Lettera ai Gran Priorati inglesi SMOM

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Re: Lettera ai Gran Priorati inglesi SMOM

Messaggioda nicolad72 » lunedì 17 giugno 2019, 10:05

g.iaia ha scritto:Mi sia perdonata la franchezza, ma in spirito di parresìa preferisco pensare che, ove mai lo SMOM – come mi risulta stia già facendo – dovesse scegliere di "ripulire" gli elenchi, ponendo maggiore attenzione ai "critici" distruttivi ed espungendoli, questa azione dovrà essere considerata solo meritoria!

Parresìa... ma non vuol dire diritto-dovere di dire la verità? Mi perdoni la franchezza reverendo, ma in autentica parresìa (evidentemente lo spirito di parresìa è tutt'altro) io preferisco esercitare il mi diritto previsto e tutelato dal Can 212, odio l'ipocrisia e affermo in spirito di vera fede la verità. La mia fedeltà alla Chiesa è fuori discussione, ma io non sono un ipocrita che modifica le sue idee a seconda di chi comanda, io preferisco servire in fedele umiltà, ma senza tradire la verità. Mi permetto di ricordare che i traditori, sono quelli che agiscono nell'ombra, mai alla luce del sole.
Il suo splendido auspicio, al mio paese, si chiama epurazione, nella specie, di chi si rifiuta di adorare i nuovi idoli. Io le croci sono abituato a portarle non ad indossarle, siano esse di ferro o d'oro, secondo le mode del momento, quindi con la serenità dei figli di Dio mi approccio al futuro.
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Re: Lettera ai Gran Priorati inglesi SMOM

Messaggioda g.iaia » lunedì 17 giugno 2019, 11:38

Egregio Nicola,

rifacendomi alla voce Franchezza, parresia redatta da Hans-Cristoph Hahn nel Dizionario dei Concetti Biblici del Nuovo Testamento, la parresìa che intendo (in prospettiva biblica e non retorica) ha due significati fondamentali: franchezza nel parlare e fiducia nel giudizio.

Nel caso in specie, usando la "franchezza nel parlare" ribadisco che non si tratta di modificare il proprio pensiero per "seguire le mode", ma ecclesialmente e teologicamente "ossequiare con il pensiero" i pronunciamenti e le indicazioni del Pontefice. Sono queste, spero converrà con me, due cose ben diverse. Se la seconda non viene posta in essere si è in errore. Altra soluzione non v'è.

Il da Lei richiamato can. 212 su questo è chiaro: manifestare ai sacri Pastori il proprio pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa, rendendolo noto agli altri fedeli, può talvolta essere un dovere, su questo convengo con lei. Ma questa cosa (oltretutto "manifestare", non "contestare") va fatta salvando il rispetto verso i Pastori e tenendo presente l'utilità comune e la dignità delle persone. In molti messaggi presenti su questo Forum non ho trovato né l'utilità comune della "manifestazione" né, men che meno, il rispetto verso i Pastori e la loro dignità.

Una cosa sono le legittime perplessità – non pensi che il sottoscritto non ne abbia – altra cosa sono le virulente "esternazioni" (sia all'esterno che all'interno della struttura-Chiesa, e sono queste ultime in particolare che mi preoccupano), giungendo – come ho letto in talune esternazioni – a ritenere il Pontefice in carica non "idoneo" se non addirittura "non validamente eletto" e quindi privo delle prerogative magisteriali (se non addirittura – sic! – "eretico").

Per quanto riguarda poi la "fiducia nel giudizio", che sempre ha a che fare con la parresìa, per me il Magistero non di discute, si segue, e quando parlo di Magistero – ritengo di poter affermare che conosco alquanto la materia, fino al giugno scorso ero docente di Teologia Dogmatica nel ruolo di straordinario e quel "giuramento" da me postato più sopra io, a differenza di altri, l'ho sottoscritto in maniera convinta – intendo "tutto" il Magistero, pontificio e dei Vescovi in unione con il Papa. Poi, è ovvio, se si preferisce compiere un accurato esercizio di tetrapiloctomia giuridica, allora potrebbe dirsi "normale" anche la ricusazione di tutto quanto è stato affermato dai Pontefici dopo la Munificentissimus Deus...

In merito all'ultimo inciso del suo messaggio: qui non si è mai detto di "adorare i nuovi idoli" (io non ho mai inteso farlo e se, nelle mie parole, ha letto questo, mi spiace ma sbaglia)... Qui si parla di rispetto, devozione e obbedienza alla persona e al magistero del Pontefice. Quella che auspico non è quindi una comunione "affettiva", bensì una comunione "effettiva". Se, in un qualsivoglia Ordine religioso (o in un Istituto secolare), uno dei membri, pur "volendo bene" ai suoi superiori (e, conseguentemente, al Pontefice, pastore universale), non rispetta e/o obbedisce, costui – dopo una lunga serie di tentativi di "correzione" – viene "dimesso" per il bene suo e della comunità. Non la trovo una cosa disdicevole; per qualsiasi membro di un Ordine, e a mio avviso ancor più per per un membro dell'Ordine di San Giovanni in Obbedienza, rifiutare di aderire al magistero Pontificio - a prescindere dalle ragioni di esso - è davvero deplorevole, giacché si disconosce il Pastore supremo e universale dalla cui autorità l'Ordine promana. Peraltro, a quanto mi risulta – tenga conto che io non sono ascritto all'Ordine di San Giovanni – la dimissione, ove si è resa necessaria per la pertinace ostinazione, è stata operata rispettando tutte le norme canoniche, dando modo alla persona di rivedere le proprie posizioni (cosa che non è avvenuta... e anche qui si potrebbero scrivere volumi in merito al "cuore di pietra")... quindi non parlerei di "epurazione", ma solo di "rispetto".

Detto questo, so bene che "le parole hanno il valore che dà loro chi le ascolta", quindi non mi meraviglierò se alle mie parole seguiranno solo critiche, perché non si vuole ascoltare né si vuole leggere ciò che va contro le proprie idee. Ricordo però, soprattutto a me stesso, che restare "irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico" è un atteggiamento che l'attuale Pontefice, nel suo Magistero ordinario (Esortazione apostolica Gaudete et Exsultate) ha sanzionato come neo-pelagianesimo, e il pelagianesimo, attenzione, non è una cosa bella, è una eresia.... solo per rinfrescare la memoria:

57. Ci sono ancora dei cristiani che si impegnano nel seguire [la] strada ... dell’adorazione della volontà umana e della propria capacità, che si traduce in un autocompiacimento egocentrico ed elitario privo del vero amore. Si manifesta in molti atteggiamenti apparentemente diversi tra loro: l’ossessione per la legge, il fascino di esibire conquiste sociali e politiche, l’ostentazione nella cura della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa...

58. Molte volte, contro l’impulso dello Spirito, la vita della Chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi. Questo accade quando alcuni gruppi cristiani danno eccessiva importanza all’osservanza di determinate norme proprie, di costumi o stili. In questo modo, spesso si riduce e si reprime il Vangelo, togliendogli la sua affascinante semplicità e il suo sapore. E’ forse una forma sottile di pelagianesimo, perché sembra sottomettere la vita della grazia a certe strutture umane. Questo riguarda gruppi, movimenti e comunità, ed è ciò che spiega perché tante volte iniziano con un’intensa vita nello Spirito, ma poi finiscono fossilizzati... o corrotti.


In conclusione, mi consenta di ringraziarla, perché con la sua "provocazione" mi ha offerto la possibilità di confermarmi una volta ancora come obbediente discepolo, conservando la comunione con la Chiesa Cattolica e con il suo attuale Pontefice.

g.i.
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Re: Lettera ai Gran Priorati inglesi SMOM

Messaggioda Cronista di Livonia » lunedì 17 giugno 2019, 13:36

nicolad72 ha scritto:Purtroppo, oggi, caro Cronista, si cerca di scomunicare chi non si uniforma al pensiero che non può che essere unico...


Caro Nicola,

non posso che concordare con te. Mi dà quasi la sensazione di una conquista bolscevica.
Molto cordialmente,

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Re: Lettera ai Gran Priorati inglesi SMOM

Messaggioda g.iaia » lunedì 17 giugno 2019, 14:15

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Re: Lettera ai Gran Priorati inglesi SMOM

Messaggioda kyros » lunedì 17 giugno 2019, 14:55

Sicuramente l'argomento è molto importante e scottante.
Di seguito l'opinione di Marco Tosatti con il riporto di (citazione) "... un commento alla lettera, in cui se ne mette in discussione la legittimità, da parte di un esperto che vive la vita dell’Ordine."
https://www.marcotosatti.com/2019/06/12 ... a-lettera/
Con i sensi della mia più alta stima

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Re: Lettera ai Gran Priorati inglesi SMOM

Messaggioda g.iaia » lunedì 17 giugno 2019, 15:56

Interessante riflessione, che potrebbe fors'anche invitare a riflettere, se solo fosse firmata da colui che l'ha redatta e non solo "riportata" dal pur competente Tosatti....

In certe cose occorre "metterci la faccia", come fanno – sfidando opinioni e potenziali "epurazioni" :D (absit iniuria verbis) diversi "forumisti"... che hanno sempre e comunque il mio rispetto, ancor più quando strenuamente difendono le proprie opinioni. Potremo anche non essere d'accordo, ma il rispetto deve sempre contraddistinguerci.
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Re: Lettera ai Gran Priorati inglesi SMOM

Messaggioda nicolad72 » lunedì 17 giugno 2019, 20:53

g.iaia ha scritto:Egregio Nicola,

rifacendomi alla voce Franchezza, parresia redatta da Hans-Cristoph Hahn nel Dizionario dei Concetti Biblici del Nuovo Testamento, la parresìa che intendo (in prospettiva biblica e non retorica) ha due significati fondamentali: franchezza nel parlare e fiducia nel giudizio.

Nel caso in specie, usando la "franchezza nel parlare" ribadisco che non si tratta di modificare il proprio pensiero per "seguire le mode", ma ecclesialmente e teologicamente "ossequiare con il pensiero" i pronunciamenti e le indicazioni del Pontefice. Sono queste, spero converrà con me, due cose ben diverse. Se la seconda non viene posta in essere si è in errore. Altra soluzione non v'è.

Il da Lei richiamato can. 212 su questo è chiaro: manifestare ai sacri Pastori il proprio pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa, rendendolo noto agli altri fedeli, può talvolta essere un dovere, su questo convengo con lei. Ma questa cosa (oltretutto "manifestare", non "contestare") va fatta salvando il rispetto verso i Pastori e tenendo presente l'utilità comune e la dignità delle persone. In molti messaggi presenti su questo Forum non ho trovato né l'utilità comune della "manifestazione" né, men che meno, il rispetto verso i Pastori e la loro dignità.

Una cosa sono le legittime perplessità – non pensi che il sottoscritto non ne abbia – altra cosa sono le virulente "esternazioni" (sia all'esterno che all'interno della struttura-Chiesa, e sono queste ultime in particolare che mi preoccupano), giungendo – come ho letto in talune esternazioni – a ritenere il Pontefice in carica non "idoneo" se non addirittura "non validamente eletto" e quindi privo delle prerogative magisteriali (se non addirittura – sic! – "eretico").

Per quanto riguarda poi la "fiducia nel giudizio", che sempre ha a che fare con la parresìa, per me il Magistero non di discute, si segue, e quando parlo di Magistero – ritengo di poter affermare che conosco alquanto la materia, fino al giugno scorso ero docente di Teologia Dogmatica nel ruolo di straordinario e quel "giuramento" da me postato più sopra io, a differenza di altri, l'ho sottoscritto in maniera convinta – intendo "tutto" il Magistero, pontificio e dei Vescovi in unione con il Papa. Poi, è ovvio, se si preferisce compiere un accurato esercizio di tetrapiloctomia giuridica, allora potrebbe dirsi "normale" anche la ricusazione di tutto quanto è stato affermato dai Pontefici dopo la Munificentissimus Deus...

In merito all'ultimo inciso del suo messaggio: qui non si è mai detto di "adorare i nuovi idoli" (io non ho mai inteso farlo e se, nelle mie parole, ha letto questo, mi spiace ma sbaglia)... Qui si parla di rispetto, devozione e obbedienza alla persona e al magistero del Pontefice. Quella che auspico non è quindi una comunione "affettiva", bensì una comunione "effettiva". Se, in un qualsivoglia Ordine religioso (o in un Istituto secolare), uno dei membri, pur "volendo bene" ai suoi superiori (e, conseguentemente, al Pontefice, pastore universale), non rispetta e/o obbedisce, costui – dopo una lunga serie di tentativi di "correzione" – viene "dimesso" per il bene suo e della comunità. Non la trovo una cosa disdicevole; per qualsiasi membro di un Ordine, e a mio avviso ancor più per per un membro dell'Ordine di San Giovanni in Obbedienza, rifiutare di aderire al magistero Pontificio - a prescindere dalle ragioni di esso - è davvero deplorevole, giacché si disconosce il Pastore supremo e universale dalla cui autorità l'Ordine promana. Peraltro, a quanto mi risulta – tenga conto che io non sono ascritto all'Ordine di San Giovanni – la dimissione, ove si è resa necessaria per la pertinace ostinazione, è stata operata rispettando tutte le norme canoniche, dando modo alla persona di rivedere le proprie posizioni (cosa che non è avvenuta... e anche qui si potrebbero scrivere volumi in merito al "cuore di pietra")... quindi non parlerei di "epurazione", ma solo di "rispetto".

Detto questo, so bene che "le parole hanno il valore che dà loro chi le ascolta", quindi non mi meraviglierò se alle mie parole seguiranno solo critiche, perché non si vuole ascoltare né si vuole leggere ciò che va contro le proprie idee. Ricordo però, soprattutto a me stesso, che restare "irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico" è un atteggiamento che l'attuale Pontefice, nel suo Magistero ordinario (Esortazione apostolica Gaudete et Exsultate) ha sanzionato come neo-pelagianesimo, e il pelagianesimo, attenzione, non è una cosa bella, è una eresia.... solo per rinfrescare la memoria:

57. Ci sono ancora dei cristiani che si impegnano nel seguire [la] strada ... dell’adorazione della volontà umana e della propria capacità, che si traduce in un autocompiacimento egocentrico ed elitario privo del vero amore. Si manifesta in molti atteggiamenti apparentemente diversi tra loro: l’ossessione per la legge, il fascino di esibire conquiste sociali e politiche, l’ostentazione nella cura della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa...

58. Molte volte, contro l’impulso dello Spirito, la vita della Chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi. Questo accade quando alcuni gruppi cristiani danno eccessiva importanza all’osservanza di determinate norme proprie, di costumi o stili. In questo modo, spesso si riduce e si reprime il Vangelo, togliendogli la sua affascinante semplicità e il suo sapore. E’ forse una forma sottile di pelagianesimo, perché sembra sottomettere la vita della grazia a certe strutture umane. Questo riguarda gruppi, movimenti e comunità, ed è ciò che spiega perché tante volte iniziano con un’intensa vita nello Spirito, ma poi finiscono fossilizzati... o corrotti.


In conclusione, mi consenta di ringraziarla, perché con la sua "provocazione" mi ha offerto la possibilità di confermarmi una volta ancora come obbediente discepolo, conservando la comunione con la Chiesa Cattolica e con il suo attuale Pontefice.

g.i.

reverendo,
quanto mi sarebbe piaciuto leggere queste parole quando il povero Benedetto XVI venne violentemente attaccato da tanti vescovi e cardinali dopo la promulgazione del motu proprio S.P., o dopo la D.I. di San Giovanni Paolo II o la H.V. di San Paolo VI e nessuno di quei pubblici ribelli venne epurato, oggi chi usa atteggiamenti che sono ben lontani da quelli, subisce la scomunica dell'intellighenzia e la richiesta di epurazione dalle sue realtà.
E' troppo chiedere par condicio?
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Re: Lettera ai Gran Priorati inglesi SMOM

Messaggioda Tilius » martedì 18 giugno 2019, 18:08

nicolad72 ha scritto:E' troppo chiedere par condicio?

É retorica.
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Re: Lettera ai Gran Priorati inglesi SMOM

Messaggioda nicolad72 » martedì 18 giugno 2019, 18:15

Tilius ha scritto:
nicolad72 ha scritto:E' troppo chiedere par condicio?

É retorica.

Questa è eristica

Il resto è diritto!
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Re: Lettera ai Gran Priorati inglesi SMOM

Messaggioda Tilius » martedì 18 giugno 2019, 18:41

La teologia, e la tradizione della Chiesa, vogliamo ridurle al mero diritto?
Che poi, perdonami, ma il primo a uscire dai ranghi del diritto é stato proprio Festing con quei goffi e scomposti tentativi di silurare Boeselager (in barba alla Carta e quindi al diritto).
Chi di spada ferisce... di dimissioni (chieste e ottenute) perisce.
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Re: Lettera ai Gran Priorati inglesi SMOM

Messaggioda Bessarione » martedì 18 giugno 2019, 19:13

Tilius ha scritto:Chi di spada ferisce... di dimissioni (chieste e ottenute) perisce.

Suppongo che questa tua affermazione sia valida anche nei confronti di chi ha attuato questo goffo e scomposto tentativo di manipolare a proprio piacimento il contenuto dell'art. 3 del motu proprio Summorum Pontificum.
In hoc signo vinces
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Re: Lettera ai Gran Priorati inglesi SMOM

Messaggioda Tilius » martedì 18 giugno 2019, 20:35

Bessarione ha scritto:
Tilius ha scritto:Chi di spada ferisce... di dimissioni (chieste e ottenute) perisce.

Suppongo che questa tua affermazione sia valida anche nei confronti di chi ha attuato questo goffo e scomposto tentativo di manipolare a proprio piacimento il contenuto dell'art. 3 del motu proprio Summorum Pontificum.

Perdonami se mi ripeto: trovo (e lo ho già fatto presente) che la tua interpretazione dell'art. 3 del motu proprio Summorum Pontificum travisi il senso del detto articolo in verso diametralmente opposto a quello che in realtà ha.
Poi ognuno è libero di pensarla come vuole: in fondo - tanto per rimanere in ambito cavalleresco - anche il famigerato parere del Consiglio di Stato in merito agli "ordini non nazionali" travisa in verso diametralmente opposto quello che era il senso della legge 178/1951.
Cordialità.
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Re: Lettera ai Gran Priorati inglesi SMOM

Messaggioda nicolad72 » mercoledì 19 giugno 2019, 12:12

Alessio Bruno Bedini ha scritto:E comunque se Papa Francesco ha facoltà di legare e sciogliere in cielo e in terra, avrà facoltà di vietare la Messa Tridentina o no? [dev.gif]


Che abbia il coraggio di farlo... l'impressione è che non lui ma chi lo osanna agisca avvalendosi della sua autorità per andare contro quanto stabilito dai suoi predecessori.
Il papa che può non fa, non agisce direttamente, ma non sembra neppure prendere posizione nei confronti di chi invece agisce paventando la sua protezione o il suo placet.
E' questo dualismo che sconcerta il suo non dire SI - NO, anzi in un recente articolo di Spadaro che fa il resoconto di un incontro con i gesuiti in una nunziatura, sembra che egli aberri il si/no, che vuole che termini il tempo in cui o è si o è no...
Ma che almeno lo dica chiaramente e non lo faccia riferire a Spadaro... in un resoconto ufficioso.
Ciò che ferisce e divide è la mancanza di chiarezza e ufficialità delle sue decisioni più controverse.
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Re: Lettera ai Gran Priorati inglesi SMOM

Messaggioda Cav.OSSML » mercoledì 19 giugno 2019, 16:45

Sono noti i recenti reiterati proclami di piena e di totale ed incondizionata adesione alle parole di Papa Francesco, nonché l’ossequiente riguardo ai temi più cari allo stesso Santo Padre da parte del SMOM, ed in particolare da parte del suo attuale Gran Maestro (il quale era, del resto, il candidato più gradito alla Santa Sede).
E’inoltre di tutta evidenza ed innegabile che su questioni eticamente e spiritualmente sensibili, con questo Pontificato, si sia in parte sostituita una poderosa adesione alle parole d’ordine del politically correct: immigrazionismo, pluralismo religioso, genere.
In quest’ottica “postmoderna” quale interesse possono quindi ancora avere per i vertici della Chiesa Cattolica dei temi legati alla “Tradizione” quali, nel caso concreto, la celebrazione della messa in latino con il vecchio messale tridentino?
E poi mi chiedo, e vi chiedo, quanto è ancora realmente sovrano il Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, che si è dimostrato, soprattutto nell’ultimo periodo, un Ordine certamente obbedientissimo?
Le tradizioni sono le patenti di nobilità dei popoli.
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Re: Lettera ai Gran Priorati inglesi SMOM

Messaggioda T.G.Cravarezza » mercoledì 19 giugno 2019, 17:45

Cav.OSSML ha scritto:E poi mi chiedo, e vi chiedo, quanto è ancora realmente sovrano il Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, che si è dimostrato, soprattutto nell’ultimo periodo, un Ordine certamente obbedientissimo?


Che un ordine religioso, così è indicato all'art.1 della sua Carta Costituzionale, sia obbediente alla Santa Sede e al Papa, io lo ritengo un merito e non un demerito. E se la sovranità dell'Ordine, anzichè essere funzionale alla missione dell'Ordine, cioè la difesa della Fede e l'aiuto al Prossimo, diviene un'ostacolo all'obbedienza che deve al Papa e alla Santa Sede, allora forse ho un concetto differente di quello che è tale caratteristica dell'Ordine.

Per il resto... ho già espresso il mio pensiero. Ritengo che la scelta del Gran Maestro, assolutamente legittima anche per quanto previsto dalla Summorum, sia stata dettata dall'uso strumentale che alcune delegazioni e/o Associazioni Nazionali e/o Priorati potessero fare della Messa tridentina. Che un ordine religiosa decida di seguire specificatamente la forma ordinaria del rito della propria chiesa... mi pare più che normale e naturale. Piuttosto impegniamoci tutti, cavalieri e cappellani, affinché le celebrazioni siano liturgicamente ineccepibili e il rito nella forma ordinaria permette delle ottime celebrazioni a livello estetico/liturgico se si rispettano le norme che la Chiesa ha indicato.
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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