L'idea di nobiltà in Italia nei secoli

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Re: L'idea di nobiltà in Italia nei secoli

Messaggioda Cav.OSSML » lunedì 3 dicembre 2018, 16:37

antonio33 ha scritto:Difficile è definire la o le nobiltà, e ancor di più sancirne il metodo per riconoscerle in tempi e luoghi diversi, e a maggior ragione se è proprio la normativa vigente a ignorarle.
Mi si perdonerà un paragone politically incorrect. Fino a “pochi” anni fa il nome del padre era citato sui documenti. Poi, per un impulso eccessivo di democrazia, si è deciso che, dato che siamo tutti uguali (evidentemente…), fosse opportuno non rimarcare la differenza tra figli di papà certo e figli di NN o di madre ignota. Ecco il ragionamento: se qualcuno non può dirsi figlio di un padre, allora è giusto che tutti i padri cadano nel dimenticatoio, quasi fosse colpa del figlio conoscere i nomi dei genitori. Ma i figli di NN esistono comunque, idem i figli di quei padri “noti” che si vorrebbero e che non possiamo “abolire” per legge. Anche se ignorarli sì può…
Vi risparmio la tiritera sulla evidente analogia sui discendenti di una nobile schiatta.

Sottoscrivo in toto le osservazioni di antonio33.
Ho letto ultimamente un’interessante intervista fatta dal compianto prof. Plinio Corrêa de Oliveira circa il ruolo della nobiltà oggi.
Nel corso dell’intervista il suddetto professore, formulava le seguenti considerazioni: “Il falso dogma rivoluzionario (Rivoluzione francese) in base al quale la suprema norma della giustizia, in materia di relazioni umane, consiste nell’uguaglianza assoluta fra gli uomini, fu accettato come vero da innumerevoli persone. La pressione ugualitaria della Rivoluzione provocò, quindi, sullo Stato e sulla società, effetti immediati e non raramente violenti, alla pari degli effetti graduali causati più dalla propaganda che dalla forza”.
Dal suddetto dogma sono derivate parecchie delle ideologie e delle posizioni di pensiero correnti, che si sono tradotte in leggi, creando “diritti” (e raramente doveri), e superando così di sovente anche comprovate realtà naturalistiche (pensiamo per esempio alla teoria Gender).
Tutto questo avviene con la dichiarata finalità di garantire il pieno rispetto dei diritti umani e della democrazia.
Ora è evidente che il suddetto dogma dell’uguaglianza assoluta tra gli uomini richiede anche che in era moderna non si debba più parlare di nobiltà e di nobili, se non in una visione storica.
Utili per capire che non c’è uguaglianza se non nel riconoscimento della differenza sono le osservazioni di Romano Guardini (Il Signore) a proposito di giustizia-uguaglianza.
Guardini fa un discorso che vale in generale per tutte le relazioni.
Realizzare l’uguaglianza coincide con la realizzazione della giustizia, ma, dice Guardini, giustizia vuol dire dare a ciascuno ciò che gli spetta.
Ora, per sapere cosa spetti a ciascuno si deve guardare con apertura (Guardini usa il termine amore) a ciò che l’altro è realmente, quindi giustizia non è uguaglianza universale, ma ordine vivo secondo la diversità delle persone.
E ricorda il saggio detto dei classici “Summum jus, summa iniuria”.
Scusate l’off topic.
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Re: L'idea di nobiltà in Italia nei secoli

Messaggioda pierluigic » lunedì 3 dicembre 2018, 21:18

.

Comparo la dimensione dell' uomo con la dimensione dell' universo e mi viene in mente un vecchio proverbio spagnolo

Il vanto di un nano è di sputar lontano

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Re: L'idea di nobiltà in Italia nei secoli

Messaggioda pierluigic » lunedì 10 dicembre 2018, 15:16

Debbo al cav OSSML una risposta più articolata
Gli uomini sono tutti uguali
Non sono tutti uguali per le loro abilità. Vi è chi è più intelligente chi più forte chi più coraggioso
Sono tutti uguali per le loro debolezze. Tutti si ammalano si deprimono soffrono invecchiano muoiono
I gagliardi gli astuti finiscono allo stesso modo dei gracili e degli scemi pasto ai vermi o al fuoco
Mi creda non esiste ( fortunatamente ) una razza eletta ( la natura non la prevede )
Siamo un granello combattivo nell' universo
.
Mi risponda
Non penserà davvero che sia un titolo nobiliare avuto trecento anni fa da un nostro antenato a far la differenza
Non crederà davvero alla razza eletta o al diritto del sangue
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Re: L'idea di nobiltà in Italia nei secoli

Messaggioda antonio33 » martedì 11 dicembre 2018, 2:03

pierluigic ha scritto:Non penserà davvero che sia un titolo nobiliare avuto trecento anni fa da un nostro antenato a far la differenza
Non crederà davvero alla razza eletta o al diritto del sangue


Ovvia la risposta che Pierluigi si aspetta, e che spero condivisa:
non esiste una razza eletta, ma esistono invece profonde diversità di natura culturale e… religiosa.
Ciascuno di noi, volente o nolente, e a dispetto della globalizzazione, ha subito forti condizionamenti educativi e culturali.
L’appartenenza a una tradizione familiare, indipendentemente dalla nobiltà, contraddistingue il modo di “essere” di ogni uomo sulla faccia della terra. Poi, per carità, esistono discendenti di stirpi nobilissime che si sono dimostrati indegni dei loro avi, e persone di "umile" estrazione ma d’animo nobilissimo…
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Re: L'idea di nobiltà in Italia nei secoli

Messaggioda Cav.OSSML » mercoledì 12 dicembre 2018, 11:11

pierluigic ha scritto:Mi risponda
Non penserà davvero che sia un titolo nobiliare avuto trecento anni fa da un nostro antenato a far la differenza
Non crederà davvero alla razza eletta o al diritto del sangue

Al suddetto quesito ha già dato esaudiente risposta Il gentile forumista Antonio.
È evidente che il “pizzettaro di Via della Scrofa” per le sue qualità umane e per le sue virtù può risultare di animo più nobile di quello che può avere un rampollo degenerato di una nobilissima schiatta.
Per quanto concerne il tema relativo al principio di uguaglianza (tema questo complessissimo e valutabile sotto diversi profili: religiosi, etici, giuridici, filosofici, ecc.), essendo questo off topic, mi permetto solamente di ricordare quelle nazioni che hanno miseramente fallito perseguendo un’ideologia egualitaria (assoluta) di Stato imposta a costo di milioni di vittime.
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Re: L'idea di nobiltà in Italia nei secoli

Messaggioda GENS VALERIA » mercoledì 12 dicembre 2018, 17:45

Anche a rischio di derapare visibilmente dal topic ( il quale riguarda come si presentava e come era percepita l'idea del "nobile" nei secoli ) " mi scappa "di esternare alcune domande che riguardano l'oggi:
Tutti coloro che vengono appellati ILLUSTRI lo sono ?
Tutti coloro che vengono appellati ONOREVOLI sono degni di onore ?
Tutti coloro che vengono appellati ECCELLENZE lo sono sempre e comunque ? Le EMINENZE ?
Tutti coloro che vengono appellati REVERENDI sono sempre e comunque degni di reverenza ?
Per non parlare di GENTILI ? ( che è una forma per indicare i nobili ), gli EGREGI sono realmente fuori dal gregge ?
Consideriamo , inoltre che in questi casi non vi è o non vi è stato diritto di sangue solo forme di cortesia … ma , a proposito, CORTESE non significava anch'esso nobile ( di corte ) ?
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: L'idea di nobiltà in Italia nei secoli

Messaggioda pierluigic » giovedì 13 dicembre 2018, 19:33

Dubbio legittimo
C è un acquiescenza naturale al potere che forse è legata alla reminescenza del rapporto figlio padre
C è un acquiescenza indotta legata al fatto che tutti noi teniamo famìglia e con coloro che possono è meglio andare d accordo........
E cosi diciamo a volte cose che sono il contrario di ciò che vorremmo dire ci facciamo sfuggire un sorriso quando vorremmo gridare la nostra indignazione
Molti illustri sono solo illustri canaglie oggi come ieri ma molto spesso è conveniente tenerselo per sé
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Re: L'idea di nobiltà in Italia nei secoli

Messaggioda pierluigic » giovedì 13 dicembre 2018, 19:59

Giace sepolto in questa oscura buca
Un cagnaccio ribaldo e traditore
Era il Dispetto e fu chiamato Amore
Non ebbe altro di buon fu can del duca
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Re: L'idea di nobiltà in Italia nei secoli

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 14 dicembre 2018, 15:37

Più che giusto !
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: L'idea di nobiltà in Italia nei secoli

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 4 febbraio 2019, 18:23

Cari amici, sull'idea di nobiltà nel Quattrocento vi segnalo C. FINZI, La polemica sulla nobiltà nell’Italia del Quattrocento, in Cuadernos de Filologia Clasica. Estudios Latinos, 30 (2010), pp. 341-380. http://revistas.ucm.es/index.php/CFCL/a ... 341A/15039

Vi segnalo anche L. TUFANO, Tristano Caracciolo e il suo “discorso” sulla nobiltà. Il regis servitium nel Quattrocento napoletano, in Reti Medievali Rivista, 14, 1 (2013). http://www.rmoa.unina.it/2127/1/384-1419-2-PB.pdf
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Re: L'idea di nobiltà in Italia nei secoli

Messaggioda pierluigic » martedì 5 febbraio 2019, 3:00

Gŕazie
Ho letto quanto sul primo link
Interessantissimo
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Re: L'idea di nobiltà in Italia nei secoli

Messaggioda SINFOROSA » lunedì 15 aprile 2019, 19:13

Signor Pierluigic" io non la conosco ma le sue parole mi piacciono molto". Le ricorda qualcosa questa frase virgolettata? E' la stessa che vari anni lei usò nei miei confronti e mi fa piacere constatare che è ancora sulla lunghezza d'onda di una signora sempre più anziana.
LUCIANA CEVA GRIMALDI

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Re: L'idea di nobiltà in Italia nei secoli

Messaggioda pierluigic » martedì 16 aprile 2019, 0:53

Non " sempre più anziana" ma solo " sempre più saggia"
Un cordiale saluto
Pierluigic
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