Centenaria prescrizione in SMOM per il quarto principale

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Centenaria prescrizione in SMOM per il quarto principale

Messaggioda FP » domenica 27 ottobre 2019, 10:46

La centenaria prescrizione per il quarto principale è stata abolita nel 1971. Ma da quale anno ha cominciato ad essere in vigore e con quali requisiti? Era solo per casi eccezionali?
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Re: Centenaria prescrizione in SMOM per il quarto principale

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » domenica 27 ottobre 2019, 20:01

L'Ordine ha sempre previsto dei percorsi diversi per chi non avesse tutte le carte in regola.
Tradizionalmente esisteva la figura del Cavaliere di Grazia, ossia il fondatore di una commenda di juspatronato.
Questi cavalieri entravano senza necessità di prove.
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Re: Centenaria prescrizione in SMOM per il quarto principale

Messaggioda FP » domenica 27 ottobre 2019, 22:52

Alessio Bruno Bedini ha scritto:L'Ordine ha sempre previsto dei percorsi diversi per chi non avesse tutte le carte in regola.
Tradizionalmente esisteva la figura del Cavaliere di Grazia, ossia il fondatore di una commenda di juspatronato.
Questi cavalieri entravano senza necessità di prove.

Grazie. Volevo però fare qualche ragionamento.
L'Ordine ammetteva gli aspiranti che avessero almeno 200 anni di nobiltà generosa nei loro quattro quarti. Nei capitoli emanati tra il 1599 e il 1776 si chiarisce che, in fatto di nobiltà civica, vengono considerati di nobiltà generosa coloro che possono provare 200 anni di appartenenza al ceto separato della loro comunità di origine, senza che questo ceto separato dovesse avere specifico riconoscimento sovrano.
Considerando che la centenaria prescrizione richiedesse 300 anni di more nobilium generico, la prova dell'appartenenza al ceto separato di una città o terra era dunque, come penso, una prova di diritto positivo e non una prova indiretta (cioè semplice dimostrazione di more nobilium)?
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Re: Centenaria prescrizione in SMOM per il quarto principale

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 28 ottobre 2019, 10:16

FP ha scritto:Considerando che la centenaria prescrizione richiedesse 300 anni di more nobilium generico, la prova dell'appartenenza al ceto separato di una città o terra era dunque, come penso, una prova di diritto positivo e non una prova indiretta (cioè semplice dimostrazione di more nobilium)?


Il discorso è comunque più complesso di quello che appare e molti autori si sono cimentati in queste discussioni già molti secoli fa.
In particolare riduco alle due domande più comuni:
1) una città o terra infeudata può generare famiglie nobili?
2) quali caratteristiche deve avere una città per possedere una vera separazione tra ceti?

Certamente in passato l'aver ricoperto ruoli destinati unicamente a nobili in grosse città demaniali costituiva una prova importante.
Nel 1630 un cavaliere cosentino portò tra i vari documenti anche un estratto del libro del parlamento di Cosenza del 1447 in cui si evinceva sia una separazione univoca tra ceti sia che il suo antenato, eletto come sindaco dei nobili, apparteneva al ceto nobile.
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Re: Centenaria prescrizione in SMOM per il quarto principale

Messaggioda FP » lunedì 28 ottobre 2019, 18:08

Alessio Bruno Bedini ha scritto:
FP ha scritto:Considerando che la centenaria prescrizione richiedesse 300 anni di more nobilium generico, la prova dell'appartenenza al ceto separato di una città o terra era dunque, come penso, una prova di diritto positivo e non una prova indiretta (cioè semplice dimostrazione di more nobilium)?


Il discorso è comunque più complesso di quello che appare e molti autori si sono cimentati in queste discussioni già molti secoli fa.
In particolare riduco alle due domande più comuni:
1) una città o terra infeudata può generare famiglie nobili?

La risposta è sì, ma solo in determinate condizioni (sufficiente indipendenza dal feudatario, ci sono diversi casi di nobili provenienti da terre infeudate, come Civitanova Marche).

2) quali caratteristiche deve avere una città per possedere una vera separazione tra ceti?

Riserva delle cariche e a volte dell'intero consiglio civico a un ceto chiuso ed ereditario.

Certamente in passato l'aver ricoperto ruoli destinati unicamente a nobili in grosse città demaniali costituiva una prova importante.
Nel 1630 un cavaliere cosentino portò tra i vari documenti anche un estratto del libro del parlamento di Cosenza del 1447 in cui si evinceva sia una separazione univoca tra ceti sia che il suo antenato, eletto come sindaco dei nobili, apparteneva al ceto nobile.

Ho appurato, con la letteratura, che la separazione dei ceti nei luoghi, terre o città, era bastante a instillare nobiltà generosa nella famiglia per il SMOM tra il 1598 e il 1776 (cfr. Spagnoletti) almeno, ma anche poco oltre. La svolta si ebbe nel 1827, quando Leone XII statuì che solo le città potevano avere un ceto nobile, riconosciuto di volta in volta dal romano pontefice. Questo ovviamente per quanto riguarda lo Stato preunitario di mio interesse.
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Re: Centenaria prescrizione in SMOM per il quarto principale

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 28 ottobre 2019, 20:58

FP ha scritto:1) una città o terra infeudata può generare famiglie nobili?

La risposta è sì, ma solo in determinate condizioni (sufficiente indipendenza dal feudatario, ci sono diversi casi di nobili provenienti da terre infeudate, come Civitanova Marche).

2) quali caratteristiche deve avere una città per possedere una vera separazione tra ceti?

Riserva delle cariche e a volte dell'intero consiglio civico a un ceto chiuso ed ereditario.


Ho appurato, con la letteratura, che la separazione dei ceti nei luoghi, terre o città, era bastante a instillare nobiltà generosa nella famiglia per il SMOM tra il 1598 e il 1776 (cfr. Spagnoletti) almeno, ma anche poco oltre. La svolta si ebbe nel 1827, quando Leone XII statuì che solo le città potevano avere un ceto nobile, riconosciuto di volta in volta dal romano pontefice. Questo ovviamente per quanto riguarda lo Stato preunitario di mio interesse.


La questione non è univoca: come dicevamo molti studiosi fin dalla prima età moderna si sono cimentati con questi argomenti.
A dire il vero spesso è vero il contrario: chi proveniva da città infeudata non era considerato nobile.
Inoltre la "vera separazione tra ceti" come asserivano i commissari della Sacra Religione di Malta doveva esser ben dimostrata.

Ne parlo con una qualche cognizione di causa poichè ho studiato a lungo i processi ai cavalieri Gerosolimitani.
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Re: Centenaria prescrizione in SMOM per il quarto principale

Messaggioda FP » martedì 29 ottobre 2019, 10:39

Alessio Bruno Bedini ha scritto:La questione non è univoca: come dicevamo molti studiosi fin dalla prima età moderna si sono cimentati con questi argomenti.
A dire il vero spesso è vero il contrario: chi proveniva da città infeudata non era considerato nobile.

Già, ma ci sono molte clamorose eccezioni, che, se in una prima battuta possono lasciare stupiti, hanno comunque un fondamento. Vi erano infatti feudatari che non avevano alcun controllo o autorità sulla comunità della quale portavano il titolo. Quindi non ovunque il signore o barone controllava gli amministratori locali (a volte addirittura nominandoli tra i maggiorenti, spazzando via ogni possibile autonomia).

Inoltre la "vera separazione tra ceti" come asserivano i commissari della Sacra Religione di Malta doveva esser ben dimostrata.

Per mia esperienza bastava una semplice separazione di ceto, anche un ceto consiliare di civili chiuso, ovvero separato dal popolo ed ereditario. D'altronde la nobiltà civica era vista come un qualcosa che nasceva indipendentemente dal sovrano, in quanto legata all'autonomia comunale medievale. Questa forzatura di considerarla come scaturente dal sovrano e quindi dal governo centrale è posticcia (parliamo dell'Ottocento inoltrato).

Ne parlo con una qualche cognizione di causa poichè ho studiato a lungo i processi ai cavalieri Gerosolimitani.
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Re: Centenaria prescrizione in SMOM per il quarto principale

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 29 ottobre 2019, 12:06

L'idea che mi sono fatto è che le eccezioni, che pure c'erano numerose, però dipendevano da fattori personali e contingenti.
Come sempre influivano amicizie, parentele, legami matrimoniali e familiari. Dunque non credo sia possibile stilare regole matematiche.. o quantomeno molto difficile su determinate questioni..
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Re: Centenaria prescrizione in SMOM per il quarto principale

Messaggioda FP » martedì 29 ottobre 2019, 16:24

Alessio Bruno Bedini ha scritto:L'idea che mi sono fatto è che le eccezioni, che pure c'erano numerose, però dipendevano da fattori personali e contingenti.
Come sempre influivano amicizie, parentele, legami matrimoniali e familiari. Dunque non credo sia possibile stilare regole matematiche.. o quantomeno molto difficile su determinate questioni..

Certo, è vero. Tuttavia, leggendo i capitoli melitensi tra il 1598 e il 1776, posso dire con certezza che l'aggregazione nel ceto consiliare separato di un luogo con vera separazione dei ceti era INIZIO di nobiltà generosa, MENTRE la "sanatoria" che si faceva per centenaria prescrizione conferiva la nobiltà SOLTANTO dalla data di ammissione nella Religione Gerosolimitana. Non credo ci siano dubbi su ciò. Chi non aveva "nobiltà primordiale" poteva (non era scontato) essere "sanato", in alcuni speciali casi, con l'ammissione in SMOM.
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Re: Centenaria prescrizione in SMOM per il quarto principale

Messaggioda FP » mercoledì 30 ottobre 2019, 0:32

"La nobiltà civica trae infatti origine e legittimazione non, come le altre di cui si è detto, dall'esterno (sovrani, ordini cavallereschi, ecc.), ma dall'intrinseca dignità cittadina, dall'essere di per sé la città soggetto nobile (ne sono spia i sinonimi "urbano" da urbs, "civile" da civitas), dal conservare la città qualcosa dell'antica quasi-sovranità comunale nel carattere pattizio che resta facilmente ravvisabile nello Stato pontificio lungo tutta l'età moderna e che rende difficile nelle terre del papa giungere a una limpida definizione quale, delle città e della nobiltà toscane, produce nel 1750 un potere centrale solidamente strutturato come quello granducale."

Cfr Girolamo Allegretti
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Re: Centenaria prescrizione in SMOM per il quarto principale

Messaggioda FP » mercoledì 30 ottobre 2019, 0:38

Ecco perché nelle comunità pontificie bastava la separazione dei ceti a infiggere la nobiltà generosa. Mentre questo voler credere che la nobiltà civica promanasse dal sovrano ha distrutto il vero concetto di nobiltà civica e l'ha resa un titolo come un altro e non più uno status giuridico "ribelle" rispetto al potere centrale.
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Re: Centenaria prescrizione in SMOM per il quarto principale

Messaggioda Nessuno » giovedì 31 ottobre 2019, 16:39

Alessio Bruno Bedini ha scritto:
FP ha scritto:Considerando che la centenaria prescrizione richiedesse 300 anni di more nobilium generico, la prova dell'appartenenza al ceto separato di una città o terra era dunque, come penso, una prova di diritto positivo e non una prova indiretta (cioè semplice dimostrazione di more nobilium)?


Il discorso è comunque più complesso di quello che appare e molti autori si sono cimentati in queste discussioni già molti secoli fa.
In particolare riduco alle due domande più comuni:
1) una città o terra infeudata può generare famiglie nobili?
2) quali caratteristiche deve avere una città per possedere una vera separazione tra ceti?

Certamente in passato l'aver ricoperto ruoli destinati unicamente a nobili in grosse città demaniali costituiva una prova importante.
Nel 1630 un cavaliere cosentino portò tra i vari documenti anche un estratto del libro del parlamento di Cosenza del 1447 in cui si evinceva sia una separazione univoca tra ceti sia che il suo antenato, eletto come sindaco dei nobili, apparteneva al ceto nobile.


Per quanto riguarda la domanda 1, nella mia zona pare proprio che una nobiltà/patriziato nei Comuni rurali sia nato solamente nelle terre infeudate. Alcune famiglie erano appartenenti ad un ceto separato perché legate ai signori feudali, altre, invece, perché legate al Comune come istituzione. Ho studiato per più di dieci anni la situazione di un Comune rurale particolare, che è stato infeudato fino al 1280 circa ed è rimasto libero fino agli inizi del Seicento. Alcune famiglie erano in posizione di spicco perché legate direttamente alla Curia della città dominante in rapporti di investitura ad fictum e, inoltre, legate ai capitanei locali vassalli diretti del vescovo (per intenderci, alcuni di tali affittuari erano tenuti in gran considerazione a tal punto da spedirli come podestà di borghifranchi e, come sapete tutti, quella del podestà era una magistratura espressione dei ceti aristocratici)... tali famiglie, poi, con la caduta dei capitanei, erano entrate senza problemi nell'amministrazione Comunale coprendo e monopolizzando le magistrature. I pochi membri (solamente due) che hanno avuto la fortuna di apparire in documenti ufficiali per vicissitudini loro, sono segnalati come nobili.
Ovviamente, e qui rispondo alla domanda 2, è difficile determinarlo: io penso che, in alcuni casi come il mio, due aristocrazie vivono parallelamente in terre infeudate dal 1000 al 1280, quella di chi era impegnato nel Comune e quella di chi era inserito in qualche modo nel sistema feudale. Con il venir meno dell'infeudazione, le due aristocrazie sono state integrate in un unico patriziato dal 1300 al 1600 impegnato nel coprire le magistrature locali, ormai dimentico delle proprie duplici origini. Vi ripeto: la condizione di nobiltà per alcune famiglie nelle terre rurali nella mia zona esce allo scoperto solamente nei documenti ufficiali, quindi molte famiglie i cui membri non hanno mai avuto la sorte di finire citati in giudizio o avere contenziosi con il governo centrale cittadino non potranno mai in nessun caso essere certificate come nobili... ma di fatto lo erano. Come la metterebbe una Commissione esaminatrice davanti ad un caso come questo, tenendo conto che non esistevano registri ufficiali, elenchi ufficiali, censimenti ufficiali?
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Re: Centenaria prescrizione in SMOM per il quarto principale

Messaggioda FP » giovedì 31 ottobre 2019, 17:51

Nessuno ha scritto:Per quanto riguarda la domanda 1, nella mia zona pare proprio che una nobiltà/patriziato nei Comuni rurali sia nato solamente nelle terre infeudate. Alcune famiglie erano appartenenti ad un ceto separato perché legate ai signori feudali, altre, invece, perché legate al Comune come istituzione. Ho studiato per più di dieci anni la situazione di un Comune rurale particolare, che è stato infeudato fino al 1280 circa ed è rimasto libero fino agli inizi del Seicento. Alcune famiglie erano in posizione di spicco perché legate direttamente alla Curia della città dominante in rapporti di investitura ad fictum e, inoltre, legate ai capitanei locali vassalli diretti del vescovo (per intenderci, alcuni di tali affittuari erano tenuti in gran considerazione a tal punto da spedirli come podestà di borghifranchi e, come sapete tutti, quella del podestà era una magistratura espressione dei ceti aristocratici)... tali famiglie, poi, con la caduta dei capitanei, erano entrate senza problemi nell'amministrazione Comunale coprendo e monopolizzando le magistrature. I pochi membri (solamente due) che hanno avuto la fortuna di apparire in documenti ufficiali per vicissitudini loro, sono segnalati come nobili.
Ovviamente, e qui rispondo alla domanda 2, è difficile determinarlo: io penso che, in alcuni casi come il mio, due aristocrazie vivono parallelamente in terre infeudate dal 1000 al 1280, quella di chi era impegnato nel Comune e quella di chi era inserito in qualche modo nel sistema feudale. Con il venir meno dell'infeudazione, le due aristocrazie sono state integrate in un unico patriziato dal 1300 al 1600 impegnato nel coprire le magistrature locali, ormai dimentico delle proprie duplici origini. Vi ripeto: la condizione di nobiltà per alcune famiglie nelle terre rurali nella mia zona esce allo scoperto solamente nei documenti ufficiali, quindi molte famiglie i cui membri non hanno mai avuto la sorte di finire citati in giudizio o avere contenziosi con il governo centrale cittadino non potranno mai in nessun caso essere certificate come nobili... ma di fatto lo erano. Come la metterebbe una Commissione esaminatrice davanti ad un caso come questo, tenendo conto che non esistevano registri ufficiali, elenchi ufficiali, censimenti ufficiali?

Molto interessante. Se c'era la condizione di separazione dei ceti (quindi ceto dei civili separato dal resto del popolo ed occupante tutti i seggi in consiglio e le cariche di magistratura in via ereditaria) era automaticamente nobiltà generosa. Se poi per "Commissione esaminatrice" intendiamo il SMOM odierno dubito che la nobiltà civica sopra descritta sarebbe riconosciuta, perché oggi i Consultori riconoscono solamente i ceti separati dei luoghi insigniti del titolo di città e storicamente sempre riconosciuti nobili dall'Ordine o dallo Stato preunitario di cui facevano parte. Tutti gli altri casi valgono solo come prova di "vita more nobilium".
Nello Stato della Chiesa nel 1827 la nobiltà civica fu rivoluzionata da Leone XII, che non tenne in considerazione i luoghi non insigniti del titolo di città ma dotati di ceti separati e pose sotto il rigido controllo del governo centrale i ceti nobili delle città che decisero di dotarsene. Questo è del tutto contrario al vero concetto di nobiltà patriziale, che scaturiva dall'autonomia comunale e non dalla fons honorum sovrana. Difatti il SMOM, tra il 1598 e il 1776 emanò capitoli nei quali ammetteva, come prova di nobiltà generosa e quindi come titolo di nobiltà primordiale, l'appartenenza ai ceti separati di qualsiasi comunità, a patto che vi fosse vera separazione dei ceti. Addirittura questo titolo primordiale derivante dalla nobiltà civica era il più eminente e probante, perfino rispetto al possesso di un feudo, perché la nobiltà emanata direttamente dal sovrano era ritenuta meno limpida di quella scaturente dall'autorità civica ovvero di un municipio.
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Re: Centenaria prescrizione in SMOM per il quarto principale

Messaggioda Nessuno » giovedì 31 ottobre 2019, 19:38

FP ha scritto:
Nessuno ha scritto:Per quanto riguarda la domanda 1, nella mia zona pare proprio che una nobiltà/patriziato nei Comuni rurali sia nato solamente nelle terre infeudate. Alcune famiglie erano appartenenti ad un ceto separato perché legate ai signori feudali, altre, invece, perché legate al Comune come istituzione. Ho studiato per più di dieci anni la situazione di un Comune rurale particolare, che è stato infeudato fino al 1280 circa ed è rimasto libero fino agli inizi del Seicento. Alcune famiglie erano in posizione di spicco perché legate direttamente alla Curia della città dominante in rapporti di investitura ad fictum e, inoltre, legate ai capitanei locali vassalli diretti del vescovo (per intenderci, alcuni di tali affittuari erano tenuti in gran considerazione a tal punto da spedirli come podestà di borghifranchi e, come sapete tutti, quella del podestà era una magistratura espressione dei ceti aristocratici)... tali famiglie, poi, con la caduta dei capitanei, erano entrate senza problemi nell'amministrazione Comunale coprendo e monopolizzando le magistrature. I pochi membri (solamente due) che hanno avuto la fortuna di apparire in documenti ufficiali per vicissitudini loro, sono segnalati come nobili.
Ovviamente, e qui rispondo alla domanda 2, è difficile determinarlo: io penso che, in alcuni casi come il mio, due aristocrazie vivono parallelamente in terre infeudate dal 1000 al 1280, quella di chi era impegnato nel Comune e quella di chi era inserito in qualche modo nel sistema feudale. Con il venir meno dell'infeudazione, le due aristocrazie sono state integrate in un unico patriziato dal 1300 al 1600 impegnato nel coprire le magistrature locali, ormai dimentico delle proprie duplici origini. Vi ripeto: la condizione di nobiltà per alcune famiglie nelle terre rurali nella mia zona esce allo scoperto solamente nei documenti ufficiali, quindi molte famiglie i cui membri non hanno mai avuto la sorte di finire citati in giudizio o avere contenziosi con il governo centrale cittadino non potranno mai in nessun caso essere certificate come nobili... ma di fatto lo erano. Come la metterebbe una Commissione esaminatrice davanti ad un caso come questo, tenendo conto che non esistevano registri ufficiali, elenchi ufficiali, censimenti ufficiali?

Molto interessante. Se c'era la condizione di separazione dei ceti (quindi ceto dei civili separato dal resto del popolo ed occupante tutti i seggi in consiglio e le cariche di magistratura in via ereditaria) era automaticamente nobiltà generosa. Se poi per "Commissione esaminatrice" intendiamo il SMOM odierno dubito che la nobiltà civica sopra descritta sarebbe riconosciuta, perché oggi i Consultori riconoscono solamente i ceti separati dei luoghi insigniti del titolo di città e storicamente sempre riconosciuti nobili dall'Ordine o dallo Stato preunitario di cui facevano parte. Tutti gli altri casi valgono solo come prova di "vita more nobilium".
Nello Stato della Chiesa nel 1827 la nobiltà civica fu rivoluzionata da Leone XII, che non tenne in considerazione i luoghi non insigniti del titolo di città ma dotati di ceti separati e pose sotto il rigido controllo del governo centrale i ceti nobili delle città che decisero di dotarsene. Questo è del tutto contrario al vero concetto di nobiltà patriziale, che scaturiva dall'autonomia comunale e non dalla fons honorum sovrana. Difatti il SMOM, tra il 1598 e il 1776 emanò capitoli nei quali ammetteva, come prova di nobiltà generosa e quindi come titolo di nobiltà primordiale, l'appartenenza ai ceti separati di qualsiasi comunità, a patto che vi fosse vera separazione dei ceti. Addirittura questo titolo primordiale derivante dalla nobiltà civica era il più eminente e probante, perfino rispetto al possesso di un feudo, perché la nobiltà emanata direttamente dal sovrano era ritenuta meno limpida di quella scaturente dall'autorità civica ovvero di un municipio.


Ti ringrazio per il riscontro. Io intendo qualsiasi commissione esaminatrice di un Ordine che ha classi riservate ai nobili.

Comunque, tale nobiltà generosa era riconosciuta dalle istituzioni. Un membro di una famiglia numerosissima nel Comune rurale di mio interesse era detto "dei nobili del luogo" in un confesso ufficiale voluto dai Decurioni della Città dietro richiesta di Francesco Sforza stesso! Un altro membro di tale famiglia appare nel censimento voluto dai Veneziani nella mia area durante la loro brevissima parentesi di governo: purtroppo, il comune di mio interesse non è stato conservato (la storia, spesse volte, è molto matrigna), ma un comune abbastanza vicino sì e, nella sezione dedicata ai nobili che possiedono terre in tale comune, appare un membro di tale famiglia ed è specificato che abita nel mio Comune di interesse. Ovviamente, il Trecento e il Quattrocento sono periodi molto difficili da indagare in mancanza di documenti notarili e ufficiali prodotti da organi locali... i pochi che ho trovato (circa una sessantina) vedono sempre membri di tale famiglia, anche imparentati molto anticamente (intendo rami divergenti un secolo/un secolo e mezzo prima, a partire dall'analisi delle terre in coerenza e dall'onomastica... un lavoro che mi è costato anni e qualche migliaio di atti notarili) coprire la carica di console, deputato, rettore, ecc...
Ovviamente, per un periodo così remoto è quasi impossibile certificare che ci sia stata separazione dei ceti... inoltre, la mia zona non è mai stata amante delle "separazioni", bensì dell'integrazione e mescolamento... non a caso nella mia città, quando ancora era libero comune, gli ebrei sono sempre stati benvoluti e solamente il governo milanese li ha voluti espellere.
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Re: Centenaria prescrizione in SMOM per il quarto principale

Messaggioda FP » giovedì 31 ottobre 2019, 21:56

Sai il problema è l'aver voluto ridurre la nobiltà a qualche pezzo di carta. Un tempo la nobiltà aveva delle regole più semplici, forse perché era un qualcosa di naturale, di scontato. Voler tradurre rigidamente la nobiltà civica o patriziale a un vuoto titolo di "Nobile di" o "Patrizio di" equivale a distruggerla. Essa non era titolo ma qualità, nobilitas tamquam infixa ossibus e non orpello vacuo sancito da brevetto sovrano. Anzi, era completamente antitetica al sovrano, nascendo da una autorità più forte, più nobile: quella municipale. Non a caso il SMOM era scettico sui ricchi che si annobiliavano comprando un feudo e riteneva di grande splendore e limpidezza la nobiltà civica, la più antica nobiltà d'Occidente dopo la caduta dell'impero romano.
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