Lettera del Duca di Calabria al cugino Duca di Castro

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Re: Lettera del Duca di Calabria al cugino Duca di Castro

Messaggioda pierfe » lunedì 11 luglio 2016, 10:08

Sulla materia voi potete fare tutte le congetture che volete, ma restano solo vostri pensieri privati.

La Santa Sede attraverso l'Osservatore Romano del 15-16 aprile 1935 si è pronunciata scrivendo: “ omissis... Non tutti sono tenuti a sapere che gli antichi Ordini cavallereschi erano dei veri e propri Ordini religiosi, dipendenti dall’Autorità Ecclesiastica, come ogni altro Ordine religioso, e costituiti da professi che emettevano i voti sacri prescritti dalle Regole, e godevano i redditi dei benefici ecclesiastici di cui erano investiti. Ma questi antichi Ordini non hanno di comune se non il loro antico titolo (quando questo è stato conservato) con le moderne decorazioni Equestri, le quali per una completa trasformazione giuridica del primitivo istituto possono sussistere in quanto un Sovrano o Capo di Stato nei limiti della propria giurisdizione dà ad esse la legittima consistenza civile. omissis"

Il 16 ottobre 2012 la Santa Sede dirama un comunicato nel quale nega il riconoscimento agli Ordini Equestri di nuova istituzione e a quelli fatti risalire agli ordini medioevali, al di fuori dei propri Ordini Equestri (Supremo del Cristo, dello Speron d'oro, Piano, di San Gregorio Magno e di San Silvestro papa) e di quelli del Sovrano militare ordine di Malta e del Santo Sepolcro di Gerusalemme. La Santa Sede riprova inoltre l'uso di effettuare nelle chiese o cappelle le cerimonie cosiddette "di investitura"

Fuori di questi concetti potete dire quello che vi pare ed il valore è quello che si può attribuire al libero pensiero di un privato che non possiede una autorità simile a quella della Santa Sede.
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Re: Lettera del Duca di Calabria al cugino Duca di Castro

Messaggioda nicolad72 » lunedì 11 luglio 2016, 10:48

T.G.Cravarezza ha scritto:
nicolad72 ha scritto:Ma io ho risposto... è che nessuno se ne è accorto... mi sembra di aver parlato di potestà ordinaria... che ha delle prerogative e dei limiti che vanno applicati al particolare status del costantiniano.
Ma qualcuno è così attaccato a dimostrare la sua tesi che non si accorge delle risposte date e continua a reiterare la domanda alla quale invero vi è già stata la tanto agognata risposta.

Non siamo tutti esperti di diritto, quindi sarebbe gradito se tu ci potessi indicare, senza fretta, quali sono le prerogative e i limiti della potestà ordinaria. Ho provato a cercarla sul CJC, ma non ho trovato esattamente i punti che ci interessano.
Cioè, in estrema sintesi, cosa può modificare un Gran Maestro (o il detentore di un ufficio ecclesiastico) dello statuto del suo ente in autonomia e senza dover richiedere l'approvazione dell'Ente superiore? Solo il colore dell'abito o il trattamento riservato ai suoi membri o anche questioni più importanti come la successione dello stesso gran magistero o le modalità di elezione delle alte cariche o le modalità di ammissione dei membri nell'ente o...


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Re: Lettera del Duca di Calabria al cugino Duca di Castro

Messaggioda nicolad72 » lunedì 11 luglio 2016, 10:49

pierfe ha scritto:Sulla materia voi potete fare tutte le congetture che volete, ma restano solo vostri pensieri privati.

La Santa Sede attraverso l'Osservatore Romano del 15-16 aprile 1935 si è pronunciata scrivendo: “ omissis... Non tutti sono tenuti a sapere che gli antichi Ordini cavallereschi erano dei veri e propri Ordini religiosi, dipendenti dall’Autorità Ecclesiastica, come ogni altro Ordine religioso, e costituiti da professi che emettevano i voti sacri prescritti dalle Regole, e godevano i redditi dei benefici ecclesiastici di cui erano investiti. Ma questi antichi Ordini non hanno di comune se non il loro antico titolo (quando questo è stato conservato) con le moderne decorazioni Equestri, le quali per una completa trasformazione giuridica del primitivo istituto possono sussistere in quanto un Sovrano o Capo di Stato nei limiti della propria giurisdizione dà ad esse la legittima consistenza civile. omissis"

Il 16 ottobre 2012 la Santa Sede dirama un comunicato nel quale nega il riconoscimento agli Ordini Equestri di nuova istituzione e a quelli fatti risalire agli ordini medioevali, al di fuori dei propri Ordini Equestri (Supremo del Cristo, dello Speron d'oro, Piano, di San Gregorio Magno e di San Silvestro papa) e di quelli del Sovrano militare ordine di Malta e del Santo Sepolcro di Gerusalemme. La Santa Sede riprova inoltre l'uso di effettuare nelle chiese o cappelle le cerimonie cosiddette "di investitura"

Fuori di questi concetti potete dire quello che vi pare ed il valore è quello che si può attribuire al libero pensiero di un privato che non possiede una autorità simile a quella della Santa Sede.




Vero è che oggi le sentenza prima vengono scritte dai giornali e poi ricopiate dai giudici... ma poiché voglio ancora dare un barlume di dignità al diritto e alle sue fonti tipiche (ammesso che questa parola oggi possa avere senso alcuno) mi permetto di porre una domanda.

Nel CIC quale canone indica l'osservatore romano e le note stampa tra le fonti del diritto?
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Re: Lettera del Duca di Calabria al cugino Duca di Castro

Messaggioda T.G.Cravarezza » martedì 12 luglio 2016, 12:37

Come suggerito da Nicola che ringrazio per il consiglio, sono andato a cercarmi nel CJC i canoni che ci possono interessare e li riporto di seguito. Serve però qualcuno più edotto sulla materia per sciogliere comunque i dubbi che mi sono sorti nella lettura e che ho indicato.

TITOLO V - GLI STATUTI E GLI ORDINAMENTI (Cann. 94 – 95)
Can. 94 - §1. Gli statuti, in senso proprio, sono regolamenti che vengono composti a norma del diritto negli insiemi sia di persone sia di cose, e per mezzo dei quali sono definiti il fine dei medesimi, la loro costituzione, il governo e i modi di agire.
§2. Agli statuti di un insieme di persone sono obbligate le sole persone che ne sono legittimamente membri; agli statuti di un insieme di cose, quelli che ne curano la conduzione.
§3. Le disposizioni degli statuti, fatte e promulgate in forza della potestà legislativa, sono rette dalle disposizioni dei canoni sulle leggi.

CAPITOLO II - LE PERSONE GIURIDICHE
§2. Nella Chiesa, oltre alle persone fisiche, ci sono anche le persone giuridiche, soggetti cioè nel diritto canonico di obblighi e di diritti che corrispondono alla loro natura.
Can. 114 - §1. Le persone giuridiche sono costituite o dalla stessa disposizione del diritto oppure dalla concessione speciale da parte della competente autorità data per mezzo di un decreto, come insiemi sia di persone sia di cose ordinati ad un fine corrispondente alla missione della Chiesa, che trascende il fine dei singoli.
Can. 116 - §1. Le persone giuridiche pubbliche sono insiemi di persone o di cose, che vengono costituite dalla competente autorità ecclesiastica perché, entro i fini ad esse prestabiliti, a nome della Chiesa compiano, a norma delle disposizioni del diritto, il proprio compito, loro affidato in vista del bene pubblico; tutte le altre persone giuridiche sono private.
Can. 117 - Nessun insieme di persone o di cose che intenda ottenere la personalità giuridica, può validamente conseguirla se i suoi statuti non siano stati approvati dalla competente autorità.

Qui si afferma che devono essere approvati dalla competente autorità. Ovviamente il canone si riferisce all'inizio come requisito per l'ottenimento della personalità giuridica. Vorrei però capire, non essendo io tecnico, se poi questo canone influisce anche nel futuro, cioè che lo statuto debba essere sempre confermato dall'autorità competente in caso di modifica o se una volta approvato, non è più necessario la costante approvazione in caso di modifiche successive.
Can. 120 - §1. La persona giuridica per sua natura è perpetua; si estingue tuttavia se viene legittimamente soppressa dalla competente autorità o se ha cessato di agire per lo spazio di cento anni;
§2. Se rimane anche uno solo dei membri della persona giuridica collegiale, e l'insieme delle persone secondo gli statuti non ha cessato di esistere, l'esercizio di tutti i diritti dell'insieme compete a quel membro.
Can. 122 - Se l'insieme, che gode di personalità giuridica pubblica, si divide in maniera tale che o una parte di esso sia unita a un'altra persona giuridica o dalla parte divisa si eriga una distinta persona giuridica pubblica, l'autorità ecclesiastica cui compete la divisione deve curare personalmente o per mezzo di un esecutore, osservati invero in primo luogo sia la volontà dei fondatori e degli offerenti sia i diritti acquisiti sia infine gli statuti approvati: 1) che i beni comuni divisibili e i diritti patrimoniali come pure i debiti e gli altri oneri siano divisi tra le persone giuridiche di cui si tratta con debita proporzione secondo il giusto e l'onesto, tenuto conto di tutte le circostanze e delle necessità di entrambe; 2) che l'uso e l'usufrutto dei beni comuni, che non sono sottoposti a divisione, tornino a vantaggio di tutte e due le persone giuridiche, e che gli oneri propri alle medesime siano imposti a entrambe, osservata parimenti la dovuta proporzione da definirsi secondo il giusto e l'onesto.

Potrebbe rientrare quanto accaduto al Costantiniano? Sì è di fatto diviso in due rami, in due insiemi distinti e quindi sarebbe necessario l'intervento dell'autorità ecclesiastica competente.

TITOLO VIII - LA POTESTÀ DI GOVERNO (Cann. 129 – 144)
Can. 131 - §1. La potestà di governo ordinaria è quella che dallo stesso diritto è annessa a un ufficio;
Can. 134 - §1. Col nome di Ordinario nel diritto s'intendono, oltre il Romano Pontefice, i Vescovi diocesani e gli altri che, anche se soltanto interinalmente, sono preposti a una Chiesa particolare o a una comunità ad essa equiparata a norma del ⇒ can. 368; inoltre coloro che nelle medesime godono di potestà esecutiva ordinaria generale, vale a dire i Vicari generali ed episcopali; e parimenti, per i propri membri, i Superiori maggiori degli istituti religiosi di diritto pontificio clericali e delle società di vita apostolica di diritto pontificio clericali, che possiedono almeno potestà esecutiva ordinaria.
Can. 135 - §1. La potestà di governo si distingue in legislativa, esecutiva e giudiziale.
§2. La potestà legislativa è da esercitarsi nel modo stabilito dal diritto, e quella di cui gode nella Chiesa il legislatore al di sotto dell'autorità suprema, non può essere validamente delegata, se non è disposto esplicitamente altro dal diritto; da parte del legislatore inferiore non può essere data validamente una legge contraria al diritto superiore.
§3. La potestà giudiziale, di cui godono i giudici e i collegi giudiziari, è da esercitarsi nel modo stabilito dal diritto, e non può essere delegata, se non per eseguire gli atti preparatori di un qualsiasi decreto o sentenza.
§4. Per ciò che concerne l'esercizio della potestà esecutiva, si osservino le disposizioni dei canoni che seguono.
Can. 143 - §1. La potestà ordinaria si estingue con la perdita dell'ufficio cui è annessa.
Can. 144 - §1. Nell'errore comune di fatto o di diritto, e parimenti nel dubbio positivo e probabile sia di diritto sia di fatto, la Chiesa supplisce, tanto nel foro esterno quanto interno, la potestà di governo esecutiva.


Questo è quanto Nicola ci suggeriva a riguardo dell'ordinario e dei suoi poteri, ma sinceramente, per mia ignoranza in merito, non riesco a capire quali poteri abbia l'ordinario di modifica in autonomia degli statuti propri.

TITOLO IX - GLI UFFICI ECCLESIASTICI (Cann. 145 – 196)
Can. 145 - §1. L'ufficio ecclesiastico è qualunque incarico, costituito stabilmente per disposizione sia divina sia ecclesiastica, da esercitarsi per un fine spirituale.
§2. Gli obblighi e i diritti propri dei singoli uffici ecclesiastici sono definiti sia dallo stesso diritto con cui l'ufficio viene costituito, sia dal decreto dell'autorità competente con cui viene insieme costituito e conferito.
CAPITOLO I - PROVVISIONE DELL'UFFICIO ECCLESIASTICO
Can. 146 - L'ufficio ecclesiastico non può essere validamente ottenuto senza provvisione canonica.
Can. 147 - La provvisione dell'ufficio ecclesiastico si effettua: per libero conferimento da parte dell'autorità ecclesiastica competente; per istituzione data dalla medesima, se precedette la presentazione; per conferma o per ammissione fatta dalla stessa, se precedette l'elezione o la postulazione; infine per semplice elezione e accettazione dell'eletto, se l'elezione non esige conferma.
Can. 148 - All'autorità, cui spetta erigere, innovare e sopprimere gli uffici, compete pure la loro provvisione, a meno che non sia stabilito altro dal diritto.
Can. 149 - §1. Perché uno sia promosso ad un ufficio ecclesiastico, deve essere nella comunione della Chiesa e possedere l'idoneità, cioè essere dotato delle qualità, richieste per l'ufficio stesso dal diritto universale o particolare oppure dalla legge di fondazione.
Can. 153 - §1. La provvisione di un ufficio non vacante di diritto è nulla per lo stesso fatto, né diventa valida per la susseguente vacanza.
Can. 154 - L'ufficio vacante di diritto, che sia eventualmente ancora posseduto da qualcuno illegittimamente, può essere conferito, purché sia stata dichiarata nel debito modo l'illegittimità del possesso, e di tale dichiarazione venga fatta menzione nella lettera di conferimento.

Questi due canoni potrebbero interessarci e inserirsi nel discorso del Costantiniano. Infatti per i due rami si è verificata l'assunzione dell'ufficio in virtù del diritto (ovviamente interpretato da ognuno dei due rami pro domo sua) e quindi rientrante nel canone 154. Cioè, per il ramo spagnolo l'ufficio era vacante di diritto alla morte di Ferdinando Pio e occupato illegittimamente da Ranieri, mentre per il ramo francese l'ufficio è stato occupato illegittimamente da Alfonso Maria. Di conseguenza, secondo il canone 154, l'ufficio avrebbe dovuto essere conferito dall'autorità competente (la Santa Sede) dopo debita ricognizione della situazione, ad uno dei due rami. In assenza di conferimento esplicito dell'autorità competente... sinceramente non so cosa preveda il CJC, se l'ufficio è da intendersi sospeso o cosa. Domando lumi ai più esperti a riguardo.

LE ASSOCIAZIONI DEI FEDELI (Cann. 298 – 329) CAPITOLO I - NORME COMUNI
Can. 298 - §1. Nella Chiesa vi sono associazioni, distinte dagli istituti di vita consacrata e dalle società di vita apostolica, in cui i fedeli, sia chierici, sia laici, sia chierici e laici insieme, tendono, mediante l'azione comune, all'incremento di una vita più perfetta, o alla promozione del culto pubblico o della dottrina cristiana, o ad altre opere di apostolato, quali sono iniziative di evangelizzazione, esercizio di opere di pietà o di carità, animazione dell'ordine temporale mediante lo spirito cristiano.
Can. 300 - Nessuna associazione assuma il nome di "cattolica", se non con il consenso dell'autorità ecclesiastica competente a norma del ⇒ can. 312.
§3. Le associazioni di fedeli erette dall'autorità ecclesiastica competente si chiamano associazioni pubbliche.
Can. 305 - §1. Tutte le associazioni di fedeli sono soggette alla vigilanza dell'autorità ecclesiastica competente, alla quale pertanto spetta aver cura che in esse sia conservata l'integrità della fede e dei costumi e vigilare che non si insinuino abusi nella disciplina ecclesiastica; ad essa perciò spetta il diritto e il dovere di visitare tali associazioni, a norma del diritto e degli statuti; sono anche soggette al governo della medesima autorità secondo le disposizioni dei canoni seguenti.

Per lo SMOM è nominato un Cardinale Patrono, dalla comunicazione alla Santa Sede dell'elezione del nuovo Gran Maestro, della nomina del Prelato dell'Ordine da parte della Santa Sede...; per l'OESSG la sorveglianza è data direttamente dal Cardinale Gran Maestro, ma per gli ordini dinastici? Nessuno ha più un cardinale patrono. Hanno membri tra sacerdoti, vescovi e cardinali, ma sempre a titolo privato. Non siamo ancora riusciti a stabilire quali e quante modifiche può apportare il gran maestro senza dover avvisare la Santa Sede.... quindi, come si esplica la sorveglianza?

§2. Sono soggette alla vigilanza della Santa Sede le associazioni di qualsiasi genere; sono soggette alla vigilanza dell'Ordinario del luogo le associazioni diocesane e le altre, in quanto esercitano la loro azione nella diocesi.
Can. 306 - Perché uno possa fruire dei diritti e dei privilegi dell'associazione, delle indulgenze e delle altre grazie spirituali ad essa concesse, è necessario e sufficiente che vi sia validamente accolto e non dimesso legittimamente dalla medesima, secondo le disposizioni del diritto e degli statuti dell'associazione.
Can. 309 - Le associazioni legittimamente costituite hanno facoltà, a norma del diritto e degli statuti, di emanare norme peculiari riguardanti l'associazione stessa, di tenere assemblee, di designare i moderatori, gli officiali, gli aiutanti e gli amministratori dei beni.

CAPITOLO II - ASSOCIAZIONI PUBBLICHE DI FEDELI
Can. 312 - §1. L'autorità competente ad erigere associazioni pubbliche è: 1) la Santa Sede per le associazioni universali e internazionali; 2) la Conferenza Episcopale nell'ambito del proprio territorio per le associazioni nazionali, quelle cioè che sono destinate, mediante l'erezione stessa, ad esercitare la loro attività in tutta una nazione; 3) il Vescovo diocesano nell'ambito del suo territorio per le associazioni diocesane, non però l'Amministratore diocesano; tuttavia sono eccettuate le associazioni per le quali il diritto di erezione è riservato ad altri per privilegio apostolico.
§2. Per erigere validamente nella diocesi un'associazione o una sua sezione, anche se ciò avviene in forza di un privilegio apostolico, si richiede il consenso scritto del Vescovo diocesano; tuttavia il consenso del Vescovo diocesano per l'erezione di una casa di un istituto religioso vale anche per l'erezione, presso la stessa casa o presso la chiesa annessa, di una associazione propria di quell'istituto.
Can. 314 - Gli statuti di ogni associazione pubblica, la loro revisione e il loro cambiamento necessitano dell'approvazione dell'autorità ecclesiastica cui compete erigere l'associazione a norma del ⇒ can. 312, §1.

Il canone 314 specifica che gli statuti, compresi il loro cambiamento o revisione, necessitano dell'approvazione dell'autorità ecclesiastica competente. Non viene indicato quali e quante parti dello statuto possono essere modificate in autonomia dal gran maestro, ma si specifica in generico la loro "revisione o cambiamento", quindi deduco qualsiasi tipo di revisione o cambiamento. Qualcuno più edotto sull'argomento vuole intervenire per confermare o smentire il canone 314? Anche perché sul sito del Costantiniano, almeno su quello del ramo spagnolo, si specifica che il Costantiniano oggi può essere inserito nella categoria delle associazioni pubbliche di fedeli.
[/b]Can. 315 - Le associazioni pubbliche possono intraprendere spontaneamente quelle iniziative che sono confacenti alla loro indole; tali associazioni sono dirette a norma degli statuti, però sotto la superiore direzione dell'autorità ecclesiastica di cui al ⇒ can. 312, §1.
Can. 317 - §1. Se non si prevede altro negli statuti, spetta all'autorità ecclesiastica di cui al ⇒ can. 312, §1 confermare il moderatore dell'associazione pubblica eletto dalla stessa, istituire colui che è stato presentato, oppure nominarlo secondo il diritto proprio; la stessa autorità ecclesiastica poi nomina il cappellano o l'assistente ecclesiastico, dopo aver sentito, se risulta opportuno, gli officiali maggiori dell'associazione.
Can. 318 - §1. In circostanze speciali, se lo richiedono gravi motivi, l'autorità ecclesiastica di cui al ⇒ can. 312, §1 può designare un commissario che in suo nome diriga temporaneamente l'associazione.
Can. 319 - §1. Un'associazione pubblica eretta legittimamente, a meno che non sia disposto in modo diverso, a norma degli statuti amministra i beni che possiede, sotto l'alta direzione dell'autorità ecclesiastica di cui al ⇒ can. 312, §1, alla quale ogni anno deve rendere conto dell'amministrazione.
§2. Deve inoltre presentare alla medesima autorità un fedele rendiconto della distribuzione delle offerte e delle elemosine raccolte.
Can. 320 - §1. Le associazioni erette dalla Santa Sede possono essere soppresse solo dalla Santa Sede stessa.
§2. Per gravi cause la conferenza dei Vescovi può sopprimere le associazioni erette dalla conferenza stessa; il Vescovo diocesano può sopprimere le associazioni che egli stesso ha eretto e anche le associazioni erette, per indulto apostolico, da membri di istituti religiosi col consenso del Vescovo diocesano.
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Re: Lettera del Duca di Calabria al cugino Duca di Castro

Messaggioda Colonel Warden » martedì 12 luglio 2016, 19:57

nicolad72 ha scritto:
pierfe ha scritto:Sulla materia voi potete fare tutte le congetture che volete, ma restano solo vostri pensieri privati.

La Santa Sede attraverso l'Osservatore Romano del 15-16 aprile 1935 si è pronunciata scrivendo: “ omissis... Non tutti sono tenuti a sapere che gli antichi Ordini cavallereschi erano dei veri e propri Ordini religiosi, dipendenti dall’Autorità Ecclesiastica, come ogni altro Ordine religioso, e costituiti da professi che emettevano i voti sacri prescritti dalle Regole, e godevano i redditi dei benefici ecclesiastici di cui erano investiti. Ma questi antichi Ordini non hanno di comune se non il loro antico titolo (quando questo è stato conservato) con le moderne decorazioni Equestri, le quali per una completa trasformazione giuridica del primitivo istituto possono sussistere in quanto un Sovrano o Capo di Stato nei limiti della propria giurisdizione dà ad esse la legittima consistenza civile. omissis"

Il 16 ottobre 2012 la Santa Sede dirama un comunicato nel quale nega il riconoscimento agli Ordini Equestri di nuova istituzione e a quelli fatti risalire agli ordini medioevali, al di fuori dei propri Ordini Equestri (Supremo del Cristo, dello Speron d'oro, Piano, di San Gregorio Magno e di San Silvestro papa) e di quelli del Sovrano militare ordine di Malta e del Santo Sepolcro di Gerusalemme. La Santa Sede riprova inoltre l'uso di effettuare nelle chiese o cappelle le cerimonie cosiddette "di investitura"

Fuori di questi concetti potete dire quello che vi pare ed il valore è quello che si può attribuire al libero pensiero di un privato che non possiede una autorità simile a quella della Santa Sede.




Vero è che oggi le sentenza prima vengono scritte dai giornali e poi ricopiate dai giudici... ma poiché voglio ancora dare un barlume di dignità al diritto e alle sue fonti tipiche (ammesso che questa parola oggi possa avere senso alcuno) mi permetto di porre una domanda.

Nel CIC quale canone indica l'osservatore romano e le note stampa tra le fonti del diritto?


L'Osservatore Romano, in questo caso, è soltanto il supporto comunicativo di una nota della Segreteria di Stato, e non ha alcun titolo a citare articoli del CJC o altra giurisprudenza. http://press.vatican.va/content/salasta ... /01330.pdf
A mio avviso, è esaustiva in materia la risposta del Presidente Pier Felice degli Uberti.
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Re: Lettera del Duca di Calabria al cugino Duca di Castro

Messaggioda nicolad72 » martedì 12 luglio 2016, 22:21

Lasciando perdere gli avvisi, che sono e restano, per quanto rispettabili, opinioni di carattere personale, da giurista navigato, per me la nota è tutt'altro che esaustita, perché non supportata da alcun atto giuridico o di rilievo giuridico.
Pierfelice ben sa che non condivido questa sua tesi... della cosa abbiamo avuto modo di discuterne diverse volte... questo è il bello della franca discussione...
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Re: Lettera del Duca di Calabria al cugino Duca di Castro

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 14 luglio 2016, 17:42

T.G.Cravarezza ha scritto:Riceviamo la seguente lettera a firma dell'Ambasciatore Giuseppe Balboni Acqua [...]

Un paio di domande:
1- S.E. Giuseppe Balboni Acqua parla del testamento di Alfonso, Conte di Caserta: cosa è scritto in questo documento riguardo all'atto di Cannes?

ecco la risposta: è vero il Conte di Caserta stabilì nel proprio testamento la successione familiare affermando che dopo di lui sarebbe succeduto il figlio Ferdinando Pio, e poi perchè c'erano prima di Ranieri persone con maggior diritto ma che avevano contratto matrimonio morganatico che sarebbe succeduto Ranieri. Il testamento è stato pubblicato all'inizio degli anni '60 dal ramo napoletano. Esiste anche una protesta firmata da tutti i figli viventi del Conte di Caserta, e dalle figlie di Ferdinando Pio.


Dov'è reperibile questo testamento ?
La linea ranierista lo sbandiererebbe ai quattro venti se esso fosse pubblico invece di trincerarsi da decenni sulla trita e ritrita linea dell'Atto di Cannes, il che mi fa pensare a qualche " pecca" che lo rende impresentabile, o addirittura ... pericoloso.
La causa del " riserbo" sono le proteste scaturite ? Mah !
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Re: Lettera del Duca di Calabria al cugino Duca di Castro

Messaggioda gnr56 » venerdì 15 luglio 2016, 13:32

Franz Joseph von Trotta ha scritto:Mantenendosi la situazione attuale la questione successioria per il ramo castrista si porrà, inevitabilmente, seppur in un lontano futuro. La soluzione più naturale per loro è che la mano passi al ramo cadetto ultimogenito dei B. Due Sicilie, ma non mi stupirebbe affatto il "colpo di scena" inatteso :D una prossima correzione degli statuti che permetta un Gran Magistero femminile... Maria Luigia docet :D
F.


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Re: Lettera del Duca di Calabria al cugino Duca di Castro

Messaggioda Tilius » venerdì 15 luglio 2016, 18:49

Facile profezia.
Si era davvero in molti (tutti?) ad aspettare e/o sperare e/o temere la correzione statutaria con relativa successione femminile.
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Re: Lettera del Duca di Calabria al cugino Duca di Castro

Messaggioda gnr56 » lunedì 18 luglio 2016, 13:46

GENS VALERIA ha scritto:
T.G.Cravarezza ha scritto:Riceviamo la seguente lettera a firma dell'Ambasciatore Giuseppe Balboni Acqua [...]

Un paio di domande:
1- S.E. Giuseppe Balboni Acqua parla del testamento di Alfonso, Conte di Caserta: cosa è scritto in questo documento riguardo all'atto di Cannes?

ecco la risposta: è vero il Conte di Caserta stabilì nel proprio testamento la successione familiare affermando che dopo di lui sarebbe succeduto il figlio Ferdinando Pio, e poi perchè c'erano prima di Ranieri persone con maggior diritto ma che avevano contratto matrimonio morganatico che sarebbe succeduto Ranieri. Il testamento è stato pubblicato all'inizio degli anni '60 dal ramo napoletano. Esiste anche una protesta firmata da tutti i figli viventi del Conte di Caserta, e dalle figlie di Ferdinando Pio.


Dov'è reperibile questo testamento ?
La linea ranierista lo sbandiererebbe ai quattro venti se esso fosse pubblico invece di trincerarsi da decenni sulla trita e ritrita linea dell'Atto di Cannes, il che mi fa pensare a qualche " pecca" che lo rende impresentabile, o addirittura ... pericoloso.
La causa del " riserbo" sono le proteste scaturite ? Mah !


Alla pagina 7 di questa lunga discussione viewtopic.php?f=2&t=14312&hilit=riunificazione&start=90 , il confratello Alessio Cassinelli Lavezzo aveva risposto alla tua rinnovata domanda.
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Re: Lettera del Duca di Calabria al cugino Duca di Castro

Messaggioda Bessarione » lunedì 18 luglio 2016, 22:01

gnr56 ha scritto:
GENS VALERIA ha scritto:
T.G.Cravarezza ha scritto:Riceviamo la seguente lettera a firma dell'Ambasciatore Giuseppe Balboni Acqua [...]

Un paio di domande:
1- S.E. Giuseppe Balboni Acqua parla del testamento di Alfonso, Conte di Caserta: cosa è scritto in questo documento riguardo all'atto di Cannes?

ecco la risposta: è vero il Conte di Caserta stabilì nel proprio testamento la successione familiare affermando che dopo di lui sarebbe succeduto il figlio Ferdinando Pio, e poi perchè c'erano prima di Ranieri persone con maggior diritto ma che avevano contratto matrimonio morganatico che sarebbe succeduto Ranieri. Il testamento è stato pubblicato all'inizio degli anni '60 dal ramo napoletano. Esiste anche una protesta firmata da tutti i figli viventi del Conte di Caserta, e dalle figlie di Ferdinando Pio.


Dov'è reperibile questo testamento ?
La linea ranierista lo sbandiererebbe ai quattro venti se esso fosse pubblico invece di trincerarsi da decenni sulla trita e ritrita linea dell'Atto di Cannes, il che mi fa pensare a qualche " pecca" che lo rende impresentabile, o addirittura ... pericoloso.
La causa del " riserbo" sono le proteste scaturite ? Mah !


Alla pagina 7 di questa lunga discussione viewtopic.php?f=2&t=14312&hilit=riunificazione&start=90 , il confratello Alessio Cassinelli Lavezzo aveva risposto alla tua rinnovata domanda.


Un paio di pagine (ora non più visibili) del testamento erano state pubblicate anche qui: viewtopic.php?f=2&t=5402
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Re: Lettera del Duca di Calabria al cugino Duca di Castro

Messaggioda GENS VALERIA » giovedì 21 luglio 2016, 9:15

Bessarione ha scritto:
Un paio di pagine (ora non più visibili) del testamento erano state pubblicate anche qui: viewtopic.php?f=2&t=5402


Non possiedo assolutamente la conoscenza storica , in particolare dinastica del presidente, quindi non posso e non voglio mettere in dubbio le sue affermazioni.
Purtroppo per deviazione professionale ( farmacista ), istruzione ( scientifica ) e tarlo della ricerca genealogica strettamente documentata, sono sospinto alla naturale diffidenza ed alla precisione maniacale , quando si parla di fonti.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Lettera del Duca di Calabria al cugino Duca di Castro

Messaggioda Colonel Warden » sabato 23 luglio 2016, 11:47

nicolad72 ha scritto:Lasciando perdere gli avvisi, che sono e restano, per quanto rispettabili, opinioni di carattere personale, da giurista navigato, per me la nota è tutt'altro che esaustita, perché non supportata da alcun atto giuridico o di rilievo giuridico.
Pierfelice ben sa che non condivido questa sua tesi... della cosa abbiamo avuto modo di discuterne diverse volte... questo è il bello della franca discussione...


1. Il termine "esaustiva" era da me riferito alla risposta di Pier Felice degli Uberti, non alla nota della Segreteria di Stato vaticana.

2. Lo Stato della Città del Vaticano, e per traslato la Santa Sede, è una monarchia elettiva assoluta (i.e.: il Papa ha l'ultima parola su qualunque atto emanato, e può stravolgere, se lo ritiene, qualunque pronunciamento emesso da dicasteri o tribunali e, in virtù della successione apostolica, anche qualunque atto emanato nei pontificati dei suoi predecessori).

3. Con la nota in argomento, e con le sue precedenti edizioni, la Segreteria di Stato - cioè la Santa Sede, cioè il Papa - ha voluto dare un colpo di spugna a tutto ciò che nel corso dei secoli ha riguardato Ordini Cavallereschi, Bolle, Uffici Ecclesiastici e quant'altro, consegnandoli definitivamente alla Storia e non volendo, in alcun modo, gestire casi singoli, a maggior ragione non intendendo pronunciarsi in dispute dinastiche (i presunti documenti circolati tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, qualcuno addirittura a firma del Pontefice San Giovanni Paolo II, che millantavano pronunciamenti in merito, sono stati tutti dichiarati plateali falsi).

4. Tutto il resto è mera discussione accademica, interessante e coinvolgente ma sempre limitata ai "se" e ai "ma", tra eruditi e appassionati cultori della materia.
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Re: Lettera del Duca di Calabria al cugino Duca di Castro

Messaggioda nicolad72 » sabato 23 luglio 2016, 12:20

Colonel Warden ha scritto: Con la nota in argomento, e con le sue precedenti edizioni, la Segreteria di Stato - cioè la Santa Sede, cioè il Papa - ...


Ho già chiesto ma nessuno ha risposto - ma io son pernicioso e ribadisco la domanda - in quale canone del CJC le "note" sono fonti del diritto e quindi espressione della volontà pontificia?

Per il resto il ragionamento lascia il tempo che trova... tra un po' diamo valore al pettegolezzo dell'usciere pontificio perché l'ha sentito dire dal papa.
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Re: Lettera del Duca di Calabria al cugino Duca di Castro

Messaggioda nicolad72 » sabato 23 luglio 2016, 12:23

La cosa divertente (perché altrimenti non potrebbe essere) è che all'università, per chi studia materie giuridiche, impiegano anni a spiegarti le fonti del diritto, la loro gerarchia, e come queste si siano evolute nel corso dei secoli...

... e poi arriva una "nota stampa" che spazza via secoli di diritto!

Possiamo scegliere tra il ridicolo ed il grottesco... perché la serietà naviga per altri lidi.
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