Nobiltà generosa: interpretazione combinata Atti 1756 e 1774

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Nobiltà generosa: interpretazione combinata Atti 1756 e 1774

Messaggioda gattostella » giovedì 13 giugno 2019, 8:32

Buongiorno,
I reali dispacci del 1756 e del 1774, a mio parere, vanno letti in maniera coordinata.
Entrambi, infatti, distinguono la cosiddetta nobiltà generosa, cioè quella che si estende alla famiglia, dalla nobiltà personale (di privilegio e civile).
Desidero sottoporre ai partecipanti al Forum la mia interpretazione del combinato disposto dei due dispacci, in relazione alla nobiltà di genere.

Nobiltà generosa.
Si verifica:
1. Quando un avo abbia posseduto un feudo nobile nella continuata serie di secoli
2. Quando un avo sia stato aggregato tra Nobili di Città regia, nella quale sia una vera Separazione
3. Quando un avo, per la gloriosa carriera delle Armi, della Toga, della Chiesa, o della Corte abbia ottenuto distinto, e superior Impiego, o Dignità, ed i suoi Discendenti per lo corso di lunghissimo tempo si sian mantenuti nobilmente, facendo onorati Parentati, senza mai discendere ad Ufizj vili, e populari, né ad arti meccaniche, ed ignobili.
4. Quando due avi consecutivi siano stati dottori di legge ed I discendenti si siano mantenuti nobilmente senza esercitare mestieri vili e servili.

Le prime tre condizioni sono enucleate dal reale dispaccio del 1756, mentre la quarta mi sembra scaturire dalla lettura del reale dispaccio del 1774.

Poiché tuttavia non sono un esperto della materia, sarei grato a chi volesse esprimere la propria idea in merito.
gattostella
 
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Re: Nobiltà generosa: interpretazione combinata Atti 1756 e

Messaggioda gattostella » venerdì 14 giugno 2019, 13:08

Il mio post è teso a comprendere il perimetro esatto in cui si confina la cosiddetta nobiltà generosa, al fine di comprendere quali siano le condizioni perché sussista un titolo primordiale di nobiltà generosa.

La qualcosa acquisisce valore ai fini della ricostruzione del patrimonio morale e storico delle famiglie del Regno delle due Sicilie.
Nel periodo che va dal 1774 al 1929 (per circa 150 anni) una serie di famiglie che non sono state riconosciute nobili di genere (soprattutto perché non interessare ad esempio ad entrare nei reggimenti, cosa che avrebbe dovuto mettere in evidenza lo status nobiliare dell’aspirante) potevano tuttavia rientrare nel novero delle famiglie di nobiltà generosa.

Credo che i due reali dispacci del 1756 e del 1774 debbano essere letti in maniera coordinata e secondo il mio parere ecco di seguito quale potrebbe essere una classificazione ordinata delle classi.

1) PRIMA CLASSE "NOBILI":

1.1. PRIMA CATEGORIA "NOBILTÀ GENEROSA O FAMILIARE": si tratta della nobiltà di famiglia. Essa si verifica:
A) Quando un avo abbia posseduto un feudo nobile nella continuata serie di secoli (reale dispaccio 1756)
B) Quando un avo sia stato aggregato tra Nobili di Città regia, nella quale sia una vera Separazione (reale dispaccio 1756)
C) Quando un avo, per la gloriosa carriera delle Armi, della Toga, della Chiesa, o della Corte abbia ottenuto distinto, e superior Impiego, o Dignità, ed i suoi Discendenti per lo corso di lunghissimo tempo si sian mantenuti nobilmente, facendo onorati Parentati, senza mai discendere ad Ufizj vili, e populari, né ad arti meccaniche, ed ignobili (reale dispaccio 1756)
D) Quando due avi consecutivi siano stati dottori di legge ed I discendenti si siano mantenuti nobilmente senza esercitare mestieri vili e servili (reale dispaccio 1774)

1.2. SECONDA CATEGORIA “NOBILTÀ DI PRIVILEGIO O PERSONALE”. Comprende:
A) tutti Coloro, che per meriti, e servizj personali prestati alla Corona e allo Stato, giungono ad essere promossi a gradi maggiori, ed onorifici della Milizia, della Toga, e della Corte (reale dispaccio 1756)
B) tutti coloro, che nelle dette, ed altri Classi di real servizio, e dello Stato giungono ad ottenere decorosi impieghi, i quali imprimono carattere (reale dispaccio 1756)
C) I dottori in legge ed in medicina (reale dispaccio 1774)
D) i Figli de’ Capitani inclusivamente, e sopra, de’ Ministri togati de’ Domini di S.M., de’ Presidenti di Spada, e Cappa, della Sommaria, de’ Presidi delle Provincie, de’ Tesorieri generali di ambedue i Regni (reale dispaccio 1774)


2) SECONDA CLASSE: “CIVILI”:
A) notari
B) mercanti
C) cerusici (chirurghi)
D) speziali
E) coloro che facciano costare avere così essi, che il loro Padre, ed Avo vissuto in Città demaniale, e regia, escluse le baronali, sempre civilmente con decoro, e comodità, senza esercitare carica, e impiego basso, e popolare, e sono sempre stati riputati dal Pubblico Uomini onorati, e dabbene
F) Negozianti di Cambio, o sia di Ragione, i di cui Padre, ed Avo abbiano esercitato lo stesso impiego, e non altro d’inferior condizione.
G) i Figli delli Ufiziali Subalterni e quelli degli Uditori di Provincia, e di Governatori Regj
H) i Figli de’ Mercanti di lana, e di seta, de’ quali il Padre, ed Avo abbiano fatto ugual negozio


3) TERZA CLASSE:
A) artisti
B) bracciali
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Re: Nobiltà generosa: interpretazione combinata Atti 1756 e

Messaggioda gattostella » giovedì 13 febbraio 2020, 2:58

In aggiunta a quanto precedentemente scritto, desidero, per amor di completezza, ricordare che con reale dispaccio del 15 dicembre 1770, seguito da una circolare del Vicerè Fogliani del 28 gennaio 1771 si parificarono le procedure per la elezione degli ufficiali delle città feudali a quelle per la elezione degli ufficiali delle città demaniali. Un successivo reale dispaccio (23 aprile 1771) stabilì che chi rivestiva talune cariche non poteva che fare parte del primo ceto di nobile. Così ad esempio i giurati, il capitano, il sindaco, il segreto ed il proconservatore dovevano necessariamente appartenere al primo ceto nobile, quindi a famiglia di nobiltà generosa. L’avere rivestito una di quelle cariche, dunque, costituiva a tutti gli effetti un riconoscimento formale della famiglia come famiglia di nobiltà generosa.
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Re: Nobiltà generosa: interpretazione combinata Atti 1756 e

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 13 febbraio 2020, 10:21

gattostella ha scritto:Buongiorno,
I reali dispacci del 1756 e del 1774, a mio parere, vanno letti in maniera coordinata.
Entrambi, infatti, distinguono la cosiddetta nobiltà generosa, cioè quella che si estende alla famiglia, dalla nobiltà personale (di privilegio e civile).
Desidero sottoporre ai partecipanti al Forum la mia interpretazione del combinato disposto dei due dispacci, in relazione alla nobiltà di genere.

Nobiltà generosa.
Si verifica:
1. Quando un avo abbia posseduto un feudo nobile nella continuata serie di secoli
2. Quando un avo sia stato aggregato tra Nobili di Città regia, nella quale sia una vera Separazione
3. Quando un avo, per la gloriosa carriera delle Armi, della Toga, della Chiesa, o della Corte abbia ottenuto distinto, e superior Impiego, o Dignità, ed i suoi Discendenti per lo corso di lunghissimo tempo si sian mantenuti nobilmente, facendo onorati Parentati, senza mai discendere ad Ufizj vili, e populari, né ad arti meccaniche, ed ignobili.
4. Quando due avi consecutivi siano stati dottori di legge ed I discendenti si siano mantenuti nobilmente senza esercitare mestieri vili e servili.

Le prime tre condizioni sono enucleate dal reale dispaccio del 1756, mentre la quarta mi sembra scaturire dalla lettura del reale dispaccio del 1774.

Poiché tuttavia non sono un esperto della materia, sarei grato a chi volesse esprimere la propria idea in merito.



Nei processi per il riconoscimento della nobiltà dei Cavalieri Giovanniti del Seicento e Settecento era esplicitamente richiesto il possesso di un feudo nella famiglia dei quattro avi per non meno di 200 anni.

Essere aggregato tra Nobili di Città regia con una reale separazione non era determinante, sebbene poi tutti i possessori di feudi erano anche membri di qualche nobiltà civica.

Anche l'aver ricoperto cariche riservate esclusivamente al primo ceto era importante ma non determinante e comunque non era di per sè bastevole a costituire un automatico riconoscimento della nobiltà.
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Re: Nobiltà generosa: interpretazione combinata Atti 1756 e

Messaggioda decio mure » venerdì 14 febbraio 2020, 14:47

gattostella ha scritto:Il mio post è teso a comprendere il perimetro esatto in cui si confina la cosiddetta nobiltà generosa, al fine di comprendere quali siano le condizioni perché sussista un titolo primordiale di nobiltà generosa.

La qualcosa acquisisce valore ai fini della ricostruzione del patrimonio morale e storico delle famiglie del Regno delle due Sicilie.
Nel periodo che va dal 1774 al 1929...


Potete per favore specificare se questa classificazione è valida per il regno di Napoli e/o per il regno di Sicilia?
Il regno delle due Sicilie viene istituito solo nel 1816.

Grazie
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Re: Nobiltà generosa: interpretazione combinata Atti 1756 e

Messaggioda gattostella » mercoledì 19 febbraio 2020, 23:20

Le disposizioni prima richiamate valevano sia per la Sicilia che per la parte continentale.
I reali dispacci del 1770 e 1771 stabiliscono inequivocabilmente che sia nelle città demaniali che in quelle baronali, per potere accedere a talune cariche cittadine, occorresse appartenere a famiglie del primo ceto.

Il reale dispaccio del 1774 stabilisce che la nobiltà familiare (e non personale) dovesse spettare ad alcune categorie di soggetti.
Non si tratta di rivendicare situazioni di privilegio, ma semplicemente di inquadrare storicamente la tendenza, emersa alla fine del XVIII secolo, regnanti i Borbone, di attenuare lo strapotere della nobiltà feudale, creando un contrappeso nella nobiltà cittadina locale. Successivamente la tendenza ha registrato progressive aperture nei confronti del notabilato, attraverso la imposizione ai governi cittadini di includere esponenti delle classi emergenti che avessero requisiti di professionalità e di cultura.

Dal punto di vista giudico mi sembra interessante una lettura coordinata dei dispacci del 1756, del 1771 e del 1774.

Questo lo spirito del post.
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Re: Nobiltà generosa: interpretazione combinata Atti 1756 e

Messaggioda Messanensis » giovedì 20 febbraio 2020, 20:24

decio mure ha scritto:
gattostella ha scritto:Il mio post è teso a comprendere il perimetro esatto in cui si confina la cosiddetta nobiltà generosa, al fine di comprendere quali siano le condizioni perché sussista un titolo primordiale di nobiltà generosa.

La qualcosa acquisisce valore ai fini della ricostruzione del patrimonio morale e storico delle famiglie del Regno delle due Sicilie.
Nel periodo che va dal 1774 al 1929...


Potete per favore specificare se questa classificazione è valida per il regno di Napoli e/o per il regno di Sicilia?
Il regno delle due Sicilie viene istituito solo nel 1816.

Grazie


Ha fatto un'ottima puntualizzazione. Infatti il dispaccio del 1774 valeva soltanto per il Regno di Napoli, non per quello di Sicilia.
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Re: Nobiltà generosa: interpretazione combinata Atti 1756 e

Messaggioda Messanensis » giovedì 20 febbraio 2020, 20:48

Messanensis ha scritto:
decio mure ha scritto:
gattostella ha scritto:Il mio post è teso a comprendere il perimetro esatto in cui si confina la cosiddetta nobiltà generosa, al fine di comprendere quali siano le condizioni perché sussista un titolo primordiale di nobiltà generosa.

La qualcosa acquisisce valore ai fini della ricostruzione del patrimonio morale e storico delle famiglie del Regno delle due Sicilie.
Nel periodo che va dal 1774 al 1929...


Potete per favore specificare se questa classificazione è valida per il regno di Napoli e/o per il regno di Sicilia?
Il regno delle due Sicilie viene istituito solo nel 1816.

Grazie


Ha fatto un'ottima puntualizzazione. Infatti il dispaccio del 1774 valeva soltanto per il Regno di Napoli, non per quello di Sicilia.


Mi correggo i dispacci del 1756 e del 1774 valevano sia per il Regno di Napoli che per il Regno di Sicilia. Invece il provvedimento del Viceré Fogliani del 1771 ovviamente valeva solo per la Sicilia.
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Re: Nobiltà generosa: interpretazione combinata Atti 1756 e

Messaggioda Messanensis » giovedì 20 febbraio 2020, 20:57

gattostella ha scritto:In aggiunta a quanto precedentemente scritto, desidero, per amor di completezza, ricordare che con reale dispaccio del 15 dicembre 1770, seguito da una circolare del Vicerè Fogliani del 28 gennaio 1771 si parificarono le procedure per la elezione degli ufficiali delle città feudali a quelle per la elezione degli ufficiali delle città demaniali. Un successivo reale dispaccio (23 aprile 1771) stabilì che chi rivestiva talune cariche non poteva che fare parte del primo ceto di nobile. Così ad esempio i giurati, il capitano, il sindaco, il segreto ed il proconservatore dovevano necessariamente appartenere al primo ceto nobile, quindi a famiglia di nobiltà generosa. L’avere rivestito una di quelle cariche, dunque, costituiva a tutti gli effetti un riconoscimento formale della famiglia come famiglia di nobiltà generosa.


Questo è vero soltanto per quelle famiglie che erano incluse tra quelle nobili di una città regia dove c'era vera separazione dalle famiglie civili, come stabilisce il dispaccio del 20 gennaio 1756.

Viceversa chi ricopriva cariche in terre feudali aveva una nobiltà personale "temporanea" legata alla carica ricoperta, che terminava quando la persona finiva di ricoprire la carica (infatti soltanto in quel periodo nei vari atti pubblici veniva qualificato "nobilis").
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Re: Nobiltà generosa: interpretazione combinata Atti 1756 e

Messaggioda gattostella » venerdì 21 febbraio 2020, 11:16

Gentile messinensis
La ringrazio e Le sarei grato se mi desse il riferimento normativo circa il fatto della nobiltà personale degli ufficiali delle città feudali.
cordiali saluti
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Re: Nobiltà generosa: interpretazione combinata Atti 1756 e

Messaggioda Messanensis » venerdì 21 febbraio 2020, 15:29

gattostella ha scritto:Gentile messinensis
La ringrazio e Le sarei grato se mi desse il riferimento normativo circa il fatto della nobiltà personale degli ufficiali delle città feudali.
cordiali saluti


In realtà non esiste un vero e proprio riferimento normativo, ma era consuetudine che gli ufficiali delle terre feudali, durante l'esercizio della loro carica, fossero chiamati col titolo di "nobilis". Il titolo era legato alla carica non alla persona.
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Re: Nobiltà generosa: interpretazione combinata Atti 1756 e

Messaggioda Messanensis » venerdì 21 febbraio 2020, 16:57

Messanensis ha scritto:In realtà non esiste un vero e proprio riferimento normativo, ma era consuetudine che gli ufficiali delle terre feudali, durante l'esercizio della loro carica, fossero chiamati col titolo di "nobilis". Il titolo era legato alla carica non alla persona.


Preciso che mi riferisco al Regno di Sicilia.
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Re: Nobiltà generosa: interpretazione combinata Atti 1756 e

Messaggioda gattostella » venerdì 21 febbraio 2020, 17:15

Ecco il testo del Reale Dispaccio del 23 aprile 1771, per la parte che interessa:
“...il primo ceto di nobile, nè’ quali devonsi comprendere tutti coloro che all’uffici nobili sono abilitati, e tra questi includersi devono i rispettivi giurati, capitano, sindaco, segreto e proconservatore; l’altro ceto deve essere composto di persone civili ed artigiani; ed il terzo di borghesi, picché in tal guisa si verifica che v’intervenga il corpo dell’Università”.

Come già detto tale disposizione valeva sia per le città demaniali che per quelle baronali.

Onestamente non credo convincente il riferimento ad una nobiltà di carica. Infatti la disposizione di cui sopra parla di primo ceto e nel primo ceto non era ricomprerà la nobiltà di carica (che durasse per il solo tempo della carica!).
Comunque La ringrazio per il suo contributo e ne terrò conto nel prosieguo dei miei approfondimenti.
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Re: Nobiltà generosa: interpretazione combinata Atti 1756 e

Messaggioda Messanensis » venerdì 21 febbraio 2020, 22:58

Bisognerebbe chiarire alcune cose.

Il dispaccio reale del 15 dicembre 1770 diceva semplicemente: "E' pervenuto a notizia del re che l'elezione degl'officiali nelle terre baronali non si faccia a norma delle leggi... Quindi per riparare a tale scorso abuso vuole Sua Maestà che si spediscano lettere circolari che facciano osservare lo stabilito nei Capitoli e nelle carte reali".
In realtà le carte reali concedevano alla maggior parte dei baroni di eleggere e rimuovere gli ufficiali nelle proprie terre (come avveniva da secoli), ma poiché si voleva colpire il potere baronale il viceré Fogliani l'8 gennaio 1771 emanò una circolare nella quale prescriveva che l'elezione degli ufficiali nelle terre baronali dovesse avvenire previo scrutinio, alla maniera delle città regie. Questa circolare trovò ovviamente l'opposizione dei baroni, tanto che rimase lettera morta e non fu eseguita quasi in nessun luogo, fino a quando il viceré Caracciolo emanò due circolari il 13 febbraio 1784 e il 10 gennaio 1785 in cui riprendeva quella del Fogliani del 1771, facendole poi pubblicare a nome del sovrano il 5 marzo 1785.

Il fatto che Fogliani, con una evidente forzatura (fatta col solo obiettivo di colpire lo strapotere baronale), avesse uniformato la procedura per la nomina degli ufficiali anche nelle terre feudali, riproponendo la medesima divisione di ceti delle città demaniali, creò confusione ed il convincimento in alcuni di essere diventati improvvisamente nobili.

Per esempio a Castelvetrano nacque una lite tra gli esponenti del primo ceto (i "nobili", coloro che erano "soliti occupare sin dai loro ascendenti le stesse cariche", cioè coloro che discendevano da quelle famiglie nelle quali per più generazioni il barone aveva scelto gli ufficiali) e alcuni appartenenti al secondo ceto (in particolare notai e medici), in quanto i primi volevano escludere i secondi dallo scrutinio per l'elezione degli ufficiali, così come stabilito nelle circolari. La lite andò avanti per molti anni e in un memoriale del 1798 gli appartenenti al secondo ceto scrivevano che l'unico che poteva arrogarsi il diritto di essere nato in una famiglia distinta a Castelvetrano era il barone e che era un "violento delirio" assegnare il grado di nobili a coloro che si arrogavano il diritto di appartenere al primo ceto, in quanto a Castelvetrano non c'era mai stata una mastra serrata e nessuna famiglia del primo ceto poteva vantare di discendere da titolati possessori di feudi o da persone che si erano distinte nel valore militare o nella toga ("la più onorata nobiltà che può vantare ognuno d'essi è quella di aver avuto l'avo o il bisavo nel numero dei maestri, della gente di lavoro o qualche cosa di più"). Secondo gli esponenti del secondo ceto si trattava di una "sognata nobiltà" che non trovava alcun fondamento oggettivo.

Di certo a Castelvetrano non esisteva una nobiltà generosa (in questo avevano ragione gli appartenenti al secondo ceto), né poteva esistere quella che nel dispaccio del 1756 è definita la terza classe di nobiltà , detta "legale o civile", che possedeva chi, insieme al padre e all'avo, aveva vissuto in città regie, escluse le baronali, sempre civilmente con decoro e comodità, senza esercitare cariche o impieghi bassi e popolari, venendo pubblicamente stimato per uomo onorato e perbene.
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Re: Nobiltà generosa: interpretazione combinata Atti 1756 e

Messaggioda decio mure » sabato 7 marzo 2020, 19:12

Messanensis ha scritto:Mi correggo i dispacci del 1756 e del 1774 valevano sia per il Regno di Napoli che per il Regno di Sicilia. Invece il provvedimento del Viceré Fogliani del 1771 ovviamente valeva solo per la Sicilia.



Il provvedimento cessò la sua validità con la costituzione del 1812?
Oppure restò in vigore sino all’unificazione del regno d’italia
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