Nobiltà rurale (o gentile)

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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda fabrizio guinzio » giovedì 10 novembre 2011, 18:47

Carissimo, tornerebbe ad essere un organo consultivo essendo fons honorum(per il settore nobiliare, solo ricognitivo dell'esistente) le Autorità repubblicane(mi sembra che in Francia sia il Ministero della Giustizia); durante la Monarchia, il fons honorum, l'Auctoritas, era il Rex totius Italiae. Temo che gli scontenti sarebbero sempre miriadi(nella vicina repubblica francese tutti quelli che hanno cercato di farsi riconoscere titolature senza documento e fondamento sono veramente tanti! inclusi i casi dubbii che sono respinti, mancando la potestà sanatoria di cui godono i Sovrani), poichè secondo un autorevole storico britannico(Sir Ronald Syme in "L'aristocrazia augustea") in Italia da oltre duemila anni imperversa la mania nobiliarista e relative scorciatoie, anche quando la nobiltà poteva essere raggiunta per benemerenze, di vasta tipologia. Quell'autore cita una casa con il cognome egizio tradotto in latino Scipioni; bene anzi male pretesero di essere appartenenti ai Cornelii Scipioni italiani, furono respinti ma, indicata loro la strada corretta vennero successivamente ammessi alla nobilitas senatoria e durarono a lungo; pertanto, accontentati. L'araldista Crollalanza ha pubblicato un lavoro in ben tre volumi sulle famiglie nobili e notabili italiane, nessuno ha mai saputo indicarmi quest'ultime...come mai? E mi sembra che furono poche anche quelle che si fecero riconoscere la distinta civiltà alias notabilato durante il Regno! Solo il ripristino di un fons honorum a pieno titolo potrebbe in futuro sistemare le cose, grazie ai progressi scientifici realizzatisi anche nel campo degli studii araldici. Ciao,
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Messaggioda Nessuno » sabato 9 marzo 2019, 10:19

Buongiorno a tutti,


volevo aggiungere la mia esperienza di ricerca intorno a forme di nobiltà "dimenticate" o "tralasciate" nel tempo che assomigliano molto alla nobiltà rurale di cui si parla.
Durante le mie ricerche su notai della metà del Quattrocento, mi sono imbattuto in un confesso che fa riferimento ad una sentenza emanata dal duca di Milano: si tratta del proscioglimento dalle accuse mosse contro uno Stefano de Lanzonibus che ha deviato il Naviglio civico nella bassa lombarda per portare, letteralmente, acqua ai suoi mulini posti in una zona poco distante dalle acque del detto naviglio. Il detto Stefano, nell'atto notarile, atto in cui compaiono gli addetti alla gestione del naviglio che sono tutti nobili del capoluogo del contado, è detto ex nobilibus loci . Ora, ho provato a tradurre in più maniere l'espressione, ma pare proprio che sia riferita ad una forma di nobiltà propria dei comuni rurali: la famiglia di Stefano, infatti, partita circa tre secoli prima come affittuaria dei beni della Curia in quel comune rurale, si era moltiplicata e aveva monopolizzato tutte le magistrature all'interno del detto comune rurale. Probabilmente, una famiglia che aveva per moltissime generazioni (parliamo di un periodo continuativo di quasi 200 anni!) dato consoli, tesorieri, deputati, sacerdoti, diaconi e sindaci al Comune e alla parrocchiale di appartenenza poteva raggiungere una forma di nobiltà riconosciuta come tale ma che, effettivamente, poteva perdersi nel nulla con l'arrivo di istituzioni che conoscevano, principalmente, solamente una gerarchia di nobiltà titolata e che, quindi, non riuscivano ad integrare nel loro sistema tale forma di aristocrazia (forse anche perché, generalmente, si trattava di una nobiltà povera quella rurale. Una nobiltà fatta di persone che erano anche calzolai, sarti, commercianti al dettaglio, contadini). Il problema è che, riconosciuta o meno dai futuri governanti spagnoli, le famiglie come quella di Stefano, in quel Comune, avevano il diritto riconosciuto dalla Curia e da tutti gli Arcipreti del luogo di farsi seppellire nella locale Chiesa Arcipretale nei rispettivi sepolcri gentilizi (oggi, purtroppo, perduti a causa del rifacimento della pavimentazione). Ancora nel 1695, quando ormai il nobile, nell'accezione comune, era inteso solamente come Duca/Marchese/Conte/Barone, quelle 35 famiglie di nobiltà rurale di quel Comune, sebbene impoverite, facevano valere i propri diritti nell'escludere dalla sepoltura in Chiesa le famiglie di nuovi ricchi e anche quelle di nuovi nobili titolati arrivati nel Comune da fuori.

Cercherò di pubblicare il documento perché, secondo me, potrebbe essere la prova dell'esistenza di una forma di nobiltà parallela e riconosciuta a quella che tutti conosciamo e simile, per certi versi, ad una specie di hidalguia spagnola.
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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda contegufo » sabato 9 marzo 2019, 12:39

Interessante contributo perchè allora accanto ad una nobiltà titolata esisteva un'altra "nobiltà povera" che meriterebbe di essere indagata, forse sparita sotto i colpi di chi non aveva interesse a che il fenomeno permanesse piuttosto che essere stata cassata da interventi della Consulta Araldica.

Saluti
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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda marco foppoli » lunedì 11 marzo 2019, 18:14

Il tema è tutt'altro che nuovo ed è indagato in ambito storiografico da vari decenni così come, chi abbia pratica con la ricerca d'archivio, ne ha chiarissima percezione dalle fonti a dispetto di tante chiacchere da salotto. In ambito lombardo credo raggiunga conclusioni assolutamente inequivocabili l'ampia monografia di Federico del Tredici, "Un'altra nobiltà. Storie di (in)distinzione a Milano. Secoli XIV-XV", dove la nobiltà rurale lombarda costituita da clan antichi ed estremamente ramificati, anche ai suoi rami economicamente più "poveri", ad esponenti che praticavano professioni e mestieri, manteneva immutata l'appartenenza alla condizione nobiliare.
Gustoso l'episiodio citato dal Del Tredici sul disappunto dell'ambasciatore ferrarese che alle esequie di Gian Galeazzo Visconti, si vide affiancato da un Visconti che professava la l'attività di taverniere in Milano, taverniere la cui riconosciuta appartenenza al clan visconteo ne faceva un familiare del Duca con il privilegio di sfilare nel corteo tra i membri della vasta parentela.
«(...) la matricola milanese tracciava infatti il profilo di una nobiltà larghissima e tutta naturale, definita dall'appartenenza a determinate parentele, senza alcun riguardo per ruoli politici, ricchezze, e perfino per la stessa inclusione nei ranghi della cittadinanza. Una "strana" nobiltà, dunque, che questo libro intende illustrare, mostrando per prima cosa come essa potesse costituire un linguaggio di comunicazione intercetuale, un ponte tra uomini situati agli antipodi o quasi del mondo sociale. Ma perché si affermò a Milano una simile idea di nobiltà? E per quale motivo poté durare sino alle soglie dell'età moderna?».
Credo utile segnalare il link qui di seguito

https://www.francoangeli.it/Ricerca/sch ... x?Id=24225

Saluti, MF
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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 14 marzo 2019, 16:12

Tralasciando la Repubblica di Genova , dove tranne un breve periodo nel quale fu "protettorato" francese , fu abbiamo una serie di " comuni " indipendenti o nei quali non vi era necessità di regio o sovrano assenso per essere considerati nobili a 360° e riconosciuti come tali dal popolo e dai pari , penso al Friuli ( nobiltà ministeriale e di città -parlamento della patria del Friuli ) , alla Lombardia ( vedi viewtopic.php?f=6&t=13963 ) ai territori pontifici e napoletani ( fino a legge dedicata ) , dove dopo 100 anni di vita more nobilium la nobiltà era riconosciuta e, fino a Viterbo, vi erano realtà comunali ed un fiorire di nobiltà di fatto , le quali sussistevano con cauto disinteresse da parte dell'autorità centrale. Tralascio ,volutamente la Toscana, talmente variegata che meriterebbe uno studio a parte e la Sicilia ( ubi major … minor cessat ) .
In questi casi , spesso, l'assenso non era indispensabile.
Il retaggio di queste realtà resistette , spesso e volentieri perfino alle sciabolate del Consulta Araldica del Regno .
La nobiltà civica fioriva , caso unico in Europa, senza particolare approvazione caso per caso da parte sovrana ma veniva a volte demandata ai consigli cittadini, non sempre. Vanno spulciati , come mi insegni , gli statuti , le eventuali approvazioni e valutate le usanze del tempo.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda Nessuno » sabato 25 maggio 2019, 15:11

Chiedo venia per il ritardo del mio intervento, ma volevo aggiungere anche questa testimonianza proveniente dalle mie ricerche d'archivio:
l'esistenza di una nobiltà locale nei comuni del contado di Cremona (o, almeno, in alcuni di essi), pare essere corroborata dall'esistenza, verificata solamente tramite atti di compravendita in cui compare tale istituzione nelle coerenze varie, di terreni, boschi, ore d'acque di pertinenza dei nobili del luogo. L'espressione rimanda a quella con cui viene definito lo Stefano del mio post precedente. Il comune indagato è il medesimo: come esiste uno Stephanus de Lanzonibus, ex nobilibus loci Casalisbutani, così esiste anche nelle coerenze, terra (aratoria, boschiva, vidata, ecc...) juris nobilium loci Casalisbutani. Nel Quattrocento, i capitanei del Comune in questione non coprivano più la carica da almeno un secolo e mezzo, quindi i nobili del comune sono le famose famiglie consolari locali. Finora ne ho identificate una ventina che vi elenco nella speranza di offrire qualcosa di interessante, nonché per far vivere la loro memoria:

1) Alessandrini detti da Crema -> due rami. La loro fortuna pare essere legata in parte a proprietà fondiarie, in parte a oculati contratti di soccida, in cui gestivano le mandrie altrui;
2) Baldocchi -> due rami: Baldocchi propriamente detti e Baldocchi del Malcorpo;
3) Catani/Cattanei -> molti rami. Pare che siano proprio i discendenti dei capitanei vescovili di Casalbuttano, i quali ancora nel Trecento avevano ormai perso ogni carica coperta fino alla fine del Duecento;
4) Elefanti o Alifanti -> tre rami principali, ma estinti rapidamente;
5) Ferrari -> partono in sordina, ma tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento riescono a racimolare una discreta fortuna e ad imparentarsi con la maggior parte delle altre famiglie;
6) Lanzoni -> molti rami: Lanzoni del Corrado, Lanzoni del Pietrobono, Lanzoni propriamente detti, Lanzoni del Bramino, Lanzoni del Gualdo (originati dalla famiglia nobile dei Gualdi ed entrati per via femminile nei Lanzoni), Lanzoni dell'Alberto, Lanzoni del Bassino (una cui madama ha sposato il cavaliere gerosolimitano Paolo Ponzone), Lanzoni del Guazzino, Sovinati/Sovinardi detti Lanzoni o Lanzoni detti Sovinati/Sovinardi (originati dalla famiglia feudale dei Sovinati ed entrati per via femminile nei Lanzoni), Lanzoni del Lanfranco. Dopo l'infeudazione del comune agli Schinchinelli, i Lanzoni sono i quarti più grandi proprietari terrieri del comune;
7) Luciani -> almeno tre rami. E' la famiglia che ha saputo ascendere più di tutte le altre: un ramo, quello di Giovanni Lucio, si trasferisce a Cremona e, solamente dopo una generazione, con il figlio Giovanni Battista, ottiene il titolo di patrizio cittadino. I figli di Giovanni Battista mantengono il titolo solo per alcuni anni, poi ritornano ad essere chiamati, negli atti notarili, solamente messeri;
8) Macchi -> secondo alcuni, potrebbe essere un ramo della ben più nota famiglia Macchi di Milano. Nel comune di Casalbuttano i suoi esponenti sono chirurghi/barbieri oppure notai;
9) Manenti;
10) Mangioni -> famiglia assai legata alla parrocchiale. Rispetto alle altre presenta una decadenza più rapida: nel giro di un secolo i suoi esponenti sono sempre meno influenti;
11) Manzoli -> famiglia assai votata all'amministrazione comunale;
12) Pasini -> da un unico ramo presente nel Quattrocento, diventa, insieme ai Romanenghi, la famiglia più numerosa. Dopo l'infeudazione del comune agli Schinchinelli, i Pasini sono i terzi più grandi proprietari terrieri del comune;
13) Pellizzari -> pare che siano giunti nel comune grazie ad un esponente arciprete, il quale ha scambiato la sua primiera destinazione con Casalbuttano. Gran parte dei suoi appartenenti sono esperti artigiani e sembrano essere assai legati alla Arcipretale di S. Giorgio martire;
14) Pergami de Manerbio -> sono esperti artigiani e riescono ad imparentarsi con la maggior parte delle famiglie locali;
15) Romanenghi -> molti rami senza soprannomi particolari. Molto legati al monastero di S. Salvatore locale;
16) Sommi -> pare essere un ramo della nota famiglia nobile feudale dei Sommi. Cominciano ad essere presenti nel comune con alcuni esponenti arcipreti della locale parrocchiale di S. Giorgio martire;
17) Villa -> molti rami senza soprannomi particolari.

A queste famiglie locali vanno aggiunti anche i seguenti rami di famiglie nobili cittadine, i quali hanno deciso di trasferirsi a Casalbuttano durante il Quattrocento:

18) Arrigoni;
19) Cauzzi -> in verità, appaiono già alla fine del XII secolo nel comune, in quanto possedevano qualche appezzamento di terra in Casalbuttano. Tuttavia, fino alla metà del Quattrocento essi risiedevano nella vicinia di S. Silvestro in Cremona. In Casalbuttano, un ramo svolge l'attività di notaio e si legano ai Lanzoni;
20) Raimondi.
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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda Egon von Kaltenbach » venerdì 7 giugno 2019, 20:51

Mi sembra di poter collocare questa nobiltà rurale in posizione prossima a quella del patriziato svizzero, ben presente ad esempio in tutto il Canton Ticino.
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