"Cavalieri. Dai Templari a Napoleone"

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Re: "Cavalieri. Dai Templari a Napoleone"

Messaggioda dpascale » domenica 17 gennaio 2010, 15:39

Molto interessanti queste precisazioni sullo stemma dipinto sulla tovaglia, e anche sulle ridipinture che ha subito (forse -anzi, quasi sicuramente- testimonianza dei passaggi di proprietà del quadro). Lo stemma scaccato ricorda quello Pepoli, e alle collezioni comunali d'arte è presente un nutrito gruppo di opere pervenute in seguito a un lascito Pepoli: bisogna vedere se anche questo ritratto ne faceva parte... Con una visita alle collezioni comunali d'arte potrei risolvere qualche dubbio (anche se il quadro è alla mostra di Venaria, la targhetta sarà ancora attaccata al muro bolognese ;) ).

Un caro saluto, :)


Daniele
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Re: "Cavalieri. Dai Templari a Napoleone"

Messaggioda Tilius » domenica 17 gennaio 2010, 21:40

Raymond Ward Bissell demolisce alquanto, proprio per considerazioni araldiche, l'ipotesi di Mary Garrard che potesse essere il genovese Pietro Maria di Cesare Gentile (che é documentato essere stato, ma ben dopo il 1622, collezionista di dipinti di Artemisia).
Sostiene che sia i Pepoli (a proposito, il ritratto é pervenuto alle collezioni comunali bolognesi proprio col lascito Pepoli [thumb_yello.gif] ) sia i Gentile di Genova avevano per stemma uno scaccato, per'altro differenti fra loro (Pepoli 6x6, Gentile 3x3) e differenti dagli scacchi dello stemmino sovradipinto: 5x3 (totale di 15 in 5 righe di 3 quadrati cascuna, la prima e l'ultima però prive di due quadrati in quanto "tagliati" dai 4 "angoli" dell'ovale).
Inoltre la Garrard parla sì di Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, descrivendo però la croce mauriziana come una "Maltese cross" (sic!), confermando quindi, una volta di più, di capirci gran poco di Araldica. Per aggiungere delirio al delirio, la Garrard conclude sosteneddo che lo scaglione riverso fosse uno stemma "di fantasia, senza significato, inventato" (!) dalla stessa pittrice tanto per dipingere qualcosa nell'ovale dello stemma, destinato fin dall'inizio ad essere "ricoperto" col vero stemma dell'effigiato una volta che il quadro fosse giunto a destinazione... (sì, alle volte gli storici dell'arte si dovrebbero veramente e semplicemente vergognare delle boiate che si ingegnano a inventare per giustificare le loro "conclusioni"... Immagine).

In conclusione, é possibile che lo stemmino sovradipinto (comunque NON ORGINALE) fosse uno stemma Pepoli reso male ma comunque vicino all'originale per gli scacchi numerosi e fitti (inoltre ciò é corroborato dalla provenienza Pepoli del dipinto). Certamente non poteva essere (poiché in tal caso sarebbe stato riprodotto talmente male da essere irriconoscibile) lo stemma Gentile, così rado nei suoi soli 9 grandi scacchi. Inoltre c'é anche una ragione storica che esclude che il cavaliere raffigurato possa essere il Gentile. Infatti Pietro Maria fu protagonista di primo piano nell'eroica resistenza che la Repubblica di Genova oppose ai Savoia nella guerra del 1625. Improbabile quindi (anche se non impossibile) che un patriota genovese ostentasse con tanta fierezza un ordine dell'odiato nemico sabaudo.

Ma tutto questo é pura accademia, poiché lo stemma originale (e non certo "meaningless" come farfuglia la Garrard...) é quello con lo scaglione rovesciato e bordato d'argento, corredato vieppiù sin dall'origine del capo di San Maurizio, che costituisce un collegamento palese e incontrovertibile con la croce sull'armatura.

Anche se "originale", però, la qualità pittorica molto bassa di questo piccolo inserto araldico rende molto improbabile che sia stato dipinto dalla Gentileschi.
Quanto tempo (un mese, una anno, un decennio, un secolo???) dopo sia stato dipinto e da chi (dall'effigiato? dagli eredi? da intermedi non noti nuovi proprietari vogliosi di "riciclare" il ritratto nella propria galleria familiare in modo del tutto analogo a come, a tutta e comprovata evidenza, fecero i Pepoli successivamente?)

Per conferma, la crocetta nel capo dello stemma é proprio mauriziana.
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Re: "Cavalieri. Dai Templari a Napoleone"

Messaggioda Tilius » domenica 17 gennaio 2010, 22:22

... e scusate la prolissità. [sorry.gif]
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Re: "Cavalieri. Dai Templari a Napoleone"

Messaggioda de la cerda » lunedì 18 gennaio 2010, 18:50

Una domanda ai possessori del catalogo della mostra o a chi l'ha visitata.

Mi pare che a Venaria sia esposta una lapide con effige e stemma di Tomaso Ulitoto, cavaliere gerosolimitano e precettore di Chieri.

Potreste cortesemente dirmi se la scheda di Luisa Gentile dà indicazioni ulteriori?

Grazie

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Re: "Cavalieri. Dai Templari a Napoleone"

Messaggioda AndreaSperelli » lunedì 18 gennaio 2010, 22:01

Tilius, grazie mille per le interessantissime informazioni! mi chiedo però se un tempo vi fosse veramente quasta "moda" di "riciclare" ritratti antichi, applicando poi il proprio stemma...la cosa che mi sembra più strana è che agendo in questo modo si dava sostanzialmente ad intendere che la persona ritratta appartenesse al proprio casato, cosa ovviamente inventata.

Dal punto di vista della memoria storica del proprio casato mi sembra una cosa aberrante [yikes.gif] .
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Re: "Cavalieri. Dai Templari a Napoleone"

Messaggioda Tilius » lunedì 18 gennaio 2010, 23:23

Michelangelo, a chi gli contestava una somiglianza fisiognomica non molto esatta dei ritratti scolpiti sulle tombe di Lorenzo (duca d'Urbino) e Giuliano de' Medici (duca di Nemours), rispose sprezzante che, tempo cent'anni, i duchi sarebbero stati ricordati solo con le sembianze che lui aveva loro conferito.

Simpatico aneddoto che dimostra che la veridicità della memoria storica in passato non contava una fava.

Così come ci si inventavano le attribuzioni più fantasiose per gli autori dei dipinti (spesso si sceglievano i nomi dei pittori più blasonati, per ovvi motivi di prestigio e valore che il quadro veniva ad assumere), ci si inventavano anche i soggetti dei ritratti: personaggi famosi (per motivi di prestigio) o personaggi della propria famiglia (all'epoca era ben più importante della memoria storica il non avere buchi nella propria galleria di antenati!!!)
Quello che a noi può sembrare aberrante era prassi comune nel passato.
Pensare che le scale di valori odierne abbiano avuto valore sempiterno e assoluto é approccio storico terribilmente sbagliato. ;)
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Re: "Cavalieri. Dai Templari a Napoleone"

Messaggioda Montenotte » martedì 19 gennaio 2010, 20:42

de la cerda ha scritto:Una domanda ai possessori del catalogo della mostra o a chi l'ha visitata.

Mi pare che a Venaria sia esposta una lapide con effige e stemma di Tomaso Ulitoto, cavaliere gerosolimitano e precettore di Chieri.

Potreste cortesemente dirmi se la scheda di Luisa Gentile dà indicazioni ulteriori?

Grazie

[euro.gif] Gonzalo

Buonasera,
ecco la scheda richiesta.

"Le prime notizie della mansio di Chieri, posta sulla via che collegava Torino e Asti, risalgono alla fine del XII sec., quando era retta dai templari; alla violenta soppressione di quest'ordine, passò ai Cavalieri di S. Giovanni. Agli inizi del sec XV il complesso fu ricostruito per intero: il convento del 1405; la chiesa dedicata a San Leonardo, e l'ospedale intitolato alla Santa Croce dal 1410, per opera di Tommaso Ulitoto, come ricordava un'iscrizione dipinta su una colonna della chiesa ancora leggibile nell'800. Ulitoto era stato ricevuto nell'ordine nel 1407: fu precettoredi Moncalieri, Casale e Chieri.
Dopo le soppressioni napoleoniche la sua lapide fu recuperata dal teologo Montù per passare poi al museo civico Archeologico di Chieri- che aveva sede nel municipio- ed è stata ricollocata in San Leonardo nell'ambito della recente campagna di restauro. Sul bordo corre l'iscrizione in lettere gotiche: HIC IACET VENERABILIS RELIGIOS(US) D(OMI)N(US) FRATER THOMAS DE ULITOTIS DE CHERIO PRECEPTOR BAIULLIARUM MO(NTIS CHALLERII) CASSALIS S(ANC)TI EVASSEII AC SANCTI LEONARDI DE CHERIO (QUI OBIT ANNO) MCCCCXVII DIE XVIIII ME(N)SSIS MARCI CUIUS A(N)IMA REQ(UI)ESCHAT IN PACE. Le lacune possono essere integrate grazie alla lettura che ne fece Antonio Bosio a fine 800.
Tommaso indossa l'abito conventuale, vale a dire la veste che i giovanniti portavano- e portano tuttora se cavalieri professi- in quanto religiosi: veste e mantello nero con lacroce a otto punte bianca sulla spalla sinistra, il rosario (detto paternoster) e la stola di professione, sulla quale si ritrovano ordinariamente i simboli della Passione.
Ai lati del cuscino sono due scudi: il primo, dell'Ordine di S. Giovanni, con la croce argentea in campo rosso; il secondo, della famiglia chierese degli Ulitoto, con la croce accantonata da quattro gigli d'oro in campo azzurro, in base ad una convenzione molto semplice, utilizzata dai cavalieri di S. Giovanni per ricordare la loro appartenenza all'ordine. Più tardi le insegne dell'ordine e quelle familiari verranno combinate in un solo scudo: se ne ha un esempio nella lapide di Simonino Provana esposta in mostra."

Buona lettura

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Re: "Cavalieri. Dai Templari a Napoleone"

Messaggioda de la cerda » mercoledì 20 gennaio 2010, 16:19

Un grazie a Montenotte.

Conosco la lapide di Tomaso, ma ho formulato la domanda per un motivo preciso.

Parlando degli Ulitoto con uno dei più noti storici piemontesi, costui mi ha manifestato moltissime perplessità sull'esatta lettura del cognome Ulitoto, che (a suo dire) non ha riscontri in nessuna altra testimonianza disponibile nel Chierese.

Vedo comunque che Luisa Gentile riprende, con qualche aggiunta, quanto era stato scritto nel catalogo della mostra Gentilhuomini Christiani e Religiosi Cavalieri, tenuta all'Archivio di Stato di Torino a fine 2000.

Cordiali saluti,

[euro.gif]
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Re: "Cavalieri. Dai Templari a Napoleone"

Messaggioda Morello » lunedì 25 gennaio 2010, 10:03

Una domanda ai possessori del catalogo. Il volume, certamente interessante dal punto di vista iconografico, si tratta infatti del catalogo di una mostra, contiene spunti interessanti anche per la storia degli Ordini Cavallereschi, oltre al saggio introduttivo del prof. Barbero? Grazie in anticipo.
Cordialmente.
Morello.

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Re: "Cavalieri. Dai Templari a Napoleone"

Messaggioda Montenotte » venerdì 19 febbraio 2010, 16:04

Gentile Morello,

sono a buon punto della lettura, ma non essendo un esperto di opere sugli Ordini Cavallereschi non sono in grado di dare giudizi circa il valore degli articoli. Personalmente li ho trovati molto ben scritti seppure nella loro sinteticità, ed è stato un piacere leggerli. Si tratta di un ex-cursus che, partendo dagli Ordini Militari-Monastici, segue l'evoluzione della cavalleria fino alla creazione degli Ordini Dinastici, dove sono attualmente con la lettura.
Posso citarle volentieri gli autori: M. Meschini, F. Cardini e G. Curzi per la parte generale sugli ordini medievali. Barbara Frale per i Templari, R. Bordone e A. Spagnoletti peri Cavalieri di Malta, K. Toomaspoeg per l'Ordine teutonico etc. Sono circa 250 pagine prima dell'inizio del catalogo vero e proprio.
Spero esserle stato d'aiuto.
Cordialità

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Re: "Cavalieri. Dai Templari a Napoleone"

Messaggioda Morello » lunedì 22 febbraio 2010, 9:40

Gent.mo Montenotte,
La ringrazio per il cortese interessamento, mi è stato utilissimo, Le auguro un buon proseguimento di lettura.
Cordialmente.
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Re: "Cavalieri. Dai Templari a Napoleone"

Messaggioda Tilius » giovedì 17 giugno 2010, 12:09

Qualche caduta di stile storiograficamente un po' tamarra la si deve purtroppo evidenziare, come questo scudo cinquecentesco sbrigativamente definito "Scudo del Toson d'Oro" per il solo fatto di raffigurare, nell'ovale centrale, il mito di Giasone... ma in realtà privo (lo scudo) di qualsiasi riferimento iconografico preciso e inequivocabile all'Ordine del Toson d'Oro.
Per carità, ben venga la suggestione della consonanza col mito ispiratore del nome dell'Ordine... epperò certe espressioni sembrano essere state congegnate in maniera (volutamente o inconsciamente) ingannevole. [confused.gif]

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Re: "Cavalieri. Dai Templari a Napoleone"

Messaggioda Pantheon » mercoledì 23 giugno 2010, 14:57

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Re: "Cavalieri. Dai Templari a Napoleone"

Messaggioda Pantheon » mercoledì 23 giugno 2010, 16:14

In effetti l'autore della scheda, pag. 303 Sezione II della pubblicazione, fa una supposizione affermando che il primo proprietario del manufatto potrebbe essere un cavaliere del Toson d'oro, considerando probabilmente il motivo centrale dello scudo.
Un accostamento del genere non è detto sia azzardatissimo se si considera la foggia dell'elemento centrale raffigurante Giasone.
Questa proposta, non tanto per la scena in sè, si accosta, seppur in maniera più elaborata, ad alcuni elementi decorativi presenti intorno alla scena mitologica, riproponendo alcune forme presenti negli armoriali dell'ordine dell'ordine del Toson d'Oro (ndr. vi è un esempio proprio nella stessa pubblicazione, nella pagina precedente a quella dello scudo in questione, scheda 40).
Sarebbe necessario verificare la bibliografia ed affettuare delle comparazioni delle varie immagini.
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Re: "Cavalieri. Dai Templari a Napoleone"

Messaggioda Tilius » mercoledì 23 giugno 2010, 18:56

Pantheon ha scritto:riproponendo alcune forme presenti negli armoriali dell'ordine dell'ordine del Toson d'Oro


Lo scudo me lo sono guardato benino benino, e non ho riscontrato nessun elemento che richiami l'Ordine (non il Tosone, non un acciarino, non una pietra focaia con o senza fiammelle/scintille). Sempli motivi decorativi di gusto manierista. Figure nude, mascheroni, piccole panoplie fitomorfe, qualche uccelletto qua e la, in un elegante e intricato reticolo di cornici e modanature.
Se un qualche svolazzo o qualche motivo fitomorfo può richiamare un armoriale cinquecentesco dell'Ordine, é dovuto semplicemente alla comune temperie manierista in cui sono stati creati i due oggetti.
In altre parole, sarebbe come dire che il Toson d'Oro é fatto d'oro fino, ergo TUTTI gli oggetti in oro prodotti in Austria in quel perido sono in realzione col Toson d'Oro!
Mapperfavoreeeeeeeeeeeeeeee...
L'unico generico motivo di tangenza é l'istoriazione centrale col mito di Giasone (con, ad onor di cronaca, un vello d'oro di disegno completamente diverso da quello del vello asburgico già borgognone).
Eppure sarebbe bastato inserire un picciolo Tosone appeso ad un nastrino nel profluivio decorativo della cornice per dare una reale connotazione legata all'Ordine.
Niente di tutto questo.
E spero che non si voglia veramente sostenere che ogniqualvolta incontriamo il mito di Giasone nell'Arte del '500 dobbiamo avere a che fare con un riferimento diretto all'Ordine (...c'é un affresco col mito di Giasone sul soffitto? ma allora quella casa é appartenuta aun Cavaliere del Toson d'Oro! ...c'é una maiolica urbinate col mito di Giasone? Ma allore doveva far parte di un servizio di piatti appartenuto a un Cavaliere del Toson d'Oro! ...c'é una tavola manierista che illustra il mito di Giasone? ma allora doveva far parte della collezione di un Cavaliere del Toson d'Oro!)
Mapperfavoreeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee...
L'ipotesi che lo scudo possa aessere appartenuto ad un mebro del Toson d'Oro é probabilmente veritiera, ma non grazie a questioni di rimandi iconografici (debolissimi e/o assenti) ma per meri termini di probabilità: probabilmente é stato commissionato, trattandosi di oggetto di lusso sfrenato, da un membro della famiglia imperiale (e la collocazione viennese lungamente attestata in antico lo fa supporre), il quale al 99,9%, trattandosi di un Asburgo, era membro dell'ordine! That's all! :D
Maurizio Tiglieri
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