AAA NOBEL vendesi...

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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AAA NOBEL vendesi...

Messaggioda Tilius » martedì 1 dicembre 2015, 12:57

... http://www.astebolaffi.it/WEB_fascicoloQuasimodo.pdf

Base d'asta 50.000 €.

7.000 € di valore del metallo... il resto, é storia.
Il 2 dicembre saranno battuti all'asta da Bolaffi, a Torino, la medaglia e il diploma del Premio Nobel per la Letteratura Salvatore Quasimodo. Base iniziale: 50 mila euro. La decisione è stata presa dal figlio Alessandro, attore e regista, che da anni interpreta le poesie del padre in giro per il mondo. Nega di averlo messo in vendita per problemi economici, come ventilato da alcuni giornali. ''Il mio è un gesto d’altruismo e spero che possano intervenire all’asta le istituzioni perché il Nobel possa essere fruito pubblicamente”

Sì, certo, come no. [thumb_yello.gif]
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Re: AAA NOBEL vendesi...

Messaggioda Romegas » martedì 1 dicembre 2015, 13:03

Se lo scopo era quello da lui dichiarato, poteva donarlo allo Stato. Purtroppo penso sia solo ipocrisia.
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Re: AAA NOBEL vendesi...

Messaggioda Mario Volpe » mercoledì 2 dicembre 2015, 8:54

perlomeno (forse) resterà in Italia:

http://torino.repubblica.it/cronaca/201 ... f=HREC1-17
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Re: AAA NOBEL vendesi...

Messaggioda Tilius » mercoledì 2 dicembre 2015, 11:17

Il MiBACT/Soprintendenza di Torino hanno notificato il lotto.

"Una notizia che non mi sorprende per quanto, purtroppo, tagli fuori tutti i potenziali compratori stranieri. D’altro canto posso annunciare che il nostro conferente, Alessandro Quasimodo, sta seriamente valutando l’opportunità di fare ricorso contro questa decisione, affinchè alla medaglia non sia preclusa la possibilità di essere aggiudicata da un acquirente straniero". Così l’amministratore delegato della Casa d’aste torinese Filippo Bolaffi commenta l’annuncio del Mibac. "Auspico, a questo punto, - conclude Bolaffi - che rappresentanti delle istituzioni siano in sala almeno per competere contro i compratori italiani rimasti"


Temo che le aspettative dell'AD andranno deluse...

In ogni caso, é ammirevole come questo sia in linea con l'altruismo dichiarato dal venditore.
Sono commosso.
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Re: AAA NOBEL vendesi...

Messaggioda Tilius » giovedì 3 dicembre 2015, 2:02

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Re: AAA NOBEL vendesi...

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 3 dicembre 2015, 9:00

Ho sentito ieri sera la notizia anche su tgcom24.
Hanno detto che è stato venduto per motivi economici.
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Re: AAA NOBEL vendesi...

Messaggioda Tilius » giovedì 3 dicembre 2015, 9:35

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Re: AAA NOBEL vendesi...

Messaggioda Lord Acton » giovedì 3 dicembre 2015, 17:22

Ma quali motivi economici???

Alla fine incasserà, tolti i diritti della Casa d'Aste e le tasse, tra i 60 ed i 65 mila euro, cioè certamente molto meno di quanto incassa tra diritti d'autore ed altro connesso con le opere del padre... non dimentichiamo che qualche testo di Quasimodo è sempre presente in tutte le antologie scolastiche e quindi non risente di crisi dell'editoria.

E poi... appena l'altro ieri dichiarava che lo vendeva perché il padre era andato alla cerimonia con l'amante e non con la madre...

Tralatro, già in passato quella medaglia, con tutta la documentazione, è stata in mani private ed Alessandro Quasimodo fece di tutto per ritornarne in possesso... pagando, questo lo sapevo... ma non sapevo la cifra esatta, 30 milioni di lire.

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Re: AAA NOBEL vendesi...

Messaggioda Elmar Lang » venerdì 4 dicembre 2015, 18:58

Salve,

ero presente in sala alla vendita del gruppo relativo al Premio Nobel conferito a S. Quasimodo, in quanto mi trovavo presso la Bolaffi per l'asta della Collezione Fattovich - II Parte.

La sala era piena -di curiosi, soprattutto- e con vari interessati, compreso uno straniero assai motivato collezionisticamente e che mi onora della sua amicizia, il quale, appena il banditore ha dato notizia del divieto d'esportazione ed avvio della procedura di notifica, ha chiuso il catalogo ed è andato a bersi una bella tazza di caffè accompagnato da una fetta di torta, nei locali attigui alla sala di vendita. Credo che similmente si sarebbero comportati gli altri stranieri, che erano al telefono, immagino pronti ad offrire.

Il prezzo di aggiudicazione, se paragonato a quello pagato per altri Premi Nobel è irrisorio e questo proprio per il vincolo posto dall'Autorità dei Beni Culturali.

E qui, forse sembrerò una voce stonata nel coro: fossi io l'erede d'un Nobel nelle stesse circostanze di mercoledì scorso, sarei furioso. E giustamente.

Lo Stato, perché invece di porre vincoli su un oggetto sì importante, ma non determinante ai fini della salvaguardia del nostro patrimonio artistico e culturale, non ha invece partecipato all'asta, ponendosi sullo stesso piano degli altri compratori e cercando di aggiudicarsi il cimelio? La risposta è semplice: perché non ci sono i fondi.

Ma allora perché ha danneggiato un privato cittadino, facendo sì che un bene di proprietà privata sia stato venduto ad un prezzo che potrebbe addirittura essere un decimo di quello che si sarebbe potuto raggiungere a fine asta, se non vi fossero stati i vincoli posti dallo Stato?

Forse, lo Stato, farebbe bene a meglio tutelare i Beni Artistici e Culturali che già sono proprietà pubblica e posti sotto la sua tutela (vedi il furto di Castelvecchio a Verona, uno per tutti), invece di rendere difficile la vita ai Cittadini.

Del resto, ricordo ancora il colmo, relativo alla notifica di una preziosa sciabola russa degli inizi del XIX Sec., acquistata negli anni '70 da un collezionista italiano ad un'asta negli Stati Uniti, e da lui -per propri motivi personali- messa all'asta in Italia nel 2003. L'oggetto, che nulla aveva o ha mai avuto a che vedere col patrimonio culturale italiano, fu invece solertemente notificato, con divieto d'esportazione financo all'interno della Comunità Europea... in quanto "simile" alla sciabola d'onore russa donata a Carlo Alberto di Savoia, conservata all'Armeria Reale di Torino.

Il proprietario, che dall'oggetto avrebbe ricavato una bella sommetta, se ne tornò a casa con le pive (e la sciabola) nel sacco. Da quel che ne so, anche il suo ricorso fu respinto.

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Re: AAA NOBEL vendesi...

Messaggioda T.G.Cravarezza » venerdì 4 dicembre 2015, 20:13

Concordo abbastanza con Elmar Lang. Effettivamente la discussione sull'esportazione di beni di interesse nazionale potrebbe valere riguardo la vendita limitata a enti pubblici museali, ma trovo tale vincolo abbastanza risibile riguardo i privati.
Cioè, se ci fosse un asta per soli musei, limitare la vendita ai soli musei italiani sarebbe un modo per impedire l'esportazione di beni artistici di interesse nazionale e permettere quindi ai cittadini italiani ed ai turisti che vengono in Italia, di poter apprezzare tali opere.
Ma se la vendita è aperta ai privati, sinceramente trovo inutile impedirne l'esportazione, poiché il bene rimane comunque in mani private, fuori dal giro museale e del grande pubblico e quindi il fatto che il privato tenga il bene nella sua casa di Cuneo o nella sua casa di Londra o che il privato sia parigino o padovano, poco importa e poco influisce al grande pubblico e alla possibilità di apprezzare tale opera che rimarrebbe comunque riservata.
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Re: AAA NOBEL vendesi...

Messaggioda Elmar Lang » venerdì 4 dicembre 2015, 23:43

La cosa comica è che mentre fino a prima dell'affidamento in asta, l'erede di Quasimodo poteva portarsi appresso la medaglia/diploma/ecc. dove gli pareva, estero compreso; ora con tutta probabilità dovrà pure lui adeguarsi a rigidi controlli sul luogo ove il gruppo viene conservato e, se spostato o addirittura portato all'estero (per legittimi motivi, non ultimo, quello conseguente dalla proprietà dell'insieme), dovrà chiedere ed ottenere le opportune autorizzazioni all'autorità competente.

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Re: AAA NOBEL vendesi...

Messaggioda Tilius » lunedì 7 dicembre 2015, 11:00

Elmar Lang ha scritto:Il prezzo di aggiudicazione, se paragonato a quello pagato per altri Premi Nobel è irrisorio

Hai dati (aka cifre) in merito?
E qui, forse sembrerò una voce stonata nel coro: fossi io l'erede d'un Nobel nelle stesse circostanze di mercoledì scorso, sarei furioso. E giustamente.

Umanamente comprensibile.
Lo Stato, perché invece di porre vincoli su un oggetto sì importante, ma non determinante ai fini della salvaguardia del nostro patrimonio artistico e culturale, non ha invece partecipato all'asta, ponendosi sullo stesso piano degli altri compratori e cercando di aggiudicarsi il cimelio? La risposta è semplice: perché non ci sono i fondi.

Precisamente.
No ghe xe sghei.
E anche ci fossero, non é questa la finalità della notifica: non é pensabile che lo Stato, onde salvaguardare il patrimonio artistico nazionale, si faccia carico dell'acquisto di ogni oggetto notificato.
Intanto si blocca l'esportazione (quando un oggetto é andato, é andato per sempre).

Ma allora perché ha danneggiato un privato cittadino, facendo sì che un bene di proprietà privata sia stato venduto ad un prezzo che potrebbe addirittura essere un decimo di quello che si sarebbe potuto raggiungere a fine asta, se non vi fossero stati i vincoli posti dallo Stato?

Guarda... con tutto lo sforzo di empatia che mi é possibile, provarne per gli eredi che (s)vendono cimeli di famiglia per ragioni economiche (o ancor più inconsistenti motivi (an)affettivi come sbandierato in questo caso) mi riesce ancora difficile...
Più facile provarne per il caso del collezionista che citi sotto.
(PS: un decimo? ci sono casi di Nobel andati a 1.000.000 €? Quello di Einstein, forse...)

Forse, lo Stato, farebbe bene a meglio tutelare i Beni Artistici e Culturali che già sono proprietà pubblica e posti sotto la sua tutela (vedi il furto di Castelvecchio a Verona, uno per tutti), invece di rendere difficile la vita ai Cittadini.

Lo Stato ha l'obbligo di tutelare il patrimonio storico-artistico nazionale.
La proprietà privata non é messa in discussione.
Ma neanche, in nome di essa, si può consentire ogni abuso.

Del resto, ricordo ancora il colmo, relativo alla notifica di una preziosa sciabola russa degli inizi del XIX Sec., acquistata negli anni '70 da un collezionista italiano ad un'asta negli Stati Uniti, e da lui -per propri motivi personali- messa all'asta in Italia nel 2003. L'oggetto, che nulla aveva o ha mai avuto a che vedere col patrimonio culturale italiano, fu invece solertemente notificato, con divieto d'esportazione financo all'interno della Comunità Europea... in quanto "simile" alla sciabola d'onore russa donata a Carlo Alberto di Savoia, conservata all'Armeria Reale di Torino.
Il proprietario, che dall'oggetto avrebbe ricavato una bella sommetta, se ne tornò a casa con le pive (e la sciabola) nel sacco. Da quel che ne so, anche il suo ricorso fu respinto.

Al di là del fatto che, in questo caso, si é trattato di un palese abuso (non così nel caso della medaglia del Nobel di cui qui si parla), viene da chiedersi perché il proprietario non portò il suo bene, ancora non notificato, che so, in Germania o in UK, facendolo vendere da una ben più blasonata e affidabile casa d'aste estera. Per oggetti di alta fascia, la vendita in Italia é comunque autolesionista anche se lo Stato non ci mettesse lo zampino... Ergo, é un po' andarsela a cercare.
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Re: AAA NOBEL vendesi...

Messaggioda Tilius » lunedì 7 dicembre 2015, 11:15

T.G.Cravarezza ha scritto:Concordo abbastanza con Elmar Lang. Effettivamente la discussione sull'esportazione di beni di interesse nazionale potrebbe valere riguardo la vendita limitata a enti pubblici museali, ma trovo tale vincolo abbastanza risibile riguardo i privati.
Cioè, se ci fosse un asta per soli musei, limitare la vendita ai soli musei italiani sarebbe un modo per impedire l'esportazione di beni artistici di interesse nazionale e permettere quindi ai cittadini italiani ed ai turisti che vengono in Italia, di poter apprezzare tali opere.
Ma se la vendita è aperta ai privati, sinceramente trovo inutile impedirne l'esportazione, poiché il bene rimane comunque in mani private, fuori dal giro museale e del grande pubblico e quindi il fatto che il privato tenga il bene nella sua casa di Cuneo o nella sua casa di Londra o che il privato sia parigino o padovano, poco importa e poco influisce al grande pubblico e alla possibilità di apprezzare tale opera che rimarrebbe comunque riservata.


Tomaso, io trovo essere privo di basi questo discorso di "vendita riservata ai musei" e non.
Mai esistita in nessuna legislazione nazionale una tal cosa.
Certamente non in Italia.
In Italia é lo Stato (non i musei) può esercitare diritto di prelazione.
Norme analoghe esistono in molte legislazioni nazionali europee (quasi tutte: UK, Francia, Spagna, Italia...).
Le modalità sono differenti da paese a paese: anche la liberalissima Inghilterra può decidere, su qualsiasi vendita di bene artistico, di entrare a gamba tesa ad asta finita: pagando una cifra analoga a quella dell'aggiudicatario - e con mesi di tempo per raccoglierla da parte di specifiche istituzioni museali interessate (uno dei rari casi in cui il museo in quanto tale scende in campo in prima persona) - può scippare il bene e destinarlo ad uso pubblico.

In ogni caso, temo ti sfugga la finalità della notifica.
Evitare che un bene storico/artistico di rilevanza nazionale abbandoni il territorio nazionale.
Fatto presente questo, cale sega se il bene fuoriesca perché acquisito da un privato all'estero o da una istituzione museale estera.
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Re: AAA NOBEL vendesi...

Messaggioda T.G.Cravarezza » lunedì 7 dicembre 2015, 15:43

Tilius ha scritto:Tomaso, io trovo essere privo di basi questo discorso di "vendita riservata ai musei" e non.
Mai esistita in nessuna legislazione nazionale una tal cosa.
Certamente non in Italia.
In Italia é lo Stato (non i musei) può esercitare diritto di prelazione.

Ma lo so benissimo che non esistono aste riservate ai musei, però il mio era un discorso sulla ratio della attuale legislazione che è, secondo me, quella di evitare che un bene di interesse nazionale lasci il territorio. Ma tale tutela dei "sacri confini" ha senso se il bene è a disposizione di un museo e quindi della collettività. Se quel bene è in mano ad un privato, chiuso in una cassaforte, il fatto che non passi i confini nazionali poco importa, poiché la collettività comunque non ne beneficerà, così come l'eventuale turismo che potrebbe venire in Italia per vedere tale bene.
Per questo avevo fatto quell'assurdo esempio delle aste riservate ai musei: io Stato limito l'esportazione del bene affinché sia acquistato da un museo nazionale e rimanga quindi in Italia. Ma se il bene è acquistato da un privato...
A questo punto preferisco lo acquisti un museo estero e che almeno lo esponga (pensa alla gioconda: preferisco che sia al Louvre piuttosto che in mano ad un privato italiano, all'interno dei "sacri confini", disponibile alla sola vista dei suoi parenti e amici).
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Re: AAA NOBEL vendesi...

Messaggioda Tilius » lunedì 7 dicembre 2015, 17:27

T.G.Cravarezza ha scritto:Ma lo so benissimo che non esistono aste riservate ai musei, però il mio era un discorso sulla ratio della attuale legislazione che è, secondo me, quella di evitare che un bene di interesse nazionale lasci il territorio. Ma tale tutela dei "sacri confini" ha senso se il bene è a disposizione di un museo e quindi della collettività. Se quel bene è in mano ad un privato, chiuso in una cassaforte, il fatto che non passi i confini nazionali poco importa, poiché la collettività comunque non ne beneficerà, così come l'eventuale turismo che potrebbe venire in Italia per vedere tale bene.
Per questo avevo fatto quell'assurdo esempio delle aste riservate ai musei: io Stato limito l'esportazione del bene affinché sia acquistato da un museo nazionale e rimanga quindi in Italia. Ma se il bene è acquistato da un privato...
A questo punto preferisco lo acquisti un museo estero e che almeno lo esponga (pensa alla gioconda: preferisco che sia al Louvre piuttosto che in mano ad un privato italiano, all'interno dei "sacri confini", disponibile alla sola vista dei suoi parenti e amici).

Tomaso, se un bene è già in museo nazionale, in quanto tale non corre più il rischio di essere esportato.
Se é in mano a un privato:
a) é opportuno che rimanga parte del patrimonio nazionale;
b) rimanendo tale, c'é la futura possibilità che venga fruito (e la fruizione come elemento primario é segno di quanti e quali danni il manicheismo craxiano della cultura-petrolio-nazionale abbia prodotto in questi anni sulle giovani generazioni cui tu appartieni... ma sorvoliamo), in quanto un futuro proprietario privato potrebbe comunque esporlo e/o lo stato potrebbe acquisirlo.

Stai pur tranquillo - onde evitare voli pindarici fuori luogo nel caso in esame - che nessuna istituzione museale straniera o italica avrebbe concorso all'acquisto di questo genere di cimeli (decenni orsono c'erano università/biblioteche americane che avevano di questi interessi cimelio-collezionistici un po' morbosi... scemati fino a scomparire oggidì).
Quindi le opzioni erano:
- privato all'estero.
- privato in Italia.
Personalmente sono contento che il tutto si sia risolto per la seconda opzione.
Personalmente sarei stato ancora più contento se il figlio non avesse avuto a ridursi - qualunque ne sia stato il motivo - a privarsi del cimelio paterno.
Ne sarebbero usciti tutti meglio.
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