... e i Cavalieri d'oro?

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... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda Guido5 » lunedì 15 dicembre 2008, 16:37

Cari amici,
altrettanto curiosa della presenza dei Cavalieri nella toponomastica mi sembra il fatto che sulle “Pagine bianche” ci siano 116 Cavalieri D'Oro (con la variante Doro), 61 dei quali in provincia di Ferrara e ben 56 nella sola Comacchio.

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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda dpascale » martedì 16 dicembre 2008, 19:32

Guido5 ha scritto:Cari amici,
altrettanto curiosa della presenza dei Cavalieri nella toponomastica mi sembra il fatto che sulle “Pagine bianche” ci siano 116 Cavalieri D'Oro (con la variante Doro), 61 dei quali in provincia di Ferrara e ben 56 nella sola Comacchio.


Caro Guido,

in effetti Cavalieri (300 utenti), con la variante Cavalieri D'Oro, ma anche Cavallari (245 utenti), è uno dei cognomi più diffusi (forse il più diffuso?) di Comacchio: hai qualche idea in proposito a questa diffusione?

Un caro saluto :)


Daniele
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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda andvent » mercoledì 17 dicembre 2008, 12:14

Affascinante questa cosa dei Cavalieri D'Oro! :D :D In realtà si tratta di un Cognome diffuso nell'Italia nord orientale, ma, a parte la recente diffusione nel mondo dei manga e dei giochi di ruolo, si tratta di un mito che viene da lontano! Pensiamo solo che esiste una famosa opera di Gustav Klimt http://www.allposters.it/-sp/Il-cavalie ... 65684_.htm ....................... :shock: :shock:
Quindi molto prima dei Manga e prima ancora dell'esistenza dei cognomi italiani, dovevano esistere questi Cavalieri d'Oro?
Ma chi erano??

8) 8) Qualcuno ne sa qualcosa?
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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda Guido5 » mercoledì 17 dicembre 2008, 13:21

Cari amici,
occorrerebbe avere sotto mano un articolo di Claudio Cavalieri d’Oro “Nobiltà di Comacchio e Patriziato comacchiese” pubblicato a pag. 77 dell’annata 1996 di “Nobiltà”. In rete non ho trovato granché. I Cavalieri d’Oro sono definiti dallo Spreti una “nobile distinta famiglia comacchiese”. Lo stesso Spreti, nella “Enciclopedia storico-nobiliare italiana” aggiunge che le molteplici ramificazioni della famiglia Cavalieri “col tempo assunsero, per distinguersi, un secondo nome; cosi abbiamo i Cavalieri-d'Oro, i Cavalieri-San Bertolo, i Cavalieri-Taiani, i Cavalieri-Manasse, i Cavalieri-Parrucca, i Cavalieri-Stecchi i Cavalieri-Brentani, i Cavalieri-Foschini, i Cavalieri-Cento Ducati o semplicemente Ducati”. Un cognato comacchiese mi dice di ricordare i Cavalieri-Manasse e che ancora esistono i Cavalieri-Foschini e i Cavalieri-Ducati, quelli delle motociclette. Luigi Napoleone Cittadella nelle “Notizie amministrative, storiche, artistiche relative a Ferrara” (1868) annota per Cavalieri d'oro “già Doro, o Dorio del Cavalero de Comacio, 1504”.

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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda andvent » mercoledì 17 dicembre 2008, 14:35

:D Ottimo e molto interessante.... ma qual'è l'etimologia di questi cognomi? e ancora mentre per
Cavalieri-San Bertolo,
Cavalieri-Taiani,
Cavalieri-Manasse,
Cavalieri-Parrucca,
Cavalieri-Stecchi
Cavalieri-Brentani,
Cavalieri-Foschini,
Cavalieri-Cento Ducati
Cavalieri-Ducati
posso (forse) immaginare un nesso con famiglie o località ....... ( ma è poi cosi??) per il suffisso "D'ORO" posso pensare ad un "soldo" ?? e a questo punto se D'ORO diventa DORO allora DORIA deriva anche'esso da d'oro ( e non dalla località Oria?)

La questione mi pare importante anche per capire come era considerata (e quindi appellata) la "casta" dei Cavalieri....
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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda Guido5 » mercoledì 17 dicembre 2008, 18:01

Caro Andrea,
per parte mia interpreto la citazione di Luigi Napoleone Cittadella come [Teo?]Doro del Cavaliere di Comacchio, dunque nulla di aureo ma un nome che significa "dono". All'inflazionata stirpe dei Cavalieri (nelle diverse varianti) sarebbe successo un po' quello che per altri motivi, ma con identici risultati, è successo ai Ricci, sempre in Romagna. Uno di loro sarebbe stato fra i protagonisti dello "schiaffo di Anagni" a papa Bonifacio VIII. Gli altri Ricci, per distinguersi dal sacrilego omonimo aggiunsero al cognome paterno quello materno. Di qui - e mi limito alla provincia di Ravenna - i Ricci Armandi, Ricci Badiali, Ricci Bartoloni, Ricci Bitti, Ricci Brini, Ricci Curbastro, Ricci Frabattista, Ricci Garotti, Ricci Giacomoni, Ricci Iamino, Ricci Lucchi, Ricci Maccarini, Ricci Mingani, Ricci Petitoni, Ricci Picciloni, Ricci Ridolfi.

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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda CAVALIERE53 » giovedì 12 marzo 2009, 19:18

Cari amici del Forum, credo di potervi fornire informazioni certe a proposito dei "Cavalieri d'Oro".

Nel tempo sono state scritte molte illazioni e fantasticherie, ma per fortuna i documenti parlano chiaro e hanno superato la verifica delle Commissioni Araldiche sia del CNI sia dello SMOM.

Nel 16° secolo in Comacchio viveva il personaggio più potente (per l'epoca) della Famiglia Cavalieri, il suo nome era Doro del Cavaliero (o de' Cavalieri), era l'unico in Comacchio ad avere il diritto di portare le armi in pubblico (dopo la morte del fratello minore e la revoca dell'autorizzazione ad un suo "gregario" caduto in disgrazia), era anche amico personale del Duca Estense e ne curò gli affari in Comacchio anche dopo la guerra con Venezia.

Doro ebbe un figlio che gli generò un nipote a cui fu posto il nome di Doro, e questi generò Giovanni Battista (poi denominato "il vecchio") che fu per anni Massaro del Consiglio Cittadino e "Consigliere Stabile in vita sua" citato prima dal Cardinal Sacchetti nell'elenco del Patriziato Comacchiese, e poi dalla Costituzione Acciaioli come il rappresentante di diritto della Famiglia Cavalieri.

Dai registri dei battesimi della Cattedrale di Comacchio risulta che ai vari figli di Giovanni Battista furono attribuiti progressivamente i seguenti appellativi di cognome "Cavalier de Dor", "Cavalieri Doro" e successivamente "Cavalieri d'Oro"; quest'ultimo rimase il cognome definitivo. Questo ramo della Famiglia Cavalieri fu il primo a distinguersi con un aggiuntivo che in questo caso indica una discendenza (da cui la "d" minuscola), poi progressivamente altri rami della famiglia Cavalieri ne seguirono l'esempio e si formarono i vari cognomi composti che ben conoscete.

Spero con ciò di aver soddisfatto le Vostre legittime curiosità di appassionati.

Cordiali saluti a tutti.

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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda Salvennor » giovedì 12 marzo 2009, 20:09

Interessanti tutte queste considerazioni relative al cognome Cavalieri. O meglio, alle famiglie con cognome Cavalieri. E interessanti anche le considerazioni relative al cognome Ricci; ora ho capito l'origine del cognome Ricci Curbastro, portato anche da uno scienziato, del passato, un matematico. Evidentemente questi Cavalieri e questi Ricci sono stati abbastanza prolifici fin dal 300 e 400, tanto da ramificarsi già da epoche antiche. L'area di elezione di tali cognomi pare essere proprio l'Emilia Romagna.
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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda San Marco » giovedì 12 marzo 2009, 21:57

I Cavalieri di Comacchio si dicono derivati da Antonio di Bartolomeo Cavalieri ferrarese nel XVI secolo, ma dai documenti si rileva che figurano in Comacchio prima di quell' epoca. Presero diverse denominazioni per disinguersi, essendo divisi in vari rami. Da un Orio de' Cavalieri nel 1504 furono detti Cavalieri d'Oro. Altri presero il nome di Cavalieri Ducati, altri aggiunsero i cognomi San Bortolo, Tajani, Manasse ecc.
Arma: D' azzurro al cavaliere armato di tutto punto d' argento, tenente una lancia ed accompagnato in capo da tre stelle d' oro.

Fonte: Rivista Araldica Anno VIII 1910 pag. 563
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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda D'azzurro » giovedì 7 novembre 2019, 23:22

Guido5 ha scritto:Caro Andrea,
per parte mia interpreto la citazione di Luigi Napoleone Cittadella come [Teo?]Doro del Cavaliere di Comacchio, dunque nulla di aureo ma un nome che significa "dono". All'inflazionata stirpe dei Cavalieri (nelle diverse varianti) sarebbe successo un po' quello che per altri motivi, ma con identici risultati, è successo ai Ricci, sempre in Romagna. Uno di loro sarebbe stato fra i protagonisti dello "schiaffo di Anagni" a papa Bonifacio VIII. Gli altri Ricci, per distinguersi dal sacrilego omonimo aggiunsero al cognome paterno quello materno. Di qui - e mi limito alla provincia di Ravenna - i Ricci Armandi, Ricci Badiali, Ricci Bartoloni, Ricci Bitti, Ricci Brini, Ricci Curbastro, Ricci Frabattista, Ricci Garotti, Ricci Giacomoni, Ricci Iamino, Ricci Lucchi, Ricci Maccarini, Ricci Mingani, Ricci Petitoni, Ricci Picciloni, Ricci Ridolfi.

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Il doppio cognome dei Ricci lughesi nacque in seguito ad un episodio accaduto a Lugo (RA) nel 1646: http://www.pavaglionelugo.net/2011/10/la-nascita-dei-ricci-dal-doppio-cognome.html

La famiglia Ricci Armandi è di Fusignano (RA). Da un'unione fra Ricci e Armandi, si tratta di un classico caso di assunzione di un secondo cognome privo di discendenza maschile.
Questa famiglia Armandi era quella a cui appartenne il gen. P.D. Armandi (periodo napoleonico, moti carbonari e periodo della restaurazione)
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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda CAVALIERE53 » venerdì 8 novembre 2019, 3:24

Carissimi Araldisti e Genealogisti, mi dispiace molto dover constatare che, nonostante ciò che scrissi in questo Forum IAGI nel 2009, ancora ci sia qualcuno che preferisce "interpretare" o "ipotizzare". Come ebbi modo di scrivere 10 anni fa la genesi del cognome "Cavalieri d'Oro" è ben definita con documentazione storica e genealogica, che ha superato le varie commissioni del CNI e dello SMOM. Nel frattempo ho avuto modo di entrare in possesso anche di copia del testamento di Doro del Cavaliero, cosa che ha permesso di verificarne la successione fino a suo nipote Giovanni Battista Cavalieri che per primo appare nel Registro dei Battesimi (post Concilio di Trento) della Concattedrale di Comacchio. Se avrete la bontà di rileggere ciò che scrissi nel 2009 potrete liberarvi di tutte le approssimazioni che nei secoli si sono accumulate a causa di affermazioni araldico genealogiche approssimative e non suffragate dalla prova documentale. Un caro saluto a tutti.
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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda La Tibalda » venerdì 8 novembre 2019, 11:46

Valentino Calabro, abate di Garzano, nella sua monumentale "Historia Adriatica" citava che essi
discendono da guerrieri dell'Orda d'Oro, che per ventura giunsero insino al Delta del Po, ove fiorirono e come mercanti, e dandosi alla pirateria lungh'esse le coste adriatiche.
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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda CAVALIERE53 » sabato 9 novembre 2019, 3:23

Anche questa è una di quelle bufale a cui molti danno credito solamente perchè scritte in tempi più antichi. Non dimentichiamo che persino lo SPRETI quando compilò la sua preziosa opera lo fece affidandosi a collaboratori che presero per buono tutto ciò che trovarono, senza fare alcuna verifica documentale. Spero di non contravvenire alle regole del Forum, ma a me non piacciono molto i nickname perciò mi presento, mi chiamo Claudio Sante Cavalieri d'Oro, cavaliere di Grazia e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta, perciò ho la totale certezza delle informazioni che ho condiviso con tutti voi. Se poi qualcuno preferisce continuare a coltivare le favole è liberissimo di farlo, ma personalmente non ritengo sia un buon metodo per una scienza come l'Araldica e Genealogia che voglia conquistare il rispetto che merita. Sono troppi gli "Studi Araldico Genealogici" che vendono anche su internet "verità" su "conosci la tua famiglia" e che smerciano accozzaglie di ciarpame raccogliticcio mischiando tutto ciò che possa apparire come un qualche riferimento. Prima citavo lo Spreti, ebbene, vi appare lo stemma dei Cavalieri Ducati, con una presentazione storica della famiglia che corrisponde a ciò che ho appena scritto; prima di presentare i miei documenti al CNI e allo SMOM ho preliminarmente verificato di persona negli archivi (compresi quelli di Vienna e di Modena) tutti i riferimenti "storici" riportati dallo Spreti.... tutti facevano riferimento a personaggi che con i Ducati non avevano nulla a che fare, tranne il capostipite comune dei Cavalieri, Tommaso nobile di Sardegna, figlio di Giovanni e di Diamante Archi da Napoli (che però oggi diremmo da Reggio Calabria) che si trasferì a Ferrara nell'884 d.C. . Una cosa che ebbi a far notare alla Commissione del CNI (che mi fece i complimenti) fu che lo stemma marmoreo della Famiglia Cavalieri ancora conservato nella Concattedrale di Comacchio, e datato 1748, riporta un cavaliere che indossa una armatura tipo "lorica" con elmo senza visiera ma dotato di barbotto, impugna una lancia con la punta a forma di freccia (tipica solo di quel periodo storico e che poi passò in disuso per la difficoltà di liberarla da corpo del nemico ucciso) e curiosamente cavalca "a pelo" come i cavalieri sardi, mentre tutti gli altri (Romani compresi) usavano gualdrappe e selle. Concludo riferendo che, da una ricerca sempre da me fatta, i vari stemmi delle famiglie Cavalieri sparsi in tutta italia, Roma compresa, ma soprattutto in Emilia Romagna, corrispondono ai marchi o segni tabellionali dei numerosi notai della Famiglia Cavalieri in Comacchio, che evidentemente dal secolo xv° ebbero a svilupparsi autonomamente fuori della Città di origine. Sempre dalle mie ricerche, suffragate da prove documentali, risulta anche che il ramo Cavalieri d'Oro (discendenti di Doro, amico del Duca Estense, che ne curò gli affari in Comacchio anche dopo la guerra persa con Venezia) fu il primo a distinguersi con un aggiuntivo, così come scrissi 10 anni fa in questo forum. A ulteriore prova potete constatare come lo Stemma dei Cavalieri Ducati riportato dallo Spreti sia di "recente concezione", infatti riporta un cavaliere in armatura rinascimentale, su un cavallo (che non è "rivolto" come descritto in una patente comitale del 1582 dell'imperatore Leopoldo II conservata nell'Archivio di Stato di Vienna) dotato di una gualdrappa, il tutto nei colori bianco rosso e verde (sul cielo azzurro) del neonato Regno d'Italia.
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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda La Tibalda » sabato 9 novembre 2019, 15:24

CAVALIERE53 ha scritto:Anche questa è una di quelle bufale a cui molti danno credito solamente perchè scritte in tempi più antichi.

Ci sono fonti antiche degne del massimo credito.

Dal "Dizionario biografico degli Italiani" (Treccani)

Valentino Calabro (o Valentino il Calabro, Abate di Garzano), 1439-1528, cosmografo, storiografo e teologo, ebbe contatti col Münster, nonostante quest'ultimo avesse aderito al luteranesimo.
Fu in ripetute missioni diplomatiche per conto della Santa Sede.
In particolare si ricorda la sua vicelegazione a Cracovia presso la corte di Sigismondo il Vecchio, Re di Polonia e Granduca di Lituania.
Il Valentino ebbe notorietà al tempo per la sua "Historia Adriatica", data alle stampe ad Amsterdam per i tipi dello Hartmann.
Edita nel 1510. Sono conosciuti due esemplari, il primo e più completo, presso la Biblioteca Apostolica Vaticana (Plut. Op. Geog. 31); il secondo, mancante delle tavole, presso la Library of Congress (Washington DC).
Lo "Abt Valentin" è più volte citato in Arthur Langbart-Schlafschlecht: "Komparative Geschichte der Geographie im Frührenaissance", Lipsia, Krafft Akad. Verlag (1912), vol. XII, pagg. 870-916.
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Re: ... e i Cavalieri d'oro?

Messaggioda CAVALIERE53 » domenica 10 novembre 2019, 3:29

Gentile LA TIBALDA, spero di fare cosa lecita e corretta dando più credito alle Commissioni Araldiche del C.N.I. e dello S.M.O.M. che seguono severamente un principio tanto caro agli storici, e cioè che "la storia si fa sui documenti". Se lei vorrà condividere con tutti noi i documenti che avvalorano le tesi di questa fonte da Lei citata, che al momento dichiara una pura ipotesi, sarò ben lieto di prenderla in considerazione, e naturalmente, sempre seguendo i criteri delle sunnominate Commissioni, mi aspetto che mi comprovi questo Suo personale sostegno alla ipotesi citata con almeno una genealogia che la dimostri, il che significa certificati di battesimo e matrimonio religiosi. In mancanza di tutto ciò, riporto l'attenzione di chi ci legge a quanto da me affermato negli interventi di cui sopra, tutti suffragati da documenti, patenti nobiliari, genealogie complete e corrette, tutti i suddetti documenti autenticati dalle fonti ufficiali che li conservano. Mi rendo conto che molti in Italia hanno fatto un business basato sulla superficialità di pseudo ricercatori araldici e sulla ingenuità di tanti che si aggrappano a ogni speranza di poter dimostrare una discendenza nobiliare, ma questo non depone a favore della serietà di una scienza come l'Araldica e Genealogia (ahimè non tutelata dalle leggi italiane) che invece in altri Paesi è ufficialmente controllata da "Re d'arme" e da serissimi istituti nazionali. Grazie a Dio, in tutto questo ciarpame che ha intorbidito le nostre "tradizioni storico nobiliari", in Italia possiamo ancora contare su istituzioni serissime come il C.N.I. e lo S.M.O.M., Anche se quest'ultimo riservato solamente ai richiedenti di farne parte. Posso comunque testimoniare che, quando per la prima volta ebbi la vocazione a diventare un monaco laico Giovannita (e cioè un Cavaliere di Malta), mi fu immediatamente suggerito di ottenere prima il riconoscimento da parte del C.N.I., e poi di chiedere l'ingresso nello S.M.O.M., ovviamente ripresentando all'esame tutti i documenti richiesti. Con ciò ritengo conclusi i miei interventi su questo argomento, anche perchè non posso dimenticare le parole del Nostro Signore Gesù Cristo "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire". Cordiali saluti.
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