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Libro d’oro edito dal collegio araldico

MessaggioInviato: giovedì 27 settembre 2018, 0:12
da gattostella
Buona sera,
Alla luce della recentissima decisione del Ministero sulla vicenda che vede contrapposti l’ASNI e la famiglia degli editori Gallelli, che fine farà lo storico Libro d’oro edito dal Collegio araldico?
Con decisione 12 724 c del 20 Settembre 2018 è stato dichiarato nullo il marchio europeo registrato dall’ASNI di Lupis Macedonio, che era stato da tale associazione messo a disposizione della società Libro d’oro la quale, a sua volta, era stata costituita da alcuni gentiluomini in continuità con i” Collegio araldico di Colonnello Bertini Frassoni.

Re: Libro d’oro edito dal collegio araldico

MessaggioInviato: domenica 30 settembre 2018, 22:37
da pierfe
Quando ho letto il topic avrei voluto rispondere ma essendo in Portogallo per la IX Edizione del Premio Internazionale Dr Otto d’Asburgo concesso a S.A.R. Dom Duarte di Braganza non mi era possibile.
Ringrazio gattostella per aver chiesto informazioni sull’argomento. Personalmente non posso certo dare informazioni perché non sono coinvolto con editori di repertori che pubblicano periodicamente elenchi di famiglie “nobili” con i più vari concetti attinenti alla nobiltà, ma sono uno studioso della materia ed ho le mie opinioni in merito che hanno avuto una loro evoluzione in quarant’anni di studio.
Ben si sa che alla fine del secolo passato volevo dar vita ad un repertorio “nobiliare” applicando criteri che oggi mi lasciano perplesso e che vedo attuate in pubblicazioni sull’argomento; per questo avevo fatto informatizzare molto di quanto esiste in materia, ma dopo altri anni di studio mi sono reso conto che se lo avessi fatto avrei perso solo il mio tempo, e peggio ancora, avrei offerto una immagine di me ai veri e seri studiosi di queste materie di approssimazione, semplicismo, applicazione di criteri azzardati e diciamola tutta mi sarei presentato come un presuntuoso sussiegoso, che non ha capito nulla di diritto nobiliare perché solo l’autorità statuale ha il diritto di riconoscere le famiglie nobili rendendole così realmente certificate pubblicamente dallo Stato, cosa impossibile nella Repubblica Italiana (almeno oggi) e impensabile per qualunque privato.
Oggi esprimere opinioni personali e private ammantandole di un valore che non hanno lo lascio agli altri, perché non mi interessa più, e (dato importante) non avendo bisogno di speculare sulla megalomania umana perché vivo e mi mantengo con altro, ho abbandonato proprio l’idea di pubblicare un repertorio nobiliare.
Non dimentichiamo che se vogliamo essere seri non è per nulla possibile se vogliamo andare avanti con il “diritto e la tradizione” determinare davvero chi è il successore di un titolo nobiliare e anche di una semplice nobiltà. Chiunque abbia studiato questo argomento sa bene che durante il Regno d’Italia non bastava discendere da famiglia nobile per ottenere il riconoscimento statuale o la successione di un titolo perché veniva valutata anche la posizione sociale, la moralità della persona, e l’opportunità politica…
Poi come dico sempre dal 1° gennaio 1948 (sono passati 70 anni) c’è estata una evoluzione nel diritto privato (divorzio, famiglia, uguaglianza fra figli, genere ecc.), che impedirebbe oggi l’applicazione delle leggi nobiliari vigenti alla caduta della monarchia, le uniche che rimarrebbero applicabili in caso di “riconoscimento” nobiliare.
Quindi di cosa vogliamo parlare? E poi se modifichiamo a nostro comodo l’interpretazione di quelle leggi dobbiamo mettere in conto che ci sono nobiltà plurisecolari (es. successione siciliana, napoletana, surrogazione ecc…) che per il mutare delle leggi durante il Regno d’Italia non sarebbero più nobili, cosa che è un paradosso nei confronti del concetto di nobiltà eterna e immutabile. Quindi ripeto di cosa parliamo?
I repertori para-nobiliari (nel concetto attuale di impossibilità di determinare la nobiltà) sono solo l’interpretazione (molte volte a comodo) dei loro stessi editori, purtroppo non sempre scholars di questa materia.
Non voglio qui farla più lunga, dirò però che in ambito privato in Italia abbiamo già da oltre un secolo qualcosa di utile a chi interessa sapere dati sulla nobiltà italiana, e per non fare confusioni intendo il Libro d’oro della nobiltà italiana un tempo edito dal Collegio Araldico Romano ed oggi dalla Libro d’oro srl.
Sulla preziosa pubblicazione non esistono dubbi che è la cessione del precedente editore erede dei fondatori della pubblicazione, fatta a favore di un gruppo di indiscussi appartenenti alla nobiltà italiana, persone interessate al rispetto delle tradizioni nobiliari, che hanno presentato una edizione quella del 2015-2019 che è perfettamente uguale alla precedente edita dal Collegio Araldico Romano nella persona di Roberto Colonnello Bertini Frassoni, dimostrando in questo modo la sua continuità con da una pubblicazione che ha visto la luce per la prima volta nel 1910 (108 anni fa). Fatto importante, l’antico editore fa parte della Libro d’oro srl. La pubblicazione che aggiorna periodicamente i dati in essa contenuti, esce come libro effettivamente acquistabile che applica i suoi propri criteri che sono diversi dal Libro d’oro della nobiltà italiana conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato che esiste in una sola copia (vecchia serie 11 volumi, nuova serie 30 volumi), non aggiornabile dal 1° gennaio 1948. Chiunque vede che stiamo trattando di due pubblicazioni completamente diverse.
Sinceramente non capisco perché è stata chiesta una registrazione fatta in quel modo utilizzando una proprietà dello Stato, quando poi tutti conosciamo il Libro d’oro della nobiltà italiana come pubblicazione un tempo del Collegio Araldico Romano, ma dato che si tratta di qualcosa di completamente diverso dallo stato civile della nobiltà italiana fermo alla Costituzione non vedo perché non debba continuare le pubblicazioni in quanto indica bene che l’editore è la Libro d’oro srl.
Altra osservazione sull’argomento è la mia mancanza di comprensione di una guerra da parte di più “concorrenti” (non mi sembra neppure giusto usare il termine concorrente) per la diversità d’intenti fra il Libro d’oro della nobiltà italiana e gli altri editori di repertori cosiddetti “nobiliari”. Non parlo ora degli altri, ma debbo rilevare che lo storico Libro d’oro della nobiltà italiana come già detto è nato in epoca monarchica dove attribuire la nobiltà era riservato solo allo Stato; poco alla volta la nobiltà italiana ha aderito alla pubblicazione ed oggi i loro discendenti naturalmente continuano ad aderirvi con lo scopo di far conoscere i propri dati familiari (nascite, matrimoni e morti), le onorificenze, e tutto quanto può far identificare la famiglia. Rispetta nelle interpretazioni i rr.dd. 7 giugno 1943, nn. 651-652, aggiunge le concessioni di Umberto II dall’esilio, i titoli della Repubblica di San Marino, del Vaticano, le ricezioni nello SMOM in categorie nobiliari (una nobiltà che quando riconosciuta non rientra fra la nobiltà italiana ma è una nobiltà melitense visto che il SMOM è considerato uno Stato Sovrano), “riconoscimenti” del Corpo della Nobiltà Italiana (associazione privata rigorosa nelle determinazioni che assume), nonché le ricezioni nel Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio in quelle categorie che richiedono prove nobiliari (secondo gli statuti dell’ordine). La pubblicazione essendo sempre stata una iniziativa privata nella sua lunga storia ha mutato più volte i suoi concetti di attribuzione nobiliare ma li ha sempre indicati chiaramente nella stessa pubblicazione, compresi i motivi che per opportunità hanno sconsigliato la pubblicazione di famiglie. Cosa non da poco poi è quella di non aver mai sostenuto di essere una pubblicazione scientifica (visto che non si citano le fonti cosa impossibile per mancanza di spazio, ma gli esperti di queste materie comprendono bene da dove sono presi i dati inseriti ed onestamente l’editore non entra in merito al cappello storico scritto dalla famiglia).
Ho voluto rispondere su questo tema perché uno degli scopi di questo forum è quello di far capire, insegnare e far vedere anche dietro le righe cosa è il “tutto” che ruota attorno a queste materie.
Detto questo è facile capire quanto è il valore di questa pubblicazione, e quale quello delle altre…

Re: Libro d’oro edito dal collegio araldico

MessaggioInviato: lunedì 1 ottobre 2018, 18:41
da contegufo
Salve

E' bene dire che
“riconoscimenti” del Corpo della Nobiltà Italiana (associazione privata rigorosa nelle determinazioni che assume)

sono del tutto fuori luogo in quanto tale associazione NON aveva e non ha alcun titolo per fare "riconoscimenti" ma solo di aggiornare le famiglie facenti parte del Libro d'oro di regnicola memoria custodito all'Archivio centrale dello Stato, Roma Eur.

Chiunque abbia studiato questo argomento sa bene che durante il Regno d’Italia non bastava discendere da famiglia nobile per ottenere il riconoscimento statuale o la successione di un titolo perché veniva valutata anche la posizione sociale, la moralità della persona, e l’opportunità politica…

ma soprattutto dimostrare coi fatti congrue elargizioni benefiche, ergo la nobiltà si comprava!

Leggere il testo Nobili e nobiltà nell'Italia unita di Gian Carlo Jocteau ed. Laterza 1997. Capitolo: Vecchi e nuovi nobili pag 3 - 86.

Ho un amico nepote del Veterinario Reale in quel di San Rossore (PISA) eminente studioso di Ippologia e ideatore del "Giornale d' Ippologia" fondato nell' anno 1888. Non era interessato alla aristocrazia e per quanto la sua materia fosse nelle corde di Casa Savoia non fece mai richiesta di uno straccio di titolo o riconoscimento nobiliare!

Saluti