Concessioni per archiofficia del S.R.I. e loro natura

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Concessioni per archiofficia del S.R.I. e loro natura

Messaggioda Ardashir » domenica 28 settembre 2003, 19:10

Gentilissimi signori,
innanzitutto, dato che questo è il mio primo intervento su questo affascinante forum, mi permetto di presentarmi. Sono Enrico Forlanini, un diciannovenne studente milanese appassionato di Storia e, di conseguenza, di araldica, cioé del linguaggio con cui la Storia si è espressa per tanti secoli nella tradizione europea.
La domanda che intendo sottoporre alla Vostra attenzione è la seguente: alcuni elettori del Sacro Romano Impero portavano uno scudetto caricato sul Tutto del Tutto che rappresentava non già un particolare feudo ma un preciso status all'interno di una fittizia corte del Sacro Romano Impero (questi status erano definiti nel loro complesso Erzaemter o archiofficia). Ad esempio, il Duca di Sassonia poneva in palo con l'arma sassone le due spade dell'Arci Maresciallo del Sacro Romano Impero, il Margravio di Brandeburgo poneva nello scudetto lo scettro del Arci Ciambellano del S.R.I. e il Duca di Braunschweig Luneburg- Hannover la corona imperiale cosiddetta di Carlo Magno a rappresentare la carica di Arci Tesoriere.
Non solo, ma anche alcune case nobiliari detentrici del titolo di Principi del Sacro Romano Impero avevano speciali aggiunte araldiche (non solo nello scudetto) a rappresentare cariche minori all'interno di questa Corte immaginaria. Ad esempio, i Principi Sinzendorf ponevano sul Tutto del Tutto la Corona imperiale in quanto, durante l'incoronazione formale a Francoforte ,erano incaricati di trasportarLa con cura (avevano il rango minore di Tesorieri del S.R.I.). Oppure, i principi di Schwarzburg ponevano in base allo scudo gli attrezzi di strigliatori in virtù della carica di Stallieri del S.R.I. .
Arrivo ora alla domanda vera e propria: queste aggiunte conferite dagli Imperatori dei Romani come si possono classificare da un punto di vista araldico? Se infatti per le case non elettorali (ad es. i Sinzendorf) l'aggiunta è stata percepita come una semplice concessione (infatti i normali officia non davano particolari privilegi) ed è diventata parte integrante del blasone, nel caso delle dinastie elettorali l'aggiunta indicava, oltre al ruolo puramente onorifico, un preciso potere elettorale nei confronti dell'Imperatore. Codeste concessioni, dunque, rientrano nel campo delle aggiunte cosiddette di dignità ( e dunque cessano qualora sia impossibile esercitare la funzione o cessi di esistere l'istituzione conferente) o sono da considerarsi permanenti?
In questo caso la prassi non aiuta, poiché se è vero che, dopo la fine (legittima?) del S.R.Impero nel 1806, alcune case elettorali mutarono o tolsero le insegne dei loro archiofficia (Sassonia e Baviera), talvolta sostituendole con scudetti di loro creazione atti a riflettere il passaggio di status (come nel caso bavarese dove l'antico scudetto col globo imperiale fu sostituito da uno con una corona reale a significare la creazione del regno autonomo di Baviera) è altrettanto vero che altre casate ex elettorali mantennero le concessioni relative agli archiofficia nonostante la fine pratica se non teorica del S.R. Impero. Ad esempio, la casa Hannover mantiene tuttora nel proprio blasone lo scudetto con la corona imperiale conferita da S.M.C. Giuseppe I nel 1710 al Duca Giorgio Ludovico, Giorgio I di Inghilterra.
Peculiare è anche il caso dei margravi Hohenzollern di Brandenburgo che usarono lo scudetto di Arci Ciambellano solo fino al 1701 (anno in cui il margravio Federico III divenne Federico I re in Prussia)sostituendolo con lo scudetto del Regno di Prussia per poi svalutarlo a semplice inquartamento nelle grandi armi.

Sperando mi possiate fornire delucidazioni su questa (non troppo) oziosa questione, Vi saluto scusandomi per la lunghezza del mio intervento.
Ardashir
 
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 30 settembre 2003, 18:39

Egregio Sig. Ardashir,
mi complimento per il particolare argomento con cui ha scelto di "esordire". Questione tutt'altro che oziosa, quella degli emblemi legati a dignità pertinenti alle corti sovrane, che non è affatto limitata alla zona germanica, ma che ivi assume le specifiche forme cui lei accenna.

Va però precisato subito che parlare di uno "... scudetto caricato sul Tutto del Tutto che rappresentava non già un particolare feudo ma un preciso status all'interno di una fittizia corte del Sacro Romano Impero..." significa limitarsi a guardare soltanto la parte finale del fenomeno, dimenticando che nei secoli precedenti l'emblema era legato ad una carica che era tutt'altro che fittizia, e che comunque nelle tradizioni araldiche del paese non fu mai sentita come tale.

Fittizia è l'araldica dei videogiochi o dei siti Internet di fantasia :evil: , non uno stemma (o una sua parte) carico di secoli di storia :twisted: ...

Precisato ciò, diventa chiaro come tali emblemi siano da considerarsi a tutti gli effetti come armi di dignità, utili ad identificare la presenza di cariche più o meno onorifiche nella vita di una famiglia o di un suo personaggio.

La vita di queste addende di dignità segue la normale vita di un qualunque simbolo araldico, che entra in uso, rimane nell'uso e decade dall'uso a seconda di come il titolare vuole, o di come egli ritiene necessario, o di come si evolve la sua vicenda: alcune stirpi germaniche, insomma, hanno mantenuto nell'arma tali addende anche quando esse divennero il semplice ricordo di un prestigio passato; altre lo hanno sostituito con simboli più pertinenti alle nuove, rispettive attualità. Questo è il bello dell'araldica :P ...

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Messaggioda Ardashir » mercoledì 1 ottobre 2003, 1:22

Gent.mo Signor da Ocre,
innanzitutto mi permetto di ringraziarLa sia per il gentile benvenuto sia per l'utile ed esaustiva delucidazione in ambito araldico di un punto che da tempo mi faceva riflettere.
Desidererei poi soffermarmi sul perchè abbia usato il termine fittizio per definire gli archiofficia degli elettori laici del S.R.I. .
Se analizziamo il percorso storico di formazione delle cariche elettorali nel S.R.I. dobbiamo riconoscere il fatto che già prima della famosa Bolla d'Oro del 1356 la consuetudine, quando non la norma, avesse fissato in determinate Sedi arcivescovili e Casate principesche il diritto di partecipare all'elezione del Rex Romanorvm, che sarebbe diventato Imperator Romanorvm solo al momento dell'incoronazione pontificia (questo fino a S.M.C. Massimiliano I che si dichiarò Imperator Romanorvm Electvs senza incoronazione papale).
Tuttavia, è solo con la sopraccitata Bolla di S.M.C. Carlo IV che la dignità elettorale assume una piena prospettiva giuridica e formale, sottratta, almeno in teoria, all'arbitrio della forza. Proprio nell'ambito di questa "formalizzazione" di una prassi già acquisita (gli elettori che Carlo IV riconobbe lo erano già di fatto) vennero creati i famosi archiofficia dei principi elettori laici (gli archiofficia ecclesiastici sono ben altra cosa) che rispecchiavano una corte immaginaria in cui ad ogni principe veniva assegnata una carica onorifica e formale che però, e questo è il punto, non corrispondeva (né mai corrispose)ad alcuna responsabilità reale. Già sotto il regno di S.M.C. Venceslao (figlio di Carlo IV) gli archiofficia entravano in gioco solo al momento dell'incoronazione imperiale , in cui, ad esempio, un rappresentante dell'Arcimaresciallo sassone portava la spada dell'Imperatore. Ma mai l'elettore stesso si sarebbe abbassato di persona al rango di servo, né si può pensare che la dignità di Arcimaresciallo (o le altre) conferisse qualsivoglia autorità militare nell'ambito del S.R.I. . Il potere dell'elettore infatti stava nel suo voto, non nel suo archiofficium.

Solo in questo senso ho voluto utilizzare il termine "fittizio", senza voler in alcun modo declassare l'altissimo valore delle cariche degli elettori e mi scuso se tale uso può esser sembrato superficiale o offensivo verso il S.R.I., istituzione verso cui nutro un grande rispetto.
Scusandomi ancora per la lunghezza (tratto, ahimé, tipico dei miei interventi), La saluto cordialmente.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 1 ottobre 2003, 15:48

Egregio collega,
la ringrazio della puntuale e corretta precisazione sul valore da assegnare all'aggettivo fittizia sul cui utilizzo in questo discorso, adesso, non credo ci sia più ombra di dubbio: avrà capito che la mia era una provocazione :wink: bonaria, la quale teneva a mente soprattutto l'omologa forma francese degli emblemi di dignità (orientata più sugli ornamenti esterni dello scudo che su figure o partizioni interne, e legata ad una tradizione che affonda nei secoli ancor più che in Germania).

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Messaggioda Ardashir » mercoledì 1 ottobre 2003, 16:58

Gent.mo Sig. da Ocre,
Lei ha assolutamente ragione. A ben guardare, in effetti, cariche del Regno di Francia come il Grande Scudiero del Re o il Gran Ciambellano della Casa Reale, piuttosto che il Gran Falconiere sono assai simili agli archiofficia del S.R.I. . Vero è che quasi tutte le Corti europee di un certo spicco assegnavano ai nobili prominenti cariche di tale genere, ma come Lei giustamente sottolinea in Francia le aggiunte araldiche corrispondenti a tali cariche si manifestano fuori dallo scudo sotto forma di figure dalla svariata natura (bastoni da ciambellano o da maresciallo a croce di S. Andrea, spade in palo ai lati dello scudo ecc.) che rendono quelle cariche araldicamente assai peculiari. Talora questo tipo di aggiunte ottiene però, a mio giudizio, un effetto ridondante e un poco goffo qualora più cariche vengano accumulate dalla stessa persona: ad esempio, nelle armi di nobili come il Conte Renato de Froulay di Tessé, fra l'ancora da Ammiraglio, i bastoni da Maresciallo e le bandiere da Colonnello dei Dragoni si finisce solo per appesantire in modo poco corretto l'arma sottraendo inoltre importanza allo scudo che dell'arma dovrebbe essere il cuore pulsante (questo ovviamente è un giudizio estetico dato a titolo puramente personale).
Se non altro, però, questo sistema per rappresentare le cariche onorifiche assicura di poter distinguere a prima vista fra concessioni di dignità o permanenti, cosa che nell'araldica del S.R.I. non è sempre facile come abbiamo già visto.
La saluto cordialmente.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 1 ottobre 2003, 17:49

..."...in Francia le aggiunte araldiche corrispondenti a tali cariche si manifestano fuori dallo scudo sotto forma di figure dalla svariata natura (bastoni da ciambellano o da maresciallo a croce di S. Andrea, spade in palo ai lati dello scudo ecc.) ... Talora questo tipo di aggiunte ottiene però, a mio giudizio, un effetto ridondante e un poco goffo qualora più cariche vengano accumulate dalla stessa persona..."

...beh, non solo a suo giudizio: se dovessimo iniziare a parlare degli effetti, sia positivi che negativi, portati all'araldica dall'uso degli ornamenti esterni dello scudo, andremmo avanti :? per parecchio. Noi italiani siamo poco avvezzi alle ridondanze esteriori, per fortuna dell'estetica; o per sfortuna, visto che a volte le ridondanze le poniamo dentro lo scudo, da buoni latini (ma senza cadere negli eccessi degli ispanici...).

Mi permetto, prima di chiudere, di chiosare due punti del suo validissimo ragionamento:

a) l'uso plurimo di ornamenti di dignità "...finisce solo per appesantire in modo poco corretto l'arma...": sono più che d'accordo 8) sull'appesantimento estetico, ma la correttezza dell'insieme è del tutto fuori discussione :shock: . Chi si darebbe uno di tali ornamenti se non ne avesse diritto :( ?

b) non me la sentirei di separare nettamente le concessioni di dignità da quelle permanenti: in araldica, come in ogni cosa di noi umani, cosa è davvero permanente :o :? :( ?

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