"Plebei e altri animali": che ne pensate?

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda Nessuno » lunedì 22 aprile 2019, 6:58

FP ha scritto:
Nessuno ha scritto: Eppure tale persona ha origini non nobili, bensì nobilissime: dai milites legati al vescovo... ma negli ultimi 500 anni sono stati dei poveri contadini...

Una buona e serena Pasqua anche a Lei e a tutti i lettori del forum!
Rispetto alla questione dei militi potremmo fare delle ipotesi. Se non ho letto male questi militi erano vassalli e quindi feudatari del vescovo, quindi, in quanto tali, nobili. Tuttavia Lei dice che hanno perso ben cinque secoli fa il tenore di vita nobiliare. Credo che questa fosse la necessaria conseguenza della perdita dei feudi e degli onori legati all'essere militi vescovili.
Il Massimario SMOM afferma che, se una famiglia perde il feudo, si deve valutare se essa ha continuato comunque a mantenere un tenore di vita nobiliare oppure no. Quindi nel caso del Suo amico temo che la nobiltà abbia concluso la propria esistenza dalla perdita dei feudi e delle cariche e dall'inizio di un tenore di vita non nobiliare. Insomma, dati alla mano, è "purtroppo" solo un ricordo.
Riguardo alla questione della vita more nobilium ho un'idea, formata in 18 anni di ricerche, ormai molto netta: se mai nessuno, Sovrano, Ordini cavallereschi, Organi comunali riconosciuti, riconobbe MAI quel more nobilium come nobiltà generosa e quindi "legalizzata", allora non possiamo neanche parlare di "piccola nobiltà" ma solo di "vita more nobilium", appunto, che è una cosa ben diversa. È come se uno vivesse "more doctorum", cioè come se fosse un dottore e quindi laureato e, senza sostenere alcun esame, chiedesse di essere riconosciuto dottore legalmente da un'università.
Per questo, conoscendo la situazione dell'autore, dichiararsi "di piccola nobiltà" nel suo caso è improprio e l'impropero cafone col quale gli si consiglia di sposare una nobile si riferisce al fatto che egli potrebbe almeno in qualche modo "consolarsi" del non essere un nobile de jure.


Un momento: la mia area è, però, particolarissima per quanto riguarda la nobiltà e il more nobilium. Infatti, non abbiamo mai avuto elenchi ufficiali del patriziato o registri assimilabili. Fino al 1600, inoltre, la differenza tra nobili e non nobili era sottilissima, se i non nobili erano persone con proprietà terriere e se i nobili non erano di origine feudale con titoli acquisiti dalla corona spagnola. Inoltre, avevamo un fenomeno di nobiltà rurale riconosciuta nei documenti ufficiali ma che non è stata metabolizzata dal sistema giuridico post-Seicento. La definizione stessa di nobilis è ballerina: talvolta appare solo per alcune generazioni di una famiglia... e neppure consecutive! Detto questo... come può l'Ordine di Malta stabilire l'entrata nelle categorie nobiliari di un discendente di nobili della mia area? Con l'applicazione delle regole, dunque, nel caso della mia zona, verrebbero, paradossalmente, ammessi nelle categorie nobiliari i borghesi benestanti e i conti dall'altro ieri e non i nobili che erano tali nel Quattrocento, che avevano mantenuto un tenore di vita decente ma che, causa sistema politico, non si sono visti riconosciuti la loro nobiltà.
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Re: "Plebei e altri animali": che ne pensate?

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 22 aprile 2019, 17:43

Cari amici, a mio avviso, però, l'autore del volume non ha ben compreso cosa sia l'Ordine di Malta e la realtà delle proprie categorie.
L'ingresso in Onore e devozione o Grazia e devozione non è mai stato un processo automatico e scontato.
Tanto più è mai stato un mero giudizio basato solo sulle norme ma qualcosa di più complesso che ha sempre unito oltre all'aspetto giurisprudenziale anche quello sociale.
L'ingresso nelle categorie più importanti dell'Ordine Gerosolimitano, infatti questo l'aspetto più importante, è sempre stato un riconoscimento sociale prima ancora che di diritto.
Dunque ancora oggi vediamo, ad esempio, in Onore e devozione case di primissimo piano accanto a case semi sconosciute.
Ciò che conta non è solo la storia della famiglia ma soprattutto la storia della famiglia nell'Ordine.
Questo tipo di mentalità rientra pienamente nella cultura e nella tradizione dell'Ordine: chi è nato in una famiglia nella quale sono già germogliate molte persone benefattrici dell'Ordine, potrà meglio esprimere le sue virtù nel contesto giovannita.
Di questa idea se ne può discutere, anche se io fondamentalmente sono d'accordo con questa tradizione.. nonostante non abbia avuto parenti o antenati nell'Ordine.
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