Ordine di San Michele da Ala

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Re: Ordine di San Michele da Ala

Messaggioda Elmar Lang » domenica 22 settembre 2019, 20:28

Una vicenda estenuante...
Non fidatevi mai delle statistiche, se non siete stati voi a falsificarle. (P. Kalpholz)
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Re: Ordine di San Michele da Ala

Messaggioda il-prof » domenica 22 settembre 2019, 21:28

Speriamo che queste sentenze mettano la parola fine a questa estenuante vicenda.
E speriamo che chi, in questi anni, ha avanzato pretensioni più che dubbie si metta il cuore in pace.
Amedeo Ferri
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Re: Ordine di San Michele da Ala

Messaggioda Elmar Lang » lunedì 23 settembre 2019, 7:19

Per di più un ordine privo di qualsiasi valore, non essendo conferito da una dinastia regnante, o comunque da uno stato sovrano.
Mi spiace essere così duro, ma ormai questi onori esistono, in quanto c'è chi è disposto a pagare per venirne insignito.
Non fidatevi mai delle statistiche, se non siete stati voi a falsificarle. (P. Kalpholz)
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Re: Ordine di San Michele da Ala

Messaggioda Cronista di Livonia » lunedì 23 settembre 2019, 9:43

Elmar Lang ha scritto: in quanto c'è chi è disposto a pagare per venirne insignito.


E questa è la prova provata del loro valore, chi mai pagherebbe qualcosa per un OMRI? Invece qui si pagano svariate migliaia di Euro per poter raggiungere l'ambito onore. In un modo dove oramai solo il Dio denaro conta veramente questa è la innegabile testimonianza della forza, prestigio e valore di un Ordine come il Sao Miguel da Ala.
Molto cordialmente,

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Re: Ordine di San Michele da Ala

Messaggioda Torre » sabato 12 ottobre 2019, 10:03

Scrive Brixianus:

Pare che la vexata questio relativa alla titolarità (o "copyright"...) degli Ordini dinastici della Casa Reale del Portogallo sia giunta alla fine, con una pronuncia giudiziale della "Corte di Cassazione" portoghese.


Scrivere quanto sopra significa mistificare la realtà e faccio molta fatica a comprenderne il senso…
Che cos’è l’UEIPO?
È l’Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale, e cioè l'agenzia preposta alla gestione dei marchi e del design industriale per il mercato interno dell'Unione europea. È un’agenzia, non un tribunale.
Lo riaffermo perché Brixianus ha scritto: “Pare che la vexata questio relativa alla titolarità (o "copyright"...) degli Ordini dinastici della Casa Reale del Portogallo sia giunta alla fine, con una pronuncia giudiziale della "Corte di Cassazione" portoghese”.
Qui la “Corte di Cassazione” non c’entra nulla e nel pronunciamento dell’UEIPO non si parla assolutamente della “titolarità degli Ordini dinastici della Casa Reale del Portogallo”, ma solo delle insegne dell’Ordine di S. Miguel dell’Ala; insegne la cui titolarità non è assolutamente in discussione, dato che è già stata ampiamente dibattuta e risolta dalla Giustizia portoghese qualche anno fa.
Recentemente (24/09/19) il Sole24Ore ha dato la seguente notizia:
“Vespa, il tribunale Ue respinge il ricorso: non è stata plagiata dai cinesi”, specificando poi che “Il Tribunale Ue ha stabilito che i diritti di proprietà intellettuale della Piaggio sullo scooter Vespa LX non sono stati violati per cui «il modello comunitario dello scooter della società cinese Zhejiang rimane registrato».
Quindi cosa significa? Che adesso la titolarità del brevetto della Vespa è dei cinesi? E che i cinesi allora potranno denunciare la Piaggio perché produce la Vespa mentre il marchio ce l’hanno registrato loro?
Suvvia, non scherziamo!
La Piaggio nel 2015 ha denunciato la società cinese Zhejiang perché riteneva che tale società avesse registrato sul portale europeo una motocicletta molto simile alla Vespa e sappiamo tutti quanto i cinesi siano bravi a copiare i prodotti occidentali. Ma la denuncia, che per varie ragioni non è il caso di analizzare (spesso solo procedurali, come nel caso del S. Miguel), ed il successivo procedimento non sono andati a buon fine e pertanto l’UE, dopo un’ulteriore denuncia della società italiana, ha deciso di mantenere il brevetto della società cinese, anche se veramente troppo simile a quello italiano.
E’ evidente che la Piaggio ora valuterà la situazione e potrà intentare un nuovo ricorso all’UIEPO oppure adire alla giustizia ordinaria, se ritiene comunque che siano lesi i suoi diritti. Ma ovviamente continuerà a produrre la Vespa, di cui rimane proprietaria, anche se al momento qualcuno potrà produrre qualcosa di simile, pur non identico.
Nel caso dell’Ordine di San Miguel dell’Ala si tratta più o meno della stessa cosa: Dom Duarte (e dico Dom Duarte perché la denuncia è nei suoi confronti) è stato denunciato all’UEIPO dall’Ordem de São Miguel da Ala (OSMA) perché a loro dire, pur cambiando le insegne della sua Confraternita (Real Irmandade, non Orden), ha registrato “con malafede” sul portale europeo (è scritto nella denuncia) qualcosa di molto simile alle insegne dell’Ordine.
Come nel caso della Piaggio, la denuncia non è andata a buon fine, prima perché non era stata presentata la documentazione idonea e successivamente, due mesi dopo, perché tale documentazione non è stata comunque prodotta in maniera sufficiente.
Non solo: nella decisione si afferma anche che: “Al momento della presentazione della MUE contestata, il 26/10/2010, il proprietario della MUE era a conoscenza dell'esistenza del marchio precedente n. 366 085 del richiedente, poiché con sentenza definitiva del 23 ottobre 2009 nella procedura precauzionale n. 93/07, il Tribunale commerciale di Lisbona aveva vietato al titolare della MUE di usare segni identici o simili a questo marchio n. 366 085. Tuttavia, non vi sono prove sufficienti per dimostrare che al momento della richiesta della MUE contestata esistessero conoscenze da parte del proprietario della MUE conoscenza del resto dei marchi precedenti del richiedente, compreso il numero MUE n. 5 747 936”.
In altri termini, al di là delle “contorsioni” e dell’arrampicamento sui muri messo in atto dai membri di questo organismo comunitario (“Non esiste una definizione giuridica precisa del termine "malafede", quindi è aperto a varie interpretazioni”)..., sinceramente incomprensibile, qui non è in discussione il fatto che le insegne del San Miguel dell’Ala spettino all’ordine che fa capo a Dom Pedro José de Mendoça Bragança e Bourbon, Duca di Loulé; che spettino a lui lo ha deciso a suo tempo il Tribunale Commerciale di Lisbona, punto e basta.
Tuttavia l’UIEPO non riconosce la malafede di Dom Duarte e ritiene che non vi siano prove relativamente al fatto che Dom Duarte fosse a conoscenza che i marchi non spettassero a lui (sic!).
Ora, parlandoci chiaramente: è mai possibile che nessun si sia chiesto perché la confraternita di Duarte (RISMA) abbia modificato le insegne che sono proprie dell’Ordine di San Miguel de Ala (OSMA)?
Forse perché non solo il Tribunale Commerciale di Lisbona, ma addirittura la Suprema Corte di Giustizia del Portogallo, il 5 ottobre 2015, ha condannato definitivamente Duarte Pio de Bragança per lo stesso motivo, proibendogli di usare il nome e le insegne dell'Ordine di San Michele dell'Ala, costringendolo a risarcire i titolari dei diritti legali e impedendogli persino di intentare un nuovo ricorso in relazione a tali procedimenti (Processo 93.07 - Acórdão do Supremo Tribunal de Justiça 05-10-2015).
Cioè Duarte Pio non potrà più intentare cause relativamente all’Ordine del S. Miguel de Ala perché la massima espressione della giustizia lusitana glielo ha vietato in maniera perentoria (leggere il dispositivo della sentenza), riconoscendo indirettamente che l’ordine cavalleresco di San Michele dell’Ala non compete a lui.
A questo punto ognuno parteggi pure per chi vuole; riconosca pure come Capo della Real Casa Portoghese chi vuole; in mancanza d’altro, prenda pure le decisioni dell’UEIPO come dispositivi atti a risolvere il problema della pretendenza al trono portoghese o alla titolarità dei suoi ordini dinastici; ma l’intervento mi sembrava dovuto per evitare il classico giochetto della mistificazione della realtà dei fatti per fini secondari, come sta di fatto avvenendo su certi gruppi Facebook schierati a favore di Dom Duarte.
La mia modestissima opinione è che Duarte non abbia bisogno di tutto questo e che non gli si faccia un buon servizio mistificando la realtà dei fatti; rimango fermamente dell’idea che i suoi peggiori nemici siano proprio i suoi simpatizzanti, i suoi fiancheggiatori ed i suoi più stretti collaboratori.
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Re: Ordine di San Michele da Ala

Messaggioda nicolad72 » sabato 12 ottobre 2019, 20:06

Capisco che fare il tifo per qualcuno che non ha diritti è cosa dura... ma stravolgere il diritto dell'Unione Europea scade proprio nel grottesco.
Uno dei Principi fondanti dell'Unione Europea è la disapplicazione di norme e provvedimenti che non siano conformi al diritto europeo o alle pronunce dei suoi organi.
Il resto è fuffa condito con un po' di partigianeria.
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Re: Ordine di San Michele da Ala

Messaggioda brixianus » martedì 22 ottobre 2019, 21:25

Rispondo al post di "Torre"... Lei mi accusa, per ben tre volte, di "mistificare" la realtà: rilegga bene i miei post e cerchi di capire cosa essi significano, invece di lanciare inutili invettive e di insultare gratuitamente.
Le Sue "argomentazioni" pseudogiuridiche sono risibili, come ha fatto notare anche l'avv. Ditta. Lei vuole interpretare una realtà che non può comprendere appieno perché non ne ha gli strumenti.
Per il futuro, La invito cordialmente a usare toni meno aggressivi col sottoscritto: questo è un forum scientifico, non il bar dello sport (con tutto il rispetto per tali locali), e comunque si tratta di tematiche che, seppur interessanti, non riguardano casi "di vita o di morte"...
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Re: Ordine di San Michele da Ala

Messaggioda Torre » venerdì 25 ottobre 2019, 16:27

Caro Brixianus, lungi da me qualsiasi intenzionalità offensiva, ci mancherebbe!
Ho usato il termine mistificare, e senza nessuna aggressività, solo perchè il vocabolario della lingua italiana dice che mistificare la realtà significa "alterare, per lo più deliberatamente, la realtà dei fatti, in modo da suscitarne un'interpretazione distorta" (Treccani).
Verosimilmente nel suo caso non sarà stato fatto deliberatamente, ma che i suoi interventi si prestino ad un'interpretazione distorta della realtà dei fatti lo si capisce chiaramente dai commenti che ne sono seguiti, tanto che c'è stato addirittura chi ha ritenuto che dopo queste sentenze (sentenze?) il problema della pretendenza al trono del Portogallo sia definitivamente risolto...

Ma è ovvio che tutti possono sbagliare, ed io mi ci metto per primo, per cui ho seguito il suo consiglio ed ho riletto bene i suoi post, partendo dal primo in cui temerariamente afferma che: "Pare che la vexata questio relativa alla titolarità (o "copyright"...) degli Ordini dinastici della Casa Reale del Portogallo sia giunta alla fine, con una pronuncia giudiziale della "Corte di Cassazione" portoghese".

Dopo richiesta di spiegazioni, lei riporta le decisioni dell'UEIPO, agenzia amministrativa preposta alla gestione dei marchi e del design industriale per il mercato interno dell'Unione europea, come se fosse la sentenza di un tribunale. Non credo che ci vogliano le competenze di un avvocato (ma anche qui posso sbagliare) per capire la differenza tra le due cose.
Non solo: dopo aver postato queste decisioni, le commenta scrivendo che: "Entrambe le decisioni UE riconoscono a dom Duarte Pio di Braganza la titolarità del "trademark" OSMA e rigettano tutte le istanze contrarie".
Io le ho tradotte e rilette con l'aiuto di un legale, ma mi sembra che non si dica assolutamente nulla di ciò che lei afferma: siamo solo di fronte ad una denuncia da parte del titolare del copyright nei confronti di Duarte Pio, che pare abbia copiato i marchi e li abbia a sua volta registrati a livello europeo; denuncia che purtroppo non è andata a buon fine per motivi esclusivamente procedurali.
Quindi esse non riconoscono assolutamente nulla, dato che la titolarità rimane quella di prima; semplicemente le decisioni amministrative non cancellano una seconda e successiva registrazione di terzi, che i ricorrenti affermano essere stata fatta in malafede.

Il mio intervento, e questa volta lo rilegga meglio lei, era semplicemente finalizzato a mettere in risalto tutto questo; ma lei ritiene che le mie siano "argomentazioni pseudogiuridiche", con buona pace della realtà dei fatti e degli insulti gratuiti (pensi che chi me le ha suggerite ha una competenza giuridica che è pari al doppio della mia e della sua, moltiplicate per tre...).

Allora io direi di... tagliare la testa al toro: proprio in virtù del fatto che questo è un forum scientifico, credo che lei sarebbe assai più credibile se postasse il numero, la data ed il dispositivo della (e qui uso le sue parole) "pronuncia giudiziale della "Corte di Cassazione" portoghese" che, come dice lei, mette fine alla vexata questio della titolarità degli ordini dinastici della Casa Reale del Portogallo. Più o meno come ho fatto io con l'UNICA sentenza della Suprema Corte di Giustizia del Portogallo, che però dice cose diametralmente opposte a quelle che afferma lei.
Così dimostriamo effettivamente a tutti coloro che ci leggono che qui non siamo al bar dello sport, dove ognuno può dire e scrivere quello che vuole, a volte distorcendo la realtà, salvo poi irritarsi se qualcuno glielo fa notare.
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Re: Ordine di San Michele da Ala

Messaggioda nicolad72 » sabato 26 ottobre 2019, 8:01

Comunque non vedo nulla circa la prevalenza del diritto europeo su quello interno.
Per quanto riguarda la riconoscibilità di una casa reale o la pretensione al trono di un paese non ci sono autorità giurisdizionali che Possano giudicare in materia in virtù del principio del par in parem non habet iurisdictionem.
Sul punto La Repubblica portoghese riconosce tale ruolo ad una persona e le altre case reali fanno altrettanto Quindi le pretese di terzi hanno il valore che hanno ossia nessuno Tanto è vero che per poter conferire degli ordini si sono trovati costretti a svilirli in Marchi commerciali eludendo le norme di diritto internazionale...
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Re: Ordine di San Michele da Ala

Messaggioda Torre » domenica 27 ottobre 2019, 13:23

Per quanto riguarda la riconoscibilità di una casa reale o la pretensione al trono di un paese non ci sono autorità giurisdizionali che Possano giudicare in materia in virtù del principio del par in parem non habet iurisdictionem.


Ne convengo pienamente.
Il problema potrebbe sorgere solo nel momento in cui si facesse concreta l'ipotesi di un ripristino della monarchia in Portogallo; ma è un'eventualità piuttosto remota, per cui discuterne sarebbe solo una perdita di tempo.

Sul punto La Repubblica portoghese riconosce tale ruolo ad una persona e le altre case reali fanno altrettanto


Questo non corrisponde al vero.
Il Consiglio dei Ministri della Repubblica Portoghese nel 2006, dopo alcune interrogazioni parlamentari correlate alle azioni legali innescate sia in Portogallo che in Italia da Dom Rosario Poidimani, ha dichiarato espressamente che non riconosce nè il Regno del Portogallo nè alcun pretendente al trono, Dom Duarte compreso. Se fa una breve ricerca su uno qualsiasi dei siti che fanno riferimento a questo signore, trova il documento in bella mostra, firmato dal Presidente del Consiglio. Si tratta di un documento ufficiale.
Non solo: a Duarte proprio quest'anno è stato altresì negato di entrare a far parte del Protocollo di Stato, e pare che su questa decisione abbia pesato il fatto che la maggior parte dei votanti fosse a conoscenza della sua posizione di persona appartenente a ramo escluso dalla successione reale portoghese (https://www.dn.pt/edicao-do-dia/05-ago- ... 80350.html).
Per cui l'assunto che la Repubblica portoghese riconosce Dom Duarte come pretendente al trono è una bufala megagalattica sostenuta solo dai fiancheggiatori miguelisti.

Sul fatto invece che non tutte, ma molte case regnanti (o perlomeno quelle che ancora prendono in considerazione un regno ormai scomparso da ben 109 anni) riconoscano ufficiosamente Dom Duarte come pretendente al trono, devo darle ragione. Ufficiosamente però, perchè non esiste nessuna dichiarazione ufficiale di nessuna casa regnante che lo riconosca come tale; se lei ne trova una, me la mostri, così potrò ricredermi.
In mancanza di tale ufficialità, vuoi perchè Duarte si è mosso in tempi in cui la dittatura non avrebbe consentito ad altri di farlo (è una dittatura che l'ha riabilitato, non un Re regnante, non lo dimentichi...), vuoi perchè è comunque imparentato con molte di queste case, il ripetuto scambio di decorazioni con reciproca cortesia ha giocato per lungo tempo a suo favore.

D'altronde Duarte ha cominciato a rivendicare la propria pretendenza al trono negli anni '50, mentre Dom Pedro ha cominciato a farlo solo dal 2003, e cioè nel momento in cui, alla morte del padre, risultava essere il primo della lista della cosiddetta linea louletana. Pertanto, in virtù del fatto che la legge consuetudinaria portoghese, così come tutte le costituzioni scritte, hanno sempre richiesto la nascita legittima e la cittadinanza portoghese (che Duarte non aveva) come condizioni necessarie per essere erede al trono ed in virtù del fatto che il decreto del 1834, ratificato dalle Cortes, dal monarca e dalla costituzione del 1838 specificamente escludeva dalla successione l'ex sovrano Michele I e i suoi discendenti dalla successione dinastica, Dom Pedro ha deciso giustamente di farsi avanti e di rivendicare i propri diritti.
E poi sappiamo tutti benissimo che la validità di una pretendenza non può basarsi sul riconoscimento ufficioso di terzi, bensì sulla stretta applicazione delle norme del diritto dinastico, che sono quelle cristallizzate al 4 ottobre 1910, quando Manuel II venne deposto e fu proclamata la Repubblica; tutto quello che è avvenuto dopo non ha alcun valore. O vuol farmi credere che l'abolizione a livello repubblicano della Legge del Banno fatta dal dittatore Salazar ha valore per il Regno del Portogallo e le sue leggi?

Quindi le pretese di terzi hanno il valore che hanno ossia nessuno


Probabilmente per lei non hanno nessun valore; aumenta sempre di più il numero di coloro che cominciano ad avere un'opinione diversa.
E poi l'ha scritto lei, Ditta, non si contraddica: "per quanto riguarda la riconoscibilità di una casa reale o la pretensione al trono di un paese non ci sono autorità giurisdizionali che possano giudicare". Chi decide allora sul valore delle pretese del primo? O sulla nullità di quelle di terzi? Decide lei?

Tanto è vero che per poter conferire degli ordini si sono trovati costretti a svilirli in Marchi commerciali eludendo le norme di diritto internazionale


Quest'affermazione dimostra che lei conosce ben poco la storia degli ordini dinastici portoghesi.
Al momento attuale abbiamo Dom Pedro che conferisce investiture di tutti gli Ordini dinastici (S. Miguel, Villaviciosa, Santiago, Avis e Cristo) e Dom Duarte che conferisce invece affiliazioni a due sole Confraternite (S. Miguel e Villaviciosa). Confraternite che non hanno nessuna fons honorum, semplicemente perchè un arcivescovo non ne può avere.
So che di questo lei ne è perfettamente consapevole, perchè ho letto con molta attenzione (e salvato!) la... focosa discussione che ha avuto sull'argomento con Degli Uberti, ora sapientemente scomparsa dal forum.
Quanto sopra detto non avviene per l'elusione di norme di diritto, come sostiene lei, ma proprio in virtù del diritto discendente dalle sentenze dei Tribunali portoghesi.

Per limitarci all'Ordine di San Miguel de Ala, io ho l'atto notarile originale con cui Nuno da Camara Pereira lo ha rifondato nell'agosto del 1981; e tra le varie firme quella di Dom Duarte non c'è.
Lo dico solo perchè tra le altre menzogne migueliste trova posto anche questa, e cioè che l'ordine è stato rifondato da Dom Duarte: non è vero!
E' vero invece che inizialmente Duarte facesse parte dell'ordine fondato da Nuno da Camara Pereira, ma non era tra i suoi rifondatori.
Infatti, dopo la rifondazione, Nuno ha invitato Duarte Pio a farne parte con esito positivo. E questi, ma solo dieci anni più tardi, ha deciso autonomamente di autoescludersi dall’Ordine, dichiarandolo estinto senza averne alcun diritto e senza chiamare il capitolo generale (assemblea generale), mentre parallelamente andava ricreando un Fratellanza (Confraternita), senza riconoscimento canonico e con lo stesso nome.
Ciò ha causato uno scisma che è approdato in Tribunale e si è concluso con la famosa ed inappellabile sentenza che i miguelisti fanno di tutto per tenere nascosta.
A questo punto, riguardo ai marchi commerciali, possiamo sostenere che per fortuna qualcuno, in tempi non sospetti, ha pensato con grande lungimiranza di registrarli, perchè altrimenti oggi saremmo qui a raccontare l'ennesima storia di usurpazione e di negazione del diritto, che faticosamente la giurisprudenza portoghese è riuscita a dirimere, scomodando pure la Suprema Corte.
Stiamo parlando ovviamente di quei tanto vituperati marchi che tornano utili solo quando fa più comodo, come si può leggere sui vari gruppi presenti sul WEB o su Facebook e correlabili alla linea miguelista...

Ricapitolando, al momento attuale abbiamo Dom Pedro che conferisce TUTTI gli ordini dinastici portoghesi e Dom Duarte che conferisce, attraverso due arcivescovi (Sao Tomè e Lisbona), le sole confraternite del S. Miguel e del Villaviciosa. Non è un caso, pertanto, che nel nostro Paese aumentino sempre di più le persone che restituiscono i diplomi di quest'ultime (spesso pagati a peso d'oro) e si facciano insignire con i cavalierati del primo.
Come vede, caro Ditta, a questo mondo è tutto relativo ed il peso da dare a questo tipo di cose non è valutato da tutti nello stesso modo...
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Re: Ordine di San Michele da Ala

Messaggioda nicolad72 » domenica 27 ottobre 2019, 20:17

Vabbè di sciocchezze per oggi ne ho lette fin troppe....
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Re: Ordine di San Michele da Ala

Messaggioda brixianus » lunedì 28 ottobre 2019, 20:45

"pare che su questa decisione abbia pesato il fatto che la maggior parte dei votanti fosse a conoscenza della sua posizione di persona appartenente a ramo escluso dalla successione reale portoghese" : pare a Lei... E comunque il duca di Loulè non ha nemmeno provato a entrare nel protocollo di Stato, chissà perché, forse perché non arriverebbe nemmeno a 299 firme.
"Ufficiosamente però, perchè non esiste nessuna dichiarazione ufficiale di nessuna casa regnante che lo riconosca come tale; se lei ne trova una, me la mostri, così potrò ricredermi." : evidentemente Lei non ha notizia delle varie circolari degli Ordini sabaudi, nelle quali si ribadisce che dom Duarte Pio ha il trattamento di" Cugino del Re", per esempio... E un papa come padrino di battesimo, questo non Le suggerisce alcuna deduzione? Mi può riassumere brevemente il curriculum vitae di dom Pedro: sono molto curioso di leggerlo!
Sulla cittadinanza di dom Duarte Pio, Lei semplifica molto e quindi sbaglia.
"Dom Pedro che conferisce investiture di tutti gli Ordini dinastici (S. Miguel, Villaviciosa, Santiago, Avis e Cristo)" : e quindi? Si autogiustifica con le sue stesse azioni?
"Dom Duarte che conferisce invece affiliazioni a due sole Confraternite (S. Miguel e Villaviciosa)": sbagliato, si informi meglio e vada a vedere, se riesce, i diplomi rilasciati il 29 settembre.
Poi, circa le competenze giuridiche di cui Lei parla, sarei curioso di conoscere il nome di un così valente giurista. Non mi dica che è uno dei tanti sedicenti" esperti di diritto nobiliare", però. Di gente che si vanta ce n'è anche troppa, soprattutto in Italia, purtroppo
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Re: Ordine di San Michele da Ala

Messaggioda Torre » giovedì 31 ottobre 2019, 18:03

il duca di Loulè non ha nemmeno provato a entrare nel protocollo di Stato, chissà perché, forse perché non arriverebbe nemmeno a 299 firme

Non credo che si tratti di un'infantile gara a chi prende più firme.
Ci sarebbe piuttosto da chiedersi: per quale motivo ad un pretendente al trono dovrebbe interessare entrare a far parte del protocollo di uno Stato repubblicano, che è poi quello che gli ha cancellato il Regno?
Non solo, ma di uno Stato che ha già dichiarato ufficialmente, cancellando una storia quasi millenaria, che non riconosce nè il Regno nè alcun suo pretendente?
E poi diciamocela tutta: per quale motivo un pretendente al trono di un Regno dovrebbe giurare fedeltà alla Repubblica?
Duarte Pio, dopo aver servito come volontario nell’aeronautica portoghese, giurò di rispettare la Costituzione e le Leggi della Repubblica portoghese (in cui è incluso l’articolo 288, comma b , n. 2: “la forma repubblicana costituisce un limite materiale alla revisione costituzionale stessa”) e divenne dunque un cittadino uguale a tutti gli altri. Sappia che un giuramento di questo tipo, fatto da volontario, è di per sè estintivo di qualunque pretesa dinastica...

evidentemente Lei non ha notizia delle varie circolari degli Ordini sabaudi, nelle quali si ribadisce che dom Duarte Pio ha il trattamento di" Cugino del Re", per esempio...

Certo che ne ho notizia; ma sono una cosa diversa da quello che intendevo io.
E poi non ci sono "varie circolari", ce ne sono solo due.
La prima è quella firmata dalla Cancelleria, e non dal Principe (01.12.17). La seconda, invece, è quella firmata dall'Ufficio del Cerimoniale (22.09.18), che ha aggiustato il tiro, affermando al punto 1) che Casa Savoia riconosce tutti "gli Ordini Dinastici delle Dinastie Europee ex regnanti" (attenzione: Ordini, non Confraternite...), e precisando al punto 2) che, in caso di "dispute tra pretendenti al Trono di Case Reali ex regnanti", è necessario "rivolgersi a questo Ufficio Cerimoniale PRIMA di accettare la concessione".
Ne discende che non sono le concessioni pregresse a costituire un problema, ma quelle ancora da concedere. Tanto è vero che alle cene di gala organizzate dai vari Vicariati e dalle varie Delegazioni della Real Casa di Savoia si vedono tranquillamente più persone indossare decorazioni da collo o fasce di gran croce riconducibili agli ordini dinastici di Dom Pedro (e che persone! Professionisti, magistrati, amministratori locali, onorevoli, ecc.).
Per dirla tutta, e credo che di questo lei non sia a conoscenza, ho anche notizia di una lettera che SAR Vittorio Emanuele avrebbe spedito pochi mesi fa a Duarte per chiedergli un riconoscimento ufficiale della sua pretendenza di Casa Savoia; lettera a cui pare che Duarte non abbia risposto, dopo che sui siti a lui correlati compaiono riconoscimenti in favore di Amedeo di Savoia e foto che lo ritraggono con quest'ultimo. Cose che al Principe non devono aver fatto molto piacere.
Anche se la seconda circolare ha aggiustato il tiro rispetto alla prima, staremo a vedere cosa dirà un'eventuale e molto probabile terza circolare, che sono convinto non tarderà troppo a venire.
Quanto al trattamento di "cugino del Re", le assicuro che i trattamenti attribuiti nei vari ordini cavallereschi sono del tutto irrilevanti circa la determinazione delle posizioni dinastiche di coloro che ne entrano a far parte. Annunziata compresa.

E un papa come padrino di battesimo, questo non Le suggerisce alcuna deduzione?

No, non mi suggerisce assolutamente nulla: ma siccome non si finisce mai di imparare e lei mi cita questo fatto, probabilmente ne saprà più di me, per cui mi piacerebbe avere da lei qualche delucidazione.
Partiamo dal presupposto che, ai fini delle norme consuetudinarie del Regno di Portogallo, anche aver avuto come padrino di battesimo un Papa non ha alcun valore nè alcun significato ai fini dinastici; spero che su questo si possa concordare.
Detto questo, sappiamo tutti che il battesimo è un sacramento; forse il più importante tra tutti i sacramenti della religione cattolica, dove il padrino e la madrina sono le figure, rispettivamente maschile e femminile, che accompagnano all'altare il figlioccio che si appresta a ricevere il Battesimo. Essi hanno l'importante (anzi: fondamentale!) compito di pronunciare in sua vece le promesse battesimali.
Ebbene, il Codice di diritto canonico pubblicato da Papa Benedetto XV nel 1917 ed in vigore fino al 1983 (e quindi durante gli anni in cui nacque Don Duarte), imponeva a padrino e madrina l'obbligo tassativo di toccare fisicamente il battezzando durante la ricezione del sacramento; non esistevano deroghe per poter essere padrini, neanche per il Papa o per i Vescovi.
Dalle notizie che sono riuscito a raccogliere, pare che Duarte non fu battezzato in Vaticano e che Pio XII non fosse comunque presente a Berna al suo battesimo; nè lui, nè la Regina Amelia d'Orleans, moglie del Re Carlo I, parteciparono al suo battesimo, ma su richiesta accorata del padre Duarte Nuno accettarono entrambi solo di patrocinare il neonato.
L'importanza di questo patrocinio andrebbe quindi ridimensionata, ma fu sufficiente per essere usata da sempre come un'arma dal peso dinastico, quasi come se si trattasse di una "incoronazione" di stampo papale.
Lei ha per caso notizie diverse in merito?

Mi può riassumere brevemente il curriculum vitae di dom Pedro: sono molto curioso di leggerlo!

Ammesso che il curriculum vitae di un pretendente possa avere una valenza giuridica per poter rivendicare i diritti di pretendenza ad un trono, io credo che lei sia perfettamente in grado di andare a cercarsi da solo il sito internet di Dom Pedro e leggere il suo curriculum, senza necessità del mio aiuto.
Ai soli fini del diritto dinastico, posso dirle che Dom Pedro è nato a Lisbona e che al momento della nascita aveva la cittadinanza portoghese originaria. E che non ha mai giurato fedeltà alla Repubblica. Mi sembra sufficiente.

Sulla cittadinanza di dom Duarte Pio, Lei semplifica molto e quindi sbaglia

Caro Brixianus, non si dovrebbero mai fare affermazioni senza provarle e contestualizzarle, poichè diventano gratuite e di scarso interesse; mi spieghi dove e perchè sbaglio, altrimenti prende anche lei il vizio del nostro moderatore, che risponde spesso con battute offensive a ciò su cui non è d'accordo, ma sempre guardandosi bene dall'entrare nel merito di ciò che contesta.
Se non sbaglio è proprio lei che ci ha ricordato che questo è un forum scientifico e che non siamo al bar dello sport, dove le battute si sprecano; pertanto credo che chi ci legge voglia capire il motivo di ciò che lei ritiene un errore, più che conoscere la sua pur rispettabile posizione.
Da parte mia, posso dirle che quello che scrivo è il risultato di ciò che ci tramanda la storia: a Dom Duarte è stata concessa la cittadinanza portoghese dal dittatore Salazar, perchè prima non poteva averla, dato che era "bannato". Basta solo questo, e cioè non avere avuto la cittadinanza portoghese originaria (indipendentemente dal motivo), per escludere ogni diritto di pretendenza in base alle norme consuetudinarie del Regno di Portogallo.
Il ramo dei miguelisti che fa capo a Dom Duarte durante l'esilio beneficiò del regime di extraterritorialità; questo regime fu concesso dall’imperatore d’Austria, Francesco Giuseppe, il 20 marzo del 1881, a Miguel, detto ”il Duca di Braganza”. Quindi, secondo il diritto austriaco, anche al suo discendente Duarte Nuno, padre di Duarte Pio, era stato assegnato lo status di portoghese per speciale concessione imperiale.
Pertanto, anche se nati all’estero, sia Duarte Nuno (nato in Austria) che successivamente Duarte Pio (nato in Svizzera nel 1945) vennero registrati dal regime austriaco come portoghesi, ma solo sotto forma di cittadinanza portoghese acquisita, e non originaria. In Portogallo, infatti, continuavano ad essere considerati stranieri.
La dottrina ufficiale della monarchia, visibile nel Manifesto dei Diritti della Regina Donna Maria II, ha affermato che “lo Straniero si oppone al Naturale, cioè a quello che è nato portoghese”. Si tratta dell’interpretazione adeguata alla ragione giuridica del principio di esclusione di candidati stranieri al Trono portoghese alla luce della Carta costituzionale, in cui si raccoglie quel principio stabilito sin dal 1641.
Se si ammettesse che uno straniero naturalizzato, e quindi divenuto portoghese ma nato con altra nazionalità, potesse divenire Re del Portogallo, ci sarebbe un rischio di perdita di indipendenza. Questo è stato il grande problema emerso in due successive crisi della storia del Portogallo (nel 1385 e poi nel 1580) e che ha contribuito notevolmente alla formulazione delle disposizioni costituzionali sulla Successione Reale del 1641.
Un candidato alla successione al trono del Portogallo, di origine straniera e che ha solo acquisito la cittadinanza portoghese, è completamente escluso dalla successione; e Duarte Nuno e Duarte Pio di Braganza, in esilio, erano in questa condizione come stranieri, ossia senza nazionalità portoghese originaria.

Poi, circa le competenze giuridiche di cui Lei parla, sarei curioso di conoscere il nome di un così valente giurista

Pur apprezzando le sua leggiadra e civettuola ironia, le dirò che io (ma credo di non essere il solo) sono ancora più curioso di leggere il numero e la data delle sentenze della Suprema Corte del Portogallo di cui ha recentemente parlato sul forum; intendo quelle che avrebbero posto fine alle discussioni sulla titolarità degli ordini dinastici portoghesi.
Curiosità per curiosità, quando ce le fornisce?
Poi le parlerò dell'avvocato che si è tradotto, studiato e ci ha spiegato il valore ed il significato delle decisioni amministrative dell'UEIPO in risposta alla denuncia di Pedro contro Duarte; mi riferisco a quelle decisioni che lei ha spacciato sul forum come sentenze giudiziali.
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Re: Ordine di San Michele da Ala

Messaggioda nicolad72 » giovedì 31 ottobre 2019, 18:38

La democrazia ed il diritto al free speach sono una grande cosa ed un'importante conquista per l'umanità, anche se qualcuno oggi nelle istituzioni preferirebbe un approccio orwelliano mod. 1984.
Però tali conquiste sociali sono davvero faticose... perché leggere lunghi pistolotti privi di senso alcuno è davvero una pesante perdita di tempo... perché dicono tutto per non dire nulla!
La tattica svelata dal Gattopardo di letteraria memoria.
La verità è sovente semplice, l'artificio necessita di lunghi giri di parole per ingannare il lettore più attento. Il resto sono solo chiacchiere alquanto futili.
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