Nobiltà rurale (o gentile)

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Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda contegufo » lunedì 24 ottobre 2011, 18:07

Salve

.......interi patriziati furono eliminati dalla Cosulta Araldica del Regno.


A proposito di Nobiltà "apparteneva inoltre all'ampio genere della nobiltà civica il ridotto, ma interessantissimo fenomeno, della nobiltà rurale (o gentile), di origine vescovile, sviluppatasi a partire dal 1500 nella Valle del Sole e nella Val di Non (Trentino), che però non ottenne alcun riconoscimento della Consulta Araldica dopo l'annessione della regione all'Italia."

"Nato in maniera spontanea e alluvionale, il fenomeno della nobiltà civica, che dette luogo ai titoli di nobile civico e di patrizio, ebbe caratteristiche profondamente diverse a secondo dell'importanza avuta dal Comune nel corso delle sue secolari vicende storico-politiche, dal che derivarono grossi problemi per la Consulta Araldica del Regno, allorche questa si trovò a dover uniformare per tutto il Regno situazioni così differenti."

Cfr. Il diritto nobiliare italiano fra Regno e Repubblica, Prof. Avv. Raffaele Cecchetti,
Luigi Mansi Ed. Lucca, Dicembre 2005.

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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda Quinto Fabio Massimo » martedì 25 ottobre 2011, 12:42

"Nato in maniera spontanea e alluvionale, il fenomeno della nobiltà civica, che dette luogo ai titoli di nobile civico e di patrizio, ebbe caratteristiche profondamente diverse a secondo dell'importanza avuta dal Comune nel corso delle sue secolari vicende storico-politiche, dal che derivarono grossi problemi per la Consulta Araldica del Regno, allorche questa si trovò a dover uniformare per tutto il Regno situazioni così differenti."


Allo stato attuale, coloro che ebbero avi della cosidetta nobilta' civica, come vengono accolti nei vari Ordini Equestri ?
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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 25 ottobre 2011, 13:57

Che io sappia :
Per le categorie nobiliari del il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ( sp.) sono ammissibili
i " legittimi discendenti di ascritti ai ceti nobili cittadini ".

Statuti del S.M.O. Costantiniano di San Giorgio, cap. III "Condizioni di ammissione", art. 2.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 25 ottobre 2011, 15:03

Se no sbaglio alla nobiltà civica rurale appartiene anche la famiglia di Papa Paolo VI Montini, quindi era presente anche nel Bresciano(grazie contegufo per la segnalazione di quella trentina). Era pure esistente il patriziato della Sabina, nel Lazio. Ciao,
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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda contegufo » martedì 25 ottobre 2011, 18:04

Salve

A proposito di famiglie di nobiltà rurale (o gentile) della Val di Non
segnalo che si è da poco chiusa a CLES un interessante mostra che ha come tema le principali famiglie nobiliari della Valle di Non di origine feudale: in particolare le famiglie Arsio, de Cles, Spaur, Thun. La sede espositiva principale è il Palazzo Assessorile di Cles, un importante palazzo storico cinquecentesco - ma di impianto medioevale – recentemente restaurato, decorato con pregevoli affreschi coevi. Dipinti, oggetti sacri, mappe storiche, documenti, manoscritti, libri, mobili, paramenti sacri, oggetti personali raccontano la storia delle nobili famiglie anaunensi.

Il catalogo costa €10 e può essere richiesto al COMUNE DI CLES - UFFICIO CULTURA
Corso Dante, 28
38023 Cles (TN)
Tel. 0463 662091
Fax. 0463 66209

Versamento di €10
CREDITO VALTELLINESE – CLES
Codice IBAN: IT 15 G 05216 34670 000000000345

cultura@comune.cles.tn.it

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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 25 ottobre 2011, 19:07

fabrizio guinzio ha scritto:Se no sbaglio alla nobiltà civica rurale appartiene anche la famiglia di Papa Paolo VI Montini, quindi era presente anche nel Bresciano(grazie contegufo per la segnalazione di quella trentina). Era pure esistente il patriziato della Sabina, nel Lazio. Ciao,


Non ho letto il volume segnalato da contegufo, tuttavia la definizione di “nobiltà rurale o gentile “ mi sembra un po' riduttiva e un tantino fuorviante, infatti la nobiltà civica comprende anche quelle realtà di borghi rurali anche relativamente piccoli o nell'insieme di essi.

Storicamente, per essere considerata nobile, una comunità doveva vivere in città o borgo libero ( non soggetto né ad altra città, né a famiglie feudali ) e godere giurisdizione sul contado circostante.

Talvolta, del tutto arbitrariamente, era indicata quale conditio sine qua non per considerare nobile il consiglio civico e conseguentemente le distinte famiglie che lo alimentavano, la cosiddetta separazione di ceto, la quale spesso fu riconosciuta o ignorata dalla legislazione regnicola in base sia ai singoli regolamenti statutari, sia a personalissimi criteri interpretativi, spesso influenzati dai campanilismi delle commissioni regionali della Consulta Araldica del Regno.

Decine di città senza traccia di separazione di ceti nello statuto , in realtà, ebbero formale riconoscimento,altrettante furon "bocciate".

Con buona pace delle indicazioni della Regia Consulta, è tuttavia estremamente chiaro che qualora i singoli regolamenti e statuti non avessero riportato chiari limiti di separazione tra i primi e i successivi ceti o fossero del tutto privi di tale distinzione, ciò non avrebbe pregiudicato affatto la nobiltà delle famiglie interessate.

Infatti... gratta gratta...stringi stringi...può definirsi nobile quel gruppo ristretto di famiglie che si distinsero , alternandosi nell'esercizio del potere legislativo , esecutivo e giudiziario.
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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda antonio33 » martedì 25 ottobre 2011, 20:41

infatti... gratta gratta...stringi stringi...può definirsi nobile quel gruppo ristretto di famiglie che si distinsero , alternandosi nell'esercizio del potere legislativo , esecutivo e giudiziario

Mi piace gratta gratta e strigi stringi... Però il dubbio sarebbe: queste famiglie, pur avendo in qualche modo questi poteri, furono soggette, sottoposte, ad analoghi poteri superiori?
Cioè il loro potere era derivato?
Ad esempio, pagavano imposte? O, in caso di aggressione, da chi erano difesi? L'indipendenza era assoluta?
Antonio.
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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda contegufo » martedì 25 ottobre 2011, 21:08

Salve

Quanto riportato in precedenza "della nobiltà rurale (o gentile), di origine vescovile, sviluppatasi a partire dal 1500 nella Valle del Sole e nella Val di Non (Trentino)" visto il corsivo dovrebbe ricondursi a citazione a monte che nel volume è punto 44:
GENTA, Titoli.....,cit. 678 n ; MISTRUZZI, Trattato.....cit., 383 ss; Delibera della Consulta Araldica 5 Luglio 1939, in Boll.Uff. Cons.Arald.Roma, 1940, IX n.45, 148.

Per cui le opere citate che riguardano quanto in corsivo sono:
Enrico Genta, Titoli nobiliari, in AA.VV., "Enciclopedia del diritto", Varese 1992, vol. XLIV, pag. 680
Carlo Mistruzzi di Frisinga "Trattato di diritto nobiliare italiano" 3 voll., Milano 1961
Consulta Araldica del Regno Bollettino Ufficiale 1940, IX n.45, 148

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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 25 ottobre 2011, 21:17

antonio33 ha scritto:(...) Però il dubbio sarebbe: queste famiglie, pur avendo in qualche modo questi poteri, furono soggette, sottoposte, ad analoghi poteri superiori?
Cioè il loro potere era derivato?

A volte si o volte no, a volte solo per determinati periodi storici .
Venezia... mai! [cool.gif]
Genova ... per brevi periodi
ma ogni "comune" picolo o grande aveva una storia a sè stante


Ad esempio, pagavano imposte? O, in caso di aggressione, da chi erano difesi? L'indipendenza era assoluta?

C'erano città e borghi indipendenti altri sottoposti all' Impero altre ai sovrani ( re o principi ) di turno, altri si coalizzarono in determinati frangenti.
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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 25 ottobre 2011, 21:24

contegufo ha scritto:Salve

Quanto riportato in precedenza "della nobiltà rurale (o gentile), di origine vescovile, sviluppatasi a partire dal 1500 nella Valle del Sole e nella Val di Non (Trentino)" visto il corsivo dovrebbe ricondursi a citazione a monte che nel volume è punto 44:
GENTA, Titoli.....,cit. 678 n ; MISTRUZZI, Trattato.....cit., 383 ss; Delibera della Consulta Araldica 5 Luglio 1939, in Boll.Uff. Cons.Arald.Roma, 1940, IX n.45, 148.

Per cui le opere citate che riguardano quanto in corsivo sono:
Enrico Genta, Titoli nobiliari, in AA.VV., "Enciclopedia del diritto", Varese 1992, vol. XLIV, pag. 680
Carlo Mistruzzi di Frisinga "Trattato di diritto nobiliare italiano" 3 voll., Milano 1961
Consulta Araldica del Regno Bollettino Ufficiale 1940, IX n.45, 148

Saluti



Io mi riferivo naturalmente a quanto hai riportato in corsivo :

"Nato in maniera spontanea e alluvionale, il fenomeno della nobiltà civica, che dette luogo ai titoli di nobile civico e di patrizio, ebbe caratteristiche profondamente diverse a secondo dell'importanza avuta dal Comune nel corso delle sue secolari vicende storico-politiche, dal che derivarono grossi problemi per la Consulta Araldica del Regno, allorche questa si trovò a dover uniformare per tutto il Regno situazioni così differenti."

La nobiltà di origine vescovile è ministeriale non civica [hmm.gif]
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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda GENS VALERIA » mercoledì 26 ottobre 2011, 8:49

La nobiltà di origine vescovile è ministeriale non civica [hmm.gif]


i collaboratori dei Vescovi-feudatari, erano detti ministeriali, ed erano addetti ad incarichi di fiducia come la riscossione delle tasse, la redazione di documenti ecc. Essi ebbero numerose occasioni di ascesa sociale e non di rado ottennero come compenso benefici terrieri."
era, in origine , uno stato di "non libertà" in quanto dipenenza dal signore feudale che probabilmente divenne , con l'acquisizione di beni terrieri vera e propria nobiltà , di origine quindi diversa da quella di nomina imperiale , detta libera.

Saluti :D
Ultima modifica di GENS VALERIA il mercoledì 26 ottobre 2011, 21:05, modificato 1 volta in totale.
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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda fabrizio guinzio » mercoledì 26 ottobre 2011, 15:08

Quindi la nobiltà rurale trentina è feudale ministeriale(anche Friuli patriarcale), non civica come per esempio quella patrizia della Sabina, territorio equiparato a civitas. Ciao,
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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda GENS VALERIA » mercoledì 26 ottobre 2011, 15:57

fabrizio guinzio ha scritto: Quindi la nobiltà rurale trentina è feudale ministeriale(anche Friuli patriarcale), non civica come per esempio quella patrizia della Sabina, territorio equiparato a civitas.


Si è così, nobiltà feudale, vescovile o patriarcale che, come si accennava , è differente da quella civica anzi ...in antitesi :

"Storicamente, per essere considerata nobile, una comunità doveva vivere in città o borgo libero ( non soggetto né ad altra città, né a famiglie feudali ) e godere giurisdizione sul contado circostante".
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda contegufo » mercoledì 26 ottobre 2011, 19:37

Salve

"Nè problemi più semplici si erano posti allorchè era stato necessario individuare i mezzi di prova, e quindi gli elementi costitutivi della nobiltà civica, che la dottrina giuridica del '500 - '600 aveva infine evidenziato come:

a) la vita more nobilium
b) la fama ed il tractatus, ovverosia la considerazione dei consociati ed il relativo trattamento riservato al presunto nobile;
c) il possesso di uno stemma (o arma);
d) la genealogia e le alleanze familiari, specie con famiglie di nobiltà titolata.

Elemento più risolutivo e determinante apparve però la sostanziale accettazione da parte di un ceto dirigente che ne consentiva l'aggregazione al corpo della nobiltà del Comune.
Sarà pertanto lo stesso ceto dirigente a regolamentare l'accesso a tale Nobiltà civica, in via di sostanziale cooptazione, istituendovi i relativi Libri d'Oro."

Cfr. Il diritto nobiliare italiano fra Regno e Repubblica, Prof. Avv. Raffaele Cecchetti,
Luigi Mansi Ed. Lucca, Dicembre 2005.

Approfondimenti:
Carlo Mistruzzi di Frisinga "Trattato di diritto nobiliare italiano" 3 voll., Milano 1961

Vol I
Capitolo V
VENEZIA TRIDENTINA pag. 281-397
La Nobilta' gentile del Principato vescovile di Trento


Cordialmente


PS. Altri testi del Mistruzzi sono:

I diritti nobiliari e la Costituzione italiana. Milano 1957 Giuffrè
La competenza dell'autorita giudiziaria in materia nobiliare. Milano 1956 Giuffrè
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Re: Nobiltà rurale (o gentile)

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 27 ottobre 2011, 10:47

contegufo ha scritto:"Nè problemi più semplici si erano posti allorchè era stato necessario individuare i mezzi di prova, e quindi gli elementi costitutivi della nobiltà civica, che la dottrina giuridica del '500 - '600 aveva infine evidenziato come:

a) la vita more nobilium
b) la fama ed il tractatus, ovverosia la considerazione dei consociati ed il relativo trattamento riservato al presunto nobile;
c) il possesso di uno stemma (o arma);
d) la genealogia e le alleanze familiari, specie con famiglie di nobiltà titolata.

Elemento più risolutivo e determinante apparve però la sostanziale accettazione da parte di un ceto dirigente che ne consentiva l'aggregazione al corpo della nobiltà del Comune.
Sarà pertanto lo stesso ceto dirigente a regolamentare l'accesso a tale Nobiltà civica, in via di sostanziale cooptazione, istituendovi i relativi Libri d'Oro."Cfr. Il diritto nobiliare italiano fra Regno e Repubblica,
Prof. Avv. Raffaele Cecchetti, Luigi Mansi Ed. Lucca, Dicembre 2005.

Giusto, regolare , corretto ,
però ...però...
...giacchè sono un bel po' "politicamente scorretto" [dev.gif] consentimi un' osservazione.

Abbiamo visto che i singoli regolamenti e statuti qualora non avessero riportato chiari limiti di separazione tra i primi e i successivi ceti o fossero del tutto privi di tale distinzione, non sarebbero stati motivo di pregiudizio dello status nobiliare delle famiglie interessate.

Infatti “serrate” di civiche magistrature,istituzione di elenchi ufficiali e obbligo d’iscrizione, ebbero solo una funzione restrittiva: quella di tutelare le casate di coloro che ottenuta, magari secoli prima, gradualmente lo status nobiliare, esercitando prerogative di potere all’interno di un consiglio cittadino, abbiano deciso di tutelarsi, limitando efficacemente l’entrata di ulteriori nuove famiglie .

Tuttavia potremmo semplicemente chiederci: nacque prima l’uovo o la gallina ? Nacque prima la genuina Nobiltà Civica, spesso scaturente dall'esercizio delle supreme cariche della Magistratura,
o la separazione che, “blindando” il ceto tutelasse le famiglie di più antica tradizione ?

La domanda è oziosa e la risposta è ovvia!

Ad accertare la nobiltà di una famiglia era necessario e sufficiente:
a) la vita more nobilium
b) la fama ed il tractatus, ovverosia la considerazione dei consociati ed il relativo trattamento riservato al presunto nobile;
c) il possesso di uno stemma (o arma);
d) la genealogia e le alleanze familiari, specie con famiglie di nobiltà titolata.

Serrate , elenchi e libri variopinti sono strumenti atti a "blindare" famiglie di più antica distinzione e stop.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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