"Plebei e altri animali": che ne pensate?

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

Moderatori: Tilius, Mario Volpe, nicolad72

Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 15 aprile 2019, 22:43

A chi manca il danaio, non solo mancano pietre, erbe e parole, ma l'aria, la terra, l'acqua, il fuoco e la vita istessa. (Giordano Bruno)

Il denaro è lo sterco del diavolo. Lo penso davvero perché ho visto persone far qualsiasi cosa per denaro.
Per questo motivo credo che sia fondamentale aver una propria solida base economica prima di dedicare tempo agli altri. Altrimenti si cercherà di sfruttare la propria posizione per guadagnare qualcosa. Abbiamo visto anche questo nelle associazioni filantropiche.
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 6736
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda Elmar Lang » martedì 16 aprile 2019, 9:01

Cav.OSSML ha scritto:
Elmar Lang ha scritto:Però per poter vivere "more nobilium", occorre avere anche i mezzi necessari...

Non mi risulta che nel corso dei processi di nobiltà, nella istruzione delle istanze presentate dagli aspiranti alla ricezione nelle categorie nobiliari del SMOM, venga richiesta tra la documentazione necessaria anche il modello Unico o il modello 730.
Più che una vera e propria ricchezza risulta necessaria una dignitosa posizione sociale dei quarti non nobiliari e viene richiesta al postulante un’ineccepibile moralità ed una perfetta condotta cavalleresca e cristiana.


Io mi riallacciavo (forse con una punta d'ironia) ad altra discussione, ove si discettava appunto di cosa significhi vivere "more nobilium"...

Circa il fatto che il danaro sia lo sterco del diavolo, vorrei soggiungere però che senza d'esso, non avremmo San Pietro, la Cappella Sistina, non potremo ricostruire la Cattedrale Metropolitana di Parigi; nemmeno le Piramidi d'Egitto, si sarebbero potute costruire... e senza l'impiego di enormi risorse finanziarie, la Chiesa Cattolica non potrebbe finanziare le sue opere sparse ai quattro angoli del globo, ove assiste ed aiuta gli ultimi e gli affamati mediante ospedali, scuole, istituzioni di soccorso, ecc.

Il diavolo si manifesta nel come si usano o abusano, danaro e ricchezza.
Non fidatevi mai delle statistiche, se non siete stati voi a falsificarle. (P. Kalpholz)
Avatar utente
Elmar Lang
 
Messaggi: 3149
Iscritto il: mercoledì 6 ottobre 2004, 10:02
Località: Nord Italia

Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 16 aprile 2019, 12:10

Elmar Lang ha scritto:Il diavolo si manifesta nel come si usano o abusano, danaro e ricchezza.


Sicuramente ma non era questo il senso del mio discorso.

Io sostengo che chiunque si impegni a favore degli altri (in politica come negli OOCC) deve avere un patrimonio personale consistente, altrimenti il rischio è che cerchi di fare fortuna con i soldi altrui..
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 6736
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda contegufo » martedì 16 aprile 2019, 17:27

Per quanto possa sembrare strano, chi opera sul campo è sullo stesso piano di chi finanzia sperando, ma non è detto, che questi sia ugualmente presente.
Credo che però alla fine sia più produttiva la carità spiccia manifesta in modi e maniere diverse piuttosto che le elargizioni spettacolo.

Saluti
Immagine
Avatar utente
contegufo
 
Messaggi: 2505
Iscritto il: sabato 1 maggio 2010, 21:13
Località: Repubblica di Lucca

Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda Nessuno » giovedì 18 aprile 2019, 6:58

FP ha scritto:Ho acquistato il libro soprattutto per avere il Massimario e studiarlo nel dettaglio.
Riguardo alla polemica che fa l'autore nella parte "narrativa" del suo libro, invece, il mio atteggiamento è il più aperto possibile e quindi vorrei parlare delle cose che mi hanno convinto e che condivido e delle cose a mio avviso "non sense".
Primum: cosa dovrei pensare di alcuni Cavalieri di Malta che considerano i neri e i non discendenti da nobili una "razza" a parte? Semplicemente che sono dei disturbati mentali. Questo non fa di tutto l'Ordine un consesso di malati di mente ed anche l'autore lo specifica.
Ma allora perché questo libro di "denuncia" se parliamo di una manciata di folli razzisti? L'autore ce lo dice, indirettamente, in più punti: l'essere stato respinto dalla categoria nobiliare alla quale aspirava. Perché? Perché la sua famiglia è una famiglia cosiddetta "more nobilium". E ciò è tanto lampante quando parla di candidati "more nobilium" che vengono ingiustamente "relegati tra i plebei" poiché la "centenaria prescrizione" non è più in uso per il quarto principale e anche quando dice che un suo conoscente "sedicente more nobilium" è stato frettolosamente ammesso nella categoria nobiliare piuttosto che in Grazia Magistrale, come era stato inizialmente pensato, perché probabilmente, questo sembra lasciare intendere l'autore, aveva qualche "aggancio" nell'Ordine.
Quella dell'autore è dunque, se non invidia, quantomeno una "ripicca", che lo porta sino al punto di descrivere lo "jus patronatus" come un antico privilegio odioso e classista, tutt'altro che frutto della devozione, volto ad una primaria nobilitazione della famiglia, che a quel punto può dimostrare facilmente il proprio "mos nobilium". Evidentemente l'autore, anche provenendo da una famiglia civile, non ha trovato nemmeno traccia di un patronato nei trascorsi della sua famiglia. Quindi probabilmente la sua non era neanche una famiglia "more nobilium", ma piuttosto una famiglia benestante e rispettabile, senza però appannaggio nobiliare. E anche se lo avesse avuto, sarebbe questo bastato a provare la nobiltà generosa? Certamente no. E questo non per razzismo, ma semplicemente per via del fatto che la nobiltà, o è uno status sancito per legge, o non esiste.
Provate a dire ad un dottore in una qualsiasi disciplina, ingegneria, medicina, giurisprudenza ecc. se vuole essere equiparato ad uno che si autoproclama dottore asserendo di aver studiato esattamente gli stessi volumi che ha studiato lui per conseguire la laurea MA, guarda caso, non ha mai sostenuto neanche un esame e vedete cosa il dottore vi risponde.
Perciò, che senso ha voler far parte delle categorie nobiliari del SMOM se poi, quando non si ha nobiltà generosa e non vi si ha accesso, si devono attuare simili ripicche?
Io sono tutt'altro che un conservatore, anzi sono l'esatto contrario, ma non sono uno di quelli che dicono che la nobiltà di un casato deve essere obbligatoriamente soltanto tramandata sottoforma di storiografia: perché non posso tramandare ai miei figli, se mi è consentito, ben più che una tradizione e quindi anche un riconoscimento legale della nobiltà? Non c'è niente di male nel volerlo, come non c'è niente di male a non volerlo oppure ad essere ricchi o poveri, nobili o non nobili.
E un'ultima cosa: non credo affatto che se uno cade in disgrazia economica perda quella distinzione che gli spetta per diritto di sangue, per cui temo proprio che chi pensa che non si possa "riscoprire" di avere un passato nobiliare sia fuori strada: in un topic su questo forum si parla di moltissime famiglie con rami cadetti che, con il passare dei secoli, hanno totalmente perso coscienza della propria agnazione nobiliare, cosa che può avvenire anche a seguito di disgrazie ancora peggiori della povertà (morte di entrambi i genitori e dispersione del patrimonio per esempio).
Quindi, riassumendo, se non si hanno prove della propria nobiltà generosa è inutile accanirsi a voler far parte di un consesso di nobili e, per contro, non ha assolutamente senso non accogliere in questi consessi chi ne avrebbe diritto jure sanguinis ma non ha più quell'appannaggio tipico dell'aristocrazia (censo, parentadi nobili e visibilità sociale).
Abolire le categorie nobiliari a chi farebbe comodo? Cosa cambierebbe per il mondo? Temo nulla. Sarebbe il contentino per chi vuole essere insensatamente nobile a tutti i costi mentre il 99,99% delle persone non è nobile e la maggior parte di questi vive una vita felice e serena, senza nessuna paranoia e complesso di inferiorità perché "non è nobile"... [bangin.gif]



Io ho letto il libro e l'autore dice chiaramente di provenire da una famiglia della piccola nobiltà.
Nessuno
 
Messaggi: 256
Iscritto il: lunedì 9 febbraio 2009, 22:08

Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda FP » giovedì 18 aprile 2019, 8:53

Io ho letto il libro e l'autore dice chiaramente di provenire da una famiglia della piccola nobiltà.

Certo che lo dice, ma nel libro, non involontariamente, lascia intendere che la sua famiglia sia stata respinta dalle categorie nobiliari del SMOM.
La nobiltà è uno status giuridico e "civiltà o "more nobilium" non sono sinonimi di nobiltà generosa (ex genere, trasmessa ereditariamente come qualità giuridicamente esistente).
~ Tua vivimus luce ~
FP
 
Messaggi: 1496
Iscritto il: giovedì 20 marzo 2003, 15:39

Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda Nessuno » giovedì 18 aprile 2019, 18:22

FP ha scritto:
Io ho letto il libro e l'autore dice chiaramente di provenire da una famiglia della piccola nobiltà.

Certo che lo dice, ma nel libro, non involontariamente, lascia intendere che la sua famiglia sia stata respinta dalle categorie nobiliari del SMOM.
La nobiltà è uno status giuridico e "civiltà o "more nobilium" non sono sinonimi di nobiltà generosa (ex genere, trasmessa ereditariamente come qualità giuridicamente esistente).


Sicuramente sono due cose differenti. Tuttavia, non comprendo come il libro possa averLe dato quell'idea di respingimento... per gran parte della narrazione l'autore non fa altro che menzionare episodi avvenuti durante la sua esperienza dentro l'ordine.
Nessuno
 
Messaggi: 256
Iscritto il: lunedì 9 febbraio 2009, 22:08

Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda FP » giovedì 18 aprile 2019, 21:46

Nessuno ha scritto:
FP ha scritto:
Io ho letto il libro e l'autore dice chiaramente di provenire da una famiglia della piccola nobiltà.

Certo che lo dice, ma nel libro, non involontariamente, lascia intendere che la sua famiglia sia stata respinta dalle categorie nobiliari del SMOM.
La nobiltà è uno status giuridico e "civiltà o "more nobilium" non sono sinonimi di nobiltà generosa (ex genere, trasmessa ereditariamente come qualità giuridicamente esistente).


Sicuramente sono due cose differenti. Tuttavia, non comprendo come il libro possa averLe dato quell'idea di respingimento... per gran parte della narrazione l'autore non fa altro che menzionare episodi avvenuti durante la sua esperienza dentro l'ordine.

Ci sono quei passaggi che ho menzionato e inoltre, se fosse stato già ricevuto nelle classi nobiliari non avrebbe avuto il trattamento di indifferenza che descrive, altrimenti la sua tesi sarebbe falsa. Dubito seriamente che un nobile, Cavaliere di Grazia e Devozione (scarto a prescindere l'Onore e Devozione perché ormai solo le generazioni più anziane hanno 4/4), si metterebbe dal nulla ad alzare un polverone contro i suoi pari, piuttosto che magari cercare altri Cavalieri di buon senso per riformare l'Ordine dall'interno! Penso che sociologicamente fili questo ragionamento. Inoltre da indiscrezioni ho avuto conferma della mia tesi.
~ Tua vivimus luce ~
FP
 
Messaggi: 1496
Iscritto il: giovedì 20 marzo 2003, 15:39

Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » venerdì 19 aprile 2019, 13:18

Prima o poi troverò il tempo per leggerlo il libro.
Però nel SMOM non vedo "razzismo" da parte di chi ascritto alle categorie nobiliari verso chi ascritto in altre categorie. Anzi, potrei raccontare tanti aneddoti proprio in senso contrario.

Piuttosto invece posso dire che alcuni amici che sono in onore e devozione o grazia e devozione sono abbastanza ignoranti sulla storia della loro famiglia e questo, come gli rinfaccio spesso, è grave. Non dico che devi conoscere la storia delle principali famiglie italiane, ma almeno la storia della tua famiglia devi saperla bene..

Con gli ignoranti effettivamente mi viene a volte di essere razzista .. anche se poi prevale lo spirito di carità cristiana ;)
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 6736
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda FP » venerdì 19 aprile 2019, 14:16

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Prima o poi troverò il tempo per leggerlo il libro.
Però nel SMOM non vedo "razzismo" da parte di chi ascritto alle categorie nobiliari verso chi ascritto in altre categorie. Anzi, potrei raccontare tanti aneddoti proprio in senso contrario.

Ma infatti io non credo molto alla tesi sostenuta dall'autore. Sono i nobili spesso ad essere considerati una razza in via di estinzione, di parassiti, di ex schiavisti ecc. quindi chi entra "per merito" probabilmente li vede sotto una cattiva luce.
Il voler dimostrare a tutti i costi che i discendenti di famiglie nobili sono cattivi cristiani conferma ancor più quello che sostengo: l'autore è un rosicone.
~ Tua vivimus luce ~
FP
 
Messaggi: 1496
Iscritto il: giovedì 20 marzo 2003, 15:39

Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda Nessuno » venerdì 19 aprile 2019, 19:02

FP ha scritto:
Nessuno ha scritto:
FP ha scritto:
Io ho letto il libro e l'autore dice chiaramente di provenire da una famiglia della piccola nobiltà.

Certo che lo dice, ma nel libro, non involontariamente, lascia intendere che la sua famiglia sia stata respinta dalle categorie nobiliari del SMOM.
La nobiltà è uno status giuridico e "civiltà o "more nobilium" non sono sinonimi di nobiltà generosa (ex genere, trasmessa ereditariamente come qualità giuridicamente esistente).


Sicuramente sono due cose differenti. Tuttavia, non comprendo come il libro possa averLe dato quell'idea di respingimento... per gran parte della narrazione l'autore non fa altro che menzionare episodi avvenuti durante la sua esperienza dentro l'ordine.

Ci sono quei passaggi che ho menzionato e inoltre, se fosse stato già ricevuto nelle classi nobiliari non avrebbe avuto il trattamento di indifferenza che descrive, altrimenti la sua tesi sarebbe falsa. Dubito seriamente che un nobile, Cavaliere di Grazia e Devozione (scarto a prescindere l'Onore e Devozione perché ormai solo le generazioni più anziane hanno 4/4), si metterebbe dal nulla ad alzare un polverone contro i suoi pari, piuttosto che magari cercare altri Cavalieri di buon senso per riformare l'Ordine dall'interno! Penso che sociologicamente fili questo ragionamento. Inoltre da indiscrezioni ho avuto conferma della mia tesi.


Sarebbe stato opportuno riportare la stringa bibliografica completa di numero della/e pagina/e riguardante i passaggi menzionati da Lei... dal momento che l'opera è edita da una unica casa editrice, non avremmo avuto problemi anche con il solo numero della pagina.

Sto rileggendo il libro per rintracciare i passaggi da Lei "riportati", ma sto impiegando troppo tempo a leggere parola per parola tutte le 253 pagine (non vorrei tralasciare neppure l'appendice e la bibliografia).

Comunque, vado a memoria, l'autore sembra essere chiaro nel presentare la nobilitazione come una cosa naturale nei tempi passati, ma non più sussistente oggigiorno. La via per nobilitare una schiatta e/o una persona non è più percorribile, ma lo era fino a pochi decenni fa: da qui il livore verso i nobili che guardano dall'alto verso il basso i non nobili, dimenticando che, forse, molti di quei nobili a 4/4, sul ramo principale, potrebbero discendere proprio dal borghese che, a fine Ottocento, era riuscito ad acquistare un titolo. Io credo che sia questo il messaggio che vuole trasmettere l'autore nelle prime pagine del libro. Quindi, non penso che faccia riferimento a se stesso: se egli stesso è titolato, di che cosa avrebbe dovuto dotarsi per considerarsi pari degli altri nobili?
Nessuno
 
Messaggi: 256
Iscritto il: lunedì 9 febbraio 2009, 22:08

Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda FP » venerdì 19 aprile 2019, 21:02

Nessuno ha scritto:Sarebbe stato opportuno riportare la stringa bibliografica completa di numero della/e pagina/e riguardante i passaggi menzionati da Lei... dal momento che l'opera è edita da una unica casa editrice, non avremmo avuto problemi anche con il solo numero della pagina.

Sto rileggendo il libro per rintracciare i passaggi da Lei "riportati", ma sto impiegando troppo tempo a leggere parola per parola tutte le 253 pagine (non vorrei tralasciare neppure l'appendice e la bibliografia).

Comunque, vado a memoria, l'autore sembra essere chiaro nel presentare la nobilitazione come una cosa naturale nei tempi passati, ma non più sussistente oggigiorno. La via per nobilitare una schiatta e/o una persona non è più percorribile, ma lo era fino a pochi decenni fa: da qui il livore verso i nobili che guardano dall'alto verso il basso i non nobili, dimenticando che, forse, molti di quei nobili a 4/4, sul ramo principale, potrebbero discendere proprio dal borghese che, a fine Ottocento, era riuscito ad acquistare un titolo. Io credo che sia questo il messaggio che vuole trasmettere l'autore nelle prime pagine del libro. Quindi, non penso che faccia riferimento a se stesso: se egli stesso è titolato, di che cosa avrebbe dovuto dotarsi per considerarsi pari degli altri nobili?

Allora può leggere a pag. 210 nota 380 e a pag. 211 nota a pie' di pagina.
Per quanto riguarda le indiscrezioni che hanno confermato la mia idea, beh, quelle non posso riportarle. Posso solo dirLe che l'autore era (o è ancora) in SMOM ma in una categoria non nobiliare.
~ Tua vivimus luce ~
FP
 
Messaggi: 1496
Iscritto il: giovedì 20 marzo 2003, 15:39

Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda FP » venerdì 19 aprile 2019, 21:23

Nessuno ha scritto:Sto rileggendo il libro per rintracciare i passaggi da Lei "riportati", ma sto impiegando troppo tempo a leggere parola per parola tutte le 253 pagine (non vorrei tralasciare neppure l'appendice e la bibliografia).

Le chiedo inoltre di tenere a mente quello che Le ho detto sopra, cioè che l'autore non fa o faceva parte di una categoria nobiliare e di leggere questi passi tratti dall'introduzione, a pag. 2:

"...Con l'eccezione delle poche persone sinceramente dedite alla carità, i sentimenti che intesi provenire da chi avrei dovuto chiamare "confratello" erano di palese diffidenza, per non dire di malcelata ostilità..."

Prima questione: se l'autore è davvero nobile e in Grazia e Devozione, perché questa ostilità nei suoi confronti? Evidentemente, pena l'indimostrabilità della sua tesi, egli non è in categoria nobiliare.

"...e malgrado il disprezzo che mi veniva costantemente riservato..."

Qui è chiaro che stesse parlando di sé stesso, della sua personale esperienza. E a pag. 4:

"...Dai pochi nobili che sanno di questo mio scritto ho già raccolto commenti di ineguagliabile profondità, in linea con lo spirito della loro categoria: "sei solo invidioso", "sei un sindacalista"..."metti incinta una nobile, sposala e vedrai che ti passa..."

Se uno è tacciato di invidia significa che qualcosa da invidiare, almeno secondo l'accusatore, ce l'ha. Ma cosa? L'autore ce lo dice dopo e con "metti incinta una nobile...vedrai che ti passa" si capisce subito perché viene definito invidioso: quello che gli manca è la nobiltà.
~ Tua vivimus luce ~
FP
 
Messaggi: 1496
Iscritto il: giovedì 20 marzo 2003, 15:39

Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda Nessuno » domenica 21 aprile 2019, 13:41

FP ha scritto:
Nessuno ha scritto:Sarebbe stato opportuno riportare la stringa bibliografica completa di numero della/e pagina/e riguardante i passaggi menzionati da Lei... dal momento che l'opera è edita da una unica casa editrice, non avremmo avuto problemi anche con il solo numero della pagina.

Sto rileggendo il libro per rintracciare i passaggi da Lei "riportati", ma sto impiegando troppo tempo a leggere parola per parola tutte le 253 pagine (non vorrei tralasciare neppure l'appendice e la bibliografia).

Comunque, vado a memoria, l'autore sembra essere chiaro nel presentare la nobilitazione come una cosa naturale nei tempi passati, ma non più sussistente oggigiorno. La via per nobilitare una schiatta e/o una persona non è più percorribile, ma lo era fino a pochi decenni fa: da qui il livore verso i nobili che guardano dall'alto verso il basso i non nobili, dimenticando che, forse, molti di quei nobili a 4/4, sul ramo principale, potrebbero discendere proprio dal borghese che, a fine Ottocento, era riuscito ad acquistare un titolo. Io credo che sia questo il messaggio che vuole trasmettere l'autore nelle prime pagine del libro. Quindi, non penso che faccia riferimento a se stesso: se egli stesso è titolato, di che cosa avrebbe dovuto dotarsi per considerarsi pari degli altri nobili?

Allora può leggere a pag. 210 nota 380 e a pag. 211 nota a pie' di pagina.
Per quanto riguarda le indiscrezioni che hanno confermato la mia idea, beh, quelle non posso riportarle. Posso solo dirLe che l'autore era (o è ancora) in SMOM ma in una categoria non nobiliare.


Dunque, anzitutto un augurio di buona Pasqua a tutti coloro che leggono e che frequentano il forum.

Ora, dal momento che io non ho la possibilità di verificare le indiscrezioni di cui parla, ma che, ovviamente, reputo certe e corrette, ebbene, io dico che non posso assolutamente leggere come ha letto lei le pagine che mi ha sottoposto: se avessi dovuto scrivere io tale nota 380, l'avrei scritta alla stessa maniera, in quanto l'autore pare porre il fuoco del contenuto sul fatto che, date le informazioni fornite nelle pagine precedenti, non ha senso richiedere soli 100 anni di nobiltà sul ramo principale, quando esistono famiglie con distinta civiltà (o assimilabile) da almeno 300 aventi una storia familiare sicuramente più pregnante rispetto a quella del conte dall'altro ieri! Non conoscendo le indiscrezioni di cui parla, non posso, da lettore, pensare male dell'autore e ritenere che abbia voluto fare sfogo alla sua personale crociata contro l'esclusione dall'ordine.

FP ha scritto:
Nessuno ha scritto:Sto rileggendo il libro per rintracciare i passaggi da Lei "riportati", ma sto impiegando troppo tempo a leggere parola per parola tutte le 253 pagine (non vorrei tralasciare neppure l'appendice e la bibliografia).

Le chiedo inoltre di tenere a mente quello che Le ho detto sopra, cioè che l'autore non fa o faceva parte di una categoria nobiliare e di leggere questi passi tratti dall'introduzione, a pag. 2:

"...Con l'eccezione delle poche persone sinceramente dedite alla carità, i sentimenti che intesi provenire da chi avrei dovuto chiamare "confratello" erano di palese diffidenza, per non dire di malcelata ostilità..."

Prima questione: se l'autore è davvero nobile e in Grazia e Devozione, perché questa ostilità nei suoi confronti? Evidentemente, pena l'indimostrabilità della sua tesi, egli non è in categoria nobiliare.

"...e malgrado il disprezzo che mi veniva costantemente riservato..."

Qui è chiaro che stesse parlando di sé stesso, della sua personale esperienza. E a pag. 4:

"...Dai pochi nobili che sanno di questo mio scritto ho già raccolto commenti di ineguagliabile profondità, in linea con lo spirito della loro categoria: "sei solo invidioso", "sei un sindacalista"..."metti incinta una nobile, sposala e vedrai che ti passa..."

Se uno è tacciato di invidia significa che qualcosa da invidiare, almeno secondo l'accusatore, ce l'ha. Ma cosa? L'autore ce lo dice dopo e con "metti incinta una nobile...vedrai che ti passa" si capisce subito perché viene definito invidioso: quello che gli manca è la nobiltà.


Intorno alle pagine qui citate, invece, mi sento di darLe ragione. Effettivamente, pare proprio che debba aver avuto qualche problema con la dimostrazione della propria nobiltà. Tuttavia, potrebbe anche essere una reazione alle idee dell'autore stesso che, pare, potrebbe averle esternate ai confratelli più conservatori.

Quello che non comprendo è la seguente ambiguità:
se l'autore appartiene alla piccola nobiltà, perché mai dovrebbe sposarsi una nobile per farsi passare la mania di essere nobile? Se io dovessi appartenere alla piccola nobiltà, non avrei bisogno di sposare una nobile per essere tale: lo sono già.

Secondo me, qui, si apre la questione che io, già da tempo, avevo sollevato: non tutti i nobili possono entrare nell'Ordine di Malta nelle categorie a loro riservate. Perché? Semplice: a quanto pare, la condizione di nobiltà dovrebbe essere accompagnata da una vita more nobilium.

Ho seguito le ricerche genealogiche di una persona che potrebbe ritrovarsi nelle medesime condizioni dell'autore: documenti alla mano, tale persona discende da una famiglia di capitanei vescovili dell'XI secolo. Documenti alla mano, significa, ad oggi, dopo aver riunito gli esiti di tutto il gruppo di ricerca, circa 6000 pagine di atti (tra notarili, parrocchiali, catastali, ecc...). I collegamenti genealogici sono accuratissimi e, grazie alla grande mole di documentazione, la percentuale di ambiguità di ogni collegamento è ridotta ad un minimo irrilevabile. Detto questo, secondo Lei, tale persona potrebbe entrare nelle categorie nobiliari dell'ordine? Sappiamo entrambi che la risposta è no. Eppure tale persona ha origini non nobili, bensì nobilissime: dai milites legati al vescovo... ma negli ultimi 500 anni sono stati dei poveri contadini...
Nessuno
 
Messaggi: 256
Iscritto il: lunedì 9 febbraio 2009, 22:08

Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda FP » domenica 21 aprile 2019, 14:26

Nessuno ha scritto: Eppure tale persona ha origini non nobili, bensì nobilissime: dai milites legati al vescovo... ma negli ultimi 500 anni sono stati dei poveri contadini...

Una buona e serena Pasqua anche a Lei e a tutti i lettori del forum!
Rispetto alla questione dei militi potremmo fare delle ipotesi. Se non ho letto male questi militi erano vassalli e quindi feudatari del vescovo, quindi, in quanto tali, nobili. Tuttavia Lei dice che hanno perso ben cinque secoli fa il tenore di vita nobiliare. Credo che questa fosse la necessaria conseguenza della perdita dei feudi e degli onori legati all'essere militi vescovili.
Il Massimario SMOM afferma che, se una famiglia perde il feudo, si deve valutare se essa ha continuato comunque a mantenere un tenore di vita nobiliare oppure no. Quindi nel caso del Suo amico temo che la nobiltà abbia concluso la propria esistenza dalla perdita dei feudi e delle cariche e dall'inizio di un tenore di vita non nobiliare. Insomma, dati alla mano, è "purtroppo" solo un ricordo.
Riguardo alla questione della vita more nobilium ho un'idea, formata in 18 anni di ricerche, ormai molto netta: se mai nessuno, Sovrano, Ordini cavallereschi, Organi comunali riconosciuti, riconobbe MAI quel more nobilium come nobiltà generosa e quindi "legalizzata", allora non possiamo neanche parlare di "piccola nobiltà" ma solo di "vita more nobilium", appunto, che è una cosa ben diversa. È come se uno vivesse "more doctorum", cioè come se fosse un dottore e quindi laureato e, senza sostenere alcun esame, chiedesse di essere riconosciuto dottore legalmente da un'università.
Per questo, conoscendo la situazione dell'autore, dichiararsi "di piccola nobiltà" nel suo caso è improprio e l'impropero cafone col quale gli si consiglia di sposare una nobile si riferisce al fatto che egli potrebbe almeno in qualche modo "consolarsi" del non essere un nobile de jure.
~ Tua vivimus luce ~
FP
 
Messaggi: 1496
Iscritto il: giovedì 20 marzo 2003, 15:39

PrecedenteProssimo

Torna a Ordini Cavallereschi, Onorificenze e Sistemi premiali/ Orders of Chivalry & Honours



Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 6 ospiti