Ordinamento stato nobiliare del 1943 e cni

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Re: Ordinamento stato nobiliare del 1943 e cni

Messaggioda Messanensis » lunedì 26 ottobre 2020, 8:52

ippolito ha scritto:
Buonasera, chiedo se l'avvenuto riconoscimento - per la prima volta - di una famiglia quale quarto nobile nel processo per l'investitura di un cavaliere nel S.M.O.di Malta sia condizione perchè tale famiglia (quella del quarto nobile) possa richiedere l' inserimento nel Libro d'Oro edito dal Collegio Araldico.


Bisogna vedere se si tratta di quarto principale o di altro quarto, perché la cosa è differente.
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Re: Ordinamento stato nobiliare del 1943 e cni

Messaggioda ippolito » lunedì 26 ottobre 2020, 18:21

Buonasera, grazie della risposta. Si tratta del quarto materno, riconosciuto nobile.
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Re: Ordinamento stato nobiliare del 1943 e cni

Messaggioda Messanensis » lunedì 26 ottobre 2020, 22:06

Non trattandosi del quarto principale, sicuramente bisognerà presentare al CNI la documentazione a dimostrazione della nobiltà per l'eventuale pubblicazione nel Libro d'Oro edito dal Collegio Araldico.

L'ammissione in Onore e Devozione o in Grazia e Devozione non dimostra la nobiltà del quarto materno. Per esempio senza avere madre nobile si può essere ammessi in Onore e Devozione provando una più antica nobiltà degli altri quarti, oppure in Grazia e Devozione provando una più antica nobiltà del quarto paterno . Pertanto la ricezione nello SMOM in categorie nobiliari di per sé non significa un riconoscimento nobiliare per il quarto materno, la cui nobiltà potrebbe anche non essere stata provata (addirittura a volte viene persino sanato il quarto principale, ma questo è un altro discorso).
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Re: Ordinamento stato nobiliare del 1943 e cni

Messaggioda ippolito » martedì 27 ottobre 2020, 2:55

Grazie, mi fa pensare che bisognerebbe probabilmente indagare gli atti del Capitolo granpriorale che a suo tempo ha deliberato l'ammissione in grado di onore e devozione.
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Re: Ordinamento stato nobiliare del 1943 e cni

Messaggioda FP » giovedì 26 novembre 2020, 11:59

GENS VALERIA ha scritto:la Consulta Araldica dopo vari veti incrociati , aperti campanilismi , dispute e diatribe decise, per sfinimento, che ci fossero una serie di città dove fosse indubbia la presenza di un ceto nobile o patrizio , le città candidate dovevano essere libere da feudi , avere un contado sottomesso e la presenza di elenchi , liberi , liste di famiglie cospicue che si fossero alternate al potere in modo ristretto e circoscritto.
IL fatto che la Consulta avesse deciso di non accettare determinate città non significa assolutamente che colà non vi fosse un ceto nobile , ma solo che ne fossero privati di licenza d'uso ( come il porto d'armi

Potresti spiegarmi cosa intendi per "che si fossero alternate al potere in modo ristretto e circoscritto"? Cioè bastava dimostrare che alcune cariche fossero più o meno appannaggio di un gruppo di famiglie anche del secondo ceto cittadino? Te lo chiedo perché in effetti in alcune città, in maniera a mio avviso folle, la Consulta riconobbe il secondo ceto dei cittadini (non nobili da Statuto) come nobile, dichiarando il primo ceto patrizio. Mi puoi citare le fonti?
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Re: Ordinamento stato nobiliare del 1943 e cni

Messaggioda GENS VALERIA » sabato 5 dicembre 2020, 10:49

Nobile e patrizio sono concetti piuttosto opinabili . In molte realtà cittadine non esisteva questa suddivisione, volendo fare ordine la Consulta fece distinzione.
Il potere veniva esercitato da un gruppo esclusivo di famiglie chiamata nobiltà cittadina . Il concetto è questo.

Le fonti sono diverse a memoria non so essere più preciso ma il concetto è questo.
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Re: Ordinamento stato nobiliare del 1943 e cni

Messaggioda FP » sabato 5 dicembre 2020, 14:00

GENS VALERIA ha scritto:Nobile e patrizio sono concetti piuttosto opinabili . In molte realtà cittadine non esisteva questa suddivisione, volendo fare ordine la Consulta fece distinzione.
Il potere veniva esercitato da un gruppo esclusivo di famiglie chiamata nobiltà cittadina . Il concetto è questo.

Le fonti sono diverse a memoria non so essere più preciso ma il concetto è questo.

Il concetto di nobiltà cittadina a grandi linee è quello che tu giustamente hai descritto. Tuttavia occorre fare delle precisazioni doverose. Non tutti i ceti che si avvicendavano nei Consigli erano nobili.
Per individuare la nobiltà generosa nei ceti civici basta individuare i requisiti richiesti dal Neri Badia, giurista e Uditore dell'Ordine di Santo Stefano papa e martire nel Settecento:

1) La comunità e quindi il Consiglio deve avere vera giurisdizione e quindi il luogo non deve essere infeudato o se infeudato i diritti di mero e misto imperio devono essere esercitati dal Consiglio e non dal feudatario, il quale quindi riscuote solo quanto gli è dovuto in termini economici;
2) Le cariche del Magistrato (Giunta Comunale odierna) devono essere in tutto o in parte riservate a uno o più ceti o bussoli e per riservate si intende che devono essere rigidamente elette soltanto in seno a uno o più ceti da Statuto;
3) Non basta il requisito al punto 2), ma bisogna che i ceti che esprimono le cariche di Magistratura siano strettamente ereditari da Statuto.

In mancanza anche di uno solo di questi requisiti si può parlare di nobiltà solo di fatto e non de jure (cioè perlomeno riconosciuta da tutti gli Ordini cavallereschi, un tempo vere Consulte Araldiche).
Aggiungo che sarebbe da provare quantomeno che gli appartenenti a questi ceti separati ed ereditari avessero contratto nobili matrimoni con nobiltà già ufficialmente riconosciuta e che possedessero anche il more nobilium.
Per questo motivo la decisione della Consulta sabauda di riconoscere come nobili perfino i ceti di cittadini estratti a caso come consiglieri è una follia e pertanto la nobiltà riconosciuta in questa maniera soprattutto durante in ventennio è da considerarsi a mio avviso come puramente onorifica in quanto mai esistita in antico regime.
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Re: Ordinamento stato nobiliare del 1943 e cni

Messaggioda GENS VALERIA » sabato 5 dicembre 2020, 18:40

In Italia dal 1943 era così , tuttavia occorre occorre porre il concetto nelle coordinate luogo/temporali in molti luoghi e in tempi diversi il concetto di nobiltà era differente.
Di fatto era il riconoscimento del popolo e dei pari a fare una distinzione.
Molti ceti cittadini e molte famiglie non vollero o non poterono farsi riconoscere dalla R. Consulta, ma tali erano, riconosciuti anche in documenti ufficiali.
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