DE LELLIS e THIENE

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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DE LELLIS e THIENE

Messaggioda danti73 » venerdì 21 gennaio 2005, 1:10

Gentili colleghi,
sulla scia del topic sui Liguori, famiglia alla quale apparteneva S. Alfonso, mi è nata una curiosità particolare: ci sono due dei nostri santi nostrani che appartennero a famiglia nobile, ma difficilmente nei libri si parla della loro genealogia.
Ad esempio di S. Camillo de Lellis se ne conosce a mala pena il nome dei genitori Giovanni, nobile capitano di fanteria e Camilla de Compellis.
Di S. Gaetano da Thiene si va poco più avanti, nomi dei fratelli, del padre Gasparo e della madre Maria da Porto, dello zio canonico da cui presero il nome per il nostro santo.
Qualcuno può colmare queste lacune? Sono gli unici due santi fondatori con delle famiglie nobili ma poco trattate.
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Re: DE LELLIS e THIENE

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 26 gennaio 2005, 18:04

danti73 ha scritto:...(omissis)...Ad esempio di S. Camillo de Lellis se ne conosce a mala pena il nome dei genitori Giovanni, nobile capitano di fanteria e Camilla de Compellis.

...e anche lo scriptorium tace al riguardo della famiglia, difatti... :oops:

Di S. Gaetano da Thiene si va poco più avanti, nomi dei fratelli, del padre Gasparo e della madre Maria da Porto, dello zio canonico da cui presero il nome per il nostro santo.


Il sempiterno Dizionario del Crollalanza, stavolta al vol. III, pag. 297, dà i Thiene come noti in Vicenza dal XIII secolo, e divisi poi in due rami: i dell'Aquila (infeudati di Thiene da Federico III, che li rese conti palatini e diede loro la propria aquila nello stemma), ed i del Cane (per l'omonimo animale concesso, non è chiaro a che titolo e livello, da Mastino della Scala).

Entrambi alzavano comunque il d'azzurro, al palo increspato d'argento, che ne è la tipica arma di famiglia.

Un'ulteriore informativa può forse essere reperita sul vol. IV del Libro d'oro, anno 1916, ad vocem, del quale però... lo scriptorium è sprovvisto! :oops:

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Messaggioda danti73 » sabato 29 gennaio 2005, 14:55

Dei De Lellis ricordo un Carlo doveva essere uno scrittore che trattò le famiglie nobili del Regno di Napoli, non sò però se la sua famiglia e quella del santo fossero solo omonime o parenti. Riguardo alla famiglie Thiene invece so che diedero una lunga serie di soldati e capitani ma delle loro genealogie non ho mai potuto reperire nulla.
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Un Thiene conte senatore napoleonico

Messaggioda Emanuele Pigni » mercoledì 2 febbraio 2005, 15:10

Gentili colleghi,

trascrivo la voce "Thiene" dal mio "Armoriale del Regno italico" (purtroppo ancora in corso di stampa):

THIENE. - Inquartato: al primo, franco di verde alla serpe d'argento attortigliata ad uno specchio d'oro; al secondo, d'azzurro con un palo increspato d'argento; al terzo, di rosso alla grue d'argento con la sua vigilanza del medesimo; al quarto, di verde con due sbarre d'argento. Ornati esteriori: di conte. Livree: bianco, turchino, e giallo.
Leonardo THIENE, conte del Regno a norma dell'art. 5 del settimo statuto costituzionale, con lettere patenti 11 ottobre 1810; cavaliere dell'Ordine della Corona di ferro, 1° maggio 1806. Nacque a Vicenza il 24 dicembre 1763; magistrato civile della provincia di Vicenza, 29 gennaio 1806; prefetto del dipartimento dell'Adige, 25 luglio 1806 - 19 febbraio 1809; membro del consiglio generale del dipartimento del Bacchiglione, 22 dicembre 1807; membro del collegio elettorale dei possidenti, dicembre 1807; senatore, 19 febbraio 1809; morì a Vicenza verso il 1821.
Il conte del Regno apparteneva ad una famiglia nota dal secolo XI, originariamente chiamata «de Athenis», la quale era stata infeudata di gran parte del comitato vicentino e aveva dato il proprio nome al castello di Thiene, su cui appoggiò un titolo comitale confermatole nel 1729 e nel 1821. Arma: Inquartato: nel 1° e 4° d'oro all'aquila di nero coronata del campo [che è dell'Impero]; nel 2° e 3° d'azzurro al palo a spina di pesce d'argento; sul tutto d'azzurro al giglio d'oro con la bordura dello stesso.
FONTI E BIBL.: ASMi, Araldica, p. m., b. 170, e Araldica, registri, reg. 6, n. 36; Cremosano, II, p. 313; Rietstap, II, p. 903; Crollalanza, III, pp. 19 e 297; Révérend, IV, p. 303; Enc. stor.-nob. it., VI, p. 595; Bascapè - Del Piazzo, p. 814.

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 2 febbraio 2005, 21:09

Caro Emanuele,
è uno dei non molti casi in cui il sistema araldico napoleonico trattenne e riportò parte dell'antico stemma nel nuovo emblema: in questo caso, il palo increspato tipico della famiglia.

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Messaggioda Emanuele Pigni » giovedì 3 febbraio 2005, 10:05

Stimatissimo fra' Eusanio,

in realtà i casi analoghi non furono pochi. Trascrivo dall'introduzione allo stesso mio "Armoriale del Regno italico" in corso di stampa:

Le istruzioni [del Consiglio del sigillo dei titoli] 20 giugno 1810 contengono inoltre alcune disposizioni generali sulla composizione del blasone: il Consiglio del sigillo dei titoli non poteva «riconoscere le armi gentilizie o di famiglia ottenute ed usate in qualunque modo nell'antico sistema» (nonché, evidentemente, le armi personali prenapoleoniche), né permettere che fossero conservate nella stessa forma, ma gli impetranti potevano formulare, nella supplica diretta ad ottenere le lettere patenti, «le loro idee sul completamento dello scudo, riproducendo anche una parte dell'antico blasone per que' riguardi, che il Consiglio giudic(asse) di potervi avere nella proposizione a S. M.»; erano assolutamente esclusi dagli stemmi le corone, «le quali di loro natura sono incomunicabili al suddito, come la sovranità di cui presentano l'emblema» (unica eccezione, la corona ferrea segno d'origine per i cavalieri del Regno membri dell'Ordine della Corona di ferro), le aquile, i gigli, i leoni e in generale tutti gli elementi presenti nelle armi imperiali francesi o in quelle reali italiane, nonché ogni motto o insegna che richiamasse formalmente un'azione od un luogo determinato, a meno che il Re non l'avesse autorizzato motu proprio nel decreto di nomina.
L'esclusione dalle armi dei titolati del Regno di varie figure che Napoleone si era riservato impedì che il biscione visconteo potesse essere concesso al duca Visconti di Modrone, o al conte Visconti, o al duca Litta Visconti Arese, o al conte Bossi Visconti, quantunque esso fosse inserito nell'arma del barone dell'Impero Sopransi (il cui defunto patrigno era stato un Visconti, fratello del citato conte del Regno) e del cavaliere dell'Impero Ennio Quirino Visconti (estraneo alla casa degli antichi signori e duchi di Milano). Il barone d'Este non poté ottenere nessun elemento dell'antico stemma della sua casa. D'altra parte, le api - che in Francia erano riservate all'Imperatore e ai principi gran dignitari - potevano essere concesse liberamente ai titolati del Regno, come dimostrano le armi del conte Chiaramonti (ciambellano), del generale barone de Meester Hüyoel, del conte Melano Portula (arcivescovo e senatore) e quella ottenuta dal generale Fontanelli, ministro della Guerra, come conte del Regno. In vari casi le figure presenti negli antichi stemmi dei titolati che non erano accettabili nel nuovo sistema araldico furono adattate: l'aquila poteva diventare un falcone (armi Nava [Tommaso Camillo] e Offredi); il leone poteva diventare un leopardo illeonito (armi Alessandri, Ancini, Castiglioni, Guerrieri e Mulazzani); i gigli si potevano trasformare in ferri di lancia (armi di Breme [Lodovico Maria Gabriele] e Isimbardi), rose (armi Quirini [Alvise Angiolo] e Quirini Stampalia [Alvise]), palme (arma Bazzetta) o anche api (arma Fontanelli suddetta). In altri casi, però, titolati che potevano vantare importanti tradizioni familiari in materia araldica ricevettero armi completamente nuove (Melzi d'Eril duca di Lodi, il conte Marescalchi, ecc.).

Con i miei più cordiali saluti.

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 3 febbraio 2005, 19:36

Giustissimo.

E ciò comportò che le armi napoleoniche recanti tracce dei vecchi stemmi di famiglia fossero solo una parte del tutto...

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Messaggioda danti73 » venerdì 4 febbraio 2005, 20:12

Dunque sulla famiglia di S. Camillo non si riesce a desumere quasi nulla, mentre per i Thiene ci sono molte fonti araldiche?
Eppure nessuna fonte sulla genealogia della famiglia?
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Re: DE LELLIS e THIENE

Messaggioda Settimio » sabato 11 novembre 2017, 13:02

Qui posso un pò aiutare visto che per i 400 anni del santo molte pubblicazioni sono emerse tra cui una di un amico assessore di Bucchianico. La leggenda vuole che essi derivi dai Laelii antica famiglia di Roma fuggita per scampare al sacco dei Goti. Giovanni il padre era un capitano di ventura che combatté per Carlo V e sua madre Camilla della famiglia Campellis. L'arte della guerra é di sangue fin da Uvo De Lellis il quale con Federico II combatte nel 1239. Vi sono stati vari vescovi tra cui Teodoro di Pisa 1428 e Simnoe di Teramo1385. Vi sono stati molti scribi tra cui Carlo de Lellis.
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Re: DE LELLIS e THIENE

Messaggioda danti73 » sabato 11 novembre 2017, 15:54

Nella pubblicazione è riportata la genealogia?
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