Famiglie della piccola nobiltà sarda

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Domanda sugli impieghi statali: poste

Messaggioda Destavara » domenica 20 giugno 2010, 19:12

Ri-ciao,
visto l' argomento sollevato da Salvennor, mi chiedevo se lui o anche qualcun altro di voi sapesse qualcosa su come funzionava l' apparato delle regie poste nell' isola (o se sa almeno se si trova qualcosa in rete-io non sono stato capace di trovare nulla) e mi spiego meglio:
cosa era in termini esatti la figura dell' ufficiale postale? Me lo domando perchè un fratello di mio bisnonno materno faceva proprio questo in un paese del Monteacuto: in base a cosa si davano certi incarichi, e nello specifico, questo? La cosa curiosa poi è che l' ufficio postale era tra fine '800 e primo '900 proprio in casa loro: lui per andare a lavoro doveva solo cambiare stanza! Ma che era, un appalto???
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Re: Domanda sugli impieghi statali: poste

Messaggioda Salvennor » domenica 20 giugno 2010, 20:19

In effetti sarebbe interessante capire con precisione le caratteristiche dei vari impieghi statali nella Sardegna dei secoli passati, e anche le modalità di ammissione in tali incarichi.
Cmq come tendenza si nota nell'isola dei secoli passati che nei vari centri spesso si nota che cariche pubbliche e impieghi statali ricorrono con una certa frequenza, nel tempo, in relazione ad una stessa cerchia di cognomi locali, e questo si nota anche solo tramite il web e Google Libri.
Specie tra fine 400 e 700, ma anche dopo; ma ciò solo come tendenza di frequenza ovviamente, e nei documenti locali si notano anche svariati diversi cognomi.
Potrebbe essere che ciò sia dovuto al fatto che un primo nucleo di antenati, x es nel 400 o nel 500, abbia avuto incarichi pubblici e statali, e li abbia svolti in modo adeguato tanto che di riflesso anche vari rami successivi sono stati avvantaggiati nelle ammissioni a uffici statali.
Questa è una mia prima spiegazione a certi criteri di ammissione o cmq a tale tendenza.
Certamente dovevano avere perlomeno un minimo di istruzione.
Per le Poste credo che fosse molto frequente il fatto che l'ufficio fosse all'interno della dimora dell'impiegato statale postale. E pare che in origine, fino al 1860 circa, il servizio postale fosse espletato da una sorta di aziende, come si legge anche quì
http://it.wikipedia.org/wiki/Poste_italiane

Ciò confermerebbe che i servizi postali avevano in origine caratteristiche alquanto diverse dai servizi che comparvero in seguito, specie dopo la prima guerra mondiale. Se trovo eventuali altre notizie a riguardo, le posterò.
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sui Marini

Messaggioda veliero » lunedì 21 giugno 2010, 15:03

salve a tutti...e grazie per l'attenzione!

si, in effetti il cognome Sarritzu è proprio di Quartu S.E., i Marini di cui parlo si spostarono lì da Cagliari (è vicinissima..).
ho già letto i post precedenti, grazie, appena avrò tempo andrò a vedere meglio

a presto
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Re: Famiglie della piccola nobiltà sarda

Messaggioda Lidia Carta » lunedì 21 giugno 2010, 15:42

Domanda sugli imopieghi statali : poste

Che piacere questa domanda ! Sono cresciuta insieme al ticchettio del telegrafo e all'alfabeto Morse e mio padre riceveva i messaggi telegrafici ad orecchio senza bisogno di leggerli ....Ti posso dire che anche nel nostro caso l'Ufficio post. era all'interno della nostra abitazione, separato dal resto della casa tramite una semplice porta! Pare che l'idea fosse venuta a mio nonno ( istruzione: ginnasio e qualche anno di liceo) proponendosi per un servizio cosìdetto di "procacciato" per il ritiro e la distribuzione della posta tramite un suo collaboratore ( credo quindi che si parli della fine del 1800). Da notare che altri miei antenati avevano sempre avuto incarichi pubblici o erano stati sindaci; sapevano leggere e scrivere credo fin dal 1600. Poi mio padre, avendo fatto parte del Genio telegrafisti durante la prima guerra mondiale, aveva provveduto all'installazione del telegrafo che funzionava inizialmente tramite delle pile che lui stesso provvedeva a ricaricare...( bicchieri di vetro, fascette di zinco, rame o solfato di rame e acqua !). Solo negli anni '60 questo ufficio é passato ad altro locale a spese dell'Amministrazione pubblica Postale.
Dunque ancora nella prima metà del '900 l'Ufficio postale funzionava come un' agenzia familiare e anche quando cominciavano le selezioni pubbliche venivano privilegiati i familiari dei gestori delle Agenzie postali ritenuti idonei a svolgere tali compiti .
Esiste una pubblicazione sull' origine del Serv. Postale tra fine '800 e '900, devo avere il tempo di cercarla e poi invierò i riferimenti a Destavara.
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Elenchi degli ammessi a tutti i parlamenti

Messaggioda Destavara » lunedì 21 giugno 2010, 18:20

Egregi frequentatori,
inserisco anche qui il prezioso riferimento bibliografico a proposito di tutte le famiglie che parteciparono alle cortes:
Nomi e cognomi di tutti? gli ammessi, famiglia per famiglia, e talvolta discendenza e loro luogo di residenza sono già stati pubblicati anche in:
F. Floris, "Dizionario delle famiglie nobili della Sardegna", ED.NI DELLA TORRE, Cagliari, maggio 2009;
che si può trovare in commercio e credo in tante biblioteche sarde.
Credo che lo stesso genere di notizie, e forse ancora più copiose, si trovino nei volumi "Acta curiarum Regni Sardiniae", a cura della Regione, ognuno dedicato ad un parlamento (non credo però che la collana sia finita), tutti di altissima qualità e prestigio e per questo più difficili da tener sotto mano.

Per Lidia (e Salvennor): ma che coincidenza i trascorsi postali dei nostri parenti! Non sapevo che fosse molto comune l' ufficio postale in casa (grazie anche a te Salvennor per il tuo intervento).
Attendo notizie sul testo in cui approfondire, grazie! :D
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Cavalieri (e non solo) "scostumati". Fam. Casu?

Messaggioda Destavara » martedì 22 giugno 2010, 1:55

Gentili amici, non riuscendo a dormire, torno qui e vi racconto una cosa che mi ha divertito:
riprendendo alcune pagine che da tempo non leggevo, ho ritrovato un' altra "simpatica" notizia settecentesca tratta dalla relazione ai feudatari (che altre volte ho citato) stesa da Vincenzo Mameli (avo di Goffredo) intorno al 1769: parlando della villa di "Berquidda" afferma all' incirca così: "...La gente è un pò falsa, ma è di indole migliore dell' altra di questo Ducato ... però si è sposato o sta per sposarsi un "caballero" di Buddusò, che potrebbe causare cattive conseguenze a Berchidda ..." (niente di meno!!)
Poi nella parte proprio su Buddusò riprende grosso modo come segue:" Anche qui sono frequenti i matrimoni fra parenti come ad Alà, ma alcune di queste coppie fanno vita coniugale senza curare le formalità ecclesiastiche, come a Berchidda il predetto cavaliere, con grave scandalo di quel villaggio, ove non è mai stato introdotto ... un abuso simile a quello che quel cavaliere va commettendo. ...". (mmm, certo: il più grosso problema di abuso criminoso mai creatosi in tutta Berchidda nell' arco di tutto il secolo!!)

Bene: credo proprio di avere scoperto il cavaliere in questione! A Buddusò visse un famiglia Casu decorata di cavalierato e nobiltà nel 1652 (con un Antonio), che, stando al Floris, nei secoli successivi si trasferì a Berchidda. Ora, poichè non credo che i cavalieri di Buddusò che si trasferirono a Berchidda nel '700 fossero a caterve, questo "scapestrato" potrebbe essere proprio un Casu (se è così sono un genio! [winner_first_h4h.gif] ).

A parte gli scherzi, mi volevo riallacciare ai già accennati (con Salvennor) temi della condotta non proprio esemplare di alcuni personaggi (anche nobili) nei villaggi sardi, e della frequenza delle unioni illegittime nella società sarda ancora oltre la metà del '700 (Salvennor, se ricordi, ti di dissi che nel Monteacuto accadeva ancora forse fino al primo '800), temi direi trasversali rispetto alle classi sociali.
Quello che in questo contesto mi sembra strano è la quasi criminalizzazione di quel "poveretto" che, seppure non nominato, dopo un quarto di millennio forse forse può ancora essere riconosciuto (scommetto che a Berchidda ancora non si parla d' altro [argue.gif] !). Buona notte (spero!)
Ultima modifica di Destavara il lunedì 27 febbraio 2012, 0:51, modificato 4 volte in totale.
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Matrimoni e altre usanze nella società sarda, XIV-XVII sec.

Messaggioda Salvennor » martedì 22 giugno 2010, 19:08

Destavara, molto interessante la vicenda del cavaliere.
A proposito di usanze, del concetto di moralità e dei matrimoni nella società sarda dei secoli passati, ho trovato interessanti estratti nel sito
http://www.attiliomastino.it/index.php? ... &Itemid=64

dove per i matrimoni si legge


Si parte con Il matrimonio. E' noto come nella Sardegna medievale ci fossero due tipi di sponsali, a "sa pisanisca", di ispirazione continentale dove era previsto il versamento, in favore del marito, della dote sulla quale la donna non aveva alcun diritto, e quello a "sa sardischa" che prevedeva, con una perfetta parità giuridica tra uomo e donna, la conservazione dei beni personali e la messa in comune solo delle rendite e dei beni acquisiti dopo il matrimonio personale. Il lavoro della Fois appare particolarmente interessante nella ricerca delle testimonianze delle ritualità, dei luoghi, e sulle trattative preliminari. Certamente non si trattava di matrimoni in chiesa o davanti a esponenti religiosi dato che questo non fu considerato un sacramento sino al Concilio di Trento del 1570. Ma certamente appare affascinante immaginare il rito, confermato da un passo del Condaghe di S. Pietro di Sorres nella formula "a cclaru et a facke", che sembra dividere questa cerimonia in due fasi distinte: una alla luce del giorno con la firma del contratto matrimoniale (a cclaru) e una notturna (et a facke) con l'accompagnamento notturno della sposa alla casa del marito. Una prassi conservata anche nei secoli successivi se in un documento più tardo, datato Sassari 20 settembre 1568, scritto da uno scandalizzatissimo gesuita, padre Baldassarre Piñas, si parla con dovizia di particolari di preti sposati e della cerimonia del matrimonio, in uso in Sardegna: "si accasano con determinate cerimonie, e i genitori e i parenti della donna la accompagnano fino a casa sua, ed essa è la più onorata del villaggio e si accasano mediante scrittura, la quale, dicono, stabilisce che i beni che acquisteranno li divideranno a metà".

E partendo da tale concetto, sempre nello stesso sito si introduce la fenomenologia delle unioni multiple, di cui si era già accennato nel presente topic, fenomeno abbastanza frequente nella società sarda antica. E tra l'altro si collegano evidenti episodi di prolificità con tali pratiche.
Si parla anche di esponenti della Chiesa sposati.
Saluti
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Riconoscimenti di generosità ancora a fine del XVI sec.

Messaggioda Destavara » mercoledì 23 giugno 2010, 12:32

Destavara ha scritto:... infatti so che dopo la fine del'400 (o forse ai primissimi del '500) si smise di concedere la generosità poichè la si equiparò al cavalierato. inoltre ancora nel '500 alcune famiglie cercarono di chiedere il riconoscimento dell' antica generosità e le richieste furono bocciate proprio per questo motivo (non aveva senso in sostanza che un cavaliere chiedesse la generosità, che si considerava ormai un vero sinonimo). Essendo quindi il sopracitato periodo di transizione sotto tale aspetto (e non solo), forse i due termini compaiono ancora entrambi, ma con la stessa valenza. Che ne pensi?


Probabilmente queste notizie che avevo trovato riguardavano considerazioni in generale, ed ho da poco ritrovato invece quanto segue:
due Pinna ottennero il riconoscimento della generosità:
Antonio Pinna Satta nel 1570, e Goffredo Pinna Satta nel 1571 (forse erano due fratelli che lo richiesero assieme)
Quindi non è vero che le richieste in tal senso furono tutte bocciate, almeno una eccezione è sicura! Saluto tutti, D.
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Marini di CA: qualche novità

Messaggioda Salvennor » mercoledì 23 giugno 2010, 21:08

Ho trovato notizie relative ai Marini di Sardegna che oltre all'utente veliero possono interessare anche a Destavara e agli altri interlocutori e lettori del presente topic, dato che tra i temi dello stesso è presente la questione del concetto di nobiltà e delle nobilitazioni nell'isola tra fine periodo giudicale e periodo iberico.
A tal fine ho anche aperto un topic dedicato solo ai Marini sardi, e ecco il link che rimanda ad esso
viewtopic.php?f=3&t=11325

Dunque sembrerebbe che almeno un ramo dei Marini sardi sia stato insignito di un qualche titolo tra 1420 e metà 400, e ciò x es nella nota pergamena del 700 (peraltro con molte lacune) non è citato.
Tanto x orientarsi per eventuali ricerche.
E ciò per ricerche specifiche sui Marini, ma poi magari per informazioni storico-genealogiche generali si può intervenire nel presente topic, dove sono già state affrontate o introdotte diverse questioni.
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Re: Riconoscimenti di generosità ancora a fine del XVI sec.

Messaggioda Salvennor » mercoledì 23 giugno 2010, 21:19

Destavara, molto interessante e inedita tale notizia relativa a riconoscimenti di generosità ancora alla fine del 500.
Anche se cmq ciò non contraddice la linea di tendenza che era stata esposta nelle pagine precedenti, e cioè il declino a partire dalla fine 400 o inizi 500 di tale tipo di concessione.
Ma questi Pinna citati di quale zona dell'isola erano? Del Logudoro o del nuorese? O erano di un ramo di quei Pinna di Orosei convocati a volte alle Cortes?
Saluti
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Re: generosità sec. XVI: il caso dei Pinna

Messaggioda Destavara » mercoledì 23 giugno 2010, 22:27

Ciao,
si sta parlando della famiglia Pinna più antica, risalente al XII sec. e imparentata con i Giudici di Torres. Fu famiglia logudorese d' origine, e i luoghi citati in cui visse sono: Logudoro, Sassari, forse Padria poichè lì ebbero feudo, Alghero, Sorso. Nel '600 si diramò in vari centri del Logudoro e dell' Anglona e si ridusse a rango di nobiltà rurale. (notizie da "Storia della nobiltà in Sardegna")
I Pinna (non so se questi o altro ramo nobile,ma credo questo, vissero anche nel Monteacuto: Osidda, Bitti, Buddusò).
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Re: Famiglie della piccola nobiltà sarda

Messaggioda Lidia Carta » mercoledì 23 giugno 2010, 22:53

DOMANDA SUGLI IMPIEGHI STATALI : POSTE

per Destavara : mi dispiace non ho più trovato la pubblicazione di riferimento che cercavo. Tuttavia , poiché ricordo che era a cura delle Poste stesse, il suo contenuto non doveva discostarsi molto da quanto pubblicato nel seguente sito:

www.poste.it/azienda/storia/solotesto/solotesto1.5.html

Potrai notare che la situazione delle poste italiane alla fine del 1800, é differenziata per le zone rurali , dove inizialmente esiste solo il procacciato.
Un saluto
Lidia Carta
 
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Re: impieghi statali-poste

Messaggioda Destavara » giovedì 24 giugno 2010, 13:22

Grazie comunque per lo sforzo gentile Lidia, è abbastanza interessante anche il link proposto: è stato bello rileggere anche dei Thurn und Taxis, da un pò non li "incontravo"!
Comunque mi pare di capire che veramente il pubblico servizio fosse al meno all' inizio una sorta di appalto familiare, e chi lo prendeva doveva in qualche modo provvedere a tutto: locali, arredi, servizi, pagare dipendenti... Curioso!
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Re: generosità sec. XVI: il caso dei Pinna

Messaggioda Salvennor » giovedì 24 giugno 2010, 19:24

Ho capito, dunque i rami riconosciuti come "generosi" nella seconda metà del 500 erano originari del Logudoro.
Non sapevo di una concessione feudale a rami Pinna.
Ma cmq tali rami non erano altro che discendenti di quei rami Pinna che compaiono nel nord dell'isola anche nel documento della pace del 1388, suppongo. I quali a loro volta discendevano da quelli citati in codici e documenti del periodo XI - XIII sec.
E di tali rami esistenti tra 400 e 500 si è appurato che almeno questi insigniti si sono ulteriormente ramificati.
Però come mai le convocazioni alle Cortes e le nobilitazioni sono state in numero minore di ciò che ci si potrebbe aspettare? È vero che vari rami sono stati nobilitati o appunto riconosciuti generosi, e anche varie abilitazioni parlamentari, però non in misura simile x es ai Satta e ai Carta (che sono anche in numero minore come rami).
E anche considerato che i Pinna prima del 1300 erano ben più socialmente elevati delle altre due citate stirpi (una delle quali probabilmente discende da un ceppo discendente da "Lieros" del 1150 circa).
Saluti
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Re: Famiglie della piccola nobiltà sarda

Messaggioda Destavara » venerdì 25 giugno 2010, 20:21

Salve, purtroppo non ricordo dagli elenchi di ammessi se i Pinna fossero molti più o molti meno rispetto alle altre due famiglie, che sia un cognome ben più diffuso dei Satta è poi sicuro, e i rami nobiliari furono al meno cinque (proprio come i Carta, mentre i rami Satta furono da tre a quattro-a seconda che si accorpino due ceppi con comune origine o no). Certo, poichè la famiglia è molto più antica, è probabile che solo una parte di discendenti ottennero concessioni e riconoscimenti dopo la fine dei regni giudicali, ed è il solito discorso dei rami di tante famiglie, che si sono estinti oppure sono semplicemente scomparsi dai registri ed eventi ufficiali per le ragioni che abbiamo sempre evidenziato.
Saluti
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