“Coutumes et Droit héraldiques de l'Église”

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“Coutumes et Droit héraldiques de l'Église”

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » giovedì 13 febbraio 2014, 14:18

Segnalo con vero piacere ai Lettori del forum l'inattesa e provvidenziale ristampa di questo classico fondamentale di araldica ecclesiastica quasi introvabile ormai, ovvero il celebre "Coutumes et Droit héraldiques de l'Église", di Mons Heim, opera eccellente sia per il talento artistico che per l'autorevole erudizione nella materia del celebre Autore.
Di seguito il link dell'Editore.

http://www.editions-beauchesne.com/prod ... cts_id=990

Saluti cordiali,

F.
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Re: “Coutumes et Droit héraldiques de l'Église”

Messaggioda Antonio Pompili » giovedì 13 febbraio 2014, 15:23

Hai fatto proprio bene a segnalarlo!
Anche perchè - hai ragione - la prima edizione è quasi introvabile (io la acquistai trovandola con un po' di fortuna in internet!)
Confesso che da tempo pensavo di segnalare io la cosa, ma - tra un impegno e l'altro, non da ultimo quello editoriale da poco concluso (almeno in italiano...), del quale forse avrai saputo - l'ho sempre dimenticato...
Mi ha fatto omaggio di una copia, ormai quasi un anno fa, il Cardinale di Montezemolo, del quale parla Edouard Bouyè nella prefazione, a proposito delle innovazioni dell'araldica papale, che a tutti noi sono ben note. Dello stesso Cardinale è riportata a seguire un'aggiunta: la descrizione dello stemma di Benedetto XVI in occasione della realizzazione dello stesso da parte di Sua Eminenza (allora Nunzio Apostolico).
Due contributi che sottolineano l'evoluzione di quella materia alla quale Mons. Heim ha dato a suo tempo così forte attenzione.
Possiamo esser grati alla nota casa editrice, che già nel 1949 aveva dato alle stampe la prima edizione.
E forse ci riserverà altre soprese...
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Re: “Coutumes et Droit héraldiques de l'Église”

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » giovedì 13 febbraio 2014, 15:45

Questa è stata davvero una graditissima sorpresa in effetti - sebbene saputa tardivamente che la ristampa, vedo ora, è del 2012 -; purtroppo questo fondamentale volume di Heim mi è sempre sfuggito, una mia imperdonabile lacuna per quanto riguarda i testi che ritengo irrinunciabili di araldica ecclesiastica, e che finalmente riuscirò a sanare.
F.
Ultima modifica di Franz Joseph von Trotta il giovedì 13 febbraio 2014, 15:54, modificato 1 volta in totale.
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Re: “Coutumes et Droit héraldiques de l'Église”

Messaggioda Romegas » giovedì 13 febbraio 2014, 15:51

Bel libro di cui possiedo un originale del 1949 regalatomi anni fa da un ecclesiastico.
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Re: “Coutumes et Droit héraldiques de l'Église”

Messaggioda Antonio Pompili » giovedì 13 febbraio 2014, 16:01

Franz Joseph von Trotta ha scritto:una mia imperdonabile lacuna per quanto riguarda i testi che ritengo irrinunciabili di araldica ecclesiastica

Imperdonabile... Non esagerare!
Se avevi - come penso con buona certezza - L'Araldica nella Chiesa Cattolica e/o la precedente versione di quest'opera in inglese (1978, 1981), più o meno il contenuto e anche la struttura della trattazione son quelli... Anche se nelle opere più recenti si ritrovano certamente una maggiore sistematizzazione, un certo ampliamento e qualche aggiornamento (soprattutto nella versione in italiano del 2000, che è stata ritoccata pure alla luce del nuovo Codice di Diritto Canonico).
Sicuramente, anche e soprattutto nei termini di uno studio dello sviluppo della materia negli ultimi decenni, e per la comprensione di cosa possa essere ancora di attualità e cosa possa rivestire soltanto o quasi interesse storico, la ristampa di Coutumes ed Droit è stata più che opportuna.
L'araldica va avanti, anche nella Chiesa cattolica. Ma uno sguardo, attento e rispettoso, a quanto è stato fatto prima è sempre necessario, sempre fruttuoso, perchè si possa procedere nell'evoluzione tenendo conto - oltre che, in primissimo luogo, delle leggi emanate nel corso dei secoli dalla stessa Chiesa a regolamentazione dei vari usi - delle consuetudini più consolidate e degli stili migliori offertici dal passato.
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Re: “Coutumes et Droit héraldiques de l'Église”

Messaggioda pierfe » giovedì 13 febbraio 2014, 17:19

Antonio Pompili ha scritto:
Franz Joseph von Trotta ha scritto:una mia imperdonabile lacuna per quanto riguarda i testi che ritengo irrinunciabili di araldica ecclesiastica

Imperdonabile... Non esagerare!
Se avevi - come penso con buona certezza - L'Araldica nella Chiesa Cattolica e/o la precedente versione di quest'opera in inglese (1978, 1981), più o meno il contenuto e anche la struttura della trattazione son quelli... Anche se nelle opere più recenti si ritrovano certamente una maggiore sistematizzazione, un certo ampliamento e qualche aggiornamento (soprattutto nella versione in italiano del 2000, che è stata ritoccata pure alla luce del nuovo Codice di Diritto Canonico).
Sicuramente, anche e soprattutto nei termini di uno studio dello sviluppo della materia negli ultimi decenni, e per la comprensione di cosa possa essere ancora di attualità e cosa possa rivestire soltanto o quasi interesse storico, la ristampa di Coutumes ed Droit è stata più che opportuna.
L'araldica va avanti, anche nella Chiesa cattolica. Ma uno sguardo, attento e rispettoso, a quanto è stato fatto prima è sempre necessario, sempre fruttuoso, perchè si possa procedere nell'evoluzione tenendo conto - oltre che, in primissimo luogo, delle leggi emanate nel corso dei secoli dalla stessa Chiesa a regolamentazione dei vari usi - delle consuetudini più consolidate e degli stili migliori offertici dal passato.


Concordo in pieno con Don Antonio, e sono davvero felice che sia ora facile trovare una copia della prestigiosa pubblicazione di S.E.Rev.ma Mons. Bruno Heim, opera che non dovrebbe mancare nella biblioteca dell`appasionato ed anche dell`esperto studioso di araldica.
Indiscutibilmente Mons. Heim e` una pietra fondamentale in questi studi, e come uomo del suo tempo segui` quelle leggi che erano ancora in vigore.
Oggi o meglio dal 1969 l`araldica della Chiesa Cattolica non attribuisce valore a quegli stemmi che non compaiono elencati nelle decisioni del Card. Cicognani (allora segretario di Stato), e il nuovo Manuale del Card. di Montezemolo e di Don Antonio Pompili aggiorna con i tempi attuali quelle norme che per la Chiesa appaiano chiaramente in disuso.
Oggi si dovrebbe cercare di dare una ufficialita` almeno civile a quegli stemmi ecclesiastici che non sono piu` contemplati.
A questa valenza civile sono deputati quindi gli araldi di Stato che attribuiscono almeno un valore araldico di diritto civile a quello che ora e` solo privato.
E poi perche` non pensare gia`al logo come sostituzione di stemma per coloro che per formazione e cultura non riescono ad intendere cosa sia e rappresenti uno stemma.
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Re: “Coutumes et Droit héraldiques de l'Église”

Messaggioda marco foppoli » venerdì 14 febbraio 2014, 19:41

pierfe ha scritto: E poi perche` non pensare gia`al logo come sostituzione di stemma per coloro che per formazione e cultura non riescono ad intendere cosa sia e rappresenti uno stemma.


Caro Pierfelice,

leggendo la tua chiosa finale "pro-logo" mi sovviene un celebre e buffo detto meridionale: "nessuno nasce imparato". Nessuno ha "naturalmente" la conoscenza di cosa sia uno stemma. Ma neppure di un logo temo. Così, con l'ottimismo che ho spesso per i miei simili, credo che in fondo sia richiesto uno sforzo davvero minimo per riuscire "a intendere cosa sia e cosa rappresenti" uno stemma se lo si incontra; in fondo è segno di un codice visivo nato proprio per essere compreso in un epoca di analfabeti totali, e che spesso, proprio in ambito eccelsiastico, esprime simboli visivi semplici, immediati e diretti, dalla percezione elementare, e che comunque resta stabilmente parte del nostro quotidiano nei sistemi emblematici di comunicazione mondiali come possiamo constatare ogni giorno.
Insomma, un po' di buona volontà da parte dell'osservatore e il buon lavoro di noi araldisti a disegnare bene ;) dovrebbero bastare ad aiutare anche i casi più disperati, coloro che "per formazione e cultura" possano davvero essere così inabili da rimanere attoniti davanti ad uno stemma.
Ciao,

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Re: “Coutumes et Droit héraldiques de l'Église”

Messaggioda Romegas » venerdì 14 febbraio 2014, 19:45

Sottoscrivo in pieno quanto detto da Marco Foppoli: evitiamo di creare dei pigri nell'apprendere almeno le nozioni base dell'araldica, altrimenti si alimenta la bruttura e il pressapochismo.
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Re: “Coutumes et Droit héraldiques de l'Église”

Messaggioda Antonio Pompili » venerdì 14 febbraio 2014, 21:49

Certamente ognuno è libero di avere il suo pensiero riguardo l'araldica e la sua evoluzione.
Ma quanto esprime Pier Felice è il pensiero condiviso non solo tra diversi membri dell'IAGI (tra cui, cosa poco importante, pure io), ma anche da eminenti studiosi che pure operano al di là delle nostre istituzioni. Faccio un nome per tutti, un nome che a Marco non suonerà certo nuovo e che probabilmente apprezzerà al pari di Mons. Heim: Michel Pastoureau. In un suo gioiello, Figures de l'héraldique (1996, 2007), ha due paragrafi che sono illuminanti già dal titolo: "Actualité de l'héraldique: des armoiries aux logos", "Héritages de l'héraldique", dove arriva a citare gli esempi di marchi di case automobilistiche o di loghi di società sportive, che se non possono definirsi veri e propri stemmi, in moltissimi casi parlano un linguaggio simile a quello araldico, magari essendo anche di derivazione araldica.
Ora, il linguaggio mediante i simboli è comune a tutte le culture del mondo. Ma deve forse sorprenderci che, soprattutto (ma non esclusivamente...) al di fuori dell'Europa, dove l'araldica è nata e si è sviluppata prima di essere esportata - come altri linguaggi del resto - negli altri angoli del mondo, ancora oggi essa talora stenta a produrre i frutti che le sono più propri? E' un caso che soprattutto in America Latina, in Africa e in estremo Oriente, non pochi degli stemmi (quando possono davvero definirsi tali e non emblemi di altro tipo) degli ecclesiastici rispondono meno al linguaggio araldico più propriamente parlato? E va forse violato il desiderio, sicuramente legittimo, di dotarsi di un emblema che sia realizzato a proprio gusto e piacimento, magari in linea più vicina a sistemi emblematici caratteristici della propria cultura (esempio fra tutti i mon giapponesi)?
Certo, in quel caso bisognerà dire al reveredissimo titolare di quello che non potrà essere uno stemma, ma semplicemente un logo: rinuncia all'idea di dotarti di uno stemma e realizzati decisamente un logo.
E' esattamente la motivazione che ha spinto gli autori del Manuale di Araldica Ecclesiastica, sopra citato da Pier Felice, a scrivere quel volume. Fin dall'introduzione del libro viene chiarito che in quanto linguaggio con una sua 'grammatica', una sua 'sintassi' e un suo 'vocabolario' proprio, anche il linguaggio araldico va parlato correttamente - ciò che l'opera si prefigge di aiutare a fare - se no è meglio non parlarlo affatto, scegliendo di non dotarsi di uno stemma ma di altro tipo di emblema. Il che non eslcude - e anche di questo si parla nel volume - che d'altra parte possano essere creati degli stemmi che pur essendo formalmente corretti risentano di figure e composizioni che danno al tutto l'aspetto di qualcosa di felicemente inculturato.
Un 'araldista' (termine che non necessariamente coincide con 'disegnatore araldico', anche se il massimo frutto si può avere solo dalla coincidenza delle due cose), dovrà guidare umilmente ma anche sapientemente alla composizione di un'arma realizzata secondo il più genuino spirito araldico, in base alle consuetudini e alle regole dell'araldica, e segnatamente dell'araldica ecclesiastica. Ma non dobbiamo eslcudere il caso in cui l'araldista dovrà prendere atto della mancanza di reale intenzione araldica da parte del titolare, e dovrà suggerirgli altre vie. Proprio per amore all'araldica.
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Re: “Coutumes et Droit héraldiques de l'Église”

Messaggioda Romegas » venerdì 14 febbraio 2014, 22:39

Allora distinguiamo l'araldica dai loghi, ma non facciamo intendere che il futuro di tale disciplina siano i loghi.
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Re: “Coutumes et Droit héraldiques de l'Église”

Messaggioda Antonio Pompili » venerdì 14 febbraio 2014, 22:58

Sei proprio sicuro che qualcuno abbia sopra affermato esattamente quello che tu vuoi (giustamente) escludere?
Penso comunque sia meglio chiudere qui la pur interessante discussione su questi punti, perchè ci sta portando alquanto fuori dal tema iniziale.
Don Antonio Pompili
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Re: “Coutumes et Droit héraldiques de l'Église”

Messaggioda Romegas » venerdì 14 febbraio 2014, 23:02

Volevo solo marcare la differenza tra le due cose.
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Re: “Coutumes et Droit héraldiques de l'Église”

Messaggioda pierfe » venerdì 14 febbraio 2014, 23:02

Non pensavo proprio di dover intervenire in questa discussione perche` davo per scontato alcuni punti che ritengo fondamentali:
1) lo stemma per i cardinali e vescovi (e aggiungo papa) non e` obbligatorio come segno distintivo identificativo (ma e` riconosciuto), ripeto i prelati minori sono ignorati e questo vuol dire nella lingua della Chiesa che vanno ad esaurimento (1969).
2) la Chiesa Cattolica e` Universale e questo significa che rispetta tutte le culture del mondo basta vedere le diverse interpretazioni dell`arte nei vari Paesi del mondo. Gli araldisti sanno bene che esistono segni anche pararaldici in epoca bizantina, e per fare un altro esempio i mon (che e` l`equivalente del nostro stemma), per non parlare di Paesi dove l`araldica esiste solo nella ``mente`` di famiglie gia` sovrane fuori dall`Europa che ``concedono`` oggi stemmi che non fanno parte della loro cultura e che non hanno nessun valore ufficiale.
3) non si deve impedire (perche` l`araldica non e` un dogma) un uso identificativo diverso da quello che e` araldica (intendo da parte di persone che sebbene studiosi della materia esprimono solo il loro proprio parere personale, come del resto e` il mio).
4) non di dovrebbe (e parlo per gli araldisti) smettere di ringrazione S.Em.Rev.ma il Signor Cardinale di Montezemolo di essere stato vicino a S.S.Benedetto XVI nel momento che ha assunto lo stemma che quasi tutti hanno contestato, perche` poteva capitare che non ci sarebbe stato nemmeno quello stemma... E ripeto per me e` uno stemma di una attualita` unica e di una grandezza che ha pochi esempi in araldica.
5) quando ho ripreso a partecipare ai Congressi (1994) gli stemmi inventati dagli araldi di Stato del Canada e del Sudafrica, per la loro composizione a quel tempo un pochino fuori dai canoni tradizionali, erano visti come qualcosa fuori dalla tradizione araldica secolare, ma oggi solo dopo meno di 30 anni, sono considerati esempi validi dell`araldica del XX secolo che prende dal paesaggio, dalla flora, dalla fauna e dalle tradizioni locali il suo messaggio che e` chiaro ed immediato per chi vive quelle belle terre.
6) sebbene possa dire ci amare l`araldica tradizione che ai miei occhi di italiano e di umanista, e` piu` vicina al mio modo di pensare, ma ho appreso dal mio maestro don Vicente de Cadenas y Vicent il rispetto per le altre culture anche se diverse dalla mia.
7) l`attuale pontefice (ma e` un mio pensiero personale) e` cosi` lontano dal messaggio araldico che come araldista mi ritengo fortunato di vedere che non ha buttato via il suo stemma ma l`ha solo restaurato... sono certo che in un futuro e poi non molto lontano al posto di uno stemma potremmo vedere se va bene un logo... perche` c`e` chi pur avendo diritto non si sogna di usare uno stemma.
8) Per don Antonio: grazie di aver citato Michel Pastoreau http://en.wikipedia.org/wiki/Michel_Pastoureau hai ragione... ma egli e` un grande con una solida base storica ed una invidiabile cultura, nonche` con un posto invidiabile nella societa` francese e non solo araldica.
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PS. cercate sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno... da parte mia sono sempre e rimango astemio.
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Re: “Coutumes et Droit héraldiques de l'Église”

Messaggioda marco foppoli » sabato 15 febbraio 2014, 10:30

L'evoluzione "dell'araldica al logo" - di cui comprenderete che come designer ed araldista non necessiti di "ripetizioni" :D - con le applicazioni che avete citato sottende situazioni molto complesse ed anche eterogenee della comunicazione, che vanno da realtà commerciali, istituzionali, economiche etc. così come competenze progettuali grafiche ed esecutive non di poco conto di cui il dilettantismo esecutivo in cui naviga molto spesso l'araldica ecclesiastica sarebbe in ancor maggiore difficoltà :D Questa è la mia opinione da professionista designer e grafico con una solida formazione su queste discipline ed un attività trentennale alle spalle. Tremo solo all'idea dei possibili risultati, vedendo quello che già è capitato con gli stemmi. Il Cardinale Ravasi parlava del "basso artigianato" in cui talvolta scade buona parte dell'iconografia della Chiesa.

Se la motivazione di una loghizzazione nasce da un rifiuto del titolare ad assumere uno stemma e dalla sua preferenza per il logo, è ovviamente un motivo concreto, di cui anche si potrebbe discutere a lungo sull'induzione o meno a tale scelta, ovvero presentare volutamente gli stemmi come un retaggio obsoleto, passato, da cancellare, legato alla nobiltà, etc. senza invece, operare e presentare gli ottimi modi per rendere uno stemma contemporaneo, guardando alle scuole grafiche migliori che in questi anni hanno operato in tal senso - ad esempio quella scandinava - cosa che io faccio quotidianamente con la mia professione per la mia committenza anche ecclesiastica.

La mia osservazione si basava sull'esempio di Piefelice che invece presentare ben altra motivazione, ovvero "devo pensare ad un logo perchè alcuni dei possibili fruitori non sarebbero in grado per formazione culturale di comprendere uno stemma". E su questo concetto ho svolto la mia osservazione. Il rifiuto di un vescovo ad avere uno stemma e decidere per il logo È altra cosa.

Grazie.

Marco
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Re: “Coutumes et Droit héraldiques de l'Église”

Messaggioda pierfe » sabato 15 febbraio 2014, 12:51

Gli ecclesiastici che accedono al ministero sacerdotale sono nati intorno agli anni `90 e la maggioranza proviene da Paesi dove l`araldica non fa parte della loro cultura, quindi penso che in un prossimo futuro l`araldica sara` solo un fatto di cultura e non di pratica, ci sono cose molto piu` importanti dell`araldica nel ministero episcopale.
Come accade per gli ordini cavallereschi che oggi sono un residuo di un passato che non esiste piu´ anche l´araldica sara´solo una parte dello studio dell`arte e della storia.
Molti degli stemmi ecclesiastici sono mal fatti e quello e` stato il motivo del Manuale (notate bene il titolo e il suo significato) proprio perche` cosi` si tenta di insegnare a fare bene.
Oggi ad esempio il Gran Maestro dell`Ordine Teutonico usa uno stemma che non dovrebbe usare perche` solo Superiore Maggiore di una Congregazione Religiosa e nessuno lo informa in merito.
Ho scritto che gli stemmi dei prelati minori dovrebbero essere certificati da araldi di Stato per avere una valenza civile certa e nessuno ne ha parlato...
E cosi´ altri concetti che e` comodo non trattare.
Quello che non sopporto e` vedere da parte dei designer attribuire per assecondare le manie dei committenti l`uso di ornamenti nobiliari che non competono e peggio ancora realizzare stemmi nobiliari che sono stati rubati ad altre famiglie.
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