La casualità poteva pregiudicare la separazione dei ceti?

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La casualità poteva pregiudicare la separazione dei ceti?

Messaggioda FP » domenica 14 giugno 2020, 14:39

Il Bertini Frassoni, come pure l'Arnone e lo Zenobi e altri, compirono numerosi studi per appurare l'esistenza della separazione dei ceti nelle città e terre dello Stato della Chiesa.
In questo forum si è dibattuto a lungo su cosa fosse davvero la separazione dei ceti, quando si potesse configurare una nobiltà generosa sufficiente per l'ingresso negli Ordini cavallereschi tradizionalmente più gettonati nella nostra penisola durante l'ancien regime (gerosolimitano e Santo Stefano soprattutto, ma anche altri).
Dopo molti anni di studio potrei riassumere la separazione dei ceti nello Stato della Chiesa in questo modo: quando in una comunità si formava un corpo chiuso ed ereditario il quale solo esprimeva una, più di una o tutte le cariche della magistratura (cioè quella che oggi chiamiamo giunta comunale).
L'Ordine di Malta, accanto a questo requisito della separazione dei ceti, ha da sempre voluto, per poter ammettere candidati appartenenti ai ceti chiusi, che questi ultimi fossero riconosciuti esplicitamente dal sovrano e in questo caso quindi dal papa. Non così l'Ordine di Santo Stefano (e anche quello dei SS. Maurizio e Lazzaro sembra), per il quale dimostrare di appartenere ai primi gradi e dignità riservati ai soli gentiluomini e famiglie primarie della propria patria, ovviamente laddove espressamente sancito dallo Statuto o dalle Riformanze con rigida procedura, era fonte di vera nobiltà generosa.
Del resto non sarebbe potuto essere altrimenti: in quasi tutte le comunità direttamente soggette alla Santa Sede i Consigli o parte di essi erano corpi chiusi ed ereditari, dove cioè da Statuto tutti o una parte dei Consiglieri defunti venivano surrogati dai propri legittimi eredi maschi e quando una famiglia si estingueva solo i Consiglieri decidevano sulle aggregazioni di nuove famiglie vagliando attentamente la richiesta. Queste comunità erano dunque detentrici di sovranità, in quanto il Magistrato vi esercitava quasi sempre il mero e misto impero che nei feudi era in mano al signore e l'esercizio del potere in via ereditaria prescritto da Statuto era sorgente di nobiltà generosa, infixa ossibus.
Ma volevo comunque un parere da chi come me ha studiato attentamente la materia della nobiltà civica. Nella stragrande maggioranza delle comunità era in uso il sistema dei gradi, coi quali si andavano a distinguere i Consiglieri. In alcune tutti i gradi erano nobili ed esprimevano magistrature ritenute o riconosciute nobili, in altre solo uno o due gradi al massimo erano di appannaggio nobiliare.
Vi sono però alcune comunità nelle quali i gradi erano "temporanei": in queste, durante la seduta bussolare si sceglievano dal Consiglio chiuso ed ereditario, ad opera di una deputazione di Consiglieri eletta dal Consiglio Generale, un numero di persone da servire come Capo della Magistratura, ad esempio come Capo Priore e si inserivano nel Bussolo detto di 1° grado; allo stesso modo i restanti nomi si imbussolavano nel Bussolo del 2° grado ad esempio come Priori e quindi per formare la Magistratura coadiuvante il Capo Priore. Se per esempio la Magistratura durava un semestre allora ogni 6 mesi si estraeva a sorte dal bussolo di 1° grado una persona da servire come Capo Priore e dal bussolo di 2° grado due o più persone da servire come Priori.
All'esaurimento di entrambi i bussoli essi venivano rifatti da una congregazione di Consiglieri nuovamente eletta all'uopo e i nomi delle persone potevano essere imbussolati in modo diverso rispetto al precedente rinnovo dei bussoli e quindi quelli che erano stati estratti come Capo Priori potevano anche finire nel bussolo dei Priori e quindi di 2° grado e viceversa.
A vostro avviso, questa discrezionalità della congregazione bussolare eletta dal Consiglio Generale può in qualche modo minare le basi teoriche della separazione di ceto e quindi della nobiltà generosa da alcuni Ordini cavallereschi un tempo riconosciuta in questo tipo di comunità o bastava avere un ceto chiuso ed ereditario e non contava il modo in cui venivano elette le Magistrature?
Del resto a Venezia l'elezione del Doge, suprema magistratura monocratica, era macchinosissima e casualissima e poteva cadere su chiunque dei centinaia di Consiglieri nonostante questa estrema casualità nella scelta del Doge erano e restavano patrizi.
Grazie in anticipo per l'attenzione e per le risposte.
~ Tua vivimus luce ~
FP
 
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