Nobiltà Civica e Primo Ceto

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Nobiltà Civica e Primo Ceto

Messaggioda Morello » mercoledì 13 settembre 2006, 12:06

Gentili Partecipanti al Forum,
nell'Italia Meridionale le città infeudate non hanno avuto nobiltà civica, salvo prova di separazione di ceti nel governo della città prima dell'infeudazione, credo (sarebbe il caso di Sulmona). Subito dopo l'Unità d'Italia, furono riconosciuti i titoli di Patrizio di Aquila (Rivera, Cappa, de Nardis, Bonanni, Dragonetti, de Torres, Antonelli, Gentileschi, Ciampella, Vastarini Cresi, Pica Alferi, Alferi Osorio...) e di Nobile di Penne (Castiglione e Aliprandi). Verso il 1908/1909, dopo ricorso, quello di Nobile di Sulmona (Corvi, de Matteis, Tabassi, Trasmondi, Capograssi, Mazzara, Sanità, Sardi...). Vi espongo, spero sinteticamente, il caso di Ortona. La mia città fu infeudata prima ai Lannoy (1526-1582) e poi ai Farnese (1582-1734). Del periodo precedente, scarsissima è la documentazione, certo nel 400 spadroneggiarono gli ortonesi Riccardi e per breve tempo i Caldora. Ortona tornò alla Corona nel 1734, nel 1765 con Decreto Reale venne riformato il Decurionato in tre Ceti: Primo Ceto, Secondo Ceto dei Civili e Terzo Ceto del Popolo. Nel Primo vennero ricomprese sia le poche famiglie feudali o di origine feudale (de Pizzis, de Sanctis, de Thinis, Bernardi, de Letto...) sia le famiglie di distinta civiltà risalenti al XIV-XVII secolo. Secondo Voi il fatto di non definire nobile il primo ceto è stata una svista oppure è stato voluto, non ritenendo il Sovrano giusta l'attribuzione della nobiltà civica alle famiglie del primo ceto? Grazie mille. Serafini.
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » domenica 1 ottobre 2006, 8:22

A posteriori appare difficile comprendere i criteri e le motivazioni che mossero la consulta araldica.

Come Ortona ce ne sono anche altre di città che teoricamente avrebbero potuto ottenere la "nobiltà civica" ma probabilmente cercarono di tenere abbastanza ristretto l'elenco.

Ho notato ad esempio che moltissime località nello Stato Pontificio che avevano ottenuto il titolo di città, pur essendo semplici paesi, hanno riconosciuta la propria "nobiltà civica", mentre città, anche grandi, infeudate del regno delle Due Sicilie non hanno riconosciuta la propria nobiltà :roll:
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Messaggioda Grimaldi » domenica 1 ottobre 2006, 10:32

Egregi signori
l'importante è capire il valore del termine "primo ceto" in quel contesto e quindi in quello Stato.

In generale però la distinzione civica in una città
era sinonimo di esistenza di seggio.

Ed il termine "primo ceto" sinonimo di ceto nobile
(anche perchè sono similmente distinti i civili ed i popolani).

Quindi credo che sia stata riconosciuta la nobiltà civica alle famiglie del primo ceto.

Ma come sempre studiare il Decreto Reale del 1765
sarebbe utile.

Cordiali saluti

G.
Grimaldi
 

Messaggioda Morello » lunedì 2 ottobre 2006, 9:06

Grazie per le risposte. Il Decreto Regio è riportato nel Liber Consiliorum Civitatis Ortonae del 1765. Lo leggerò a fondo e Vi riferirò. Mi hanno colpito alcune questioni, per questo ho rivolto la domanda: il Primo Ceto non viene definito Nobile, pur essendoci sia quello civile che popolano, in effetti dal 1765 - come ho detto Ortona dal 1526 al 1734 era stata infeudata - c'è separazione di ceti, al Primo andavano le cariche di Camerlengo e Mastro Giurato, al Secondo quella di Primo Sindaco, al Terzo quella di Secondo Sindaco, probabilmente dopo l'Unità nessuna famiglia del Primo Ceto superstite fece istanza per il titolo di Nobile di Ortona, come fecero invece le famiglie di Sulmona. Per quanto riguarda l'Abruzzo, il titolo di Città spettava alle località sedi vescovili, quella di Ortona fu ripristinata nel 1570, gli altri centri erano definiti Terre. A presto. Serafini.
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Messaggioda Grimaldi » lunedì 2 ottobre 2006, 10:07

Egregio Signore,
credo che il termine “Primo ceto” sia in genere sinonimo di “Nobile”. Non sempre nei secoli scorsi il “nobile” in genere era sempre definito così. Nel corso dei secoli, a seconda di vari luoghi, si sono usati termini diversi.
Cmq sia sarebbe interessante fare qualche indagine su famiglie che in virtù di tale riconoscimento nel “Primo ceto” abbia poi ottenuto il riconoscimento di Nobiltà e magari l’ingresso nell’Ordine di Malta?
Magari iniziamo a vedere l’elenco regionale della nobiltà abruzzese?

A presto.

G.
Grimaldi
 

Messaggioda Morello » lunedì 2 ottobre 2006, 10:28

Molte famiglie abruzzesi nel corso dei secoli furono ricevute per giustizia nell'Ordine di Malta, l'elenco sarebbe lungo. Cmq l'unica famiglia ortonese che ci provò fu la famiglia de Pizzis nel 1717 all'epoca Marchesi di San Martino e Baroni di Filetto. Ortona era ancora infeudata ai Farnese e la separazione dei ceti si ebbe, come di è scritto, per Decreto Reale nel 1765, ma questa famiglia ricevuta nel Priorato di Capua, decadde lo stesso giorno per non aver superato le prove statutarie, non ne conosco bene i motivi. Posseggo però fotocopia di una stampa della documentazione per il processo di ammissione, e mi sembra che la famiglia più che fornire prove documentali (Ortona ha avuto una storia travagliata e la documentazione civile, ecclesiastica e notarile inizia prevalentemente dal 1567), fornì prove che si basavano su dichiarazioni di altri nobili ed autorità. Tra l'altro i feudi di San Martino e Filetto erano stati acquistati sono nel 1652 ed il titolo marchinale sul primo feudo era stato concesso appena nel 1708. Anche questa esclusione mi da' da pensare sulla consistenza della "nobiltà" ortonese. Saluti Serafini.
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Messaggioda Grimaldi » lunedì 2 ottobre 2006, 11:11

Caro signore
come sempre bisognerebbe vedere le prove ed i documenti presentati.

A titolo di curiosità le segnalo questi libri che ho rintracciato:

- Iubatti, Nicola - Una rivolta per il pane : lotte tra borghesia e nobilta, in Ortona, nella seconda meta del '700 - Ortona - stampa 1985

- Bonanni, Giovanni - Amministrazione municipale della citta di Ortona a Mare : secoli 16.-17.-18. - Lanciano - 1899



Sarebbe interessante da leggere... :D

Finora dunque se abbiamo sufficienti elementi
per definire Ortona città che godeva di separazione dei ceti
e di seggio nobile (magari non Patrizio ma solo Nobile, ovvero aperto)
bisognerebbe vedere se altre famiglie sono state riconosciute nobili
perchè godenti di questa ascrizione.
La mancanza di tali riconoscimenti o di mancati riconoscimenti dall'Ordine di Malta (o altri che prevedevano prove nobiliari) non esclude a priori che Ortona ebbe una nobiltà civica.
Ripeto: magari non patrizia (seggio chiuso) ma almeno civica sembra averla goduta. Visti i documenti che lei ci riporta.

Se trovo qualche informazione l'aggiungerò.

Saluti

G.
Grimaldi
 

Messaggioda Morello » lunedì 2 ottobre 2006, 12:30

Gentile Sig. Grimaldi,
La ringrazio per le segnalazioni. Le due opere le conosco bene. In Ortona tra il 1671 ed il 1764 ci fu un dissidio tra le famiglie della nobiltà feudale (poche) e quella della c.d. distinta civiltà (di più) per la carica di Primo e Secondo Sindaco. Nel 1764 si ebbe una rivolta per il pane da parte del popolo. L'anno dopo ci fu la detta riforma del Decurionato: i due gruppi di famiglie dissidenti furono ricompresi nel Primo Ceto, mentre furono creati gli altri due. Io non so come avveniva da parte del Regno d'Italia il riconoscimento del titolo di Patrizio o Nobile di una città del Meridione. Su richiesta delle famiglie interessate? Automaticamente? L'Aquila e Penne l'ebbero prima di Sulmona, che però dovette fare ricorso.
Come diceva un noto giornalista partenopeo, il quesito sorge spontaneo: alla luce di quanto da me molto sinteticamente esposto, secondo Voi se le famiglie ortonesi del Primo Ceto superstiti avessero fatto ricorso per il titolo di Nobile di Ortona, l'avrebero ottenuto? Grazie supermille. Serafini.
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 2 ottobre 2006, 12:50

Serafini ha scritto:[..] In Ortona tra il 1671 ed il 1764 ci fu un dissidio tra le famiglie della nobiltà feudale (poche) e quella della c.d. distinta civiltà (di più) per la carica di Primo e Secondo Sindaco. Nel 1764 si ebbe una rivolta per il pane da parte del popolo. L'anno dopo ci fu la detta riforma del Decurionato: i due gruppi di famiglie dissidenti furono ricompresi nel Primo Ceto, mentre furono creati gli altri due. Io non so come avveniva da parte del Regno d'Italia il riconoscimento del titolo di Patrizio o Nobile di una città del Meridione. Su richiesta delle famiglie interessate? Automaticamente? L'Aquila e Penne l'ebbero prima di Sulmona, che però dovette fare ricorso. Come diceva un noto giornalista partenopeo, il quesito sorge spontaneo: alla luce di quanto da me molto sinteticamente esposto, secondo Voi se le famiglie ortonesi del Primo Ceto superstiti avessero fatto ricorso per il titolo di Nobile di Ortona, l'avrebero ottenuto? Grazie supermille. Serafini.


Le questioni sono differenti e diverse:

I caso. Città cui era riconosciuto il diritto di concedere la nobiltà:

1. Il re concedeva il titolo di città e il diritto di avere una nobiltà civica
2. Il consiglio comunale o altro organo deputato nominavano le famiglie che avevano diritto a fregiarsi del titolo di nobile della città.

II caso. Città cui non era riconosciuto il diritto di concedere la nobiltà:

1. Pur essendoci distinzione tra ceti in genere la "nobiltà" era indicata in senso lato. Famiglie arricchite spesso sono inserite nel ceto nobile pur non avendone riconoscimento giuridico.

Per quanto riguarda Ortona, pur non conoscendo la situazione specifica, credo appartenga al secondo caso. Non ci fu, cioè, mai riconoscimento da parte del Re Borbone o chi per lui, del diritto di concedere nobiltà.
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Messaggioda Grimaldi » lunedì 2 ottobre 2006, 13:16

Cari signori
scusate se mi ripeto e riporto ancora una volta il mio sintetico riferimento...

Nel Regno di Napoli le distinzioni erano:

1) Patrizi:
- nobili abitanti di città regie (non sottoposte a feudatari dunque; con eccezioni varie);
- viventi nettamente separati dagli altri nobili locali e dal popolo;
- godenti dell'ascrizione ad un Seggio chiuso (che aveva il diritto esclusivo di far entrare o meno altri nobili, al quale essi non potevano accedere altri se non voluti dai patrizi già ascritti; diritto che però il sovrano poteva concedere in certi casi anche a nobili esterni):
- godenti del diritto monopolistico (esclusivo) dell'accesso alle cariche civiche locali (e spesso anche a certe ecclesiastiche);

- tale patriziato era concesso da un sovrano o era riconosciuto da un sovrano perchè per diritto "ab immemorabili";

2) Nobili di città (nobiltà civica):

- nobili abitanti di città regie (non sottoposte a feudatari dunque; con eccezioni);
- viventi separati dal popolo;
- godenti dell'ascrizione ad un Seggio Aperto (che aveva il diritto di far entrare o meno altri nobili, ma al quale potevano accedere però anche ALTRI NOBILI, richiedendolo al Seggio o al Sovrano se non erano stati accettati dai nobili già ascritti);
- godenti del diritto esclusivo dell'accesso alle cariche civiche locali (e spesso anche a certe ecclesiastiche);

- tale nobiltà civica era concessa da un sovrano o era riconosciuto da un sovrano perchè per diritto "ab immemorabili" ma distinguendola dal patriziato vero;

3) Nobili locali:

- nobili abitanti di città regie ma NON ascritti, nei vari casi, al patriziato locale o alla nobiltà civica se esistente (non sottoposti a feudatari dunque; con eccezioni); oppure viventi (in maggioranza) in città FEUDALI;
- viventi separati dal popolo;
- uniti in un collegio nobiliare ma NON ascritti a nessun seggio (perchè localmente NON esistente oppure perchè Seggio chiuso);
- con l'opportunità di collaborare al potere locale (con il feudatario del luogo, ecc.);

- i nobili locali erano tali se erano riconosciuti tali o nobilitati dal Sovrano;

Quindi specificherei la distinzione dell'amico Bedini:

- le città patrizie avevano diritto esclusivo di concedere il loro Patriziato (la famiglia ammessa era iscritta nei registi o libri d'oro cittadini) e godeva diritti e privilegi;

- le città con nobiltà civica avevano diritto di concedere la loro nobiltà civica (la famiglia ammessa era iscritta nei registi o libri d'oro cittadini) e godeva diritti e privilegi;

- città senza vera distinzione nobiliare (non riconosciuta dallo stato) nella quali vivevano i nobili, che potevano riunirsi o meno in associazioni private. Costoro a volte erano (e sono!) confusi con nobili civici.

Nel caso di Ortona forse si tratta di Nobiltà civica.
Ma per essere corretto e preciso dovrei conoscere meglio le concessioni regie etc.

Cordiali saluti

G.
Grimaldi
 

Messaggioda Morello » lunedì 2 ottobre 2006, 13:54

Signori, Vi ringrazio per le preziose delucidazioni. Quanto prima mi recherò nella Biblioteca Comunale di Ortona per controllare il registro originale dov'è riportato il decreto regio, che se non erro è stato pubblicato per intero o quasi nella citata pubblicazione di Iubatti. Purtroppo gli statuti della città sono andati perduti nel corso dei secoli, nel 1584-1616 la composizione del consiglio più o meno era tripartita tra nobili, distinta civiltà e popolo (credo grasso o comunque benestate). Nel 1591 i decurioni furono ridotti da 60 a 40. Tra il 1616 ed il 1696 c'è una lacuna. Tra il 1696 e il 1764 i consiglieri erano ridotti all'osso, una ventina o poco più, rappresentanti i due gruppi di famiglie litigiose. Il popolo di fatto era già stato estromesso. Nel consiglio si entrava per cooptazione, morto il padre subentrava il figlio, ed erano rappresentati più rami della stessa casata, il Bonanni scrive che in cattedrale c'erano dei sedili per distinguere i nobili dagli altri, ma manca la documentazione. Per essere ammesse nel consiglio le nuove famiglie dovevano essere residenti in Ortona da un certo lasso di tempo, essersi imparentate con famiglie ortonesi ed avere un certo censo, oltre non so. Grazie a risentirci. Serafini.
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Messaggioda Morello » martedì 3 ottobre 2006, 17:17

Non mi sbagliavo, il libro di Iubatti, riporta trascritta tutta la documentazione tratta dal Liber Consiliorum Civitatis Ortonae (1761-1770), conservato nella Biblioteca Comunale di Ortona. Ebbene con una lettera inviata da Caserta, a Don Antonio Castiglione dei Marchesi di Poggio Umbricchio, Nobile di Penne e Amministratore dello Stato Farnesiano d'Abruzzo, con sede a Palazzo farnese in Ortona, il 23 marzo 1765 a firma di Bernardo Tanucci, Segretario di Stato, vengono specificate le Sovrane Deliberazioni. Le elezioni dei 45 decurioni, 15 per ogni ceto, avverranno ogni 5 anni alla presenza del Governatore o Giudice Locale. Del primo ceto faranno parte le famiglie che hanno sempre goduto il decurionato (gli "individui idonei"), del secondo ceto dei civili "prenda i lumi necessarij dello stato di civiltà delle famiglie, ne formi nota e ne faccia imbussolare gli individui idonei che non abbiano ostacolo di Prammatiche. Indi convochi Pubblico Parlamento del rimanente Popolo, faccia estrarre li nomi e cognomi di detti Individui dalla bussola, e coloro che avranno la maggior parte de suffragi rimangono ammessi per decurioni del ceto dei civili. Lo stesso dovrà praticare per l'elezione dei quindici decurioni del ceto popolare." Quindi le famiglie già decurionali entravano "di diritto" nel primo ceto. Il Camerlengo (responsabile delle finanze) ed Il Mastrogiurato (responsabile della sicurezza), ed un deputato della salutedovevano appartenere al primo ceto, il primo sindaco e l'altro deputato allaute ad secondo, il secondo sindaco al terzo. Le cariche dovevano essere elette da tutti i 45 decurioni e duravano in carica un anno. I 15 decurioni del primo ceto dovevano essere scelti tra le famiglie che avevano sempre goduto il decurionato, ma senza pregiudizio per altre famiglie che "sono divenute, o diverranno dello stesso grado di distinzione intensiva di potervi essere ascritti, nè s'induca tutto di privativa alcuna a dette Famiglie Regimentarie". I quattro eletti (mastrogiurato, camerlengo e sindaci) "vengono a corrispondere in uguaglianza (due del primo e due del secondo e terzo) per bilanciarsi il peso della buona e retta amministrazione di quel publico, con dover però nelle occorrenze aver la precedenza del luogo; due del primo ceto, in quello del secondo, e in ultimo il sindaco popolare". Possono essere eletti alle cariche anche esterni al consiglio purchè appartenenti ai rispettivi ceti. Che ne pensate?
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 3 ottobre 2006, 17:31

Nulla di nuovo, caro Serafini, per quanto riguarda la nobiltà locale del regno delle Due Sicilie :lol:

Le consuetudini locali, in maggior parte però, non furono riconosciute dal re Borbone quando si decise a riordinare i regolamenti nella seconda metà del settecento e di conseguenza non furono riconosciute dal regno d'Italia.

Penso che in primis bisognerebbe capire su quali basi nella seconda metà del '700 furono riconosciute dalla corona le nobiltà locali.
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Messaggioda Grimaldi » mercoledì 4 ottobre 2006, 19:54

Caro Alessio
abbiamo ricordato più volte le Leggi nobiliari del Regno Borbonico
ed i criteri degli stessi.

Il Primo ceto indica ceto nobile.
Ma non patrizio (seggio aperto).

Quindi appartenervi costituisce prova di nobiltà.

Và da se però che possono esserci stati casi in cui
non fu ritenuto bastevole.

Proviamo a fare una ricerca sui volumi di Bonazzi circa i cavalieri di Malta
che erano di Ortona?
Grimaldi
 

Messaggioda Morello » giovedì 5 ottobre 2006, 10:13

Gentili Signori, anni addietro ebbi l'opportunità di sfogliare il libro del Bonazzi, mi pare di avervi trovato solo l'indicazione che a suo tempo (1987) mi scrisse Fra' Norbert Kinsky, se non erro all'epoca Cancelliere dello SMOM, ovvero: Francesco Maria de Pizzis dei Marchesi di San Martino e Baroni di Filetto fu ricevuto Cavaliere di Giustizia in minore età nel Priorato di Capua nel 1717 ma decadde lo stesso giorno per non aver superato le prove statutarie. Cosa significhi non loso, ma fu l'unica famiglia ortonese che si avvicinò all'Ordine di Malta. Posseggo la copia della stampa delle prove di nobiltà raccolte, ma sono prove poco documentarie o molto testimoniali, forse per questo ci fu l'esclusione. Mentre i de Sanctis baroni di Civitacquana e Ginestre, verso la fine del '700 furono ammessi nell'Ordine Costantiniano di San Giorgio in quanto fondatori di una Commenda di jus patronato. I Bernardi, che erano stati feudatari tra il XVI ed il XVII secolo, fecero richiesta nella prima metà nell'800 di ingresso tra le Guardie Reali di SM il Re delle Due Sicilie e fornirono delle prove, ma non conosco l'esito dovrei documentarni presso l'Archvio di Sato di Napoli, se esiste un fondo attinente. Grazie tantissimo per le Vostre osservazioni e delucidazioni, mi sono utilissime per avere un quadro più chiaro di tutta la vicenda. Serafini
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