Istituto del Nastro Azzurro

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Messaggioda RFVS » giovedì 13 settembre 2007, 20:19

Signor Aldrighetti,

mi fa piacere notare che lo stemma concesso a suo padre, come quello concesso a mi bisnonno, non è uguale a quello dell'istituto.
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RFVS
 
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Re: Istituto del Nastro Azzurro

Messaggioda Francesco Lenzi » lunedì 14 ottobre 2019, 20:50

Questo è quanto inviatomi dall'Istituto del Nastro Azzurro:

Documenti

L’araldica dell’Istituto del Nastro Azzurro
per decorati al Valor Militare
di Giovanni Onano

Premessa
L’Istituto del Nastro Azzurro è ad oggi l’unico Ente che può rilasciare stemmi araldici, legalmente riconosciuti dalla Repubblica Italiana, ai propri soci. Questa singolarità non può che suscitare la curiosità e l’interesse dello studioso di araldica. Dalla sua fondazione ad oggi si registrano circa 90.000 concessioni tutte accompagnate da uno speciale diploma. Questo studio ha l’intento di chiarire non solo le modalità di concessione degli emblemi ma soprattutto di approfondirne gli aspetti araldici.

L’Istituto del Nastro Azzurro
L’Istituto nasce a Roma il 26 Marzo 1923 per volontà della Medaglia d’Oro Ettore Viola e del pittore Maurizio Barricelli come “Legione Azzurra”. Principale intento dell’Istituto è quello di riunire in un unico sodalizio tutti i decorati al Valor Militare d’Italia al fine di garantire il loro mutuo sostentamento. Ad oggi lo statuto inquadra due principali categorie di soci: ordinari (decorati al Valore o congiunti di decorati al Valore) e sostenitori (simpatizzanti che vogliono dare il loro contributo e condividere gli ideali dell’Istituto).

Le decorazioni al Valor Militare
Come recita l’articolo 6 dello statuto attualmente vigente, le ricompense al valor militare “storiche”5 e per atti di valore che danno titolo all’iscrizione (socio ordinario) sono le seguenti, in ordine di importanza:
Le decorazioni dell'Ordine Militare d'Italia (già di Savoia);
Le Medaglie al Valor Militare d'oro, d'argento, di bronzo, la Croce di guerra al Valor Militare e l’encomio solenne ottenuto per merito di guerra;
Le promozioni e gli  avanzamenti per merito di guerra e per meriti eccezionali;
I trasferimenti per merito di guerra nel ruolo del servizio permanente effettivo.
Ai precedenti riconoscimenti “storici” si sono aggiunti nel tempo anche:
La Croce d’onore alle vittime di atti di terrorismo o di atti ostili impegnati in operazioni militari e civili all’estero;
Le Medaglie d’oro, d’argento e di bronzo al Valore dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.
Tale allargamento si è reso necessario anche per garantire all’Istituto un solido ricambio generazionale: il bacino dei soci iscritti andava infatti sempre più affievolendosi, sia per motivi anagrafici sia col finire del diretto impegno in guerra della Nazione, coinciso col ridursi repentino delle decorazioni al Valor Militare “storiche” conferite (si ricordi per esempio che la Croce al Valor Militare è conseguibile solo in tempo di guerra).

L’emblema araldico
Per cogliere a pieno il clima che favorì la concessione da parte del Sovrano di un emblema araldico all’Istituto, dobbiamo ricordare che Vittorio Emanuele III nella piena tradizione di Casa Savoia non mancò mai di dimostrare il proprio appoggio e la propria considerazione ai suoi soldati.
La stessa celebrazione del Milite Ignoto (Roma 1921) rappresentò un fatto senza precedenti: una salma scelta a sorte fra undici Caduti sconosciuti della guerra 15-18, ebbe la gloria di essere tumulata a Roma nel monumento al Re Vittorio Emanuele II, Padre della Patria. Le altre dieci furono sepolte nel cimitero monumentale di Aquileia.
Questo fatto carico di simbolismo fu l’ennesima riprova del legame indissolubile fra Casa Savoia e le sue Forze Armate.
Questo legame tuttavia non doveva essere sufficiente visto il malcontento diffuso fra tutti i reduci (molti dei quali decorati al V. M.) della prima guerra che si sentirono, per i noti fatti storici, al margine della società dopo essersi sacrificati tanto per la Patria.
Fu quindi un sincero sentimento di riconoscenza che spinse il Sovrano con il R. D. del 21 Marzo 1923 a riconoscere ufficialmente l’Istituto del Nastro Azzurro e con il successivo R. D. del 7 Ottobre 1926 registrato alla Corte dei Conti il 15 ottobre 1926 e trascritto nel Registro Araldico del R. Archivio di Stato il 19 ottobre 1926, a concedere all’Istituto, che ne aveva fatto richiesta, l’uso di un “emblema araldico”.
Il testo del decreto individua prima la configurazione araldica dello stemma dell’Istituto (definibile “base” o “generico”): “L’Istituto del Nastro Azzurro fra decorati al valor militare è autorizzato a far uso del seguente emblema araldico: scudo sannitico col campo, il capo e la campagna d’azzurro, segnati con filetto d’oro”.
Successivamente tratta la declinazione dello stemma a seconda delle decorazioni conseguite dal singolo iscritto: “Sopra, ed eventualmente, ed individualmente in corrispondenza alle distinzioni acquisite da chi può portare l’emblema: sul campo il nastro dell’Ordine Militare di Savoia, nei suoi colori, posto in sbarra, filettato d’oro, pei decorati dell’ordine stesso. Altrimenti un filetto d’oro posto in sbarra.
Sopra una o più stelle d’oro, se il decorato gode di una o più medaglie d’oro al valor militare, sotto una o più stelle d’argento, a seconda delle acquisite medaglie d’argento.
Sul capo, una o più corone reali, d’oro, a seconda delle promozioni per merito di guerra, eventualmente, ordinate in fascia.
La campagna divisa con filetti d’oro, posti in palo, corrispondenti ciascuno ad una medaglia di bronzo“.
Quest’ultima parte, araldicamente inedita e non del tutto chiara, denota come dovette essere un vero rompicapo per gli araldi dell’epoca riuscire a trasferire i nastrini delle varie decorazioni militari dalle divise allo scudo. Forse per questo il decreto, facendo seguito ad una “istanza” presentata dall’Istituto e richiedente una più precisa descrizione dell’emblema, fu in tempi brevi seguito da un secondo, molto più dettagliato, il R. D. 17 novembre 1927, registrato alla Corte dei Conti il 31 dicembre 1927 e trascritto nel Registro Araldico del R. Archivio di Stato l’8 febbraio 1928, che recita:
“L’emblema concesso all’Istituto del Nastro Azzurro, fra decorati al valor militare e del quale possono fregiarsi i soci dell’Istituto stesso a seconda dei meriti da ciascuno di essi acquisiti in guerra, sarà così modificato: Scudo sannitico timbrato di un elmo corrispondente al tipo pesante adottato nella Nostra guerra per il taglio dei reticolati nemici; detto elmo sarà ornato da fregi decorativi d’azzurro e d’oro. Il capo, il campo e la campagna divisi da filetti d’oro ed in azzurro, tutti o in parte, a seconda delle decorazioni acquisite da chi può portare l’emblema; sul campo il nastro dell’Ordine Militare di Savoia, nei suoi colori posto in banda filettato d’oro, per i decorati dell’Ordine stesso; sul campo d’oro o su campo azzurro, se oltre a detta decorazione, l’insignito possiede anche medaglia d’oro o d’argento. Quando manchi l’Ordine Militare di Savoia, un filetto d’oro posto in banda. In alto a destra una o più stelle d’oro, se il decorato gode di una o più medaglie d’oro al valor militare, sotto a sinistra una o più stelle d’argento a seconda delle acquisite medaglie d’argento; sul capo una o più corone reali, d’oro per gli ufficiali superiori e d’argento per gli ufficiali inferiori a seconda delle promozioni per merito di guerra eventualmente ordinate in fascia.
La campagna divisa con filetti d’oro, posti in palo, in scomparti corrispondenti ciascuno ad una medaglia di bronzo.
Quando il socio è insignito soltanto di una medaglia di bronzo, ed eventualmente di promozioni per merito di guerra, le medaglie di bronzo vengono indicate sul campo; per una sola medaglia il campo è tutto azzurro, con filetto d’oro posto in banda; per più medaglie è diviso da filetti d’oro in altrettante fasce orizzontali azzurre, restando abolito il filetto posto in banda”.
Il testo del decreto riprende pedissequamente il parere espresso dalla Consulta Araldica e fu trasmesso con R. R. L. L. P. P. 29 marzo 1929, fornendo una descrizione che confusamente mescola la rappresentazione dell’emblema dell’Istituto con quelli attribuibili ai singoli aderenti e sembra anzi non fare alcuna distinzione fra emblemi personali ed emblema dell’Istituto. Anche con questo provvedimento ciascun decorato al Valore Militare aderente all’Istituto aveva diritto di fregiarsi dello stemma araldico corrispondente alle proprie decorazioni.
Il 29 marzo 1928 Vittorio Emanuele III comunicava, per il tramite della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la formalizzazione della concessione dell’emblema araldico: “In virtù della Nostra Autorità Reale e Costituzionale, dichiariamo spettare all’Istituto del Nastro Azzurro fra combattenti decorati al valor militare il diritto di far uso dell’emblema miniato nel foglio qui annesso“. Seguiva il testo del decreto precedentemente riportato. Infine, una lettera del Commissario del Re presso la Consulta Araldica Pietro Fedele, in data 29 novembre 1935, esprimeva parere positivo relativamente alla richiesta presentata dal Presidente del Nastro Azzurro per l’estensione “ai decorati di Croce di Guerra al Valore Militare, di recente ammessi a far parte di quel Sodalizio” dell’uso dell’emblema già autorizzato per le altre categorie di decorati.
In tempi rapidi, il Re firmò il R. D. 19 dicembre 1935, registrato alla Corte dei Conti il 18 febbraio 1936 e trascritto nel Registro Araldico del R. Archivio di Stato in Roma, con il quale si rispondeva positivamente alla richiesta: “Abbiamo decretato e decretiamo: I combattenti decorati di Croce di Guerra al Valore Militare, soci dell’Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti decorati al Valore Militare, possono fregiarsi di uno speciale emblema al pari degli altri Combattenti decorati al Valore Militare, precedentemente ricevuti in quel Sodalizio”.
Seguiva la descrizione dei simboli per il loro inserimento nello scudo dell’Istituto: “Tale Emblema, contenuto in eguale scudo sannitico delle stesse ornamentazioni esterne, conterrà le caratteristiche della decorazione che sono gli smalti di bianco e d’azzurro variamente disposti nei modi e forme stabilite dal Direttorio Nazionale dell’Istituto a seconda che le Croci di Guerra al Valor Militare concesse al socio siano una o più e debbano al caso accompagnarsi ai vari segni di distinzione di cui al Nostro Decreto del 17 Novembre 1927…”.
L’allargamento a questa nuova categoria di decorati inserì una nuova complicazione nel sistema araldico dell’Istituto, negli anni infatti lo stemma del decorato di Croce al Valor Militare così come quello dell’Istituto, subì diversi adattamenti a differenza delle altre decorazioni che rimarranno inalterate nella grafica sino ai giorni nostri.
Anche di questo decreto esiste in archivio il testo delle Lettere Patenti di trasmissione del contenuto del decreto alla Presidenza del Nastro Azzurro, sempre con riferimento all’ “Emblema miniato nel foglio qui annesso”, non rinvenuto.
Il decreto in questione si riferisce all’”Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti decorati al valor militare” e ai soci di questo, cui è concesso di fregiarsi “di uno speciale stemma” con la specificazione delle decorazioni “a seconda dei meriti di ciascuno di essi acquisiti in guerra”.
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Re: Istituto del Nastro Azzurro

Messaggioda Francesco Lenzi » lunedì 14 ottobre 2019, 21:10

E' evidente che qui si tratta di "araldica militare" che ha un suo scopo di esistere a sé stante e che nulla ha a che vedere con quella dei "casati", nobiliari e non.
Onestamente, avendo mio padre ricevuto due medaglie, una croce di guerra e una croce al valor militare (notare che la prima non da diritto all'uso dell'emblema araldico), ho richiesto il diploma e mi sono iscritto all'istituto.
La motivazione è esclusivamente storica, per mantenere la memoria di mio padre soprattutto perché oggi si tende a dare sempre meno valore agli atti di eroismo e ai valori ad essi connessi, ma non so se parlare di eroismo o forse più opportunamente di coraggio, nobiltà d'animo, di consapevolezza che le cose dovevano cambiare. I nostri soldati del Corpo Italiano di Liberazione il Colonnello Utili li esortò così: "Ragazzi in piedi, perché domani è l'alba di un giorno migliore!", .... e così è stato, un giorno davvero migliore ancora per tutti noi.
Cosa dire:
esporrò l'emblema sopra il camino o sulla porta?: no
appenderò il diploma assieme alle lauree ottocentesche, i diplomi della guerra d'indipendenza, i titoli di cavaliere e onorificenze varie nell'angolo più remoto della casa?: si
esibirò la spilletta dorata del nastro azzurro sulla giacca?: forse, a volte
penso che abbia un valore?: si, soprattutto simbolico
ritengo che l'emblema sia bello?: forse si tutto sommato
è un emblema personalizzato?: no, vanno per categoria, secondo le medaglie o la medaglia ricevuta. Se l'Istituto li ha emessi in passato ha semplicemente sbagliato, chi ha avuto la medaglia d'argento al valor militare ha lo stesso emblema uguale a tutti coloro che hanno ricevuto la stessa medaglia. Eventuali personalizzazioni non hanno alcun valore.

L'emblema di mio padre:

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Re: Istituto del Nastro Azzurro

Messaggioda Giorgio Aldrighetti » lunedì 14 ottobre 2019, 21:21

Complimenti...
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Re: Istituto del Nastro Azzurro

Messaggioda Francesco Lenzi » lunedì 14 ottobre 2019, 21:26

grazie
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Re: Istituto del Nastro Azzurro

Messaggioda Francesco Lenzi » martedì 15 ottobre 2019, 9:00

Prevengo eventuali richieste in merito ai costi. Sono simbolici e "sociali". Personalmente ritengo che il Nastro Azzurro non possa sostenersi con il rilascio dei diplomi o le quote associative che sono veramente bassi, probabilmente il tutto ruota attorno anche ad altre associazioni legate alle forze armate. In ogni caso il tutto fin troppo giusto e corretto.
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Re: Istituto del Nastro Azzurro

Messaggioda Giorgio Aldrighetti » martedì 15 ottobre 2019, 11:00

Esauriente e preciso.
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