"inf " sta per "all'infinito"

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

Moderatori: Alessio Bruno Bedini, Messanensis, GENS VALERIA

"inf " sta per "all'infinito"

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 18 aprile 2017, 11:35

Mi è stato richiesto da più parti un chiarimento.
Sono sinceramente dispiaciuto che, nonostante solo due anni fa le mie posizioni in materia nobiliare fossero pressoché coincidenti con quelle dell'amico degli Uberti (cfr. La nobiltà tra sogno e realtà …) oggi, le sue idee, virate di 180°, siano tornate a quelle di una decina d'anni fa.
v. viewtopic.php?f=6&t=21367
Occupo quindi , questo angolino virtuale per tentare, modestamente, una spiegazione , non emozionale o compiacente, ma francamente meditata e scientificamente coerente con il mio decennale pensiero.

Corollario I :

La nobiltà è un fatto reale e pubblico, perché è riscontrabile e riconoscibile dal popolo.
La sua natura sussiste anche se l'autorità sovrana, per i più disparati motivi, neghi al nobile l'accesso a quei benefici che ne rappresentano la conseguenza giuridica , quindi ignori o meglio non pubblicizzi tale natura, ossia non ne regoli i diritti, lo status e la sovranità .

Che non esista oggi un'autorità che possa applicare la legislazione del Regno d'Italia, per me è un fatto altamente positivo , considerando le palesi ingiustizie , gli errori , le incongruenze, le compravendite frutto delle avidità dei “lenoni” di titoli e onorificenze e di ingerenze di vent'anni di dittatura. Per me altamente positiva è inoltre la cancellazione della stessa giurisprudenza regnicola grazie alla Sent. 101 della Corte Costituzionale che, di fatto , riabilita quelle preunitarie.

Nel momento in cui un'entità statale fons honorum , anni ...o ... secoli prima abbia pubblicizzato diritti , status e sovranità nobiliare con un “inf.” ( infinito ) l'ha fatto , ben sapendo che inevitabili sconvolgimenti dinastici o istituzionali non avrebbero minimamente scalfito gli stessi , perlomeno sul piano morale-culturale e storico , pur inevitabilmente travolgendo la valenza giuridico funzionale della nobiltà.

Ho da sempre attribuito scarsa importanza al Libro d'Oro ed Elenchi ufficiali editi dal Regno d'Italia, poco credibili a causa di omissioni, compromessi , cortesie compensatorie e campanilismi della Consulta , oggi considerare questi veri e propri “ libri dei morti ” sarebbero la gioia delle tricoteuses sferruzzanti sotto la forca , quali fonte giuridica di certificazione nobiliare ha qualcosa di storico e di macabro al medesimo tempo:
Se furono “ licenze governative d'uso di titoli nobiliari ” quando vi erano citati i rarissimi superstiti per quale motivo citarli per dire che “ eppure furono nobili perché pagavano i balzelli governativi” ? Non mi risulta che in Europa i nobili scompaiano per esaurimento scorte o limiti di scadenza del copyright ...

Tutto può avere un significato solo a partire di quei “ inf.” nel quale , viene compreso e si amalgama il passato , il presente ed il futuro.
Per me il vero coraggio, non è cambiare per cambiare, ma : fare memoria della storia e trasmettere valori culturali , in grado di contrastare oggi più che mai , in una società volutamente liquida, laicista, meticcia, sessualmente ambigua, dove è importante è apparire ma soprattutto consumare.

Corollario II :

Prendendo in prestito le parole di Nicola.
“L'atto sovrano non è un atto costitutivo, ma è un atto ricognitivo/dichiarativo, che accerta una realtà e la sanziona ( l'approva ) dando rilievo pubblicistico a quella realtà, che è già pubblica, perché la sussistenza di quello “status” , è sotto gli occhi di tutti.
Il riconoscimento ha un rilievo politico all'interno della società, è latore di un interesse particolare del potere sovrano che tutela il suo dominio, le sue influenze.”

Quindi un'autorità sovrana ( persona o stato ) riconosce e approva una realtà già pubblicamente nota e gli da rilievo facendone discendere delle conseguenze giuridiche :
del diritto antico all'uso pubblico di un titolo, onori militari, precedenze a corte, esenzioni fiscali, accesso a certe cariche ecc... oggi rimane esclusivamente la valenza storico-culturale.
Il baricentro dello “ Status nobiliare ”in un Paese a larga nobiltà non titolata è da sempre spostato quindi sulla famiglia più che sull'autorità sovrana. Non a caso, spesso e volentieri, la nobilitazione di una famiglia era legata a tre generazioni di vita more nobilium, il riconoscimento ( quando non era di fatto) era un atto dovuto.
Come ebbi già a scrivere:
Un cieco bioculare non diventa menomato nel momento che la ASL riconosce la sua cecità e lo esenta dal pagamento del ticket ma è cieco a prescindere del riconoscimento della malattia.
Un nobile non diventa nobile con la concessione del “brevetto”, ma è l'autorità sovrana riconosce in lui caratteristiche personali o familiari meritevoli di essere “distinto” .
Da me benvenuti , quindi , Fons honorum di uno Stato ostaggio di Stato estero, Gran Maestri di Ordini dinastici dal f. h. validissimo , per quanto debole, esangue, pallido, emaciato, f.h. esteri all'estero , tutte in grado di provvedere ed emanare validamente Giustizia talvolta Grazia , delle quali la Repubblica Italiana beatamente ( e giustamente ) si disinteressa.


P.S. Aristocrazia non è mai stato sinonimo di nobiltà.

I senatori a vita di nomina presidenziale della Repubblica Italiana , altro non rappresentano che un esempio di moderna aristocrazia , ovvero personaggi che hanno dato lustro alla Patria con la loro vita e le loro opere e per questo esercitano potere legislativo in Senato.
Una volta tanto , a ritroso nei secoli ... è la valenza giuridico-funzionale ad aver la meglio su quella storico-culturale.

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Re: "inf " sta per "all'infinito"

Messaggioda Tilius » martedì 18 aprile 2017, 12:30

GENS VALERIA ha scritto:La nobiltà è un fatto reale e pubblico, perché è riscontrabile e riconoscibile dal popolo.

Il popolo tuttalpiù riconosce/riscontra il censo...
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Re: "inf " sta per "all'infinito"

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 18 aprile 2017, 13:42

Il popolo tuttalpiù riconosce/riscontra il censo...

Infatti riconosce i palazzinari , le subrettine , i calciatori ed i politici .
I nobili ? Solo se fanno i ballerini o gli idraulici o tele-comparsate per vil denaro.
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Re: "inf " sta per "all'infinito"

Messaggioda antonio33 » martedì 18 aprile 2017, 17:57

GENS VALERIA ha scritto:Un cieco bioculare non diventa menomato nel momento che la ASL riconosce la sua cecità e lo esenta dal pagamento del ticket ma è cieco a prescindere del riconoscimento della malattia.

I senatori a vita di nomina presidenziale della Repubblica Italiana , altro non rappresentano che un esempio di moderna aristocrazia , ovvero personaggi che hanno dato lustro alla Patria con la loro vita e le loro opere e per questo esercitano potere legislativo in Senato


Condivido pienamente l'opinione di Sergio.
Solo un appunto, che parecchi giovani del forum credo condivideranno: siamo sicuri che gli aristocrati senatori a vita altro non siano che dei privilegiati che, a volte, godono ingiustamente di un lauto vitalizio?

pierfe ha scritto:3) tutte le altre famiglie sia che compaiono negli Elenchi Ufficiali del regno d’Italia (1921-1933-1934-36) o che oggi si dicono da loro stessi nobili, non avendo provveduto a suo tempo al richiesto riconoscimento ottenendo il pubblico uso durante il regno d’Italia, non sono considerate da me come famiglie nobili del regno d’Italia, ma se nel reale possesso di quei diritti, famiglie storiche che hanno fatto parte dei ceti dominanti degli stati preunitari;


Non metterei mai in dubbio la competenza tecnica del dottor degli Uberti, e ritengo che egli sappia distnguere con precisione i nobili dal volgo...
Ma mi chiedo se la vera nobiltà, cioè quella che esiste ancora ai giorni nostri, non sia soltanto quella che abbia conservato le prerogative che la definirebbero. Per intenderci: come puoi chiamarti nobile se, ad esempio, non puoi battere moneta, legiferare, governare o comminare una pena? Quanti sono, oggi, i nobili nel reale possesso di quei diritti?
Perchè non definire come i nobili semplicemente i discendenti delle famiglie storiche che hanno fatto parte dei ceti un tempo dominanti?

Saluto tutti.
Antonio
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