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gli archivi familiari fiorentini by dr Tognetti

MessaggioInviato: giovedì 3 settembre 2020, 12:44
da pierluigic
Per chi si interessa di storia fiorentina credo sia interessantissima la lettura di questo articolo del dr Sergio Tognetti che cerca di spiegare i motivi della conservazione di un numero fuori del comune di registri societari fiorentini
https://www.academia.edu/44003010/Una_civilt%C3%A0_di_ragionieri_Archivi_aziendali_e_distinzione_sociale_nella_Firenze_basso_medievale_e_rinascimentale

i libri contabili privati risalenti al periodo tra l’inizio del XIII secolo e il 1500 ammontano a circa duemilacinquecento, più di quanti ne esistano per tutte le altre città
italiane messe insieme; e tale numero sale fin quasi a diecimila man mano che ci avviciniamo al 1600, per la maggior parte contenenti resoconti commerciali più o meno
dettagliati. Questo patrimonio enorme dona a Firenze un primato documentario nella storia del capitalismo delle origini che vale per tutta l’Europa.


affronta un nodo importante

Contrariamente a quanto avveniva in quasi tutta l’Italia dell’ancien régime,i nobili fiorentini dell’età granducale non si vergognavano affatto del
proprio passato mercantile, che spesso anzi perpetuavano, magari investendo somme crescenti in accomandite gestite da terzi più che mediante società
direttamente amministrate




affronta anche il livello culturale della societa fiorentina

I fiorentini si dotarono quindi di un bagaglio di tecnicalità, la cui complessità crescente costituì a lungo un fattore indubitabile di supremazia sul piano
europeo, in particolare in ambito finanziario. Questo significa, se vogliamo adottare un approccio desunto dal linguaggio contemporaneo, che essi puntarono
in maniera sempre più determinata sulla formazione del capitale umano.
Gli studi puntuali di Elisabetta Ulivi sulle scuole di abbaco fiorentine e l’ammirevole lavoro di sistematizzazione condotto da Robert Black sulle strutture
educative della Toscana interna hanno permesso di appurare una realtà sino a pochi anni or sono largamente sottostimata e generalmente ridotta alle poche
righe che Giovanni Villani dedicò al numero di bambini e bambini frequentanti scuole a Firenze nell’anno 1338, su cui per altro un grande studioso come
Paul Grendler mostrava un atteggiamento decisamente scettico. Oggi non ci sono più dubbi, le stime del Villani combaciano con le evidenze documentarie
desunte dalle dichiarazioni al catasto del 1427, dalle migliaia di riferimenti espliciti provenienti dai libri di ricordi, dalla contabilità privata, dai rogiti notarili,
dalla documentazione pubblica, e soprattutto dalle fonti inerenti il funzionamento delle scuole elementari, di grammatica e soprattutto di abbaco.
Fra i maschi adulti residenti a Firenze il tasso di alfabetizzazione toccava (e forse superava) il 70% e una porzione non marginale di questi aveva acquisito
nozioni di aritmetica e di computisteria. Al censimento italiano del 1871 la popolazione maschile toscana di età superiore ai 6 anni era analfabeta per il
62%. È evidente che i livelli tardo ottocenteschi sono influenzati dalla massa di contadini e piccoli artigiani di campagna non scolarizzati, ma il paragone,
per quanto improprio, è in ogni caso sconcertante.