Famiglia Satta

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

Moderatori: Alessio Bruno Bedini, Messanensis, GENS VALERIA

Re: famiglie piccola nobiltà sarda?

Messaggioda Destavara » sabato 22 maggio 2010, 21:04

Chiedo scusa, [angel] ho scritto dando del tu, spero non sia sgradito...D' altra parte vorrei che chi scrive a me lo faccia, non sono una persona così formale. Ad ogni modo chiedo venia [zip.gif]
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Luoghi noti in cui vissero i nobili Satta

Messaggioda Destavara » domenica 23 maggio 2010, 12:57

Propongo un riepilogo, che dovrebbe essere quasi completo, dei luoghi in cui tra la fine del XV secolo e il XX i Satta hanno vissuto e/o lasciato le loro "tracce" a partire da un Angelo legato a Leonardo Tola, di cui sposò una figlia originando i Satta Tola: Gallura, Tempio (luoghi da cui partì la diramazione), Anela (Satta Minutili, fino ad oggi), Atzara (fine XIX-primo XXsec ), Bitti (Satta Apelu, Satta Guiso, Satta Musio, Satta Pinna, Satta Sotgiu), Bono, Bonorva (Satta Marchi), Bortigali, Bottida, Buddusò (vi riesedettero nel XVII e XVIII sec.), Cagliari e dintorni (erano un ramo dei Satta di Orani;avviarono nel '600 una lite con i Salazar, che nell'800 non era conclusa), Calangianus, Cargeghe, Chiaramonti (in questo comune ben otto famiglie di cavalieri Satta, tutte povere vivevano nella metà del XVIII sec.), Codrongianos (Satta Nurra- sec.XIX), Fluminimaggiore(?), Galtellì, Gavoi, Macomer, Mamoiada, Martis, Nulvi (uno dei centri principali di residenza fino ad oggi), Nuoro ( Satta Guiso?), Olzai (stesso ceppo di Galtellì e Orani?), Orani (uno dei centri maggiori del marchesato-e forse vi giusero in funzione di questo), Orosei ( Satta Guiso), Orune, Ottana, Ozieri (dalla fine del '500 ai giorni nostri: Satta Del Mestre, Satta Grixoni...), Pattada (secolo XVII e XVIII: Satta Gayas), Ploaghe, Quartu S.E., Samugheo, Sarule, Sassari, Sorso-Sennori, Terranova (attuale Olbia), Teti (oggi), Tortolì, Villacidro. Attualmente ne risultano anche fuori dalla Sardegna. Per compilare questo elenco ho cercato di combinare dati contenuti in "Storia della nobiltà in Sardegna" di F. Floris e S. Serra e i loro nobiliarii di prima e seconda edizione (che comunque presentano differenze non irrilevanti), in vari spazi web, libri e pubblicazioni disparate in cui sono incappato nel tempo. Aggiornerò ogni volta che sarà possibile farlo con sicurezza.

Auspico che possiamo scoprire nuove notizie per aggiornare sempre l'elenco :D
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Riferimenti ai luoghi in cui vissero i Satta antichi

Messaggioda Salvennor » domenica 23 maggio 2010, 13:59

Il libro che citavo in un post precedente l'avevo letto in una biblioteca cittadina, l'avevo sfogliato velocemente e non era un libro dedicato ai cognomi, ma era un di quei libri non molto voluminosi, a carattere regionale o locale, dedicato all'influenza linguistica e culturale che ebbero i Corsi, i Toscani, i Liguri, gli Iberici ecc... nella società sarda e in particolare del nord Sardegna. Non mi ricordo ne titolo e ne autori, anche perché in quel periodo stavo cercando un'altro tipo di libro. Ma cmq vi erano citati vari cognomi sardi che dall'interpretazione di documenti possono essere collegati come origine all'area italiana, compresa la Corsica (considerata di area italiana). Anche il cognome Satta era annoverato tra quei cognomi, tra i più antichi cmq, dato che in tempi più recenti se ne sono aggiunti altri.
Cmq anche su Google Libri si trovano riferimenti, tipo questo
http://books.google.it/books?id=xiIXAQA ... rch_anchor

dove viene citato uno dei luoghi più antichi dove è documentato, Bonifacio.
Per la questione dell'etimologia del termine Goceano, si può visionare anche quì
http://www.ecowebnews.it/Goceano

dove si legge

Il Goceano, in latino Gothianus, probabilmente deve il suo nome ai gruppi di Goti che "ivi si stabilirono" come scrisse lo storico Fara nel XV...

E non solo, ma anche in antichi documenti sia sardi che esterni, spesso documenti ufficiali, si nota che tale regione era indicata con forme molto simili a Goceano, e non con il termine sardo Costera. Anche nel seguente Diploma nob
http://www.araldicasardegna.org/antenat ... _carta.htm

si legge all'inizio

Privilegio di nobiltà a Giovanni Antonio Carta
21.11.1627
NOS PHILIPPUS DEI GRATIA REX CASTELLAE ARAGONUM Legionis Utriusque Siciliae, Hierusalem,Portugalliae, Hungariae, Dalmatias, Croatiae, Nauarrae, Granatae, Toleti, Valentiae, Galleciae, Maioricarum, Hispalis, Sardiniae, Cordubae, Corsicae, Murtiae, Giennis, Algarbii, Algezirae, Gibraltaris Insularuma Canariae necnon Indiarum Orientalium et Occidentalium Insularum ac Terrae firmae, Maris Oceani Archidux Austriae Dux Burgundiae, Brabantiae, Mediolani, Athenarum et Neopatriae, Comes Absburgi, Flandriae, Tirolis, Barcinonae Rossilionis et Ceritaniae Marchio Oristani et Comes GOCEANI. ...

Dunque è un termine antico che compare anche nella forma latina e che riflette una situazione molto più antica, VI - VIII sec.
Saluti
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Alcune parentele dei rami Satta

Messaggioda Salvennor » domenica 23 maggio 2010, 14:12

La risposta al post di ieri l'ho data più sopra.
Quì volevo aprire una parentesi per scrivere che dal punto di vista documentale ha una valenza solo l'ipotesi che annovera i Satta come originari di Bonifacio, con probabile più antica origine italiana.
Quella dell'origine nordica è solo una teoria con poche basi.
Per quanto riguarda le mie ricerche, le sto svolgendo perché mi riguardano direttamente, e quando cerco notizie anche di altre famiglie e cognomi in genere è perché sono legati alle mie ricerche personali e generali.
Non sapevo di quel ramo Peddi Carta, grazie per l'informazione.
Quei cognomi citati sopra come imparentati con i Satta sono presenti tutti anche in molti rami Carta, già a partire dal 400; Grixone, Gaya, Tola, Sotgiu, Musio, Minutili ecc... E anche molti altri di origine iberica e ligure ecc...
Saluti
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Re: famiglie piccola nobiltà sarda?

Messaggioda Antonio De Battisti » domenica 23 maggio 2010, 15:30

Gentili Destavara e Salvennor,
mi pregio presentare quanto riportato dall' Enciclopedia storico-nobiliare di Vittorio Spreti sui Satta.

SATTA
Arma : Inquartato : nel 1°d'oro a una fanciulla vestita di rosso seduta sopra un cervo passante sulla campagna di verde e tenente colla destra le corna del cervo, colla sinistra un dardo, il tutto al naturale ; nel 2°d'azzurro al leone d'oro ornato dello stesso ; nel 3°d'azzurro alla banda d'oro caricata di un'ombra di sole di rosso fra due rupi al naturale ; nel 4°d'oro alla quercia di verde nodrita sulla pianura dello stesso. (Arma del ramo di SALVATORE, di Luigi, di Salvatore, di Raimondo, iscritto nel Libro d'Oro con D.M. 22 gennaio 1924).
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Alias : D'azzurro allo scaglione d'oro carico del motto : Solis ab influxu, scritto di rosso, ed accompagnato in capo a sinistra da una fenice d'argento, sulla sua immortalità di rosso, mirante il sole d'oro, posto nell'angolo destro, ed in punta da due leoni d'oro, controrampanti ad un palmizio di verde, nodrito nella pianura erbosa dello stesso e fruttato di rosso. (Arma del ramo di ANTONIO GIUSEPPE, di Luigi, di Giuseppe, estratta dal < Nobiliario e Blasonario del Regno d'Italia > del conte Silvio Mannucci, Roma, Collegio Araldico, vol. IV).
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Alias : Partito : nel 1°d'argento ad una fanciulla coronata d'alloro seduta sopra un cervo corrente sulla pianura erbosa, tenente con la sinistra le corna del cervo e con la destra un dardo, il tutto al naturale ; nel 2°d'azzurro alla banda d'oro caricata di un'ombra di sole di rosso fra due rupi al naturale. (Arma del ramo di ANTONIO GIUSEPPE, di Gabriele, di Antonio).
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Dimora : Olzai, Gavoi, Orune, Nulvi.

Coi diplomi in data 11 marzo 1642 venivano concessi a Francesco SATTA SOTGIU i titoli di cavalierato e di nobiltà e l'uso delle armi gentilizie, trasmissibili ai suoi figli e discendenti maschi.

Nelle Corti generali, tenute in Cagliari sotto la presidenza del vicerè, conte di Montellano, nel 1698, furono abilitati 31 membri di questa nobile ed antica famiglia, tutti residenti nei villaggi della parte settentrionale dell'isola, eccezione fatta per il dottor AGOSTINO, residente in Iglesias.

Nell' elenco dei feudatari dei nobili e dei cavalieri esistenti nei villaggi della provincia di Nuoro, compilato nel 1822 dalla R. prefettura e trasmesso alla R. Segreteria di stato e di guerra presso il vicerè di Sardegna, erano compresi i nomi di don FRANCESCO, don GIUSEPPE e don LUIGI Satta, residenti a Gavoi.
E nell'elenco compilato dalla R. Prefettura di Sassari, nello stesso anno 1822, era compreso il nome di don GABRIELE Satta residente in Nulvi.
Da questi discendono le varie famiglie inscritte nell' Elenco Uff. Nob. Ital. del 1922.

La famiglia è iscritta nell' El. Uff. Ital. col titolo di cavaliere, trasmissibile ai discendenti maschi legittimi e naturali, e di nobile e don trasmissibili ai discendenti legittimi e naturali d'ambo i sessi.

Ramo di Olzai
AGOSTINO, di Francesco, di Agostino
Sorella : FILOMENA

Ramo di Gavoi
ANTONIO GIUSEPPE, di Gabriele, di Antonio
Figli : LUIGI, GABRIELE
Fratelli : MATTIA, ALBERTO, MARIA FRANCESCA, SEBASTIANO, GIOVANNI BATTISTA

Ramo di Orune
ANTONIO GIUSEPPE, di Luigi, di Giuseppe
Figlia : LUIGIA BEATRICE

Ramo di Olzai
FELICE, di Giuseppe
Fratello : FRANCESCO
Figli di Francesco : GIUSEPPE, SALVATORE, CATERINA, MARIANGELA, MARIA GIUSEPPA, BARBARA

Ramo di Gavoi
LUIGI, di Francesco, di Luigi
Fratelli : GIOVANNI ANTONIO, GAVINO, GAETANO, MARIA ANGELA, ELISABETTA, RITA, ANGELA MARIA, ROSA

Ramo di Gavoi
LUIGI, di Tomaso, di Luigi
Figli : TOMASO, MARIA ANGELA, MARIA ANNA
Fratelli : ROSA, EFISIO GAVINO, SEBASTIANO
Figlio di Efisio Gavino : FRANCESCO

Ramo di Nulvi
GABRIELE, di Pietro, di Gabriele
Fratelli : LUIGI, CATERINA

Con decreto ministeriale 22 gennaio 1924 vennero riconosciuti a favore dei fratelli SALVATORE Satta, fu Luigi (* Gavoi, 13-IV-1886) e GIUSEPPE (* Gavoi, 01-X-1888), i titoli di cavaliere, trasmissibile ai discendenti legittimi e naturali, maschi da maschi, e di nobile e don trasmissibili ai discendenti legittimi e naturali d'ambo i sessi per continuata linea retta mascolina.

I predetti fratelli Salvatore e Giuseppe, di don Luigi, di don Salvatore, di don Raimondo, si allacciano alla linea, pure di Gavoi, di don Luigi, di don Francesco, di don Luigi e di don Raimondo, discendendo dallo stesso bisavo don Raimondo SATTA - GALLUS.

Altro ramo di Gavoi
SALVATORE, di Luigi, di Salvatore
Fratello : GIUSEPPE


Cordiali saluti
Antonio De Battisti
 
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Re: famiglie piccola nobiltà sarda?

Messaggioda dpascale » domenica 23 maggio 2010, 16:01

Vorrei ringraziare Destavara per la cortese risposta sui Satta e anche Salvennor per le numerose altre notizie aggiunte... Ho amato moltissimo Il giorno del giudizio (ammetto invece che, colpevolmente, non ho mai letto nulla della Deledda: anche nei programmi di studio liceali è trattata un po' superficialmente), e questo piccolo 'trattato' di storia e genealogia sarda che state mettendo insieme sulle pagine del forum è veramente molto gradito! Complimenti! :D

Un caro saluto, :)


Daniele
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Cenni su legami tra Sardegna mediev. e mondo celti

Messaggioda Destavara » domenica 23 maggio 2010, 17:59

Grazie a tutti quelli che visionano questo spazio, in particolare a chi contribusce ad ampliarne i contenuti e chi, come dpascale lo gradisce anche!
Per continuare con Salvennor, sui legami antichi fra la Sardegna e le aree celtiche esiste una teoria poco esplorata in verità, ma non campata in aria, fondata su comunanze linguistiche proprio a livello di onomastica e toponomastica. ovviamente non intendo riferirla nello specifico caso dei Satta, ma pare sia assodato che i nomi dinastici giudicali, abbiano etimologie inquadrabili col centro e nord Europa: parliamo di nomi come TORBENO, ORZOCCO, ITTOKOR (OTTOKOR),GUNNARI, THORCHITORIO... in essi compare spesso la particella "tor (thor)" e "or" (nella toponomastica poi pensiamo a quanti centri urbani in Sardegna iniziano per OR!) che i linguisti giustificano con i contatti con culture così lontane! Interessante vero? Tutti gli studi sono resi più difficili dal substrato prelatino del sardo.
Grazie poi per le puntualizzazioni "goceanine".
Grazie a De Battisti per aver postato gli stemmi, a me mancava il secondo, anche se conoscevo la blasonatura: tale secondo stemma fu concesso comunque a dei discendenti del Francesco dello stemma 3, i due fratelli Satta Gaya di Pattada e al di loro nipote Filippo Satta Grixoni. Notiamo poi la comunanza della persona che cavalca il cervo e sostiene un dardo: è comume a molti rami, e fa pensare che la prima partizione sia quella del primo originalestemma della famiglia. Uno stemma Satta il cui campo è interamente occupato da quel disegno figura ad Ozieri, se non sbaglio nella chiesa della Madonna del Monserrato (altare ligneo). Le altre partizioni potrebbero quindi essere d' imparentamento.
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Nobiltà personale e appellativi dei presenti alle Cortes

Messaggioda Salvennor » domenica 23 maggio 2010, 20:49

Gentile Antonio De Battisti, Grazie anche da parte mia per le interessanti informazioni araldiche e genealogiche sui rami nobiliari Satta ufficialmente riconosciuti.
Mi erano quasi totalmente sconosciute, tranne qualche frammentaria informazione sul web e alcune informazioni postate da Destavara.

Per dpascale: Si, in effetti la scrittrice G. Deledda è poco considerata nei programmi ufficiali delle scuole superiori, e lo scrittore Satta è forse più nominato nei libri scolastici. Anche io in effetti non ho letto molte opere di tali scrittori.

Per Destavara: Interessanti le informazioni sulle teorie linguistiche che ipotizzano collegamenti tra Sardegna e mondo celtico.
Nelle interessanti informazioni postate dal Sig. A. De Battisti sono citati anche 31 esponenti di rami Satta abilitati alle Cortes nella seconda metà del 600. Una situazione un pò simile, almeno per certi aspetti, a quella di molti rami Carta; anche per questi ultimi spesso le abilitazioni alle Cortes sono state numerose per ogni convocazione, come tra 1520 e 1570 circa, quando furono convocati e abilitati più di 30 parlamentari Carta, credo solo in parte con grado di parentela vicino.
Più sopra il fatto che quell'Agostino Satta di Iglesias sia denominato solo con l'appellativo di Dott. e non con Nobile Don o Cavaliere, conferma che parte dei parlamentari non erano nobili o cavalieri, ma magari godevano della condizione di nobiltà personale non appena venivano abilitati al parlamento, e alcuni venivano successivamente nobilitati con titolo ereditario.
Ultima modifica di Salvennor il martedì 28 febbraio 2012, 15:22, modificato 1 volta in totale.
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nobiltà personale e appellativi dei presenti alle cortes

Messaggioda Destavara » domenica 23 maggio 2010, 21:51

Mi si perdoni il lapsus, ma le cortes erano gli stamenti militari? Se si, Salvennor è proprio sicuro della presenza di nobiltà ereditaria scaturita da quella personale in ambito dell' aristocrazia sarda? Io ne avevo sentito ben poco, sapevo che riguardava i codici nobiliari italiani, non sardi, (in Sardegna inoltre esisteva fin dal periodo giudicale la nobiltà di fatto, riconosciuta da tutti e incontestata, cosa che al di fuori dell' isola sarebbe sembrata inaudita) e del resto so che se tra i propri ascendenti (diretti per linea maschile) si trovava un "ammesso agli stamenti" automaticamente si poteva far richiesta di riconoscimento dei titoli per continuità genealogica.
Penso che l' uso di titoli accademici e riferiti alle professioni liberali fossero da alcune persone preferiti per identificarsi, essendo scontata la loro presenza in parlamento per appartenenza familiare...anche su araldicasardegna ho notato molteplici situazioni come questa, accostate ad individui di notoria appartenenza al ceto nobiliare. Sbaglio? Ricordiamoci inoltre che in Sardegna chiunque fosse cavaliere e non nobile non aveva il diritto al predicato del Don, concesso solo ai cavalieri che con apposita specificazione (in genere un diploma a parte) erano creati anche nobili... (che poi si usasse il don per rispetto riferendosi a persone notabili si sa...ma non a livelli così ufficiali).
Ultima modifica di Destavara il domenica 20 giugno 2010, 16:33, modificato 3 volte in totale.
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Re: famiglie piccola nobiltà sarda?

Messaggioda Salvennor » domenica 23 maggio 2010, 22:59

Dunque, è vero che fino a tutto il 300 e primi decenni del 400 sussisteva la strana prassi di considerare tutti i rami con un certo cognome (ovviamente anche per le stirpi più numerose i rami erano molto ma molto meno numerosi di oggi, da poche decine a circa 180 - 200) nobili per diritto naturale, da tempo immemorabile, anche a prescindere, almeno entro certi limiti, dalla condizione economica; e gli esponenti principali di tali stirpi erano denominati Donnos.
Ma in realtà il concetto di nobiltà giuridica giunse nell'isola con gli Aragonesi (tranne alcune situazioni legate all'influenza pisana e genovese). E a partire da metà 300 compare appunto il concetto di ramo nobilitato, e la nobiltà in genere era ereditaria e poteva essere soggetta nel tempo a verifiche e riconoscimenti per i vari rami discendenti, perlomeno per i rami che la richiedevano.
I titoli più antichi credo che consistessero nel Cavalierato, a volte accompagnato dalla concessione della Generosità, la quale si estendeva anche a vari rami collaterali, e anzi in via di principio si basava sul riconoscere Milites, cioè in definitiva di rango nobiliare, l'antenato più lontano di cui si poteva avete memoria o documentazione. In realtà di fatto si estendeva all'insignito e ai fratelli.
Il concetto di nobiltà personale, e non ereditaria, esisteva certamente; basta pensare che gli individui che arrivavano a ricoprire particolari importanti cariche avevano diritto a determinati privilegi personali e anche all'appellativo di Don. Con la morte dell'individuo tali privilegi scomparivano, tranne quando questi o un figlio riuscivano ad ottenere un titolo ereditario. A volte la nobiltà personale veniva concessa, anche a prescindere da cariche, tramite apposito diploma; mi ricordo di un certo Giua del sassarese, con un tale tipo di titolo.
Ed è vero che potevano esistere Cavalieri senza il titolo di nobile Don, ma a partire dalla prima metà del 500 tutti coloro che erano nobili Don erano nel contempo sempre anche cavalieri, o cmq il cavalierato doveva precedere la nobiltà.
Senza andare a tempi molto lontani, nelle mie ricerche personali ho trovato un certo Marini, di CA, appellato con il titolo di Cav. Nob. Don nonostante il padre fosse borghese, e lui stesso non avesse mai ricevuto investiture nobiliari ereditarie. Infatti si trattava di nobiltà a carattere personale per via dell'appartenenza di tale persona all'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro, dopo il 1850.
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Re: famiglie piccola nobiltà sarda?

Messaggioda Salvennor » domenica 23 maggio 2010, 23:13

Per quanto riguarda le Cortes, esse erano i Parlamenti, formati dai tre bracci (o stamenti) Reale, Militare, Ecclesiastico.
Credo sia abbastanza complessa la questione relativa alla composizione e ai criteri per essere ammessi ai parlamenti.
Cmq anche io sapevo che se un parlamentare veniva convocato per un certo numero di volte consecutive, allora aveva diritto alla nobiltà ereditaria.
Invece la regola che permette di chiedere di essere riconosciuti e iscritti a elenchi nobiliari se discendenti da parlamentare, credo sia un criterio abbastanza recente, non legato a criteri dell'età iberica, e forse risalente all'800.
Ma non sono esperto di tali questioni e esistono ancora fatti che mi sfuggono.
Una prova evidente che vari parlamentari non erano ne nobili ereditari e ne cavalieri, è data dall'osservazione che a volte in documenti vengono citati dei parlamentari, e poi si vede che essi, o loro discendenti non troppo lontani, vengono insigniti della nobiltà sarda ereditaria; qualifica che evidentemente prima non avevano.
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nobili sardi e ammissioni allo stamento militare

Messaggioda Destavara » lunedì 24 maggio 2010, 0:32

:D Bene, terzo giretto nel forum di oggi prima della nanna!
[sweatdrop.gif] La questione è piuttosto complicata, ferme restando le differenze di "codice" sardo rispetto al resto d' Italia (non scordiamoci intanto che storicamente la Sardegna è stata più spagnola che sabauda).
Sembra un cane che si morde la coda: uno può partecipare allo stamento militare se appartenente all' aristocrazia del Regno di Sardegna (uno dei regni riuniti sotto un' unica corona), però se vi partecipa tre volte di fila "vince" il titolo... [king.gif]:mi si passi l' ironia :D !
Inoltre le concessioni successive alla prima (nb: la concessione è diversa dal riconoscimento) secondo me si rendevano necessarie proprio nei casi di ramificazioni pronunciate: immaginiamo cosa poteva succedere quando tre Luigi Satta, sei Antonio Satta,quattro Diego Satta si presentavano allo stesso parlamento!!( i nomi sono di fantasia, ma con gli stessi nomi di famiglia era proprio quello che succedeva)...allora alcuni chiedevano una nuova concessione solo per fungere da capostipiti del proprio ramo, del resto per definizione dietro un riconoscimento c' erano le prove genealogiche, mentre pagando una nuova concessione si risultava come primi insigniti della famiglia (cioè la propria discendenza da quel momento in poi). Questo può essere plausibilissimo, visto che si sa che in epoca spagnola si compravano le concessioni (malcostume a cui iniziarono a porre fine i Savoia quando con i decreti del '48 cambiarono le secolari modalità spagnole usate nell' isola da essi stessi tra l' altro, ad esempio vietarono la trasmissione dei feudi per linea femminile). La consuetudine della vendita dei titoli è stata dichiarata da F. Floris, ahimè l' unico grande esperto in proposito: [throw.gif] perchè non si iscrive a questo forum [throw.gif] ?!
Prendiamo poi in esame lo stralcio dei Satta postato da De Battisti e cerchiamo di seguire la logica: se un Satta è già stato creato cav, nob, don nel 1643 e quindi i suoi discendenti "sono al sicuro" dal punto di vista dei titoli, perchè un suo discendente chiede una concessione nel 1777? Forse ha bisogno di un riconoscimento ma ha bisogno di accelerare i tempi!
Inoltre, per tornare al discorso intrapreso in precedenza su figli legittimi e non, nelle due paginette postate si fa espresso riferimento di trasmissibilità sia ai figli leggittimi che naturali. In un diploma di concessione in mio possesso (non dei Satta, ed è una copia ovviamente) invece si parla di "eius proles et posteritas, tam nata quam nascituram per virilem sexum descendens" senza specificare se legittima o meno (anche se per la famiglia cui si riferisce non è affatto rilevante la specificazione:non ci sono mai stati figli illegittimi).
Ultima modifica di Destavara il domenica 20 giugno 2010, 16:34, modificato 1 volta in totale.
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Famiglie della piccola nobiltà sarda

Messaggioda Salvennor » lunedì 24 maggio 2010, 14:11

Si, certamente la concessione di un titolo è giuridicamente differente dal riconoscimento. E in effetti la questione del diritto nobiliare sardo, specie per il periodo presabaudo, credo sia abbastanza complesso e variegato. Non è escluso che vari aspetti dello stesso siano ancora in fase di studio, anzi quasi certamente.
Però occorre dire che sia le concessioni che i riconoscimenti anche in età sabauda presuppongono un esborso di denaro anche non indifferente, oltre ad una condizione economica e sociale adeguata, e questo anche per i riconoscimenti di rami già titolati.
Anzi forse per certi versi tali criteri erano più onerosi in età sabauda.
E infatti non credo che quelle otto famiglie Satta di cavalieri poveri abbiano poi superato eventuali prove di riconoscimento. Anche questo è uno dei motivi della diminuzione di rami nobili avvicinandosi all'800, un pò per tutte le stirpi con elevato numero di rami titolati.
Cmq che io sappia il requisito della legittimità di una ramo era sottinteso e obbligatorio per le concessioni e per i riconoscimenti, salvo alcune eccezioni giustificate magari dall'estinzione del ramo legittimo più prossimo.
Una osservazione è che tra i convocati ai parlamenti solo una parte erano già titolati per via di apposito diploma (tipo il diploma che ho indicato in un post precedente).
Saluti
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concessioni di titoli in era spagnola e sabauda

Messaggioda Destavara » lunedì 24 maggio 2010, 16:07

posso consultare due o tre testi giuridici sul cavalierato e la nobiltà sardi, visto che non ricordo le cose nei dettagli; dovrò rileggerne delle parti e vedere se sciolgo alcuni nodi della discussione. A presto.

In risposta all' ultimo messaggio: mi sono documentato bene o male su tutto:
-In età sabauda le procedure seguite erano quelle del Regno di Sardegna inteso come entità precedente alla loro venuta: si adeguarono alle usanze insomma, almeno fino al 1847, anno in cui (novembre) il Regno di Sardegna fu annesso agli stati di terraferma in tutto e per tutto e anche l' intero corpus legislativo divenne quello sabaudo. Dal '48 in poi dunque le famiglie nobili sarde subirono un duro colpo, nel senso che il loro numero si ridusse notevolmente: ad esempio si vietò la trasmissione di titoli (i feudi erano già stati aboliti) per linea femminile in caso di estinzione maschile di una stirpe. In sostanza il 1848 chiuse quasi definitivamente gli elenchi delle famiglie precedentemente insignite, con sovrani e codici diversi da quelli del Piemonte.
-Costo delle concessioni: finchè non inziarono a "vendere" titoli nobiliari, gli spagnoli erano restii a concedere grossi privilegi agli autoctoni. Privilegiavano invece famiglie iberiche (che in Sardegna avevano feudi ma nemmeno vi risiedevano) e di origine iberica ( Sanjust, Amat, Zapata...). Questa situazione è ascrivibile ai primi tre secoli di regno, ed infatti è col XVII secolo, quando pagando il giusto per rimpinguare gli erarii anche i sardi poterono più facilmentere ottenere nuovi privilegii o il riconoscimento dell' antichità della famiglia, che i cavalieri e nobili si moltiplicano, tantochè fino al 500 alle corti le famiglie autoctone furono poche decine, e nelle corti del 1688 e 1698 invece i cavalieri ammessi furono circa cinquecento-seicento.
In età sabauda invece le concessioni furono molte meno in termini di percentuale, e proprio perchè poche più costose; inoltre le motivazioni di concessione erano spesso se non futili, quantomeno labili, per cui si richiedevano somme notevoli in più integrative dei diritti d' annata e di sigillo in fase di concessione, e si richiedeva che il nuovo concessionario o riconosciuto potesse almeno permettersi un tenore di vita degno del rango.
-Sulla trasmissibilità agli illegittimi non ho trovato granchè di nuovo, se non che in svariati diplomi si parla di proles et posteritas in generale e quindi forse anche naturale, e casi in cui la naturalità della filiazione era espressa di proposito.
Ho trovato materiale anche sui criteri delle ammissioni, ma devo consultarlo bene: non era semplice infiltrarsi alle ammissioni, e tantomeno farlo due o tre volte di fila per poter richiedere l' ereditarietà dei titoli. I controlli iniziarono comunque ad essere severi proprio nel primo '600, quando per colpa della "facilità" delle concessioni iniziarono a presentarsi a centinaia i nuovi cavalieri spcie autoctoni e anche collaterali degli insigniti.Comunque se interessa ne scriverò in seguito.
Ultima modifica di Destavara il domenica 20 giugno 2010, 16:35, modificato 6 volte in totale.
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Re: famiglie piccola nobiltà sarda?

Messaggioda Salvennor » lunedì 24 maggio 2010, 20:54

Interessanti i dati di cui sopra. Per quanto riguarda la questione delle convocazioni alle Cortes e dei titoli di Cavaliere e di Don, ho individuato sul web (o meglio ho ritrovato, dato che era uno dei riferimenti persi) una delle testimonianze documentali (estratto) relative a situazioni in cui un Parlamentare viene creato Cavaliere dopo aver partecipato alle sedute delle Cortes. Si tratta di un certo Leandro Torres, e il fatto interessante è che era già concessionario di un feudo (infatti il concetto di concessione feudale è concettualmente indipendente da eventuali titoli, perlomeno fino al 600).
Nel link
http://www.araldicasardegna.org/genealo ... torres.pdf

si legge

.L'8 ottobre 1613 Leandro Torres fu convocato al
Parlamento de
Gandia nel Braccio Militare. Il 16 gennaio 1614 fu presente all'apertura dei lavori, in duomo, e in quell'occasione è detto "Señor ques diu de la vila de Usena". Il 28gennaio 1614
venne abilitato come Signore della villa di Ussana. Fu tra coloro che, in quel Parlamento,
affiancarono i Castelvì nella protesta contro le richieste dei sassaresi. Precedentemente aveva prestato, assieme a Giacomo Ortolà, alla città di Cagliari a titolo censuario cinque mila lire per l'ampliamento del convento dei padri cappuccini. Durante il
Parlamento ne chiese la restituzione. Al termine del
Parlamento, nel 1615, fu fatto CAVALIERE. Leandro Torres morì il 5 ottobre 1620, ebbe
ufficio canonicale ...

Dunque egli aveva una certa posizione sociale in origine, cioè Signore di una Villa, ma non aveva ancora titoli ereditari (però la concessione del feudo era ereditaria in genere).
Poi nel seguente link
http://web.tiscali.it/pescina2000/page2 ... lomini.htm

ho individuato un'altro fatto interessante, nella parte dove si legge, per un tale con cognome Piccolomini D'Aragona

H2. [naturale da.........] Diego, Ufficiale delle Armate di S.M. Cattolica, si stabilì in Sardegna e nel 1698 fu ammesso allo stamento militare del Parlamento Montellano in qualità di nobile e portava il titolo di "Don" SENZA averne avuta esplicita concessione,
= la Nobile Donna Maria Anna Tarragona Ruxoto (+Cagliari 2-XI-1728)

Cioè era considerato nobile ma tuttavia non aveva mai avuta la concessione dell'appellativo Don, e aveva violato le regole pertanto. Egli tra l'altro sembrerebbe un figlio naturale a cui fu ad un certo punto riconosciuta almeno la nobiltà.
Dunque la questione è cmq variegata.
Saluti.
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