Cosa dice il Massimario SMOM per la "nobiltà delle terre"?

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Cosa dice il Massimario SMOM per la "nobiltà delle terre"?

Messaggioda FP » sabato 19 settembre 2009, 12:50

Cari amici,
chi può riportarmi il passo del noto Massimario (o farmene un sunto) in cui si parla dei requisiti pel riconoscimento di elementi di "nobiltà generosa" in quelle famiglie che vissero in terre libere e che parteciparono alle cariche civiche ereditarie dalle quali i ceti bassi erano esclusi?

Grazie.
F.
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Re: Cosa dice il Massimario SMOM per la "nobiltà delle terre"?

Messaggioda FP » sabato 19 settembre 2009, 14:48

Credo di aver risolto da solo trovando questo estratto dagli statuti dell'antica religione di Malta: [i requisiti pel riconoscimento della nobiltà generosa sono] ...primieramente l'uso delle armi conosciuto da tempo immemorabile di tutte le famiglie dei quattro lati, cioè di padre, di madre, di avia paterna e e di avia materna; ed ancora, che da tempo immemorabile tutte le suddette famiglie siano vissute in stato nobile, sicché non vi sia memoria d'arte vile o meccanica, o d'altra cosa che pregiudichi alla nobiltà generosa.
Sono punti su cui è stato dibattuto a lungo, ma leggere puntualmente ciò che è scritto sugli statuti permette di fugare ogni dubbio circa i criteri da adottare per considerare una famiglia come fregiata di nobiltà generosa.

F.
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Re: Cosa dice il Massimario SMOM per la "nobiltà delle terre"?

Messaggioda Zanetto » lunedì 21 settembre 2009, 11:56

Gentile FP,
a quando risalgono gli statuti da Lei citati?
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Re: Cosa dice il Massimario SMOM per la "nobiltà delle terre"?

Messaggioda FP » lunedì 21 settembre 2009, 13:01

Al momento non saprei; cercherò di farglielo sapere.
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Re: Cosa dice il Massimario SMOM per la "nobiltà delle terre"?

Messaggioda RFVS » lunedì 21 settembre 2009, 15:04

FP ha scritto:Credo di aver risolto da solo trovando questo estratto dagli statuti dell'antica religione di Malta: [i requisiti pel riconoscimento della nobiltà generosa sono] ...primieramente l'uso delle armi conosciuto da tempo immemorabile di tutte le famiglie dei quattro lati, cioè di padre, di madre, di avia paterna e e di avia materna; ed ancora, che da tempo immemorabile tutte le suddette famiglie siano vissute in stato nobile, sicché non vi sia memoria d'arte vile o meccanica, o d'altra cosa che pregiudichi alla nobiltà generosa.
Sono punti su cui è stato dibattuto a lungo, ma leggere [b]puntualmente ciò che è scritto sugli statuti permette di fugare ogni dubbio circa i criteri da adottare per considerare una famiglia come fregiata di nobiltà generosa.[/b]
F.



Sulla tua ultima frase sono in totale disaccordo perchè ciò che hai riportato è valido (o era, non so a quando si riferiscono) solo ed esclusivamente per l'ammissione nelle categorie nobiliari del SMOM.

Altra cosa erano le caratteristiche che una famiglia doveva avere per essere amessa alle classi nobiliari di città e terre ed erano queste - non quelle del SMOM - le caratteristiche necessarie per potersi fregiare di nobiltà generosa e di conseguenza entrare nelle classi nobiliari cittadine.

Ciò che hai scritto nell'ultima frase quindi non è corretto !
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Re: Cosa dice il Massimario SMOM per la "nobiltà delle terre"?

Messaggioda RFVS » lunedì 21 settembre 2009, 15:43

E' bene innanzitutto definire il concetto di nobiltà generosa, ovvero "nobiltà del genere", della stirpe. Questa tipologia di nobiltà veniva acquisita da una famiglia a partire dalla data di nascita del primo membro ammesso ad una delle cariche nobiliari del luogo in cui abitava.

Per quanto riguarda poi il discorso SMOM - Nobiltà Civiche la questione è semplice: lo SMOM si rifà ai requisisti necessari der l'ammissione alle classi nobiliari cittadine, adattandole alle proprie esigenze, tant'è che nel passo citato si parla di quarti ecc. ecc.

Per quanto riguarda invece la caratteristiche che una famiglia doveva possedere per essere aggregata ad un ceto nobiliare erano in linea di massima quelle riportate dal sempre ottimo Bandino Giacomo Zenobi:

1) L'esistenza, nel luogo abitato, di cariche comunali specifiche per i nobili e quindi l'esistenza in loco di una ristretta cerchia di famiglie che si dividevano più o meno ereditariamente tali cariche.

2) L'aver avuto in famiglia uno o più membri che avessero ricoperto tali cariche.

3) Il vivere more nobilium , ovvero: non esercitare arti meccaniche, aver avuto familiari ed avi imparentati con membri del ceto nobile locale e/ non locale, possedere dimora/e decorosa/e entro la cerchia di mura, godere di diritti di cappellanie e/o patronati.

Questi erano i requisiti, anche se il primo ed il secondo sono quelli fondamentali, mentre il vivere more nobilium era solamente un presupposto di fatto favorevole ma non primario.
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Re: Cosa dice il Massimario SMOM per la "nobiltà delle terre"?

Messaggioda FP » lunedì 21 settembre 2009, 16:33

Forse mi sono spiegato male, ma, poiché la domanda faceva già riferimento al SMOM, mi è sembrato superfluo ribadire che quelli citati fosseri i requisiti richiesti da codesto venerabile ordine e non dai consigli nobili di terre e città.
Forse ho generato confusione specificando, nella domanda principale: "per la nobiltà delle terre".
Ultima modifica di FP il lunedì 21 settembre 2009, 16:43, modificato 1 volta in totale.
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Re: Cosa dice il Massimario SMOM per la "nobiltà delle terre"?

Messaggioda FP » lunedì 21 settembre 2009, 16:42

Ti spiego cosa intendevo dire. Nelle nostre lunghe discussioni è emerso che esisteva una nobiltà locale anche nelle terre libere che avessero adottato il modulo aristocratico; tuttavia, per tutte le questioni che abbiamo evidenziato, un discendente di un gonfaloniere di una terra libera e con modulo aristocratico si esprimerebbe in maniera errata se si dicesse "nobile di [detta terra]". Il solo titolo che gli spetterebbe sarebbe quello di "nobile", senza alcuna specificazione sul luogo. Se andiamo a vedere la giurisprudenza nobiliare degli stati preunitari, come ben sappiamo, scopriamo che ai magistrati delle terre in cui si faceva distinzione dei ceti è accordata una "nobiltà generosa" piuttosto che una "nobiltà civica". In questo senso, mi chiedevo cosa potesse dire il massimario del SMOM riguardo la nobiltà generosa di chi avesse esercitato cariche spettanti ai soli "ceti primari" delle terre libere.
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Re: Cosa dice il Massimario SMOM per la "nobiltà delle terre"?

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 21 settembre 2009, 18:07

I criteri presi in considerazione dallo SMOM per il riconoscimento dello status di nobile , requisito indispensabile per l'ammissione , erano decisamente molto severi : 4/4 di nobiltà bicentenaria e inoltre ( correggetemi se sbaglio ) trecento anni per il solo ramo paterno .
I requisiti per acquisire la nobiltà generosa erano diversi nei differenti stati preunitari :
90 /100 anni ( tre generazioni ) di vita more nobilium nel Regno delle Due Sicilie .
Due secoli secondo l' Ordinamento dello Stato Nobiliare Italiano, approvato con Regio Decreto del 7 giugno 1943, n.651.
Non si può nascondere che alcuni criteri fossero stati , a dir poco , curiosi :
Con l’Editto 3 dicembre 1806 venne accordato di chiedere la Nobiltà in Sardegna mediante la prova (che si otteneva con sopralluogo) di aver piantato o innestato almeno 4.000 olivi .
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Re: Cosa dice il Massimario SMOM per la "nobiltà delle terre"?

Messaggioda FP » lunedì 21 settembre 2009, 18:31

GENS VALERIA ha scritto:I criteri presi in considerazione dallo SMOM per il riconoscimento dello status di nobile , requisito indispensabile per l'ammissione , erano decisamente molto severi : 4/4 di nobiltà bicentenaria e inoltre ( correggetemi se sbaglio ) trecento anni per il solo ramo paterno .
I requisiti per acquisire la nobiltà generosa erano diversi nei differenti stati preunitari :
90 /100 anni ( tre generazioni ) di vita more nobilium nel Regno delle Due Sicilie .
Due secoli secondo l' Ordinamento dello Stato Nobiliare Italiano, approvato con Regio Decreto del 7 giugno 1943, n.651.
Non si può nascondere che alcuni criteri fossero stati , a dir poco , curiosi :
Con l’Editto 3 dicembre 1806 venne accordato di chiedere la Nobiltà in Sardegna mediante la prova (che si otteneva con sopralluogo) di aver piantato o innestato almeno 4.000 olivi .

Veramente curioso! Mi vengono in mente i Berlinguer, che furono nobilitati per aver introdotto delle innovazioni in campo agrario...
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Re: Cosa dice il Massimario SMOM per la "nobiltà delle terre"?

Messaggioda Morello » martedì 22 settembre 2009, 8:57

Se ho ben capito si può parlare di "nobiltà generosa" quando gli esponenti di una famiglia ricoprivano o avevano ricoperto cariche pubbliche assegnate al proprio ceto (nel caso di Ortona-Ch, con Decreto Reale dal 1765, ma il Primo Ceto non viene definito nobile, mentre gli altri due: civile e del popolo) anche di fatto (purtoppo non si sono conservati gli Statuti Civici)? Quando si erano tratte parentele con famiglie nobili titolate o feudali anche non locali. Quando si viveva "more nobilium" (case palazziate, terreni, cappellanie, non si esercitava arte meccanica ma arti liberali: dottor fisici, Utriusque Juris Doctor, Regi Notarii, Giudici ai Contratti). Per una famiglia ortonese con queste caratteristiche si potrebbe scrivere di "famiglia nobile ortonese" ma non famiglia "Nobile di Ortona". Ebbene, se queste famiglie hanno avuto tutte queste caratteristiche anche durante i secoli in cui la città fu infeudata (1526-1734), si può scrivere cmq di "famiglie nobili"? Oppure la valutazione della nobiltà generosa di queste famiglie parte dal 1765, quando la città da oltre 30 anni era tornata demaniale ed era stata sottoposta ad una riforma amministrativa con separazione di ceti? Non solo. Se dal 1765 c'è stata la separazione dei ceti, i discendenti delle famiglie del 1° ceto, anche se non ufficialmente definite "nobili" nel decreto reale, avrebbero avuto, però, tutti i requisiti per chiedere durante il Regno d'Italia il riconoscimento del titolo di "Nobile di Ortona"? Scusate se torno spesso, confusamente, su questo argomento locale che ho molto a cuore per le mie ricerche, ma francamente vorrei vederci chiaro, con il Vostro illuminante aiuto. Grazie in anticipo. Cordialità.
Morello
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Re: Cosa dice il Massimario SMOM per la "nobiltà delle terre"?

Messaggioda RFVS » martedì 22 settembre 2009, 9:52

Provo a rispondere a Morello:

Gli studi sulla nobiltà civica, nelle città e nelle terre, escludono sempre e comunque (come poi faranno in seguito i vari ordinamenti nobiliari e gli studiosi più moderni) che la nobiltà possa generarsi in luoghi infeudati, suppongo quindi che, come ben dice, si possa ragionare sull'instaurarsi della nobiltà in Ortona solo a partire dal 1765.

La risposta alla sua ultima domanda dipende da come era "classificata" Ortona. Se era una civitas allora è probabile una risposta affermativa, ma se fosse stata una terra allora credo di no.

Alla sua prima domanda vorrei provare a rispondere, ma non conosco gli ordinamenti comunali di Ortona quando divenne libera dalla feudalità.

In genere, come scrive e riscrive B. G. Zenobi (io ne abuso sempre di ciò che scrive, perchè fino ad ora non ancora trovato degli studi così ben condotti e approfonditi su questi argomenti come i suoi) le caratteristiche che una civitas o una terra doveva avere affinchè il primo ceto civico fosse definibile (da noi oggi come dagli altri nobili in passato) nobile erano sostanzialmente tre:

1) Separazione dei ceti: ovvero quando in una comunità alcuni uffici, organi o cariche dell'amministrazione comunale erano resi di fatto ereditari o comunque vitalizi tra un ristretto numero di famiglie, che potevano vantare più o meno gli stessi requisiti che successivamente saranno definiti come more nobilium: niente arti vili/meccaniche, idoneità di parentele non diseguali (fatto importantissimo, ben più che la consistenza patrimoniale), filiazioni legittime, godere fidecommessi/cappellanie/juspatronati, avere sepolcreto privato. Ovviamente non era necessario possedere all'unisono tutte queste caratteristiche.

2) Godimeno, da parte della comunità, di poteri e funzioni pubbliche nel senso di vere e proprie regalie: diritti giurisdizionali (cognizione di controversie anche solo in primo grado), potestà legislativa, notevole autonomia politica, amministrativa e finanziaria in materia di rapporti con altre comunità o di elezione delle proprie magistrature, partecipazione ai parlamenti provinciali, riscossione di dazi e appalti, esenzione da tasse, ecc. Ciò esclude di fatto tutte le località infeudate.

3) Riconoscimento della chiusura di ceto da parte degli organi centrali statali: Ciò poteva essere esplicito (mediante un socumento, un "iconoscimento", ecc) o implicito (che poi è la situazione più comune che si riscontra), nel senso che ogni qual volta i competenti organi comunali procedevano a ratificare una chiusura di ceto o a introdurre una nuova norma in merito, tutto ciò doveva non essere respinto o abrogato dagli organi statali appositi e competenti in quel territorio. In genere tale accettazione, tacita o meno, mancava difficilmente poichè già la ratificazione comunale della chiusura di ceto, con relativa regolamentazione dell'ereditarietà ecc ecc, poteva far sì che quelle ristrette famiglie venisserò già considerate nobili nei luoghi circostanti e trattate da tali.

Per FP: Ciò che, almeno in me, ha generato confusione è invece ll'ultima frase del tuo post:

Sono punti su cui è stato dibattuto a lungo, ma leggere puntualmente ciò che è scritto sugli statuti permette di fugare ogni dubbio circa i criteri da adottare per considerare una famiglia come fregiata di nobiltà generosa.

Genera confusione perchè quelli che tu avevi trascritto erano i criteri che lo SMOM riteneva necessari per riconoscere ad una famiglia la nobiltà generosa ai soli fini di essere ammessa nelle proprie categorie nobiliari, mentre tu dici, nell'ultima frase, che quelli erano i "criteri da adottare per considerare una famiglia come fregiata di nobiltà generosa", ma tali criteri non sono afatto quelli del SMOM, bensì quelli che ben conosciamo e che ho cercato di riassumere pochi messaggi fa.

Esempio stupido:
Tu conosci abbastanza bene la mia situazione. Lo SMOM, per accettarmi in una categoria nobiliare, dall'esame delle carte potrebbe riconoscermi la qualifica di "Nobile di Castelfidardo" così come quella di "Nobile" così come non riconoscermi nulla e non accettarmi. Ciò vale solo ed esclusivamente per l'ammissione nel SMOM ed è una questione a sè rispetto alla situazione dei miei avi a Castelfidardo ai quali come ben sai, sarebbe spettata la qualifica di "Nobile".
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Re: Cosa dice il Massimario SMOM per la "nobiltà delle terre"?

Messaggioda Morello » martedì 22 settembre 2009, 12:16

Gent.mo RSVF,
grazie delle preziose preciszioni. In sostanza, Ortona torna città demaniale nel 1734, nel 1765 per Decreto Reale viene riformata l'Universitas Civium. Il Consiglio sarà composto da 45 membri: 15 del 1° ceto (famiglie nobili ex origine ed ex dignitate), 15 del 2° ceto dei Civili e 15 del 3° ceto del Popolo. Al 1° ceto spettano le cariche di Mastro Giurato e Camerlengo, al 2° ceto quella di Primo Sindaco ed al 3° ceto quella di Secondo Sindaco. Ortona era "Civitas" almeno dal 1570, da quando cioè era ritornata Diocesi con Giovan Domenico Rebiba, nipote del Card. Scipione Rebiba, già Arciprete Mitrato di Ortona, di cui si è parlato in altro topic su questo forum. Azzardo, quindi, un'affermazione di cui chiedo conferma o meno. Se durante il Regno d'Italia, discendenti di famiglie ricormprese nel Primo Ceto dal 1765, si fossero attivate giuridicamente (come accadde a Sulmona nel 1908), per ottenere il titolo di Nobili di Ortona, ci sarebbe stata una buona possibilità di riuscita per il riconoscimento di tale titolo?
Grazie ancora.
Morello
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Re: Cosa dice il Massimario SMOM per la "nobiltà delle terre"?

Messaggioda RFVS » martedì 22 settembre 2009, 13:23

Il problema col Regno d'Italia è sorto poichè esso ha agito in questo modo (faccio riferimento allo Stato Pontificio perchè è l'ambito dei miei studi e ne ho più informazioni):

1) Ha deciso di riconoscere le nobiltà cittadine ed i patriziati solamente alle civitas

2) Ha escluso da tale riconoscimento tutte le terre nelle quali era già atestata e riconosciuta una nobiltà delle famiglie.

3) Ha portato avanti una serie non breve di eccezioni, ovvero riconoscimenti di patriziati dove non erano esistiti e viceversa, riconoscimento di nobiltà civiche a città che non avevano mai praticato la separazione dei ceti e tutto il resto.

Venendo alla sua domanda, con delle credenziali del genere direi proprio di sì . .purtroppo dal suo quesito suppongo che Ortona sia da inserire in quella lunga lista di "eccezioni" (per non chiamarle con termini ben peggiori) ed in particolar modo tra quelle città che pur avendo i requisiti in piena regola non si videro riconoscere alcunchè.

Ciò non toglie, come ben si evince dalle specifiche che ha scritto, che esistesse un primo ceto civico di famiglie nobili, che giustamente avevano riservate le cariche di Mastro Giurato e Camerlengo all'interno di un Consiglio Comunale della tipologia mista (ovviamente di tipologie miste ve ne erano numerose, a seconda di quali classi sociali ed in che percentuale avessero accesso al Consiglio Comunale) e che pertanto esse potessero definirsi "Nobili di Ortona".

Le porto ad esempio Castelfidardo, terra media dello Stato Pontificio, dove sin dai primi anni del '700 fino al dicembre 1799 (data della prima restaurazione pontificia) il Consiglio Comunale era riservato intermente alle famiglie di primo ceto e pertanto coloro che componevano la Magistratura (Gonfaloniere e Anziani - in seguito al M.P. di Leone XII del 5.10.1824 il Gonfaloniere diverrà Priore nei piccoli comuni) erano intermente del ceto nobile.
Situazione questa più restrittiva, ad esempio, di una civitas come Ortona.
La situazione rimase più restrittiva anche nel periodo 1799 - 1831: Consiglio Comunale 1/2 Nobili e 1/2 Cittadini
Fu solo dal 5.7.1831 (Circolare della Segreteria di Stato Pontificia, firmanta dal Cardinale Bernetti) che il Consiglio divenne 1/3 Nobili, 1/3 Citadini ed 1/3 altri eleggibili (uomini di lettere,negozianti facoltosi e capi bottega).
Il solo fatto però di essere una "semplice" terra ha precluso ogni possibilità di vedersi riconosciuta dal Regno d'Italia ogni prerogativa nobiliare, che invece era riconosciuta e accettata dallo Stato Pontificio.

c'est la vie . .dicono i francesi ;-)
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Re: Cosa dice il Massimario SMOM per la "nobiltà delle terre"?

Messaggioda Morello » martedì 22 settembre 2009, 13:43

La ringrazio ancora, anche per l'interessante parallelo con Castelfidardo. Ma allora tornando, quasi, all'oggetto del topic. Ammettiamo (premetto che non è il mio caso, sono solo un appassionato ricercatore di storia), che una famiglia, tra quelle incluse nel 1° ceto nel 1765, ancora esistente (nel corso di secoli ha avuto ed ha ancora professionisti, amministratori pubblici, alti ufficiali dell'esercito, filantropi), produca documentazione a sufficienza (uso dello stemma almeno dal 1702, albero genealogico dalla seconda metà del XVII secolo, distinta civiltà o more nobilium da quel periodo fino ad oggi, alleanze matrimoniali nobiliari in passato, cariche pubbliche ricoperte, case palazziate possedute, proprietà terriere ancora oggigiorno, atti notarili e quant'altro), pur non avendo fatto richiesta del riconoscimento del titolo di Nobile di Ortona a suo tempo (forse l'avrebbe ottenuto ?!?), potrebbe aspirare ad essere ricevuta nel SMOM almeno nel ceto di Grazia e Devozione? E' una mera curiosità storica. Grazie.
Morello
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