QUEL TESTAMENTO E' FALSO !

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QUEL TESTAMENTO E' FALSO !

Messaggioda contegufo » mercoledì 25 aprile 2018, 13:02

In ricordo del M.se Maurizio Burlamacchi riporto un simpatico articolo sulla vicenda dell'eredità Strozzi Sacrati di Mantova datato 11 Marzo 1986.
Il Palazzo Strozzi Sacrati di Mantova è situato dietro al duomo di Firenze e fu acquistato tempo dietro dalla regione Toscana che lo ha riportato agli antichi splendori.
https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_S ... di_Mantova

"QUEL TESTAMENTO E' FALSO LA MARCHESA NON E' L' EREDE"
Firenze -
"Quel testamento è falso", hanno sentenziato i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Firenze e hanno condannato Waldemaro Sorri, antiquario, aspirante erede del favoloso patrimonio lasciato dal marchese Uberto Strozzi Sacrati di Mantova, a tre anni di reclusione. Ma è solo il primo round di questa "tenzone" che vede contrapporsi nobili fiorentini e gli ultimi discendenti di Maria Stuarda. I difensori di Sorri hanno già preannunciato il ricorso in appello. L' immensa fortuna del marchese, valutata intorno agli ottanta miliardi, resta ancora "un' eredità giacente", ovvero un' eredità che ufficialmente nessuno ha accettato, amministrata da un curatore nominato dalla magistratura. Sì, perchè prima di scrivere la parola fine su questa vicenda che divide il patriziato fiorentino in "colpevolisti" e "innocentisti" passerà molto tempo: una volta conclusa la causa penale infatti comincerà quella civile. E per molti anni la marchesa Antonietta Pancrazi, buona amica del defunto patrizio fiorentino e suo figlio adottivo Waldemaro Sorri, combatteranno a colpi di carta bollata contro Rosalind Varley e Scata Pitts Steward, lontani cugini del marchese e discendenti della casa reale scozzese Stuart. E' una guerra cominciata tre anni fa e il vincitore riceverà in premio appartamenti, ville, fattorie, un castello del secolo XII, una splendida collezione di dipinti della scuola ferrarese, una raffinata raccolta di ceramiche con pezzi di Della Robbia e del Canova, gioielli firmati compreso un magnifico cigno opera di Benvenuto Cellini e uno dei più bei palazzi di Firenze, Palazzo Strozzi Sacrati di Mantova che si trova al numero 10 di piazza Duomo. E' un edificio a tre piani progettato da Gherardo Silvani. Una lapide nell' angolo con via dell' Oriolo ricorda che quello è il "Canto dei bischeri". Il primo nucleo infatti fu costruito per volere dell' antica famiglia dei Bischeri. Ed è qui che passava le giornate il marchese Uberto Strozzi Sacrati di Mantova. Un vero gentiluomo. Viveva in campagna e soltanto nel pomeriggio scendeva in città. Un solitario con ben poche amicizie femminili, figlio di Massimiliano e di Guendalina Steward, nobildonna scozzese che a Firenze ancora ricordano per la magritudine e l' altezza, famosa perchè come i regnanti di un tempo riceveva gli ospiti in camera da letto. Il marchese morì nel novembre del 1982 senza lasciare eredi diretti. E tutto il patrimonio automaticamente passò nelle mani dei lontani cugini, Rosalind Varley, Scata Pitts Steward e il fratello Alexander (deceduto pochi mesi fa). Non parevano esserci problemi. Il ramo britannico nominò come esecutore testamentario il marchese fiorentino Maurizio Burlamacchi, cugino di quinto grado di Uberto Strozzi, che su istruzione degli eredi aprì le porte del palazzo di piazza Duomo ai funzionari della Soprintendenza e agli esperti della casa d' arte Sotheby. Il 3 marzo del 1983 entrano nel palazzo anche un ufficiale del nucleo di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza e Waldemaro Sorri, antiquario e buon amico delle Fiamme gialle, per l' occasione nascosto dietro un paio di baffoni finti. I due perlustrano i tre piani dell' edificio, corre voce che il patrimonio sta per essere disperso. Si dividono e Sorri mentre si trova nel salotto giallo chiama uno dei custodi. Lo invita a raccogliere una busta che si trova sul pavimento, sotto un segretaire d' angolo. Una busta che nessuno ha mai visto. C' è scritto sopra "testamento" e viene aperta il giorno dopo in Procura. Sono poche righe datate aprile 1981 e scritte con mano tremante: "Lascio tutto il mio avere alla marchesa Antonietta Pancrazi, amatissima da mia madre". Una firma: Uberto Strozzi. La marchesa è la madre adottiva del Sorri, Burlamacchi giura che quella busta prima dell' arrivo dell' antiquario non c' era. Comincia così l' inchiesta penale mentre l' eredità resta ferma, in attesa di un erede che accetti il patrimonio. I periti nominati dall' ufficio istruzione non hanno dubbi: il testamento è falso anche se riconoscono che è stato scritto nel 1981. Waldemaro Sorri viene rinviato a giudizio. L' accusa è duplice: tentata truffa e falso in testamento olografo. In sede giudiziaria si sparano perizie e controperizie. A sostegno di Sorri c' è anche un parere proveritate di padre Donati, un cappuccino esperto della Sacra Rota, che non ha problemi nell' accusare di "malafede" i legali del ramo britannico che al processo di ieri mattina si sono costituiti parte civile. Sorri in aula ha continuato a proclamarsi innocente, "estraneo ad ogni falsità e ad ogni manovra". Del testamento non sapeva nulla e soltanto per caso scoprì quella busta. Ma i giudici non gli hanno creduto e dopo venti minuti di camera di consiglio è stato condannato a tre anni di reclusione. Contemporaneamente è stata dichiarata la falsità del testamento. Una sentenza che ha strappato grandi sorrisi ai pretendenti britannici. Formalmente l' eredità è ancora senza eredi ma ormai si sentono già la vittoria in tasca.
di PAOLO VAGHEGGI
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