Epiteto "Mag.co" negli atti parrocchiali

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Epiteto "Mag.co" negli atti parrocchiali

Messaggioda VISHONORFIDES » venerdì 10 marzo 2017, 13:46

Gentili Forumisti,
mi rivolgo alla vostra scienza per avere un utile chiarimento.
Tempo fa ho verificato nei (perfettamente conservati) Libri Parrocchiali di Trecchina, avita cittadina lucana, se ci fosse corrispondenza tra quanto descritto nell'albero genealogico tramandato nella famiglia e gli atti ufficiali. A parte una precisione quasi perfetta dall'inizio della registrazione parrocchiale (postridentina) a oggi (con qualche errore di data di nascita o morte, ma raramente), c'è un aspetto che mi ha colpito nelle registrazioni, motivo della mia richiesta.
Direi dalla metà del 1600, molti (ma non tutti!) degli antenati in linea diretta, e in molti casi anche nei rami collaterali, sono registrati nei 3 registri (battezzati, matrimoni, morti) preceduti da "D." o "D:" e alcune mogli, soprattutto nell'800, con "D:na" (esattamente come lo trascrivo, talvolta con la "n", talvolta senza). Ovviamente, la maggior parte dei battezzati/sposati/morti delle altre famiglie dello stesso paese non aveva altro che il nome di battesimo, senza alcuna "D.". Il significato di questo titolo è abbastanza chiaro, trattandosi di possidenti terrieri, notai, avvocati, banchieri, medici, religiosi, militari e sindaci.
Il quesito che vi sottopongo riguarda invece il titolo di "Mag.co" o "Mag.", o "Mag.o" o "M." che spesso precede altri titoli ("Cav.", "Not.", ecc.) o "Mag.ca", più raramente utilizzato prima del nome della moglie o madre o defunta. In un paio di casi (siamo nei primi 20 anni dell'800) il titolo è esplicitamente "Magistro". In molti casi le ultime lettere del titolo ("co" oppure "o") sono scritte in apice, con uno svolazzo di inchiostro.
L'uso si interrompe, direi, con la fine del Regno delle Due Sicilie, quando sporadicamente rimane qualche "D."
Eccomi quindi a chiedervi lumi sul significato e l'uso del titolo "Mag.co" ("Magnifico", come talvolta esplicitamente scritto, o "Magistro", o altro ancora?) nelle varie forme con cui i vari parroci hanno registrato nel corso degli anni dove la "c" prima della "o" sembra leggersi, ma potrebbe essere uno svolazzo di penna d'oca) nel Mezzogiorno d'Italia in quei secoli. Come ho detto, i parroci usavano a Trecchina questo titolo solo per (alcuni) membri di 3-4 famiglie, non di più.
Vi sono molto grato per l'aiuto.
Con viva cordialità
VISHONORFIDES
 
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Re: Epiteto "Mag.co" negli atti parrocchiali

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 13 marzo 2017, 14:38

Magnifico .

Appellativo dato in passato a personaggi di rilievo:( es. Lorenzo il Magnifico).
Oggi , titolo dato al rettore di un'università: il M. Rettore
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: Epiteto "Mag.co" negli atti parrocchiali

Messaggioda De Vineis » martedì 14 marzo 2017, 10:50

Nel Meridione in passato i notai erano spesso appellati "magnifico": ho conosciuto un notaio di origine calabrese che ricordava che al suo paese gli anziani, ancora nel Dopoguerra, chiamavano magnifico il notaio. Il magnifico penso possa spiegarsi con l'attività svolta (quella di notaio, tuttavia, essendo considerata "manuale", rispetto alla più aulica professione di avvocato, era in generale considerata poco consona alla nobiltà). Il D. è ben spiegabile, anche se nel Regno delle Due Sicilie penso che Don fosse un appellativo inflazionato e poco controllato, destinato ai proprietari terrieri di una certa importanza (non necessariamente legato alla verifica dei loro quarti di nobiltà). Il magistro pare anche legato alla professione svolta: tuttavia il "don" stride un poco con il "magistro", e si spiega forse con una realtà rurale e lontana dalle città (dove i ruoli e le classi erano più delineati).
Forse gli appellativi mutavano anche con il mutare delle fortune della famiglia).

:-)
De Vineis
 
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