Modifiche alla Carta e al Codice dello SMOM

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Re: Modifiche alla Carta e al Codice dello SMOM

Messaggioda Elmar Lang » giovedì 11 gennaio 2018, 8:45

[dev.gif] Circa il fenomeno dell'emigrazione, le nazioni civili dovrebbero seriamente interrogarsi e rendersi conto che i miliardi e miliardi di valute spesi nei paesi sottosviluppati a partire dagli anni 50/60, in realtà sono serviti solo ad arricchire locali satrapìe che hanno lasciato i loro popoli in miserie che il periodo cosiddetto coloniale mai conobbe, ed ove molti di quei popoli si sono dilaniati in guerre tribali ed ora religiose.
Enti come l'ordine di Malta, la Croce Rossa ed altri enti Cristiani (non esistono enti islamici che operino con carità, indistintamente per tutti), hanno fatto e fanno molto di più di quanto l'ONU faccia, attraverso le sue elefantiache agenzie.
Forse per assurdo, ma a mio parere sarebbe da prendere in considerazione una sorta di neocolonialismo, ove le storiche nazioni coloniali si riappropriassero dei territori da loro amministrati e, grazie allo sfruttamento delle immense risorse di quei disgraziati paesi, migliorare le condizioni materiali e di vita degli indigeni.
Dobbiamo renderci conto che praticamente nessuno dei paesi ex-colonizzati, ha poi conosciuto la prosperità che ebbe quand'era sotto gli inglesi, francesi, portoghesi, italiani (i belgi dovrebbero fare un esame di coscienza), olandesi, e financo i tedeschi, nel loro breve periodo coloniale.
L'Europa non può sopportare un'immigrazione così massiccia di disperati che fuggono da paesi poverissimi e nello stesso tempo enormemente ricchi di risorse naturali e di potenzialità umane e produttive. Il futuro di quei popoli, non può e non deve essere in un mondo a loro completamente estraneo quale è l'Europa, ma deve essere nelle loro terre, liberate dai locali, corrotti potentati.
E ancora, come mai i "barconi" di emigranti da paesi poveri islamici, non approdano o vengono accolti in nessuno dei ricchissimi paesi arabi, quali Arabia Saudita, Emirati, Qatar, ecc.?
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Re: Modifiche alla Carta e al Codice dello SMOM

Messaggioda Romegas » giovedì 11 gennaio 2018, 9:32

Giusta domanda Elmar. Direi anche che all'Europa interessano questi nuovi schiavi chissà perché. ..Comunque molti immigrati vengono anche da paesi non proprio in difficoltà e spesso appartengono alla classe media, ma vengono lo stesso attirati dall'Europa. Perché? Lo SMOM fa il suo dovere a prestare i soccorsi necessari, ma deve restare fuori da politiche non chiare e distruttive della nostra civiltà, alla quale anche esso appartiene.
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Re: Modifiche alla Carta e al Codice dello SMOM

Messaggioda Cav.OSSML » giovedì 11 gennaio 2018, 11:10

Una sostanziale differenza fra gli schiavisti d’antan e quelli attuali è che i primi provvedevano al mantenimento delle risorse umane che sfruttavano, mentre oggi di tale sostentamento deve farsi carico la comunità.
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Re: Modifiche alla Carta e al Codice dello SMOM

Messaggioda Elmar Lang » giovedì 11 gennaio 2018, 12:16

La differenza può sembrare sottile o ambigua, ma io mi riferisco al colonialismo, non allo schiavismo, i cui imprenditori e fornitori, dall'ineasuribile fonte africana, erano mercanti arabi.
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Re: Modifiche alla Carta e al Codice dello SMOM

Messaggioda Cav.OSSML » giovedì 11 gennaio 2018, 12:31

Elmar Lang ha scritto:La differenza può sembrare sottile o ambigua, ma io mi riferisco al colonialismo, non allo schiavismo, i cui imprenditori e fornitori, dall'ineasuribile fonte africana, erano mercanti arabi.

Io intendevo riferirmi non tanto agli antichi quanto attuali mercanti di schiavi ma più che altro a coloro i quali da queste risorse umane traggono oggi ingenti profitti.
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Re: Modifiche alla Carta e al Codice dello SMOM

Messaggioda Elmar Lang » giovedì 11 gennaio 2018, 16:28

Se gli stati le cui classi più povere sono vittima dei nuovi mercanti di esseri umani, fossero sotto il controllo di stati civili, esse non avrebbero più ragione di partire, perché lavorerebbero assieme ai colonizzatori, per far rendere le proprie terre nell'agricoltura e nell'industria.

Qualcuno ricorda com'era lo Zimbabwe quand'era Rhodesia? Com'erano Mogadiscio e l'Asmara ai tempi italiani? E l'agricoltura in Libia...

Senza dimenticare Alessandria d'Egitto in era pre-Nasser: una vera perla del Mediterraneo, un vivace crocevia di popoli, culture, mercati...

Non dobbiamo più accogliere, se non chi fugge dal rischio d'essere ucciso, ma far sì, pur con un comprensibile nostro ritorno economico, che i popoli sottosviluppati creino essi stessi il progresso per le loro rispettive patrie.
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Re: Modifiche alla Carta e al Codice dello SMOM

Messaggioda Nessuno » giovedì 11 gennaio 2018, 18:43

Elmar Lang ha scritto:Se gli stati le cui classi più povere sono vittima dei nuovi mercanti di esseri umani, fossero sotto il controllo di stati civili, esse non avrebbero più ragione di partire, perché lavorerebbero assieme ai colonizzatori, per far rendere le proprie terre nell'agricoltura e nell'industria.

Qualcuno ricorda com'era lo Zimbabwe quand'era Rhodesia? Com'erano Mogadiscio e l'Asmara ai tempi italiani? E l'agricoltura in Libia...

Senza dimenticare Alessandria d'Egitto in era pre-Nasser: una vera perla del Mediterraneo, un vivace crocevia di popoli, culture, mercati...

Non dobbiamo più accogliere, se non chi fugge dal rischio d'essere ucciso, ma far sì, pur con un comprensibile nostro ritorno economico, che i popoli sottosviluppati creino essi stessi il progresso per le loro rispettive patrie.


Non posso che darti ragione...

Da anni mi reco per alcuni mesi all'anno in Africa a portare sostegno con le mie mani in Paesi sempre differenti che scelgo di anno in anno: ho deciso che non mi bastava lamentarmi dell'immigrazione selvaggia, ma che dovevo fare qualcosa in armonia con il fatto che mi sembrava offensivo e razzista nei confronti dei migranti doverli accogliere come fa l'Occidente con la formula "io posso, quindi ti accolgo... tu non puoi, quindi ringraziami e guarda come siamo meglio di tutti gli altri".

Sono anche stato in Eritrea ad insegnare in un asilo dove si utilizzava sovente l'italiano come lingua veicolare. Nei mesi che sono stato là ho potuto rendermi conto che molti degli Eritrei con cui ho parlato vedono con simpatia gli Italiani... del resto, basta fare una passeggiata ad Asmara per rendersi conto che è ancora Italia laggiù, quanto meno per ciò che si vede in muratura.

Per quanto riguarda lo Zimbabwe, purtroppo non ci sono mai stato... ma sono stato in Lesotho e in Swaziland, nonché in Sudafrica e vi posso assicurare che ho incontrato in tutti e tre i Paesi alcuni bianchi esuli. Non vi descrivo il loro stato, sebbene sia interessante per farsi un'idea di che cosa l'Occidente finge di non conoscere: quando ero a Mvutjini, dopo il lavoro volontario in una scuola al mattino e in un club per doposcuola al pomeriggio, mi concedevo la mia dose di alcool quotidiana presso un locale in Lobamba. Lì ho conosciuto alcuni bianchi terminati in quel fazzoletto di mondo per i motivi più svariati. Uno di loro era un personaggio di una cinquantina d'anni nato proprio in Rhodesia: dopo l'avvento di Mugabe, ha dovuto abbandonare tutto e fuggire altrove... anche perché tutto gli era stato confiscato. Era addirittura impedito il suo accesso a molti servizi e alla scuola, tanto per intenderci. Dopo la fuga, ha sempre vissuto di espedienti: alle ore 16 era già in preda ad ubriacature che sarebbero già leggenda presso i quattordicenni. Insomma, inutile dirvi che, per i due mesi che mi trovavo là, mi aspettava praticamente ogni giorno per farsi offrire rum Red Heart.
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Re: Modifiche alla Carta e al Codice dello SMOM

Messaggioda Elmar Lang » giovedì 11 gennaio 2018, 22:47

Del resto, la fase postcoloniale in praticamente tutti i paesi che conseguirono l'indipendenza dai rispettivi colonizzatori, fu immediatamente contrassegnata dalla presa del potere da parte di spietati despoti, che per prima cosa si diedero ad orripilanti pulizie etniche contro tribù o etnie "rivali", nello stesso tempo arricchendosi enormemente, sfruttando il popolo quanto e peggio di quanto fosse sfruttato dai colonizzatori europei, ed accordandosi per lo sfruttamento di risorse naturali, al solo fine del personale vantaggio.

A tutto ciò oltre l'immiserimento dei popoli, vi è stata pure la mancanza di manutenzione o ampliamento delle infrastrutture che gli europei costruivano nelle colonie, quindi ferrovie, strade, ospedali, scuole, ecc. salvo lodevoli eccezioni, sono finite per ridursi a ruderi a malapena rabberciati dalla buona volontà di pochi o per l'abnegazione di missionari Cristiani (che come sappiamo rischiano quotidianamente la vita) e volontari europei, coadiuvati da indigeni che sinceramente vorrebbero il bene della loro patria.

I paesi ex-colonizzati, è inutile nasconderci dietro un dito, non sono in grado di darsi governi che possano garantire uno sviluppo moderno ed il bene dei loro popoli.
Da ciò il mio provocatorio off-topic, comunque non tanto off, in quanto organizzazioni come l'ordine di Malta ed altre, sarebbero pienamente in grado, di concerto coi governi "neocoloniali", di contribuire al progresso ed alla vera libertà dei paesi sottosviluppati.

Sembrerò ancora controcorrente, ma credo che il vero razzismo, spinto a limiti davvero estremi si manifesti soprattutto nelle guerre etniche e religiose che ancor oggi dilaniano quei potenzialmente ricchissimi paesi, trattenendoli in un'arretratezza ed una disperazione, che torna comodo ai potenti locali. Il tutto, nell'indifferenza dell'ONU, prontissima a bacchettare un paese europeo, ma cieca di fronte a massacri, fame e miseria.

Assurdità tra le assurdità è poi la prassi dell'esproprio dei beni di quei coloni di origine europea che rimasero nei paesi africani ove crearono lavoro e benessere anche agli indigeni. Le loro fattorie, aziende, residenze... tutte abbandonate, depredate o trasformate in ville e tenute private dei nuovi dittatori, ai quali, della povertà dei loro popoli, come detto, non interessa nulla.

L'emigrazione dei poveri da Africa ed Asia, non si fermerà mai e noi Europei non siamo in grado, sul nostro suolo, di garantire loro una vita dignitosa.
Meglio sarebbe quindi, "ricolonizzare" in senso moderno e rispettoso degli indigeni, quelle terre, creando quindi -senza porsi un limite di tempo- una nuova classe dirigente e soprattutto far nascere in quei popoli, mi si consenta il termine, selvaggi o primitivi, il senso dello stato e del rispetto sociale ed infine una moderna, consapevole classe dirigente.
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Re: Modifiche alla Carta e al Codice dello SMOM

Messaggioda T.G.Cravarezza » giovedì 11 gennaio 2018, 22:51

Gli interventi, per quanto off topic, sono stati molto interessanti e di utile approfondimento, però ricordo a tutti che il topic riguarda le modifiche alla Carta SMOM e che l'inserimento del discorso agli ambasciatori era teso a indicare il passaggio riguardante le rifomre.
Di conseguenza invito tutti a tornare in tema, grazie.
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Re: Modifiche alla Carta e al Codice dello SMOM

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » venerdì 26 gennaio 2018, 10:39

Vi riporto una bella intervista di Fra' Giacomo dalla Torre alla rivista della delegazione di Venezia, "L'impegno" del mese di dicembre 2017 http://www.ordinedimaltaitalia.org/imag ... %20WEB.pdf
Ci sono molti spunti interessanti che credo possano abbondantemente tranquillizzare chi ha timore che in questo processo di rinnovamento l'Ordine di Malta possa essere snaturato.

ROMA - Un po’ monaci, un po’ Caritas internazionale - e perché no? - anche antesignani di Medici senza frontiere. Sono nati in Palestina nel 1050, in epoca pre-crociata, e nonostante l’età sono ancora molto attivi. Nel mondo sono oltre 130mila tra frati, professi e laici, votati all’esercizio della carità cristiana. Come ogni ordine religioso, custodisce i principi che hanno ispirato il fondatore, il beato Gerardo, ovvero la “Tuitio fidei et Obsequium pauperum”. ll Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta – questo il suo nome completo e ufficiale – non ha perso il suo fascino originario. Anzi. È presente in 120 paesi, con strutture ospedaliere e attività socio-sanitarie tra le più apprezzate a livello mondiale. Ha un seggio all’ONU come osservatore dal 1994. Recentemente c’è stato un avvicendamento ai vertici con l’elezione di Fra’ Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto a Luogotenente di Gran Maestro del Sovrano Ordine di Malta. Succede a Fra’ Matthew Festing, 79° Gran Maestro, dimessosi il 28 gennaio dello scorso anno.

Eccellenza, Lei è stato eletto alla guida del Sovrano Militare Ordine di Malta in coincidenza con il pellegrinaggio internazionale a Lourdes. Un caso o un segno premonitore?
«Non mi sento di definirlo un evento casuale, ma non ritengo lo si debba considerare un segno premonitore. Sono molto contento che dopo la mia elezione a Luogotenente di Gran Maestro ho potuto chiedere alla Madonna di Lourdes di concedermi il suo sostegno e di guidarmi durante questo anno al vertice dell’Ordine».

Cosa ha provato nel trovarsi a Lourdes come Luogotenente dell’Ordine di Malta?
«Per un membro dell’Ordine il pellegrinaggio a Lourdes costituisce uno dei momenti più importanti dell’anno. Rappresenta una straordinaria occasione di rinnovamento spirituale e di servizio. Il perfetto connubio tra Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum. Per me è stato tutto questo».

Lei è stato nominato dai componenti del Consiglio Compito di Stato dopo le dimissioni di Fra’ Matthew Festing. È un’eredità difficile?
«L’Ordine di Malta sta senza dubbio vivendo un momento speciale della sua storia. Il processo di riforma della Carta Costituzionale e del Codice - sulla quale sono al lavoro circa 200 persone nell’Ordine - è un impegno importante assunto nei confronti dei nostri organismi, dei nostri membri, della Santa Sede e dell’opinione pubblica. Il mio è un mandato di un anno, che sto cercando di svolgere al massimo delle mie possibilità. Cerco di garantire a questo importante processo la massima armonia e unità di intenti. Sarà poi il Consiglio Compito di Stato del 2 e 3 maggio prossimi ad eleggere il mio successore».

È anche successore di Fra’ Andrew Bertie, del quale è in corso la causa di beatificazione, come vive questo ruolo?
«Fra’ Andrew Bertie era una persona straordinaria, dalle doti non comuni e con una spiritualità che è stata di esempio per molti. Di lui conservo numerosi ricordi e prego affi nché il processo per la sua beatifi cazione possa procedere speditamente».

Lei ha pronunciato i voti solenni nel 1993. Qual è lo “stato di salute” dei professi all’interno dell’Ordine?
«Come per altri ordini religiosi della Chiesa Cattolica, anche per l’Ordine di Malta le nuove vocazioni arrivano in numero non sufficiente. Parte della riforma riguarda proprio la revisione ed il rafforzamento di alcune delle norme che regolano la vita dei Professi, che sono immodificate da oltre 50 anni. I voti solenni pronunciati da Alessandro de Franciscis lo scorso dicembre a Roma mi hanno riempito il cuore di fede e di speranza».

Oggi ha ancora un senso che persone che vogliono vivere la sequela del Cristo facciano i voti solenni all’interno dell’Ordine di Malta?
«La vocazione religiosa all’interno dell’Ordine di Malta è un impegno che ha una tradizione millenaria. Non vedo nulla di anacronistico in questa scelta. A tal punto che il Sovrano Consiglio tratta decine di richieste ogni anno. Non tutte vengono approvate. Non tutti coloro che iniziano il percorso arrivano a pronunciare i voti solenni, ma è un impegno di vita che ancora oggi ha una attrattiva. Sollecito tutti i membri della Delegazione di Venezia a parlare ai loro cuori e a discernere nuove possibili vocazioni religiose all’interno dell’Ordine. È di fondamentale importanza».

Che cos’è oggi l’Ordine di Malta?
«È uno dei più antichi ordini religiosi cattolici, tra i primi ad aver abbracciato una missione medica e assistenziale. Grazie alla sua storia e alle sue prerogative, è allo stesso tempo un soggetto di diritto internazionale e come tale intrattiene relazioni diplomatiche bilaterali con oltre 100 Stati, con l’Unione Europea ed ha lo status di Osservatore permanente alle Nazioni Unite. Presente in oltre 120 paesi del mondo, l’impegno dell’Ordine di Malta si rinnova ogni giorno grazie al lavoro di oltre 130mila membri, volontari e dipendenti, che gestiscono centri medici, mense sociali, programmi di assistenza e integrazione per migranti e rifugiati, case per anziani e strutture per i disabili».

È più religioso o laico?
«Pur essendo composto al 90% da laici, l’Ordine di Malta è un ordine religioso. La fede e la vita spirituale sono aspetti centrali per i membri dell’Ordine di Malta». Non c’è il rischio che si trasformi in un’associazione di tipo caritativo? «La nostra missione è caritativa. Ma non vedo il rischio che l’Ordine di Malta - istituzione unica al mondo, con caratteristiche, storia e tradizioni millenarie - possa trasformarsi in una associazione».

Attualmente l’Ordine, forse a causa della poca conoscenza e visibilità, è visto come un ente antiquato…
«Con quasi mille anni di storia alle spalle è difficile non essere visti come antiquati… Non c’è dubbio che in un mondo in rapido cambiamento anche noi dobbiamo rinnovarci, come del resto i nostri predecessori sono stati capaci di fare nel corso dei secoli. Anche per questo è importante il lavoro di riforma della Costituzione e del Codice. Passi importanti sono stati comunque già compiuti negli ultimi anni. Nella comunicazione per esempio: siamo presenti su YouTube, Facebook, Twitter e Instagram. Strumenti importanti per far meglio conoscere al grande pubblico la nostra azione e per sfatare alcuni pregiudizi».

Lo SMOM è presente in oltre 120 paesi del mondo. Cosa ci può dire al riguardo?
«I nostri Gran Priorati, le Associazioni Nazionali e i nostri Corpi di soccorso, assistiti dal nostro network diplomatico, sono presenti in tutti i continenti. Nei centri urbani offriamo assistenza ai senzatetto e alle persone in sofferenza economica, interveniamo nelle zone colpite da disastri naturali, nelle zone di guerra aiutiamo gli sfollati e garantiamo cibo ed assistenza medica. La nostra presenza regolare, non solo nel momento dell’emergenza, ci permette di interagire con le comunità locali. Per questo siamo considerati una istituzione credibile ed affidabile, che non ha interessi politici od economici, che mette al primo posto l’essere umano».

L’Ordine gestisce a Betlemme un ospedale tra i più qualifi cati del Medio Oriente…
«L’Ospedale della Sacra Famiglia è la nostra struttura medica più evocativa. In una delle regioni più difficili per le tensioni etniche, politiche e religiose, l’ospedale offre assistenza medica di livello occidentale alle donne palestinesi della Cisgiordania. Nel 2017 vi sono nati oltre 4mila bambini, alcuni tra questi nati prematuri o con patologie congenite. Per l’Ordine avere un ospedale della maternità a Betlemme è davvero un dono di Dio».

In Turchia, al confine con la Siria, avete allestito un ospedale da campo. Le vostre cliniche mobili portano assistenza medica nei campi profughi del Nord Iraq. Qual è ora la situazione?
«La nostra agenzia di soccorso internazionale gestisce in Turchia, a soli tre chilometri dal confine con la Siria, un ospedale per assistere i profughi e i feriti di guerra. Nel Nord Iraq forniamo assistenza medica nei campi profughi. Dopo 7 anni di guerra in Siria la situazione resta drammatica e la popolazione è stremata. Prego perché gli ultimi sviluppi politici in Siria ed Iraq portino ad una pace stabile e ad un miglioramento delle condizioni di vita».

Quali sono le principali sfide per il futuro dell’Ordine?
Viviamo in un mondo in cui l’instabilità causata da conflitti senza fine, calamità naturali e cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più precaria la vita di milioni di persone. La stessa instabilità la troviamo anche nelle nostre città. Rispondere ai bisogni di milioni di persone è molto complesso per chi come noi è impegnato sul campo. La sfida è di proseguire nella nostra missione millenaria, forti della nostra Fede, trovando nuove ed ulteriori modalità e risorse per aiutare il nostro prossimo in difficoltà».

Lei è stato anche Gran Priore di Lombardia e Venezia. Qualche ricordo?
«Difficile scegliere un solo ricordo. Ne conservo molti degli anni dal 1994 al 1999 in particolare legati all’impegno e alla dedizione di numerosi confratelli». Suo nonno fu il direttore de L’Osservatore Romano e ne assunse la direzione in un periodo molto difficile per la vita della Chiesa.

Si può fare qualche raffronto con il ruolo che lei oggi ricopre?
«Mio nonno fu Direttore de L’Osservatore Romano nei decenni difficilissimi del fascismo. Si schierò a p e r t a m e n t e contro la persecuzione degli ebrei e degli antifascisti e ospitò a casa sua, in Vaticano, diversi oppositori del regime, tra cui Alcide De Gasperi. Per le sue posizioni la nostra famiglia ha vissuto momenti molto difficili. Era un cattolico impegnato e mi ha insegnato a difendere sempre e comunque i valori cristiani. Io cerco di applicare nella quotidianità quegli stessi valori».

Quando farà visita al Gran Priorato di Lombardia e Venezia?
Spero presto e con grande piacere.

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Re: Modifiche alla Carta e al Codice dello SMOM

Messaggioda Romegas » venerdì 26 gennaio 2018, 15:58

Speriamo che non siano solo parole, ma che ci siano anche i fatti a tranquillizzare tutti.
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Re: Modifiche alla Carta e al Codice dello SMOM

Messaggioda T.G.Cravarezza » lunedì 12 febbraio 2018, 19:38

Si è svolto a Roma dall’8 all’11 febbraio il seminario strategico internazionale sulla riforma costituzionale del Sovrano Ordine di Malta. L’evento è stato presieduto dal Luogotenente di Gran Maestro Fra’ Giacomo Dalla Torre ed ha visto la partecipazione di circa 140 membri dell’Ordine provenienti dai cinque continenti. Vi hanno preso parte inoltre gli organi costitutivi dell’Ordine: il Sovrano Consiglio, i leader delle oltre 50 entità territoriali dislocate nel mondo, e i partecipanti dei 10 gruppi di lavoro internazionali che negli ultimi 6 mesi hanno elaborato le proposte più rilevanti per la riforma.
Ad aprire i lavori della tre giorni è stato il Luogotenente di Gran Maestro: “Dopo la crisi costituzionale che abbiamo vissuto tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, è stata evidente la necessità di affrontare un processo di riforma delle nostre leggi fondamentali. Tutte le nostre riflessioni devono essere viste nel contesto dello sviluppo straordinario che hanno registrato negli ultimi decenni le nostre attività mediche, umanitarie e diplomatiche nel mondo” ha poi aggiunto Fra’ Giacomo riservando un ringraziamento sentito al Delegato Speciale di Papa Francesco.
Monsignor Angelo Becciu, presente all’apertura dei lavori, ha esortato l’Ordine di Malta a rinnovare quel legame indissolubile che unisce i due aspetti fondamentali della missione dell’Ordine melitense: “La vera fedeltà, in ambito di riforme religiose, consiste nel sapere tenere assieme un tenace attaccamento ai valori definiti nel patrimonio spirituale di un ordine e un audace convincimento che la forma con la quale questi valori si devono incarnare debba continuamente adattarsi alle condizioni specifiche di ogni tempo e di ogni luogo…La riforma ha come obiettivo rinnovare le forme di un Ordine melitense fondato sugli stessi principi che hanno ispirato la sua creazione quasi un millennio fa e la sua azione durante tale millennio”.
Articolato in cinque tavole rotonde e una sessione plenaria – incentrate su come rafforzare la missione dell’Ordine di Malta nel mondo – il seminario consultativo ha dunque ribadito la natura religiosa che guida la missione umanitaria millenaria, codificata nel motto fondante “Tuitio Fidei Obsequium Pauperum” – testimonianza della fede e aiuto ai poveri. Il seminario ha affrontato nello specifico cinque temi: il ruolo del governo centrale, il ruolo delle organizzazioni locali, i criteri di eleggibilità per gli incarichi istituzionali, la formazione spirituale e il processo di adesione per i membri. Numerosi i punti di convergenza emersi tra cui: rafforzare la formazione dei responsabili locali dell’Ordine, allargare la base decisionale chiamata a valutare questioni strategiche, aumentare il numero di donne che ricoprono incarichi dirigenziali nell’Ordine.
“Abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare i diversi punti di vista, condividere esperienze, confrontarci su temi anche complessi. Il percorso della riforma è sicuramente più delineato di fronte a noi. Troveremo durante la nostra navigazione altre difficoltà, altri ostacoli, ma grazie alla buona volontà che ha animato il nostro dibattito – e alla costante preghiera – sono certo che condurremo in porto la grande nave della riforma” ha dichiarato il Luogotenente in conclusione dei lavori.
Prossima tappa del processo di riforma sarà quello di raffinare le proposte traducendole in un programma concreto da implementare nei mesi a venire, dietro approvazione del Sovrano Consiglio. Spetterà infine ad un Capitolo Generale il compito di approvare la nuova Costituzione.
Il Consiglio Compito di Stato, ovvero l’elezione del Gran Maestro o Luogotenente di Gran Maestro, è stato intanto fissato per il 2 e 3 maggio prossimi.
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