Predicati fuori elenco

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Predicati fuori elenco

Messaggioda contegufo » sabato 9 gennaio 2016, 14:08

Salve

E' noto che i predicati prima del '22 possono essere cognomizzati purché appartenenti alla lista stilata con l'avvento della Repubblica.
Ma se un predicato non fosse stato incluso e si potesse oggi dimostrare di averne diritto l'Ufficiale di Stato Civile cosa farebbe?
Basterebbe una semplice ricerca araldico genealogica oppure per così dire andrebbe "legalizzata" da una qualche sentenza?

Saluti
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Re: Predicati fuori elenco

Messaggioda GENS VALERIA » sabato 9 gennaio 2016, 17:04

contegufo ha scritto:Salve

E' noto che i predicati prima del '22 possono essere cognomizzati purché appartenenti alla lista stilata con l'avvento della Repubblica.
Ma se un predicato non fosse stato incluso e si potesse oggi dimostrare di averne diritto l'Ufficiale di Stato Civile cosa farebbe?
Basterebbe una semplice ricerca araldico genealogica oppure per così dire andrebbe "legalizzata" da una qualche sentenza?

Saluti

Penso che, motivando per mezzo di atte pezze d'appoggio possa essere richiesta al Prefetto , aggiunta del predicato sotto forma di aggiunta di secondo cognome.
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Re: Predicati fuori elenco

Messaggioda Masny1991 » sabato 9 gennaio 2016, 17:25

Va tenuto presente che con la dicitura "predicati esistenti prima del 1922" si deve intendere quelli riconosciuti e contenuti nel libro d'oro della nobiltà italiana tenuto dalla consulta araldica. E non tutti i titoli/predicati esistenti prima della data citata.
Questo è ben spiegato nella famosa sentenza della corte costituzionale del 1967.
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Re: Predicati fuori elenco

Messaggioda Messanensis » sabato 9 gennaio 2016, 17:57

contegufo ha scritto:Salve

E' noto che i predicati prima del '22 possono essere cognomizzati purché appartenenti alla lista stilata con l'avvento della Repubblica.
Ma se un predicato non fosse stato incluso e si potesse oggi dimostrare di averne diritto l'Ufficiale di Stato Civile cosa farebbe?
Basterebbe una semplice ricerca araldico genealogica oppure per così dire andrebbe "legalizzata" da una qualche sentenza?

Saluti


Un paio di anni fa aveva già proposto questa domanda: viewtopic.php?f=6&t=19037

Sa bene che la sentenza del 1967 della Corte Costituzionale parla chiaro, come avevo avuto modo di spiegare in quella discussione.
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Re: Predicati fuori elenco

Messaggioda Avilius » sabato 9 gennaio 2016, 19:33

Il dott. de Mitri Valier ritengo abbia fornito il parere più "aggiornato". Fare la richiesta al Prefetto motivandola
( con qualche " pezza d'appoggio " ) come desiderio di aggiunta di cognome. In caso di diniego fare ricorso
al T.A.R. : in base alle sentenze giurisprudenziali più recenti la richiesta sarà accolta quasi sicuramente.
La legge italiana si sta infatti rapidamente uniformando alle direttive europee che interpretano il " diritto al nome "
in senso molto ampio come un qualche cosa di fondamentale per dare compiutezza ai più generali " diritti della personalità ".
AVILIUS
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Re: Predicati fuori elenco

Messaggioda contegufo » sabato 9 gennaio 2016, 20:37

Salve

probabilmente è così tuttavia resta un mistero del perchè una tale famiglia pur iscritta nel Libro d'oro non abbia mai fatto presente che esisteva un predicato nonostante facesse vanto da secoli del titolo sul medesimo.

Saluti
Ultima modifica di contegufo il domenica 10 gennaio 2016, 11:49, modificato 1 volta in totale.
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Re: Predicati fuori elenco

Messaggioda Messanensis » sabato 9 gennaio 2016, 23:05

Avilius ha scritto:Il dott. de Mitri Valier ritengo abbia fornito il parere più "aggiornato". Fare la richiesta al Prefetto motivandola
( con qualche " pezza d'appoggio " ) come desiderio di aggiunta di cognome. In caso di diniego fare ricorso
al T.A.R. : in base alle sentenze giurisprudenziali più recenti la richiesta sarà accolta quasi sicuramente.
La legge italiana si sta infatti rapidamente uniformando alle direttive europee che interpretano il " diritto al nome "
in senso molto ampio come un qualche cosa di fondamentale per dare compiutezza ai più generali " diritti della personalità ".
AVILIUS


In realtà, in base alla normativa vigente, le Prefetture dovrebbero rigettare simili domande per carenza di competenza!
Infatti bisogna fare una netta distinzione tra aggiunta di cognome (di competenza dell'autorità amministrativa) e cognomizzazione di predicato (di competenza dell'autorità giudiziaria).
La circolare del Ministero dell'Interno N. 10 del 2008 è molto chiara riguardo la competenza esclusiva dell'autorità giudiziaria ordinaria sulla cognomizzazione dei predicati nobiliari, ben specificando che in nessun caso è possibile utilizzare la procedura di
mutamento del cognome (rivolgendosi al Prefetto) al fine di creare un cognome basato su di un predicato inesistente ovvero non riconosciuto nei limiti temporali di cui alla disposizione XIV, in quanto una simile domanda sarebbe chiaramente volta ad aggirare i limiti
precisi posti dalla disposizione costituzionale cercando di raggiungere, per via amministrativa, un risultato non raggiungibile per via giudiziaria:

Risultano pervenute numerose domande di modifica del cognome, volte ad evidenziare l'appartenenza ad una famiglia che, prima della instaurazione della Repubblica, fosse in possesso di un titolo nobiliare.
La gran parte delle domande risultano però inammissibili alla luce delle norme vigenti, come interpretate dalla Corte Costituzionale con sentenza 101 del 1967, in quanto volte, in buona sostanza, al riconoscimento in via amministrativa del diritto alla cognomizzazione ovvero perché miranti ad ottenere la cognomizzazione di un predicato non esistente.
In prima battuta è necessario ricordare che ai sensi della Disposizione Transitoria n. XIV della Costituzione è previsto espressamente che "I titoli nobiliari non sono riconosciuti. I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome".
Come evidenziato nella precitata sentenza della Corte Costituzionale, il secondo comma della XIV disposizione va interpretato "nel residuo senso che l'aggiunta al nome dei predicati anteriori al 28 ottobre 1922 non trova la sua fonte nel diritto al titolo, non più sussistente, ma nel già intervenuto riconoscimento, che assume il ruolo di presupposto di fatto del diritto alla cognomizzazione".
Dalle argomentazioni giuridiche sopra riportate discende, secondo l'insegnamento delle Corte Costituzionale, non solo l'impossibilità di cognomizzare predicati che, ancorché siano anteriori al 28 ottobre 1922, non abbiano formato oggetto di riconoscimento durante
il vigore del vecchio ordinamento, ma anche la necessità che le vicende relative al diritto al riconoscimento della cognomizzazione dei predicati debbano essere rimesse alla competenza esclusiva della autorità giudiziaria ordinaria, secondo le regole che il vigente
ordinamento detta per la tutela del diritto al nome
.
Pertanto, ogniqualvolta la domanda dell'interessato, seppur formalmente proposta come domanda di modifica del cognome, sia in realtà motivata e giustificata, come spesso accade, dal presunto diritto dell'interessato a vedersi riconoscere il diritto alla cognomizzazione del predicato, tale domanda non potrà in nessun caso trovare accoglimento perché solo l'autorità giudiziaria ordinaria ha competenza a verificare la titolarità di un simile diritto.
In tali casi trattasi infatti di una azione di accertamento di un diritto soggettivo del cittadini (art. 6 cod. civ.) che non rientra nell'ambito discrezionale dell'autorità amministrativa.
Il cittadino dovrà pertanto necessariamente proporre una azione in via contenziosa ordinaria, nei confronti del Pubblico Ministero, dell'Ufficio Araldico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nonché nei confronti degli eventuali controinteressati, come confermato dalla giurisprudenza unanime e dalla sentenza della Corte di Cassazione del 7 marzo 1991 n. 2426.
Si ricorda che con tale sentenza la Corte di Cassazione ha altresì statuito che
l'ufficiale dello Stato Civile non ha la legittimazione passiva a partecipare al contenzioso, in
quanto l'Ufficiale dello Stato Civile si pone in veste di mero esecutore degli ordini derivanti
dal disposto della sentenza e non come parte in causa.
In tali casi le Prefetture dovranno pertanto informare i richiedenti della necessità di
una simile procedura giudiziaria, facendo presente che la proposizione di una domanda di
modifica del cognome al fine di ottenere la cognomizzaziorie del predicato verrebbe
rigettata per carenza di competenza
.
**********
La procedura di modifica, aggiunta o cambiamento di cognome di cui agli artt. 82ss
del DPR 396/2000, resta utilizzabile solo ed esclusivamente nel rispetto dei principi
generali adottati in materia di modifica o aggiunta del cognome
.
A titolo di esempio, la predetta procedura potrà essere utilizzata per aggiungere un
predicato che risulti già cognomizzato in capo alla madre o altro parente, al fine di
mantenere esistente il cognome che altrimenti andrebbe ad estinguersi.
In questi casi, sarà cura delle Prefetture acquisire tutta la documentazione dalla
quale emerga incontestabilmente l'avvenuta cognomizzazione, trasmettendo altresì un
motivato parere che analizzi con particolare attenzione la sussistenza o insussistenza dei
requisiti per i quali si ritiene possibile un procedimento di mutamento del cognome, ai
sensi della normativa vigente e di quanto dettagliato nella presente circolare.
Infine, si ricorda che in nessun caso sarà possibile utilizzare la procedura di
mutamento del cognome al fine di creare, come viene a volte richiesto, un cognome
basato su di un predicato inesistente ovvero non riconosciuto nei limiti temporali di cui alla
disposizione XIV
. Una simile domanda sarebbe chiaramente volta ad aggirare i limiti
precisi posti dalla disposizione costituzionale cercando di raggiungere, per via
amministrativa, un risultato altrimenti non raggiungibile per via giudiziaria
.
Pertanto, nel caso di presentazione di domanda di modifica o aggiunta di cognome,
al fine di aggiungervi un predicato; sarà opportuno acquisire in ogni caso in prima battuta il
parere dell'Archivio Centrale dello Stato-Ufficio Consulta Araldica e, nel caso di risposta
negativa quanto alla sussistenza di un riconoscimento di un simile predicato, la domanda
sarà rigettata.
Tanto premesso, si richiama all'attenzione delle SS.LL quanto sopra evidenziato,
con preghiera di voler informare di ciò anche i Sigg. Sindaci, nella certezza che verrà posta la massima cura circa la disamina di questi casi e la risoluzione degli stessi.


http://servizidemografici.interno.it/si ... 202008.pdf
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Re: Predicati fuori elenco

Messaggioda GENS VALERIA » domenica 10 gennaio 2016, 10:26

Messanensis ha scritto: (...)
La circolare del Ministero dell'Interno N. 10 del 2008 è molto chiara riguardo la competenza esclusiva dell'autorità giudiziaria ordinaria sulla cognomizzazione dei predicati nobiliari, ben specificando che in nessun caso è possibile utilizzare la procedura di
mutamento del cognome (rivolgendosi al Prefetto) al fine di creare un cognome basato su di un predicato inesistente ovvero non riconosciuto nei limiti temporali di cui alla disposizione XIV, in quanto una simile domanda sarebbe chiaramente volta ad aggirare i limiti
precisi posti dalla disposizione costituzionale cercando di raggiungere, per via amministrativa, un risultato non raggiungibile per via giudiziaria: (...)


Touché!
Non ero al corrente di questa circolare ( abbastanza recente ).
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Re: Predicati fuori elenco

Messaggioda contegufo » domenica 10 gennaio 2016, 14:52

Salve

Pertanto, nel caso di presentazione di domanda di modifica o aggiunta di cognome,
al fine di aggiungervi un predicato; sarà opportuno acquisire in ogni caso in prima battuta il
parere dell'Archivio Centrale dello Stato-Ufficio Consulta Araldica e, nel caso di risposta
negativa quanto alla sussistenza di un riconoscimento di un simile predicato, la domanda
sarà rigettata.


E' interessante questo punto perchè NON viene dato per scontato il repertorio del Pagnotta cui chiunque può riferirsi e che discende dal Libro d'oro ma ci si appella al PARERE dell'Archivio Centrale del Stato-Ufficio Consulta Araldica che dovrebbe presupporre uno studio sui DOCUMENTI presentati a quel tempo nella famosa raccolta differenziata di vecchia memoria tanto cara a Sergio.
Quindi anche nel Libro d'oro potrebbero celarsi inesattezze e mancanze?

Saluti
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Re: Predicati fuori elenco

Messaggioda pierfe » lunedì 18 gennaio 2016, 16:46

Allo scopo di rendere chiara una materia che si presta a errate interpretazione l'Istituto Araldico Genealogico Italiano - IAGI ha chiesto un parere sull'argomento ad un esperto della materia in modo da dare una risposta chiara ed una seria interpretazione al quesito.
L'avv. Nicola Pesacane, Socio Ordinario dell'Istituto Araldico Genealogico Italiano, ha frequentato i 4 anni della Scuola di Genealogia, Araldica, Scienze Documentarie, poi ha ottenuto il Master di II livello in Diritto Nobiliare della UNED, è stato professore a contratto della Università degli Studi Link Campus di Roma (Università facente parte dell’Ordinamento Universitario Italiano giusta Decreto del Ministro dell’Istruzione e della Università n°374 del 21/09/2011) nel Corso di Perfezionamento in Diritto Nobiliare, Genealogia ed Araldica per l’anno accademico 2013-2014.

AVV. NICOLA PESACANE
PATROCINANTE IN CASSAZIONE
ED ALLE ALTRE GIURISDIZIONI SUPERIORI
PERITO ED ESPERTO IN ARALDICA E GENEALOGIA

***

COGNOMIZZAZIONE DEI PREDICATI NOBILIARI.


La procedura amministrativa per il cambiamento del nome o del cognome. La Circolare n°10 del 03/09/2008 del Ministero dell’Interno.

Ai sensi e per gli effetti del DPR n°54 del 13/03/2012-Regolamento recante modifica delle disposizioni in materia di stato civile relativamente alla disciplina del nome e del cognome prevista dal titolo X del DPR n°396 del 03/11/2000-salvo quanto disposto per le rettificazioni dei nomi e dei cognomi, di cui si dirà in seguito-chiunque voglia cambiare il nome o aggiungere al proprio un altro nome ovvero voglia cambiare il cognome, anche perché ridicolo o vergognoso o perché rivela l’origine naturale o voglia aggiungere al proprio un altro cognome, deve farne domanda al Prefetto della Provincia del luogo di residenza o di quello nella cui circoscrizione è situato l’Ufficio dello stato civile dove si trova l’atto di nascita al quale la richiesta si riferisce ed in tale domanda l’istante deve esporre le ragioni poste a fondamento della propria richiesta (art. 2).
Chiunque ne abbia interesse può fare opposizione alla predetta domanda entro il termine di trenta giorni dalla data dell’ultima affissione ovvero dalla data dell’ultima notificazione alle persone interessate, effettuata ai sensi dell’art. 90 e tale opposizione si propone con atto notificato al Prefetto competente (art. 4).
Il Prefetto, vagliate le eventuali opposizioni, provvede sulla domanda con Decreto che, in caso positivo, autorizza il richiedente al cambiamento od alla modificazione del nome o del cognome o all’aggiunta del nome o del cognome che sarà annotato, su richiesta dell’interessato, nell’atto di nascita, nell’atto di matrimonio e negli atti di nascita di coloro che ne hanno derivato il cognome.
Orbene, alcuni anni orsono, e, precisamente nel 2008, il Ministero dell’Interno italiano prese atto che negli ultimi anni precedenti a tale data, si era assistito al proliferare di domande indirizzate ai Prefetti concernenti modifiche al cognome volte ad evidenziare l’appartenenza ad una famiglia che prima della instaurazione del regime repubblicano fosse in possesso di un titolo nobiliare ed emanò una apposita Circolare, la n°10 del 03/09/2008, per chiarire ai Prefetti come regolarsi in proposito.
Infatti, secondo la detta Circolare, la maggior parte di tali domande risultava inammissibile alla luce delle norme vigenti in quanto volte, in sostanza, al riconoscimento in via amministrativa del diritto alla cognomizzazione ovvero perché miranti ad ottenere la cognomizzazione di un predicato nobiliare non esistente, cosa questa vietata dall’insegnamento della Corte Costituzionale (sentenza 101 del 08/07/1967) secondo la quale le vicende relative al diritto al riconoscimento della [b]cognomizzazione dei predicati nobiliari di cui alla 2° co. della XIV disp.ne trans.ria e fin.le della Cost. dovevano essere rimesse alla competenza esclusiva dell’autorità giudiziaria ordinaria, secondo le regole che il vigente ordinamento detta per la tutela del diritto al nome.
Pertanto, secondo la citata Circolare Ministeriale, ogniqualvolta che la domanda dell’interessato, seppur formalmente proposta come mera domanda di modifica del cognome, fosse stata in realtà motivata e giustificata, come spesso accadeva, dal presunto diritto del richiedente di vedersi riconoscere il diritto alla cognomizzazione del predicato nobiliare, tale domanda non avrebbe potuto, in nessun caso, trovare accoglimento da parte dei Prefetti perché materia di competenza esclusiva del giudice ordinario in quanto trattavasi di azione di accertamento di un diritto soggettivo (ex art. 6 cc) e, come tale, non rientrante nell’ambito discrezionale della autorità amministrativa.
Quindi, in tali casi, l’interessato avrebbe dovuto proporre necessariamente una azione contenziosa ordinaria nei confronti del Pubblico Ministero, dell’Ufficio Araldico dello Stato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri nonché nei confronti di eventuali controinteressati, come confermato dalla giurisprudenza unanime
(ex plurimis, Cass. Civ. 2426/91 e, conformi, TAR Sicilia-Sez. Catania 2769/12 ed altre). “Circolare del Ministero dell’Interno ai Prefetti n°10 del 03/09/2008”.
La tutela del diritto al nome in caso di contestazioni dell’uso o della spettanza di esso: la procedura contenziosa ordinaria.[/b]
Ai sensi dell’art. 6 cc ogni persona ha diritto al nome che le è per legge attribuito utilizzandosi la parola nome in senso lato ossia comprendente sia il prenome che il cognome e non sono ammessi cambiamenti, aggiunte o rettifiche al prenome ed al cognome, se non nei casi e con le formalità indicati dalla legge.
Ai sensi, poi, del successivo art. 7 cc la persona, alla quale si contesti il diritto all’uso del proprio nome o che possa risentire pregiudizio dall’uso che altri indebitamente ne faccia, può chiedere giudizialmente la cessazione del fatto lesivo, salvo il risarcimento dei danni.
A tal proposito, secondo la giurisprudenza, sia di legittimità che di merito, si configura come azione di tutela del diritto al nome di cui al combinato disposto dei predetti artt. 6 e 7 cc, ed oggetto, come tale, di giudizio a cognizione ordinaria da proporre nei confronti del P.M. e di eventuali privati controinteressati, la domanda di natura dichiarativa diretta ad accertare la verità storica di un cognome nella sua integrità invece che in forma monca risultante dagli atti di stato civile, atta ad identificare l’individuo e la sua appartenenza ad un determinato gruppo familiare “Tribunale di Roma del 28/07/1986.”, la sentenza che verrà pronunciata avrà, come detto, natura dichiarativa “Cass. Civ. 5602/89.”
Sempre in tema di tutela del cognome ex art. 7 cc, la Corte di Cassazione ha specificato che affinché si possa far luogo alla detta tutela non è necessario che il cognome altrui venga usurpato nella sua interezza, con la conseguenza che anche l’uso indebito di solo una parte del cognome può costituire elemento sufficiente per ottenere-nel concorso di altri requisiti-la inibitoria quando la parte del cognome usurpata, per la risonanza storica che ha acquistato, sia dotata di particolare forma individualizzante uno specifico casato o quando, più in generale, esiste una condizione di confondibilità con riferimento all’ambiente, al luogo, all’attività o ad altre circostanze in cui venga fatto uso del nome alterato e tale ultimo accertamento eseguito dal giudice del merito, ove congruamente e correttamente motivato, è incensurabile in sede di legittimità “Cass. Civ. 5343/84.”
La Suprema Corte ha, poi, chiarito che anche il predicato nobiliare che, secondo la XIV disp.ne transitoria e finale Cost. in alcuni casi costituisce parte del cognome, può essere oggetto di tutela nel caso di indebito uso che altri ne faccia ma solo ove detto uso comporti un effettivo pregiudizio, anche se meramente potenziale o di ordine esclusivamente morale “Cass. Civ. 3779/78.”.
La Cassazione ha, però, chiarito, successivamente che il fatto che un cognome asseritamente usurpato sia comprensivo di un predicato nobiliare non contiene in re ipsa alcuna prova della sussistenza dei requisiti per l’accoglimento della inibitoria richiesta-consistenti nell’uso indebito e nel pregiudizio-per il solo fatto, appunto, della presenza del predicato nobiliare “Cass. Civ. 10936/97.”
Avv. Nicola Pesacane.
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Re: Predicati fuori elenco

Messaggioda contegufo » lunedì 18 gennaio 2016, 21:58

Salve

Apprezzo la dotta dissertazione tecnico-giuridica dell'Avv. Pisacane che però non risponde ai quesiti:

1) Se si dimostrasse di aver diritto ad un predicato non elencato?
2) Se il "parere" della Consulta Araldica fosse conseguenza di leggi passate e poi dichiarate incostituzionali?
Oppure è essa stessa oggi mero lettore di quanto censito nel Libro d'Oro?

Saluti
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Re: Predicati fuori elenco

Messaggioda .Paolo. » giovedì 22 marzo 2018, 0:54

Io aggiungerei che il cosiddetto "diritto al nome" riconosciuto nel codice civile non è la stessa cosa e non implica un "diritto all'accertamento di una discendenza da un capostipite antico" che in Italia non è riconosciuto (oltretutto per fare questo servirebbero ben altre regole della prove meno ispirate al principio retorico come quelle del processo civile italiano).
.Paolo.
 
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Re: Predicati fuori elenco

Messaggioda .Paolo. » giovedì 22 marzo 2018, 1:22

L'unico caso eccezionalmente ammesso dalla legge italiana di accertamento della discendenza da un antenato che non sia il padre o la madre ma uno stipite più risalente, è quello della domanda di riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis proponibile dal cittadino straniero che voglia per tal modo ottenere la cittadinanza italiana.

Ma un cittadino italiano non ha diritto di presentare a un giudice civile una domanda del tipo "chiedo che sia accertato che io discendo da Agnolo Poliziano il noto letterato del XV secolo".
Tra accertamento di una discendenza e accertamento del diritto al nome c'è differenza.
.Paolo.
 
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