglià, mutato in conte di Canaglià; era il giorno di Natale (ore 12) del 2007, mio Padre era morto 2 mesi prima, e il dolore per quella scomparsa era troppo fresco per lasciare perdere, quindi feci una denuncia contro ignoti, e la polizia postale identificò subito la persona.
Seguì un processo concluso con la sua condanna.
Il giudice nel darmi ragione mi ha indentificato come Conte di Cavaglià sebbene non apparisse mai il mio nome Pier Felice degli Uberti, perché nell'opinione comune io sono identificato come il Conte di Cavaglià, ovvio sono una persona seria e quindi alla sentenza non posso dare un valore nobiliare, ma la Repubblica con la decisione del giudice mi identifica proprio come Conte di Cavaglià.

Quindi ritengo che anche altri miei cugini e remoti cugini potrebbero ottenere il diritto all'identificazione personale che godo oggi io.

Molti Capi di Case già Sovrane, me lo attribuiscono. Per me il suo valore è quello del loro affetto verso la mia persona. Anche Otto d’Asburgo me lo riconobbe, o meglio diede il suo assenso in base ad un riconoscimento spagnolo proveniente dall’autorità araldica dello Stato perché allora esisteva ancora, però se devo essere sincero ero più felice quando mi chiamava semplicemente “Caro Pier Felice”.
Vari araldi di Stato mi hanno riconosciuto le armi e il titolo in Paesi dove la nobiltà è ancora riconosciuta e tutelata, ma sebbene atti pubblici sono atti emessi fuori dalla loro giurisdizione, sebbene in alcuni casi sia un pieno riconoscimento dello Stato.
Se volevo avere un pieno diritto nobiliare di uno Stato (solo lo stato può riconoscere la nobiltà), avrei dovuto chiederlo all’Imperatore del Sacro Romano Impero, peccato che il SRI sia finito nel 1806 in un epoca dove non ero neppure nel pensiero dei miei antenati… I miei antenati saggiamente non hanno provato un riconoscimento perché il Comitato di Cavaglià era già perso quando il diritto finì nei degli Uberti, e quindi a che pro? Un titolo feudale dava benefici concreti e non era un titolo onorifico come fu dopo Napoleone.
Ma nonostante che questo diritto finì nel 1565 nella mia Famiglia, ancora 452 anni dopo è stato riconosciuto in altra forma (identificazione personale) dall’autorità giudiziaria del Paese dove godo la cittadinanza.


Molto Capi di Case già Sovrane, ed araldi di Stato (non quelli privati) me lo attribuiscono in tanti documenti, anche in Paesi dove la nobiltà è ancora tutelata, e dove in certi casi ho il riconoscimento pieno dello Stato, ma la mia serietà mi dice che proprio volevo avere questo titolo
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Re: Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemont

Messaggioda contegufo » domenica 28 ottobre 2018, 19:46

Ma badi bene, il numero aumenterebbe in progressione geometrica perché dobbiamo attribuirlo in base alle leggi dell’attuale codice civile, a tutti i discendenti, sia figli di divorziati (che per le leggi del regno sarebbero adulterini), che ai figli nati all'interno del matrimonio, fuori dal matrimonio, adottati ed anche ai discendenti delle femmine di ogni ramo e grado, proprio per rispettare il trattato di Lisbona del 2009, e via dicendo.


Quindi ragionando in termini di titolo di cortesia avere uno straccio di nobiltà per via materna porterebbe alla identificazione dell'individuo proprio con quel titolo proveniente da molto lontano.
Semplificando se la mia bisavola per linea materna (primogenita o no) fosse stata nobile porterebbe in eredità ai suoi successori oggi un titolo (leggi di cortesia) del tutto legittimo. Caso mai il ginepraio sarebbe sul cognome o sui cognomi estinti ma con la possibilità di rinvenirli oggi; quanti i cognomi? Uno, due, tre ?

Saluti
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Re: Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemont

Messaggioda pierfe » domenica 28 ottobre 2018, 21:50

contegufo ha scritto:
Ma badi bene, il numero aumenterebbe in progressione geometrica perché dobbiamo attribuirlo in base alle leggi dell’attuale codice civile, a tutti i discendenti, sia figli di divorziati (che per le leggi del regno sarebbero adulterini), che ai figli nati all'interno del matrimonio, fuori dal matrimonio, adottati ed anche ai discendenti delle femmine di ogni ramo e grado, proprio per rispettare il trattato di Lisbona del 2009, e via dicendo.


Quindi ragionando in termini di titolo di cortesia avere uno straccio di nobiltà per via materna porterebbe alla identificazione dell'individuo proprio con quel titolo proveniente da molto lontano.
Semplificando se la mia bisavola per linea materna (primogenita o no) fosse stata nobile porterebbe in eredità ai suoi successori oggi un titolo (leggi di cortesia) del tutto legittimo. Caso mai il ginepraio sarebbe sul cognome o sui cognomi estinti ma con la possibilità di rinvenirli oggi; quanti i cognomi? Uno, due, tre ?

Saluti


Deve smettere di pensare ai titoli nobiliari nella Repubblica Italiana, parlo di eredita incorporea legata proprio all'identificazione personale, araldica e storica. I titoli nobiliari solo il Sovrano li può riconoscere oppure una Repubblica con il pallino della nobiltà.
I titoli nobiliari da noi ed in altri luoghi sono oggi difficili da valutare sotto l'aspetto successorio per la mutazione del codice civile.
In quanto i cognomi tutti quelli che piacciono alla persona.
Personalmente io sono già soddisfatto del mio.

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Re: Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemont

Messaggioda contegufo » lunedì 29 ottobre 2018, 18:13

Salve

No avendo idea su cosa avvenga all'estero, si pone una domanda a cui però non si risponde, è come negli stati dove è riconosciuta la nobiltà , il diritto nobiliare si armonizzi con l'evoluzione del codice civile e delle disposizioni su scala europea circa l'uguaglianza delle persone, ovvero:

1) Spagna
2) Regno Unito
3) Paesi nordici , Danimarca, Svezia, Norvegia
4) Lussemburgo e Liechtenstein

hanno recepito certe istanze oppure no?

Quanto affermato in precedenza è pura teoria oppure ha trovato applicazione da qualche parte?
Altrimenti un concetto come l'estinzione di un cognome o di un titolo, se vale la regola che tutti siamo uguali, non avrebbe ragione di essere in quanto per via femminile tutto continuerebbe.

Saluti
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Re: Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemont

Messaggioda pierfe » lunedì 29 ottobre 2018, 18:57

contegufo ha scritto:Salve

No avendo idea su cosa avvenga all'estero, si pone una domanda a cui però non si risponde, è come negli stati dove è riconosciuta la nobiltà , il diritto nobiliare si armonizzi con l'evoluzione del codice civile e delle disposizioni su scala europea circa l'uguaglianza delle persone, ovvero:

1) Spagna
2) Regno Unito
3) Paesi nordici , Danimarca, Svezia, Norvegia
4) Lussemburgo e Liechtenstein

hanno recepito certe istanze oppure no?

Quanto affermato in precedenza è pura teoria oppure ha trovato applicazione da qualche parte?
Altrimenti un concetto come l'estinzione di un cognome o di un titolo, se vale la regola che tutti siamo uguali, non avrebbe ragione di essere in quanto per via femminile tutto continuerebbe.

Saluti


Comprendo quanto vuol dire. Ho parlato dell'Italia dove la nobiltà non è riconosciuta e quindi ci sono altre possibilità che non sono nobiliari.
Se siamo seri dobbiamo capire che in Italia la nobiltà non è riconosciuta e quando ne parliamo esprimiamo solo il nostro parere che è privato e mutevole [clapping.gif]

Nel Paesi che cita esiste la nobiltà in:
Spagna: vige il diritto del primo nato che qualunque sia il genere succede nei titoli nobiliari
Regno Unito: vige il diritto che la successione avviene secondo la legge di concessione del titolo
Danimarca, Svezia, Lussemburgo: vige il diritto che la successione avviene secondo la legge di concessione del titolo
Liechtenstein e Norvegia, gli unici titoli riconosciuti sono quelli della Casa del Sovrano e limitatamente a quelli della Casa Sovrana.

Paese che vai usanza che trovi.
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Re: Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemont

Messaggioda brixianus » lunedì 29 ottobre 2018, 19:09

È nobile chi discende da nobili in base al diritto nobiliare, questa mi pare un'affermazione dotata di una elementare base logico-giuridica.
Mi pare anacronistico e giuridicamente improprio il riferimento al Trattato di Lisbona del 2009 o a sentenze di giudici odierni.
Come mi pare non decisivo il volersi rifare a riconoscimenti informali (ovvero non trasfusi in decreti o lettere patenti o simili) da parte di seppur autorevolissime persone.
Se poi entriamo nel metagiuridico o nella filosofia nobiliare, alzo le mani
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Re: Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemont

Messaggioda contegufo » lunedì 29 ottobre 2018, 19:27

Salve

Secondo quanto affermato dal dott. degli Uberti parrebbe che il diritto nobiliare, all'estero, percorra una strada parallela e del tutto autonoma rispetto alle istanze di modernità e di parità dell'individuo.
Ci vorrebbe una sentenza della corte europea di giustizia per qualche postulante alla ricerca della pari dignità nel senso più compiuto del termine comprendendo anche il diritto nobiliare; forse un giorno, chi lo sa......

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Re: Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemont

Messaggioda pierfe » lunedì 29 ottobre 2018, 19:29

brixianus ha scritto:È nobile chi discende da nobili in base al diritto nobiliare, questa mi pare un'affermazione dotata di una elementare base logico-giuridica.
Mi pare anacronistico e giuridicamente improprio il riferimento al Trattato di Lisbona del 2009 o a sentenze di giudici odierni.
Come mi pare non decisivo il volersi rifare a riconoscimenti informali (ovvero non trasfusi in decreti o lettere patenti o simili) da parte di seppur autorevolissime persone.
Se poi entriamo nel metagiuridico o nella filosofia nobiliare, alzo le mani
:

Lei vuole rendere semplice quello che non è, è facile pensare come sta facendo lei.
Ora dico: quale diritto nobiliare? Quello della concessione del titolo? Quello in vigore alla caduta del regno?
La prova di quanto dico è data dal regno di Spagna nelle successioni nobiliari oggi.

Il Trattato di Lisbona l'ho indicato come base delle "eredità incorporee" non certo sulla base della nobiltà (per me vale il diploma di concessione, ma se la nobiltà non è riconosciuta dallo Stato non c'è più, un po' come l'anima che tutti sappiamo che ma nessuno può dimostrarne l'esistenza e quindi giuridicamente non è riconosciuta.

I giudici? Quali giudici? Quelli italianinon possono riconoscere una nobiltà non riconosciuta, quelli stranieri se i Paesi hanno tutela nobiliare sono legge.

Solo lo Stato qualunque esso sia può riconoscere la nobiltà ovvio quella della sua giurisdizione... e ovvio pure se la riconosce.
Tutto il resto è perdita di tempo
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Re: Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemont

Messaggioda contegufo » lunedì 29 ottobre 2018, 19:36

Credo che il tentativo di rendere attuale qualcosa che non lo è più si scontri con situazioni impossibili da controllare se non su scala europea.

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Re: Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemont

Messaggioda brixianus » lunedì 29 ottobre 2018, 19:55

<< I conti di Cavaglià che dobbiam credere un ramo dei conti di Lomello, anteriore a tutti i sopradetti , si divisero in molti rami, e si estinsero nel secolo XVII. >>
Tratto dal volume "Il conte Umberto I e il re Ardoino" del barone Domenico Carutti, edito dalla tipografia dell'Accademia dei Lincei nel 1888.
Non aggiungo altro: auguro a tutti una buona serata... e speriamo che la pioggia e il vento si possano rapidamente attenuare.
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Re: Possono succedere le donne nei titoli feudali in Piemont

Messaggioda pierfe » lunedì 29 ottobre 2018, 21:05

brixianus ha scritto:<< I conti di Cavaglià che dobbiam credere un ramo dei conti di Lomello, anteriore a tutti i sopradetti , si divisero in molti rami, e si estinsero nel secolo XVII. >>
Tratto dal volume "Il conte Umberto I e il re Ardoino" del barone Domenico Carutti, edito dalla tipografia dell'Accademia dei Lincei nel 1888.
Non aggiungo altro: auguro a tutti una buona serata... e speriamo che la pioggia e il vento si possano rapidamente attenuare.


Come mai questo interesse sui Conti di Cavaglià? Me lo può spiegare?

Vedo che non legge bene gli interventi del forum, i Conti di Cavaglià si sono estinti nei maschi dei vari rami in secoli differenti l'ultimo dei quali fu uno del ramo dei Ruffinenghi (di Valmacca) estinto nel secolo XVII e finiti in due altre famiglie della nobilità allora esistente in Monferrato.

Il ramo da cui discendo io si estinse nei maschi alla fine del XVI secolo, e i loro eredi furono i de Ubertis (viventi a Casale Monferrato e a Frassineto), questo non è mai stato mistero e ne parlo in varie pubblicazioni.

Dato che il titolo di Conte di Cavaglià è un titolo del Sacro Romano Impero la successione avviene per donne (in mancanza di maschi) e dato che Antonio de Ubertis sposò Catalina Cicugnone i diritti legati ai Cicugnoni sono ora dei discendenti dei degli Uberti di Casale Monferrato. Guardi che non lo dico io, ma esiste all'Archivio di Stato di Torino un bel documento che dice che nel 1390 Lorenzo Radicati di Cocconato chiede all'imperatore di essere investito Conte di Cavaglià per il solo fatto di avere sposato la figlia di un Conte di Cavaglià, e l'imperatore lo investe.
Se va bene per Lorenzo Radicati di Cocconato va bene anche per tutte le linee dei Conti di Cavaglià, oppure secondo lei gli altri vanno trattati diversamente?

Lei invece di citare una pubblicazione di modesto valore genealogico dovrebbe procurarsi quelle dello storico Ferdinando Gabotto o di Francesco Guasco Gallarati di Bisio (che giudico come disse lo stesso Gabotto non precise e non scientifiche anche se molti credono ancora alle tante favolette raccontate).
Se proprio vuole iniziare uno studio serio sui Conti di Cavaglià consiglio caldamente: Rondolino Ferdinando, Cronistoria di Cavaglià e dei suoi antichi Conti, Torino, Tipografia Giulio Speirani e figli, 1882, pp. 366.

Vede oggi nel 2018posso dire di aver provveduto a tutto quello che potevo fare per mantenere il ricordo nella mia famiglia e il mio ramo è l'erede araldico certificato (badi bene dico erede araldico ovvero padrone dello stemma dei Conti di Cavaglià) diritto basato su autorità araldiche di Stato, ed intendo quella del regno di Spagna quando esisteva il Cronista de Armas del regno di Spagna, quello riferito ai Paesi del Commonwealth (ho più di una registrazione d'arma del Bureau of Heraldry of Southafrica), e la ciliegina l'ha messa il Lord Lyon di Scoza quando mi ha concesso un nuovo stemma con memoria dei Cavaglià.
Mi dica lei cosa posso volere di più se voglio essere serio?
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