T.G.Cravarezza ha scritto:Adesso Sergio mi scrive che è necessario che la famiglia abbia partecipato al potere legislativo del suo territorio e non è sufficiente l'aver ricoperto incarichi pubblici. Ma allora nel momento in cui una famiglia per generazioni non partecipa più al potere legislativo per x motivi, perde la nobiltà? Oppure è sufficiente ricoprire quel ruolo per x generazioni9 e poi "paradiso", nobili siamo e possiamo goderne i frutti per le generazioni future anche senza fare più nulla?
Poi serve "l'autopercezione" di essere nobile: bellissima frase, e oggi giorno ne conosco tanti che si "autopercepiscono" nobili![]()
(scusami Sergio, so che l'avevi scritto in modo serio e ho anche capito cosa intendevi, ma la battuta mi è proprio scappata
Tranquillo
Il sindaco di S. Colombano, nel dopoguerra, ha avuto 5-6 mandati per amministrare il paese e lo ha fatto bene per vent'anni , è nobile ? No di certo.
Perché cambiano luoghi, tempi , situazioni ma soprattutto amministrare non è sinonimo di governare. Nei comuni ( quelli dell'Italia dei Comuni ) il ceto di governo, il quale riuniva in sé i tre fondamentali poteri, era nobile.
La Consulta ( tirata per la giacchetta da più parti, pose un paio di paletti, mooolto elastici peraltro: separazione del ceto , iscrizione nei registri nob., talmente elastici che alla fine le città nobili furono mutilate di un 30% ,con sconvolgimenti incredibili in positivo ed in negativo. Non nasce qui, ma qui prende corpo il concetto di nobiltà di fatto, concetto ostico a molti.
Storicamente , universalmente, una famiglia diventava nobile dopo un periodo standard di un secolo di gestione del potere, ovvero più o meno tre generazioni , ma ciò nelle nobiltà "decurionali ", nelle nobiltà titolata , che i birbaccioni
come me chiamano "di brevetto" basta il regal pezzo di carta. Cosa deve fare in questo secolo la famiglia per maturare nobiltà? Nulla.
Ovvero non lavorare meccanicamente , cercare di assomigliare ai nobili feudali nei costumi ( sobri, nèh ) comportarsi da galantuomini, governare, occupando i posti di potere, quando vi era l'opportunità se vi era l'opportunità.
Era la popolazione che percepiva nobile una famiglia ed era la famiglia che percepiva sé stessa quale " entità " separata dal volgo.
Allo stesso tempo erano le altre famiglie separate dal volgo che si aggregavano alle simili ....vedi modalità di formazione del ceto.
Non è romanticismo ma estremo pragmatismo.
La disuguaglianza non è stata mica inventata dalla nobiltà ma molto prima da un troglodita con il randello più robusto.
I bambini che entrano in una compagnia, generalmente lo fanno per simpatia non per interesse , un'amicizia, una compagnia per interesse prima o dopo scoppia ( quando viene a mancare il comun denominatore ).

(scusami Sergio, so che l'avevi scritto in modo serio e ho anche capito cosa intendevi, ma la battuta mi è proprio scappata 




Vabbè, me ne farò una ragione ![hmm [hmm.gif]](./images/smilies/hmm.gif)
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