Titolo di “nobile” e successione femminile

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Re: Titolo di “nobile” e successione femminile

Messaggioda gattostella » lunedì 6 agosto 2018, 15:07

Mi riferisco a donna ultima discendente di famiglia nobile
Ma senza titoli più alti.
gattostella
 
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Re: Titolo di “nobile” e successione femminile

Messaggioda pierluigic » lunedì 6 agosto 2018, 15:15

-

non voglio far deragliare il topic
ma mi preme dire cosa ho capito io

Credo che Damiano Nicolella De Vicaris abbia aperto il suo cuore a persone che reputa amici
Ha fatto presente alcune difficolta’ che ha vissuto in prima persona come ramoscello di una famiglia di grandissima storicita’ e di nobilta' indiscutibile ma decaduta economicamente
Merita di essere capito in cio’ che voleva esprimere , e trattato da amico come voleva
rinnovo il mio apprezzamento
senza accusare nessuno ma vedendo un fraintendimento

.
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Re: Titolo di “nobile” e successione femminile

Messaggioda Messanensis » lunedì 6 agosto 2018, 20:01

gattostella ha scritto:Grazie Messanensis.
Forse potrebbe aiutarmi ancora.
Nell’esempio da Lei proposto si fa riferimento ad una donna che abbia
Fratelli.
Ma cosa accadeva quando elle fosse stata l’ultima discendente
Di un padre nobile? In altri termini se Ella fosse senza fratelli.
La donna, in questo caso, grazie alla successione siciliana,
trasmetteva Il titolo di nobile al proprio figlio?
Grazie per i chiarimenti.

gattostella ha scritto:Mi riferisco a donna ultima discendente di famiglia nobile
Ma senza titoli più alti.


Con fratelli o senza fratelli, non sarebbe cambiato nulla.
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Re: Titolo di “nobile” e successione femminile

Messaggioda Nicolella De Vicaris » martedì 7 agosto 2018, 9:42

Buongiorno!

"Marzo, nu poco chiove
e n'atu poco stracqua.
Torna a chiuovere, schiove,
ride 'o sole co' l'acqua...."

Come tutte le mattine, metto su un bel disco di Roberto Murolo (di famiglia, ovviamente) per ben dispormi al nuovo giorno e crearmi bei pensieri puliti e freschi. E poi accendo lo smartphone tutto scassato (non ho computer qui a casa, e i miei libri li scrivo - che ci crediate o no - a penna e calamaio) e vengo qui sul forum di iagi e vi porto un saluto.

Vi racconto ciò che mi è capitato ieri. Io e i miei ci siamo messi in macchina e siamo andati a visitare San Vito dei Normanni (da Martina dista 38 km) al castello del principe Giuliano Dentice di Frasso (visite su prenotazione). Ho fatto conoscenza col principe, simpaticissima persona, che è stato subito chiaro e, dopo le presentazioni, mi ha detto queste testuali parole (praticamente ciò che dicevo io):

"Non voglio essere chiamato principe. Io sono il " signor Giuliano", o "Giuliano". La nobiltà oggi non ha titoli, conta essere nobili d'animo. Io non credo a quelli che comprano il titolo. Nobili si nasce, si è nobili solo di sangue, altrimenti non si è nobili".

Mi sono permesso di mettere per iscritto quanto dettomi da Giuliano Dentice di Grasso non per fargli un torto, anzi; come dice il Cristianesimo, davanti al Padreterno siamo tutti uguali (come si mette le dita nel naso il nobile se le mette pure il popolano [yikes.gif] ) e, aggiungo un'altra frase evangelica, " la vostra abbondanza supplisca alla loro miseria". Cavalieri, titoli, scettri, corone, castelli....pffff, vengono dopo. Ciò che nasce come un riconoscimento del sovrano di turno a un personaggio per essersi distinto per virtù (ovvero, il titolo, il feudo, il cavalierato, la pezza colorata, ecc.) è un di più, ma poi, una volta fatto nobile, lo devi dimostrare con i fatti, non col fare il don Pernacchio alla festa patronale con la tua cappa di falso cavaliere, e magari non paghi i tuoi operai. Al contrario, Damiano Nicolella De Vicaris e Filiberto Caracciolo (faccio un esempio) possono pure buttare l'anima a fare volantinaggio o lavare i cessi, ma sempre nobili sono! Che poi, se per l'innata umiltà e riservatezza, Damiano e Filiberto non hanno mai detto a nessuno di essere nobili e dal resto del paese vengono visti solo come il distributore di volantini e il lavacessi, succede che Damiano e Filiberto, dopo una giornata di sbattimenti, di nascosto, la sera s'incontrano in una strada di periferia, si siedono sul muretto, fanno un sorriso, e dal logoro zaino di lavoro tirano fuori il proprio stemma e se li illustrano a vicenda, ridendo come due vecchi cavalieri amici.

Buona vita a tutti!

Don Damiano
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