Quando ci si può definire ricchi?

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Re: Quando ci si può definire ricchi?

Messaggioda pierluigic » lunedì 9 dicembre 2019, 12:23

Fuori tema ?
Il povero ha quasi sempre cattivo odore , il ricco mai : questo e' gia' un buon tratto distintivo.
Nel senso che da uno ricco quasi tutti sopportano comportamenti che non sopporterebbero da un povero

Poi la poverta' dovrebbe essere una percezione individuale
Diventa sociale quando sono gli altri a farti notare la tua poverta' ( quindi se entri in un gradino sociale che non puoi sostenere sei povero )
disgressione :
Chiedo sempre attenzione alla differenza tra Nobilta' d'animo , soldi , nobilta' (concetto storico ):
La nobilta' (concetto storico ) tralasciando le favole normalmente nasce con i soldi e si mantiene solo con i soldi altrimenti scade nel patetico

La storia dell'uomo e' mossa dall'egoismo ( io ) ,dal potere ( sulle menti e sui corpi ) ,dalla ricchezza, dal sesso (inteso come possesso )
Quindi c'e' stato un solo vero cavaliere El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha
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Re: Quando ci si può definire ricchi?

Messaggioda Cronista di Livonia » lunedì 9 dicembre 2019, 13:57

Insomma, "manners maketh the man", non è detto che si accetti dal ricco ciò che non si accetta dal povero.

Tutto questo discorso di soldi/ricchezza per l'accesso agli Ordini è abbastanza deprimente. Come già evidenziato da altri il modello 730 dovrebbe essere l'ultima cosa che si guarda o forse meglio ancora la prima che non si guarda.
Se poi vogliamo andare a fare quattro conti in tasca la stragrande maggioranza dei cavalieri della storia erano relativamente poveri. Moltissimi cavalieri degli Ordini monastico-cavallereschi erano figli cadetti, senza terra e senza reddito, con proprietà delle armi del mestiere e poco altro.
Molte tenute della piccola nobiltà erano cariche di debiti insostenibili che oberavano generazioni su generazioni. Questi nobili non erano poveri in senso relativo, ma in senso stretto ci andavano abbastanza vicino.
La nobiltà non era solo denaro, ma anche status, potere politico ed altro.

Esistono poi anche i ricchi "ladri di polli", tanto per fare un esempio non esattamente positivo di ricco. Insomma eviterei di generalizzare sia da un lato che dall'altro.

Se vogliamo fare un discorso meramente statistico il "ricco" è colui che entra nel novero dei patrimoni dal milione di dollari in su.
Se vogliamo fare un discorso da legare al tema cavalleresco molto meglio "manners maketh the man", i soldi sono estremamente marginali. Meglio una persona meritevole e di buone maniere che partecipi sinceramente solo nella propria città per ristrettezze finanziarie, che un ricco di pessime maniere che vada a numerosi pellegrinaggi solo per farsi bello.
Cordialmente,

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Re: Quando ci si può definire ricchi?

Messaggioda Tilius » lunedì 9 dicembre 2019, 14:54

Questa idea del 730, che periodicamente continua a ricicciare fuori, é un'idea particolarmente stupida, volgare e soprattutto massimamente inutile.

Le quote giacciono non pagate non a causa di orde di cavalieri improvvisamente scopertisi e/o ritrovatisi indigenti: i cavalieri inadempienti sono tutti ampliamente dotati di patrimoni e liquidità in abbondanza, ed essi non pagano semplicemente perché sono dei miserabili tirchi.

Inoltre, qualsiasi attestazione di ricchezza venga prodotta (sia essa il 730, il modello UNICO o il credito concesso dal pizzicagnolo), è cosa completamente avulsa e indipendente dalla volontà di cacciarla, questa ricchezza, per pagare la quota associativa o altra azione benefica.

Viviamo inoltre nella Gloriosa Patria dell'Evasione Fiscale: vorremmo forse precludere l'accesso ai Sacri Ordini Cavallereschi con stolidi paletti burocratici a quella pletora di ricchi e ricchissimi che per il fisco sono nullatenenti o quasi??? Sono ricchi! DEVONO potere entrare!!! Dio lo vuole...!!!
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Re: Quando ci si può definire ricchi?

Messaggioda Elmar Lang » lunedì 9 dicembre 2019, 15:16

E qui mi trovo in piena concordanza col pensiero dell'ottimo Tilius.
Non fidatevi mai delle statistiche, se non siete stati voi a falsificarle. (P. Kalpholz)
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Re: Quando ci si può definire ricchi?

Messaggioda Cav.OSSML » lunedì 9 dicembre 2019, 17:25

La discussione, stucchevole e figlia dei nostri tempi degradati, circa il livello minimo di ricchezza che un aspirante Cavaliere deve, o dovrebbe, oggi necessariamente raggiungere per essere degno di essere accolto in un Ordine Cavalleresco richiede a mio modesto avviso la preventiva risposta ad un interrogativo fondamentale, ossia: Esiste ancora oggi, di fronte al materialismo, alla globalizzazione, al capitalismo sfrenato, all’arroganza e alla prepotenza della élite finanziaria e alla cafoneria dei “nuovi ricchi” la Cavalleria?
E se esiste, cos’è la Cavalleria oggi?
È noto che la dottrina cristiana ha sempre mal visto l’accumulo di denaro attuato dai “prestatori di denaro” la cui inconciliabilità con il Cristianesimo fu già ribadita formalmente nel Concilio di Lione del 1271.
Negli antichi Ordini religiosi cavallereschi, che furono un’alta espressione della Fede Cristiana, i Cavalieri facevano voto di castità, obbedienza e povertà personale.
Se oggi uno dei requisiti che secondo alcuni deve o dovrebbe sussistere come condicio sine qua non per entrare negli Ordini Cavallereschi è, o dovrebbe essere, quello di essere un ricco, mi chiedo dove rimane lo spirito cavalleresco delle origini?
Ovviamente chi entra in un Ordine Cavalleresco deve adempiere tempestivamente agli impegni presi all’atto dell’ingresso, ovvero pagare tempestivamente la quota annuale (qualora prevista) e partecipare, in base alle proprie possibilità, non soltanto economiche, alle attività benefiche, ai Capitoli ed ai Pellegrinaggi promossi dall’Ordine Cavalleresco di appartenenza.
Non è poi un mistero che coloro i quali si impegnano maggiormente nelle attività degli Ordini vengano poi di norma anche “ricompensati” mediante promozioni a gradi superiori e/o attraverso il conferimento di incarichi prestigiosi in seno agli Ordini.
Ed è anche giusto che sia così.
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Re: Quando ci si può definire ricchi?

Messaggioda Guido5 » lunedì 9 dicembre 2019, 17:42

Cari amici,
come ha indirettamente puntualizzato subito "antonio33", la prima cosa da fare era mettersi d’accordo sul significato della parola ricco che, secondo l’etimo (il longobardo rīhhi per Giacomo Devoto) indica chi ha larghe disponibilità economiche. Conto in banca, cassaforte o materasso, accesso al credito, facoltà di imporre tributi: non importa. Diverso il caso del termine latino dives usato in senso figurato anche dai classici e non solo. Mi limito a citare l’enciclica di san Giovanni Paolo II “Dives in misericordia”.
In sostanza – e mi rifaccio al Vangelo – il denaro è, o dovrebbe essere, l’ultima cosa a nobilitare una persona.
Ciao a tutti!
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Re: Quando ci si può definire ricchi?

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 9 dicembre 2019, 18:56

Raimondo Lullo, Libro dell'Ordine della Cavalleria, p.III, n.16

Alla Cavalleria non può appartenersi senza l’arma che si addice al Cavaliere, senza fatti gloriosi e senza le grandi spese che convengono all’ufficio cavalleresco.
Perciò lo scudiero che non ha armi, né tanta ricchezza da poter sostenere la Cavalleria non può divenire Cavaliere, ché mancando il denaro, mancano le armi e può darsi che, per mancanza di queste e delle ricchezze, il cattivo Cavaliere si faccia grassatore, traditore, ladro, bugiardo, falso e contragga dei vizi contrari all’Ordine della Cavalleria.
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Re: Quando ci si può definire ricchi?

Messaggioda Guido5 » lunedì 9 dicembre 2019, 22:48

Alessio, mi citi uno che, di famiglia ricca, ha preferito seguire l’insegnamento di un tal Gesù: “non potete servire a Dio e a mammona” (cfr. Mt 6,24 e Lc 16,13)...
Ciao a tutti!
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Re: Quando ci si può definire ricchi?

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 10 dicembre 2019, 8:23

Proprio perché nato ricco e creato cavaliere da un vero re, il Beato Raimondo Lullo conosceva bene i rischi che si corrono quando persone senza denari e risorse vengono innalzate alla cavalleria.
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Re: Quando ci si può definire ricchi?

Messaggioda Guido5 » martedì 10 dicembre 2019, 16:07

Caro Alessio,
per la verità tu ti riferivi alla ricchezza per vivere "more nobilium". Per la "cavalleria" odierna credo che basti quanto serve per comprare un mantello (che copre qualsiasi abito) e pagare le quote dell'Ordine, vero o fasullo... Sbaglio anche qui?
Ciao a tutti!
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Re: Quando ci si può definire ricchi?

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 10 dicembre 2019, 19:24

Per la cavalleria odierna servirebbe ben più che il mantello o le quote.. questo spesso è il problema ..
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Re: Quando ci si può definire ricchi?

Messaggioda Cav.OSSML » martedì 10 dicembre 2019, 20:55

Forse mi sbaglio, ma da certi interventi sembra trapelare la congettura che ormai negli Ordini cavallereschi vengano ammessi cani e porci, ovvero bifolchi e pezzenti della peggior specie.
Perlomeno per quanto riguarda l’Ordine di cui faccio parte io mi sento di smentire tale assunto.
Le tradizioni sono le patenti di nobilità dei popoli.
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Re: Quando ci si può definire ricchi?

Messaggioda malgoth » mercoledì 11 dicembre 2019, 0:42

Buonasera!
Leggera digressione sulle "qualità" di un cavaliere...
Consiglierei di vedere, per chi non l'avesse già fatto, il film di cui il seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Il_destin ... _cavaliere

Potrebbe essere un buon inizio... [angel]

Cari saluti a tutti!

Cris
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Re: Quando ci si può definire ricchi?

Messaggioda Elmar Lang » mercoledì 11 dicembre 2019, 8:19

E nella storia di quel divertente film, troviamo nientemeno che Geoffrey Chaucer preparare false patenti di nobiltà...
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Re: Quando ci si può definire ricchi?

Messaggioda Cronista di Livonia » mercoledì 11 dicembre 2019, 15:28

Cav.OSSML ha scritto:Forse mi sbaglio, ma da certi interventi sembra trapelare la congettura che ormai negli Ordini cavallereschi vengano ammessi cani e porci, ovvero bifolchi e pezzenti della peggior specie.
Perlomeno per quanto riguarda l’Ordine di cui faccio parte io mi sento di smentire tale assunto.


Concordo con il Cavaliere OSSML, di base negli Ordini che frequento trovo essenzialmente persone a modo, gradevoli e anche attive. Naturalmente è possibile che tra coloro che frequentano poco (specie chi acchiappa croce e mantello e poi scompare) vi siano persone meno gradevoli ed attive. Non escludo che vi possano essere cavalieri non esaltanti e persino qualche mela marcia, ma in linea di massima le persone che frequentano e fanno qualcosa sono persone a modo.

Il discorso sulla ricchezza è estremamente relativo e pericoloso, da affrontarsi con ben maggior dettaglio ed approfondimento di quanto sia stato fatto qui.
Comunque ciò che mi fa inorridire è il serpeggiante assunto "se non si è ricchi non si ha la stoffa del cavaliere o non si è degni di far parte di un'Ordine cavalleresco". Questo non solo è falso, ma anche nocivo nella massima misura possibile.

Esistono sicuramente le famiglie nobili ab immemorabili, in ambito tedesco sono note come Uradel, quelle che sono sempre state nobili, ma ci sono anche moltissime famiglie nobilitate e in più di un caso per nobili gesta e non semplici quattrini, vogliamo forse dire che costoro non dovevano essere nobilitati? Che erano indegni di tanto onore e che lo sono tutti i loro discendenti? Spero propio di no. Pure essendo un convinto assertore dei benefici di un'antica ed onorata tradizione familiare non intendo nemmeno mettermi i paraocchi.
Naturalmente ci può volere del tempo perché un rustico eroe trovi i modi forbiti di chi ha 600 anni di nobiltà alle spalle (c'è un detto inglese che dice che per fare un perfetto prato inglese o un perfetto gentiluomo inglese ci vogliono 600 anni), ma non ci vogliono nè soldi nè anni per avere un animo generoso e nobile.

Cordialmente,

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