Il coraggio di cambiare: l'esempio di Aristocrazia Europea

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Il coraggio di cambiare: l'esempio di Aristocrazia Europea

Messaggioda pierfe » venerdì 14 aprile 2017, 20:51

Dichiarazione

Il 1° febbraio 2017 mi è stato chiesto di far parte del Comitato d’Onore di Aristocrazia Europea http://www.aristocrazia.eu/ una associazione senza fine di lucro che non chiede soldi neppure per l’ammissione il cui meraviglioso incipit è il seguente:
“Sostenitori e moderni interpreti del principio spirituale e filosofico di aristocrazia (nella sua più autentica accezione etimologica, greca e tradizionale, di “governo dei migliori”), crediamo che questo principio si attui naturalmente gerarchia del merito. I nostri riferimenti storici, culturali ed ideali solo le polis greche, il patriziato romano, la cavalleria cristiana medievale, il Sacro Romano Impero, la società organica feudale, il rinascimento italiano e le monarchie tradizionali.
Riteniamo che la più genuina nobiltà sia quella del pensiero e dell’azione, al servizio della propria comunità e del proprio territorio: esempio, oltre che di cultura, buon gusto e buone maniere, soprattutto di assoluta lealtà, profondo senso di giustizia, del dovere e del sacrificio; di coraggio e patriottismo, di fedeltà alla Religione, alla Corona ed alla parola data.
Forte di tali principi, la nostra associazione culturale, diversamente da tutte le altre, si rivolge sia a quella minoranza di Nobili legittimi (che avendo ereditato dai propri Maggiori stemmi e corone, rimangono fedeli alla provvidenziale missione dell'aristocrazia storia), sia a tutti coloro che, cavalieri e autentici gentiluomini, condividono questi imperituri valori: l'aristocrazia, contrariamente a quanto si pensi, è una classe aperta”.

Questo è il motivo per cui ho aderito, prima di tutto anche perché il mio ruolo è proprio quello di essere aperto senza alcun genere di prevenzioni o pregiudizi a tutte le persone che sinceramente desiderino compiere un percorso di miglioramento nell’ambito di queste materie.
Considerandomi una persona con mente aperta in questo settore ribadisco che il mio unico scopo è quello di proporre soluzioni utili all’approccio scientifico stabilito dagli standard delle più importanti e serie organizzazioni mondiali quali: la Confédération Internationale de Généalogie et d'Héraldique (CIGH), l’Académie Internationale d’Heraldique – AIH, l’Académie Internationale de Genealogie – AIG, l’International Commission for Orders of Chivalry, nonché Historical Families of Europe - HFE; ed avendo compreso che si trattava di una associazione richiamantesi ad antichi concetti connessi all’idea antica e universale di “aristocrazia” ma non limitatamente con carattere nobiliare (“Riteniamo che la più genuina nobiltà sia quella del pensiero e dell’azione, al servizio della propria comunità e del proprio territorio”) ho accettato convinto anche dal fatto – come mi era stato promesso – che sarebbero stati rimossi tutti i titoli nobiliari, le titolature accademiche e gli onori cavallereschi e premiali, come si addice ad una associazione morale di questo tipo; del resto sono anche socio perpetuo della Croce Rossa Italiana che accetta senza entrare nel merito le più eterogenee persone.
Con il passare dei giorni ho parlato e parlato tanto, ho conosciuto nuove persone che potrei definire ancora lontane dalla scientificità di questo settore di studi, ma del resto nel nostro Paese ci sono tanti altri personaggi la cui fama è autoreferenziale e che, essendo di fatto lontani dal vero mondo accademico di questi studi, presentano una loro verità che risulta tra gli scienziati ridicola o nel migliore dei casi totalmente onirica.
Questo gruppo eterogeneo di Uomini – se realmente come mi hanno assicurato continueranno su questa strada – dimostrano che il concetto greco di ARISTOCRAZIA è ancora vivo ed ha valori che possono essere espressi nella nostra moderna società, tanto che dal loro odierno comportamento si stanno rilevando davvero i migliori (OI ARISTOI); proprio oggi è apparso un comunicato http://aristocraziaeuropea.blogspot.com/ che rende loro onore e che voglio qui riportare integralmente :

COMUNICATO UFFICIALE di ARISTOCRAZIA EUROPEA

Milano, venerdì Santo, 14 aprile 2017

Aristocrazia Europea sta crescendo in numero e qualità di adesioni. Vogliamo ribadire, ancora una volta, che noi non siamo una delle tante, più o meno serie, legittime e benemerite associazioni nobiliari o cavalleresche, e che non rilasciamo titoli e riconoscimenti. Noi siamo qualcosa di diverso, di nuovo e di antico, una “semplice” associazione culturale internazionale, con un compito altro ed alto: quello di risvegliare, sostenere e portare avanti gli autentici valori e principi, filosofici e spirituali, di aristocrazia, cavalleria, nobiltà, patriziato, monarchia e impero. Per questo ci rivolgiamo sia ai discendenti delle famiglie storiche, rimasti fedeli alla propria missione, che a tutti quei cavalieri e gentiluomini, che condividono questa visione tradizionale del mondo, e che sono decisi a difendere la nostra civiltà europea e cristiana.

Pur rispettando i dettami della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana, ed apprezzando il lavoro svolto da diverse associazioni private che si occupano seriamente di queste materie, su proposta del nostro primo sodale, Principe Sforza Ruspoli, d’ora in poi, seguiremo unicamente le indicazioni e decisioni del Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM) e della Historical Families of Europe (HFE), facendo nostri i principi scientifici di indiscussi organismi internazionali quali: la Confédération Internationale de Généalogie et d'Héraldique (CIGH), l’Académie Internationale d’Héraldique (AIH), l’Académie Internationale de Généalogie (AIG), e l’International Commission for Order of Chivalry (ICOC).

Pertanto, sentito l’unanime parere favorevole del nostro Comitato d’Onore, abbiamo deciso di utilizzare solo nomi e cognomi anagrafici o cognomizzazioni rilevate dallo stato civile, e di uniformare, in tal senso, tutta la comunicazione ufficiale di Aristocrazia Europea, a partire da sito internet, blog e social web. Invitiamo tutti i nostri associati ad adeguarsi ed elevarsi in tal senso.
Un caro saluto a Voi tutti ed auguri di Santa Pasqua anche ai vostri cari

Firmato il presidente pro tempore
Ezra Annibale Foscari Widmann Rezzonico


Mi occupo ormai da oltre 40 anni di scienze documentarie della storia, e nel corso degli anni ho subito una evoluzione del mio pensiero iniziale sulla materia, così oggi mi attengo solo alla scientificità di questi argomenti quando metto a disposizione la mia persona.
Desidero ricordare semplicemente quali sono i miei landmark in questo settore:
Se tratto della nobiltà italiana ritengo che debba darmi una delimitazione che mi renda più facile una giusta classificazione come è la seguente:
1) la Repubblica Italiana non riconosce la nobiltà, che quindi non è argomento di discussione di carattere giuridico, e non esiste oggi una autorità statale che possa ottemperare all’applicazione delle leggi nobiliari del regno d’Italia, utilizzate per riconoscere quelle famiglie nel legittimo diritto della più varia nobiltà;
2) la nobiltà certificata è solo quella che venne riconosciuta durante il regno d’Italia e mi riferisco solo a quelle famiglie che ci fu il tempo di inserire dopo adeguata verifica da parte degli organi di Stato competenti nel Libro d’oro della nobiltà italiana, oggi conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato, e che è limitata solo a quelle persone che vennero personalmente iscritte, non essendo efficace per i discendenti e i collaterali che non si trovano indicati, per questo coloro che non compaiono sono da me considerati come esponenti di famiglie storiche facenti parte dei ceti dominanti del regno d’Italia;
3) tutte le altre famiglie sia che compaiono negli Elenchi Ufficiali del regno d’Italia (1921-1933-1934-36) o che oggi si dicono da loro stessi nobili, non avendo provveduto a suo tempo al richiesto riconoscimento ottenendo il pubblico uso durante il regno d’Italia, non sono considerate da me come famiglie nobili del regno d’Italia, ma se nel reale possesso di quei diritti, famiglie storiche che hanno fatto parte dei ceti dominanti degli stati preunitari;
5) gli unici repertori affidabili sulla nobiltà sono gli Elenchi Ufficiali pubblicati dal regno d’Italia ai quali aggiungo l’Elenco Storico della Nobiltà Italiana edito dal Sovrano Militare Ordine di Malta nel 1961; quanto di altro può apparire su questo argomento per me rappresenta solo il pensiero dell’editore che può mutare sia per il livello più o meno elevato di formazione culturale in merito, che per opportunità personali che inducono anche a non pubblicare tutte quelle famiglie che potrebbero averne diritto;
4) i cosiddetti riconoscimenti di nobiltà operati dal Sovrano Militare Ordine di Malta sono validi riconoscimenti di nobiltà melitense, ma non italiana;
5) i cosiddetti riconoscimenti di nobiltà operati da ordini cavallereschi detti dinastici hanno un carattere privato irrilevante ai fini delle leggi nobiliari del regno d’Italia;
6) non prendo in nessuna considerazione qualunque altro tipo di “riconoscimento”;
7) per la nobiltà estera considero solo come nobiltà quella che è riconosciuta come tale dagli Stati dove questa è riconosciuta e tutelata, ritenendomi incompetente per ogni altro tipo di nobiltà straniera.
Se tratto degli ordini cavallereschi e dei sistemi premiali mi attengo esclusivamente a quanto stabilito dalla International Commission for Orders of Chivalry - ICOC i cui commissioners per la loro competenza scientifica mi garantiscono oggi il più alto standing di sicurezza sulla materia.
Infine per l’uso di titoli accademici riconosco solo per le università italiane quelli che il Ministero dell’Università e della Ricerca considera validi; per gli stranieri mi attengo alle direttive stabilite dalle autorità statali preposte al loro pubblico riconoscimento.
Anche quando ho creato associazioni o editato specifiche pubblicazioni mai ho voluto riportare in vita storici nomi del passato in quanto credo che le persone debbano essere giudicate per quello che fanno loro stesse personalmente in base alle proprie capacità e non certo tentando di far rivivere un alone di fama proveniente da entità che hanno fatto il loro tempo (e che spesso non sono neppure bene conosciute e valutate dagli stessi resuscitatori).
Come voi potete leggere le mie pietre miliari sono semplici, ma hanno ancora un senso in questi studi…
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Re: Il coraggio di cambiare: l'esempio di Aristocrazia Europ

Messaggioda Messanensis » martedì 18 aprile 2017, 19:12

2) la nobiltà certificata è solo quella che venne riconosciuta durante il regno d’Italia e mi riferisco solo a quelle famiglie che ci fu il tempo di inserire dopo adeguata verifica da parte degli organi di Stato competenti nel Libro d’oro della nobiltà italiana, oggi conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato, e che è limitata solo a quelle persone che vennero personalmente iscritte, non essendo efficace per i discendenti e i collaterali che non si trovano indicati, per questo coloro che non compaiono sono da me considerati come esponenti di famiglie storiche facenti parte dei ceti dominanti del regno d’Italia;
3) tutte le altre famiglie sia che compaiono negli Elenchi Ufficiali del regno d’Italia (1921-1933-1934-36) o che oggi si dicono da loro stessi nobili, non avendo provveduto a suo tempo al richiesto riconoscimento ottenendo il pubblico uso durante il regno d’Italia, non sono considerate da me come famiglie nobili del regno d’Italia, ma se nel reale possesso di quei diritti, famiglie storiche che hanno fatto parte dei ceti dominanti degli stati preunitari;


Non capisco perché una famiglia riconosciuta nobile dal Regno d'Italia è una famiglia nobile, mentre una famiglia riconosciuta nobile in un Regno preunitario invece di essere una famiglia nobile di quel Regno preunitario è solo una famiglia storica che ha fatto parte del ceto dominante.
Allo stato attuale il Regno d'Italia non esiste tanto quanto gli Stati preunitari. Una famiglia che fu nobile durante il Regno d'Italia era una famiglia nobile del Regno d'Italia, una famiglia che fu nobile nel Regno delle due Sicilie (per citare lo Stato preunitario più vasto) era una famiglia nobile del Regno delle Due Sicilie. Su questo non si può discutere, né dal punto di vista storico, né dal punto di vista giuridico.
Ogni erba si conosce per lo seme.
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Re: Il coraggio di cambiare: l'esempio di Aristocrazia Europ

Messaggioda nicolad72 » mercoledì 19 aprile 2017, 22:53

Rosario... è importante cambiare... il resto non conta.
Oggi se non cambi qualcosa non sei nessuno... se non sei innovatore non sei à la page ed oggi è importante essere aggiornato all'ultima moda del tempo che corre, a prescindere dalla verità... non è un caso che la parola dell'anno 2016 sia proprio "post-verità"... perché la realtà non interessa più al mondo che conta (o meglio che pensa di contare)... interessa affermare un'idea, un desiderio, un'ambizione... tutto il resto è noia!
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Re: Il coraggio di cambiare: l'esempio di Aristocrazia Europ

Messaggioda pierfe » mercoledì 19 aprile 2017, 23:35

Messanensis ha scritto:
2) la nobiltà certificata è solo quella che venne riconosciuta durante il regno d’Italia e mi riferisco solo a quelle famiglie che ci fu il tempo di inserire dopo adeguata verifica da parte degli organi di Stato competenti nel Libro d’oro della nobiltà italiana, oggi conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato, e che è limitata solo a quelle persone che vennero personalmente iscritte, non essendo efficace per i discendenti e i collaterali che non si trovano indicati, per questo coloro che non compaiono sono da me considerati come esponenti di famiglie storiche facenti parte dei ceti dominanti del regno d’Italia;
3) tutte le altre famiglie sia che compaiono negli Elenchi Ufficiali del regno d’Italia (1921-1933-1934-36) o che oggi si dicono da loro stessi nobili, non avendo provveduto a suo tempo al richiesto riconoscimento ottenendo il pubblico uso durante il regno d’Italia, non sono considerate da me come famiglie nobili del regno d’Italia, ma se nel reale possesso di quei diritti, famiglie storiche che hanno fatto parte dei ceti dominanti degli stati preunitari;


Non capisco perché una famiglia riconosciuta nobile dal Regno d'Italia è una famiglia nobile, mentre una famiglia riconosciuta nobile in un Regno preunitario invece di essere una famiglia nobile di quel Regno preunitario è solo una famiglia storica che ha fatto parte del ceto dominante.
Allo stato attuale il Regno d'Italia non esiste tanto quanto gli Stati preunitari. Una famiglia che fu nobile durante il Regno d'Italia era una famiglia nobile del Regno d'Italia, una famiglia che fu nobile nel Regno delle due Sicilie (per citare lo Stato preunitario più vasto) era una famiglia nobile del Regno delle Due Sicilie. Su questo non si può discutere, né dal punto di vista storico, né dal punto di vista giuridico.


Certo Rosario se era una famiglia nobile preunitaria riconosciuta da quello stato era ed i suoi discendenti sono i discendenti di una famiglia nobile di quello stato preunitario.
Mi sono dato un termine una delimitazione facile da capire, l'ultimo Stato con una legislazione nobiliare è stato il regno d'Italia, ed è la ragione che ho usato nobiltà del regno d'Italia, solo per far capire.
Ma per me oggi che non è riconosciuta dallo Stato la nobiltà le famiglie dei ceti dominanti sono tutte Famiglie Storiche, ed aggiungo non tutte le famiglie nobili possono dirsi famiglie storiche o appartenenti ai ceti dominanti, come molte famiglie non nobili per la loro importanza sono famiglie storiche, credo che entro 10 anni le persone condivideranno meglio questi concetti praticati nel mondo.

Per Nicola, il gruppo ARISTOCRAZIA EUROPEA che si dice un movimento di valori storici e non associazione nobiliare, parrebbe aver capito che non essendo una associazione nobiliare si deve astenere da attibuire titoli nobiliari di qualunque tipo ai propri associati, ecco il cambiamento, che spero duri. Così abbiamo cancellato un altro errore.
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Re: Il coraggio di cambiare: l'esempio di Aristocrazia Europ

Messaggioda nicolad72 » giovedì 20 aprile 2017, 8:45

Pierfelice.... cambiate per coerenza anche il nome dell'associazione.
Per il resto continuo a credere che queste idee siano il maceratoio della nostra cultura e delle nostre radici. Che questo modo di fare sia il sepolcro del nostro esistere verso cui la tua generazione ci sta irresponsabilmente spingendo.
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Re: Il coraggio di cambiare: l'esempio di Aristocrazia Europ

Messaggioda pierfe » giovedì 20 aprile 2017, 10:30

nicolad72 ha scritto:Pierfelice.... cambiate per coerenza anche il nome dell'associazione.
Per il resto continuo a credere che queste idee siano il maceratoio della nostra cultura e delle nostre radici. Che questo modo di fare sia il sepolcro del nostro esistere verso cui la tua generazione ci sta irresponsabilmente spingendo.


C'è una grande differenza fra Aristocrazia e Nobiltà ma non tutti la comprendono.
Sono un prammatico che cerca di mantenere attuale anche se sarà per poco tempo ancora, qualcosa che è morto o forse non è mai esistito.
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Re: Il coraggio di cambiare: l'esempio di Aristocrazia Europ

Messaggioda antonio33 » giovedì 20 aprile 2017, 13:09

pierfe ha scritto:C'è una grande differenza fra Aristocrazia e Nobiltà ma non tutti la comprendono.
Sono un prammatico che cerca di mantenere attuale anche se sarà per poco tempo ancora, qualcosa che è morto o forse non è mai esistito.


Una visione romantica che non mi sarei mai aspettato da un tecnico.

Mi autocito:

Non metterei mai in dubbio la competenza tecnica del dottor degli Uberti, e ritengo che egli sappia distnguere con precisione i nobili dal volgo...
Ma mi chiedo se la vera nobiltà, cioè quella che esiste ancora ai giorni nostri, non sia soltanto quella che abbia conservato le prerogative che la definirebbero. Per intenderci: come puoi chiamarti nobile se, ad esempio, non puoi battere moneta, legiferare, governare o comminare una pena? Quanti sono, oggi, i nobili nel reale possesso di quei diritti?
Perchè non definire come i nobili semplicemente i discendenti delle famiglie storiche che hanno fatto parte dei ceti un tempo dominanti?


Non rimane che ricordare il bagaglio di valori ed esperienze che, talvolta, alcuni discendenti hanno conservato.
Ma solo talvolta... [angel]

Saluto tutti.
Antonio
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Re: Il coraggio di cambiare: l'esempio di Aristocrazia Europ

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 20 aprile 2017, 14:36

Sono un mattone vecchiotto e sbeccato il quale può essere ancora molto utile per costruire o molto fastidioso per essere causa di inciampo .
Non sono io a decidere .
Noto che le mie elucubrazione postate su " genealogia e famiglie "
non hanno avuto molte reazioni.
Ho scritto quelle righe , perché spesso, persone semplici e altolocate, in diversi ambiti. mi hanno chiesto , leggendo il forum , il mio pensiero sulla nobiltà.
Pungolato dalle pietre miliari presidenziali, le ripropongo in questa sede sperando in un riscontro :


Sono sinceramente dispiaciuto che, nonostante solo due anni fa le mie posizioni in materia nobiliare fossero pressoché coincidenti con quelle dell'amico degli Uberti (cfr. La nobiltà tra sogno e realtà …) oggi, le sue idee, virate di 180°, siano tornate a quelle di una decina d'anni fa.
v. viewtopic.php?f=6&t=21367
Occupo quindi , questo angolino virtuale per tentare, modestamente, una spiegazione , non emozionale o compiacente, ma francamente meditata e scientificamente coerente con il mio decennale pensiero.

Corollario I :

La nobiltà è un fatto reale e pubblico, perché è riscontrabile e riconoscibile dal popolo.
La sua natura sussiste anche se l'autorità sovrana, per i più disparati motivi, neghi al nobile l'accesso a quei benefici che ne rappresentano la conseguenza giuridica , quindi ignori o meglio non pubblicizzi tale natura, ossia non ne regoli i diritti, lo status e la sovranità .

Che non esista oggi un'autorità che possa applicare la legislazione del Regno d'Italia, per me è un fatto altamente positivo , considerando le palesi ingiustizie , gli errori , le incongruenze, le compravendite frutto delle avidità dei “lenoni” di titoli e onorificenze e di ingerenze di vent'anni di dittatura. Per me altamente positiva è inoltre la cancellazione della stessa giurisprudenza regnicola grazie alla Sent. 101 della Corte Costituzionale che, di fatto , riabilita quelle preunitarie.

Nel momento in cui un'entità statale fons honorum , anni ...o ... secoli prima abbia pubblicizzato diritti , status e sovranità nobiliare con un “inf.” ( infinito ) l'ha fatto , ben sapendo che inevitabili sconvolgimenti dinastici o istituzionali non avrebbero minimamente scalfito gli stessi , perlomeno sul piano morale-culturale e storico , pur inevitabilmente travolgendo la valenza giuridico funzionale della nobiltà.

Ho da sempre attribuito scarsa importanza al Libro d'Oro ed Elenchi ufficiali editi dal Regno d'Italia, poco credibili a causa di omissioni, compromessi , cortesie compensatorie e campanilismi della Consulta , oggi considerare questi veri e propri “ libri dei morti ” sarebbero la gioia delle tricoteuses sferruzzanti sotto la forca , quali fonte giuridica di certificazione nobiliare ha qualcosa di storico e di macabro al medesimo tempo:
Se furono “ licenze governative d'uso di titoli nobiliari ” quando vi erano citati i rarissimi superstiti per quale motivo citarli per dire che “ eppure furono nobili perché pagavano i balzelli governativi” ? Non mi risulta che in Europa i nobili scompaiano per esaurimento scorte o limiti di scadenza del copyright ...

Tutto può avere un significato solo a partire di quei “ inf.” nel quale , viene compreso e si amalgama il passato , il presente ed il futuro.
Per me il vero coraggio, non è cambiare per cambiare, ma : fare memoria della storia e trasmettere valori culturali , in grado di contrastare oggi più che mai , in una società volutamente liquida, laicista, meticcia, sessualmente ambigua, dove è importante è apparire ma soprattutto consumare.

Corollario II :

Prendendo in prestito le parole di Nicola.
“L'atto sovrano non è un atto costitutivo, ma è un atto ricognitivo/dichiarativo, che accerta una realtà e la sanziona ( l'approva ) dando rilievo pubblicistico a quella realtà, che è già pubblica, perché la sussistenza di quello “status” , è sotto gli occhi di tutti.
Il riconoscimento ha un rilievo politico all'interno della società, è latore di un interesse particolare del potere sovrano che tutela il suo dominio, le sue influenze.”
Quindi un'autorità sovrana ( persona o stato ) riconosce e approva una realtà già pubblicamente nota e gli da rilievo facendone discendere delle conseguenze giuridiche :
del diritto antico all'uso pubblico di un titolo, onori militari, precedenze a corte, esenzioni fiscali, accesso a certe cariche ecc... oggi rimane esclusivamente la valenza storico-culturale.
Il baricentro dello “ Status nobiliare ”in un Paese a larga nobiltà non titolata è da sempre spostato quindi sulla famiglia più che sull'autorità sovrana. Non a caso, spesso e volentieri, la nobilitazione di una famiglia era legata a tre generazioni di vita more nobilium, il riconoscimento ( quando non era di fatto) era un atto dovuto.
Come ebbi già a scrivere:
Un cieco bioculare non diventa menomato nel momento che la ASL riconosce la sua cecità e lo esenta dal pagamento del ticket ma è cieco a prescindere del riconoscimento della malattia.
Un nobile non diventa nobile con la concessione del “brevetto”, ma è l'autorità sovrana riconosce in lui caratteristiche personali o familiari meritevoli di essere “distinto” .
Da me benvenuti , quindi , Fons honorum di uno Stato ostaggio di Stato estero, Gran Maestri di Ordini dinastici dal f. h. validissimo , per quanto debole, esangue, pallido, emaciato, f.h. esteri all'estero , tutte in grado di provvedere ed emanare validamente Giustizia talvolta Grazia , delle quali la Repubblica Italiana beatamente ( e giustamente ) si disinteressa.


P.S. Aristocrazia non è mai stato sinonimo di nobiltà.

I senatori a vita di nomina presidenziale della Repubblica Italiana , altro non rappresentano che un esempio di moderna aristocrazia , ovvero personaggi che hanno dato lustro alla Patria con la loro vita e le loro opere e per questo esercitano potere legislativo in Senato.
Una volta tanto , a ritroso nei secoli ... è la valenza giuridico-funzionale ad aver la meglio su quella storico-culturale.


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Re: Il coraggio di cambiare: l'esempio di Aristocrazia Europ

Messaggioda Messanensis » giovedì 20 aprile 2017, 21:27

pierfe ha scritto:
Messanensis ha scritto:
2) la nobiltà certificata è solo quella che venne riconosciuta durante il regno d’Italia e mi riferisco solo a quelle famiglie che ci fu il tempo di inserire dopo adeguata verifica da parte degli organi di Stato competenti nel Libro d’oro della nobiltà italiana, oggi conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato, e che è limitata solo a quelle persone che vennero personalmente iscritte, non essendo efficace per i discendenti e i collaterali che non si trovano indicati, per questo coloro che non compaiono sono da me considerati come esponenti di famiglie storiche facenti parte dei ceti dominanti del regno d’Italia;
3) tutte le altre famiglie sia che compaiono negli Elenchi Ufficiali del regno d’Italia (1921-1933-1934-36) o che oggi si dicono da loro stessi nobili, non avendo provveduto a suo tempo al richiesto riconoscimento ottenendo il pubblico uso durante il regno d’Italia, non sono considerate da me come famiglie nobili del regno d’Italia, ma se nel reale possesso di quei diritti, famiglie storiche che hanno fatto parte dei ceti dominanti degli stati preunitari;


Non capisco perché una famiglia riconosciuta nobile dal Regno d'Italia è una famiglia nobile, mentre una famiglia riconosciuta nobile in un Regno preunitario invece di essere una famiglia nobile di quel Regno preunitario è solo una famiglia storica che ha fatto parte del ceto dominante.
Allo stato attuale il Regno d'Italia non esiste tanto quanto gli Stati preunitari. Una famiglia che fu nobile durante il Regno d'Italia era una famiglia nobile del Regno d'Italia, una famiglia che fu nobile nel Regno delle due Sicilie (per citare lo Stato preunitario più vasto) era una famiglia nobile del Regno delle Due Sicilie. Su questo non si può discutere, né dal punto di vista storico, né dal punto di vista giuridico.


Certo Rosario se era una famiglia nobile preunitaria riconosciuta da quello stato era ed i suoi discendenti sono i discendenti di una famiglia nobile di quello stato preunitario.
Mi sono dato un termine una delimitazione facile da capire, l'ultimo Stato con una legislazione nobiliare è stato il regno d'Italia, ed è la ragione che ho usato nobiltà del regno d'Italia, solo per far capire.
Ma per me oggi che non è riconosciuta dallo Stato la nobiltà le famiglie dei ceti dominanti sono tutte Famiglie Storiche, ed aggiungo non tutte le famiglie nobili possono dirsi famiglie storiche o appartenenti ai ceti dominanti, come molte famiglie non nobili per la loro importanza sono famiglie storiche, credo che entro 10 anni le persone condivideranno meglio questi concetti praticati nel mondo.


Grazie per il chiarimento.
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Re: Il coraggio di cambiare: l'esempio di Aristocrazia Europ

Messaggioda Romegas » giovedì 20 aprile 2017, 22:32

La cosa che mi è sembrata strana è che nei "link" consigliati vi sia quello relativo all'Ordine di San Lazzaro, che non compare nel registro ICOC. Come mai?
Sub hoc signo militamus
Sol per difesa io pungo
(Contrada Sovrana dell'Istrice)
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(Sal. 111,10)
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Re: Il coraggio di cambiare: l'esempio di Aristocrazia Europ

Messaggioda nicolad72 » giovedì 20 aprile 2017, 22:39

pierfe ha scritto:
nicolad72 ha scritto:Pierfelice.... cambiate per coerenza anche il nome dell'associazione.
Per il resto continuo a credere che queste idee siano il maceratoio della nostra cultura e delle nostre radici. Che questo modo di fare sia il sepolcro del nostro esistere verso cui la tua generazione ci sta irresponsabilmente spingendo.


C'è una grande differenza fra Aristocrazia e Nobiltà ma non tutti la comprendono.
Sono un prammatico che cerca di mantenere attuale anche se sarà per poco tempo ancora, qualcosa che è morto o forse non è mai esistito.


Ti devo ricomprendere tra quelli che la comprendono o che non la comprendono...
Se è vero che oggi non ha più senso parlare di nobili, a maggior ragione non ha più senso riferirsi a quelle famiglie come aristocratiche... visto che il potere (che è uno stato di fatto prima che di diritto) non lo esercitano più da ben prima che la loro nobiltà non avesse più senso.
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