Passeggiata araldica

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

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Messaggioda T.G.Cravarezza » lunedì 31 maggio 2004, 15:28

Gentile Messanensis,
potrebbe avere ragione. Le Sue ipotesi (cometa e sole) sono più che valide. Questo spiegherebbe molti aspetti di questo "impresa/stemma".
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Messaggioda Messanensis » lunedì 31 maggio 2004, 15:38

Per di più nello stemma Rao la fenice si trova con la testa rivolta verso destra, proprio come lo è nello stemma originale e cioè "guardante il sole d'oro, orizzontale a destra".
Rosario Basile

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Messaggioda Marcello Cantone » lunedì 31 maggio 2004, 17:07

Dice bene il Signor Cravarezza
non riesco a vedere il numero di punte della cometa, ma se è una cometa classica, dovrebbe avere 5 raggi (6 contando la coda), come sottolinea il Crollallanza e non si indica il nuemro dei raggi (se è appunto una cometa classica con coda).


Ho inviato al gentilissimo Cravarezza un particolare del 1° quarto, dove si vedono i raggi della cometa che sono 8 (compreso quello della coda), penso che vanno descritti.

Credo che le comete sono due, quella di destra è lievemente spostata all'interno a causa della cornice, penso che in uno scudo sannitico si troverebbe sul primo leone.

Per i colori è veramente un problema ( :roll: i pozzi sull'Etna sono in pietra nera e non arenaria :roll: ).
Chi sa se i colori, in due secoli e mezzo, non sono stati manomessi?

Guardate la corona :!: :cry: :!:

Cordilamente Marcello
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 31 maggio 2004, 21:26

Marcello Cantone ha scritto:...(omissis)...Fra Eusanio sei in ritiro spirituale :twisted: :twisted: o ci stai scrutando per darci una tua erudita risposta?


Ci sono, ci sono, Marcello: non mi perdo mai nulla del forum, figurati se mi posso perdere anche una sola battuta di quello che tu e gli altri amici andate elencando su quest'immagine, e ti assicuro che sono intimamente contento di vedervi così appassionati su questo argomento, che fui facile profeta a predire "interessante" ma che non credevo si sarebbe anche dimostrato così intrigante e coinvolgente.

Tu dici: "Mi sta bene, ma... che ne pensi di questa foto?".

Avrai notato che, a caldo, parlai di impresa, ma poco dopo corressi il mio primo messaggio (influenzato dal possibile riconoscimento di alcuni quarti) in un "probabilmente impresa": aborro correggere i miei messaggi, e se non lo avessi fatto sarebbe stato mille volte meglio... perché ora sono convinto che di un'impresa si tratti.

A partire dalla forma della cornice (eccessivo definirla scudo...) che la racchiude: volutamente informe e indescrivibile, proprio perché chi se l'inventò così non volle farla confondere con uno stemma...

E per proseguire con i colori, tutti al naturale: poco importa che alcuni di essi siano più o meno simili agli smalti araldici...

E per finire con la scritta, che è troppo lunga (13 + 13 sillabe, in perfetta cadenza metrica), troppo allusiva alle figure, e troppo interna alla composizione per farla ritenere araldica...

SOL PVTEVS LEO, PHOENIX ÆQVOR RICCIVS ISTA / VIRGIN(IS) AVXILIO SYDERA BLANDA MANENT: questo ne è il testo, non sono un latinista eccelso (spero lo sia qualcun altro di noi... :oops: ), ma penso che il tutto elenchi le figure di quest'impresa, per inferire che senza l'ausilio del Cielo esse (e non solo) sono destinate a rimanere nella pochezza.

Bellissimo messaggio, se confermato...

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Messaggioda T.G.Cravarezza » lunedì 31 maggio 2004, 21:57

Non avevo decifrato la scirtta, preso dal blasonare le comete ed i pozzi :P , ma letta la scritta, ritorno anche sul mio pensiero iniziale di "stemma/impresa". L'ipotesi del puntuale Fra Eusanio potrebbe essere più che corretta. Però, secondo me, potrebbe essere anche vista secondo un'altra ottica. Effettivamente i 4/4 assomigliano davvero tanto a degli storici stemmi di famiglie titolate. Allora non potrebbe essere che la scritta indichi appunto che queste 4 potenti famiglie, anche se blasonate e importanti, non sarebbero nulla senza il cielo e quindi il Signore? Insomma, gli stemmi che diventano imrpesa. Che ne pensate?
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 31 maggio 2004, 22:04

Sì, caro Tomaso: la cosa sarebbe anche possibile, ma...:

1) come spiegare, allora, che i quattro stemmi (se di stemmi si trattasse) siano stati riuniti in un inquartato perfettamente araldico, ma nessuno di essi nei propri normali smalti araldici?

2) perché mettere la scritta dentro lo scudo, e non fuori?

Che, invece, le singole figure siano state enucleate dai rispettivi stemmi e riunite in una nuova e inedita figurazione emblematica in forma di impresa, questo sì che è più plausibile!

Ma da dimostrare...

Caro Marcello,
in quello stesso edificio ci sono altre figurazioni simili?

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Messaggioda T.G.Cravarezza » lunedì 31 maggio 2004, 22:20

"Che, invece, le singole figure siano state enucleate dai rispettivi stemmi e riunite in una nuova e inedita figurazione emblematica in forma di impresa, questo sì che è più plausibile! "

Questa è la mia ipotesi. L'artista ha alterato gli smalti per puro valore estetico. Insomma, ha voluto creare un'impresa a forma di stemma utilizzando ulteriori stemmi :)

L'unico difetto della mia ipotesi è la mancanza di prove a sua conferma :oops:

Cordialmente
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Messaggioda Marcello Cantone » martedì 1 giugno 2004, 9:22

Carissimi Colleghi
mi devo complimentare con Voi, siete veramente dotti e illuminati.

Credo sempre di più che ci troviamo dinanzi ad una impresa, forse la terza classe delle otto che elanca il Crollalanza:

"III. Divise allusive alle arme, frequenti anche queste in Italia ed in Francia"

I Marchesi di Giardinello erano sopratutto persone di cultura, a Biancavilla gli aristocratici avevano costituito una Accademia, la Marchesina Maria Anna fu musicista, poetessa, conobbe diverse lingue specialmente il latino ed il greco, fu scelta dalla Regina Maria Carolina come dama di Corte.

Carissimo Fra Eusanio che io ricordi nella chiesa non ci sono altre figurazioni simili. La chiesa è tutta affrescata con diverse cornici e cartigli (gli affreschi sono deteriorati e raffigurano i Santi e le imprese dei Mercedari). Queta ARMA/IMPRESA sta al centro sull'abside.

Tutto diventa più intrigante

Saluti Marcello
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Messaggioda T.G.Cravarezza » martedì 1 giugno 2004, 11:05

Gentile Marcello,
questo confermerrebbe un poco la mia ipotesi :)
Inserisco inoltre l'immagine che mi ha inviato:
Immagine
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 2 giugno 2004, 18:38

Marcello Cantone ha scritto:...(omissis)...un particolare del 1° quarto, dove si vedono i raggi della cometa che sono 8 (compreso quello della coda), penso che vanno descritti.

Sì, nella cometa va comunque indicato il numero dei raggi.

Credo che le comete sono due, quella di destra è lievemente spostata all'interno a causa della cornice, penso che in uno scudo sannitico si troverebbe sul primo leone.

Senz'altro sì: la particolarissima forma del contorno di quest'impresa ha obbligato il pittore a qualche acrobazia estetica...

Per i colori è veramente un problema ( :roll: i pozzi sull'Etna sono in pietra nera e non arenaria :roll: ).
Chi sa se i colori, in due secoli e mezzo, non sono stati manomessi?

Non credo: penso piuttosto che tutti questi disegni siano volutamente stati fatti al naturale, appunto per far capire che di un'impresa si tratta, e non di uno stemma!


Se aggiungiamo il fatto che "...nella chiesa non ci sono altre figurazioni simili. La chiesa è tutta affrescata con diverse cornici e cartigli (gli affreschi sono deteriorati e raffigurano i Santi e le imprese dei Mercedari). Queta ARMA/IMPRESA sta al centro sull'abside...", allora immagino proprio che la sua unicità, nel contesto dell'edificio di cui fa parte, sia dovuta al particolare messaggio simbolico che le si voleva affidare, e che trova conferma nel lungo motto che le è stato abbinato.

Se questo fosse stato uno stemma, insomma, lo avremmo trovato riprodotto dentro la chiesa fino alla noia...

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Messaggioda Marcello Cantone » venerdì 4 giugno 2004, 9:23

Tomasi di Lampedusa ha scritto:
Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra.


Ho voluto citare il Gattopardo perchè il cartiglio dell'impresa me lo ricorda:
"IL Sole, il Pozzo, il Leone il Riccio ...... rimangono pallidi astri senza l'aiuto della Vergine"

Il senso del motto deve essere questo ( il mio latino è più che arrugginito).

Si può leggere anche così:

“I Puglisi, i Raineri (?), i Rizzo, i Rao ecc. ecc.”

La famiglia in questione è la PUGLISI, di essa si poco, a parte qualche storico locale, solo il Mango di Casalgerardo nel suo NOBILIARIO DI SICILIA la cita, ma non ne conosce l’arma.

Questo è ciò che scrive:
Puglisi. - Troviamo questa famiglia in Messina e in Palermo (12). Un Cajolo (?) fu senatore in Palermo nel 1627-28 (13); un Girolamo fu giudice della corte straticoziale in Messina nel 1496-97 e delle appellazioni pel 1498-99; una Francesca possedette il feudo Cartolaro nel principio del secolo XVIII (14); un Pietro Puglisi e Piccione è annotato non sappiamo con qual diritto, nel ruolo dei donativi dell’anno 1806 con il titolo di marchese di Giardinelli.
Arma : ?
____

(12) La troviamo pure in Santa Lucia dove un dottor Fortunato tenne la carica di giudice delle appellazioni nell’anno 1798-99. –Discendeva dai Puglisi di Messina?
(13) Nel 1783-84 troviamo in Palermo con la carica di giudice pretoriano un Luigi. Discendeva da detto Cajolo?
(14) Prot. Del regno, Processi d’investiture, processo n.8027.”

Messanensis forse può darci qualche ulteriore notizia su questa famiglia.

Il Mango si chiede se i Puglisi di Santa Lucia discendono da Messina, io mi chiedo se quelli di Biancavilla discendono da Santa Lucia il secondo quarto dell’impresa è l’arma dei Raineri di Santa Lucia.

Ho chiesto al gentile Cravarezza di inserire l'arma dei Raineri

cordialmente Marcello
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Messaggioda T.G.Cravarezza » venerdì 4 giugno 2004, 12:02

Gentili Signori,
ecco l'arma dei Raineri e un particolare del 2° quarto:

Immagine

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 7 giugno 2004, 20:17

Marcello Cantone ha scritto:Carissimi Colleghi
mi devo complimentare con Voi, siete veramente dotti e illuminati.

Grazie a lei, piuttosto, per averci posto un quesito così interessante e ricco di collegamenti!

Credo sempre di più che ci troviamo dinanzi ad una impresa, forse la terza classe delle otto che elenca il Crollalanza:
"III. Divise allusive alle arme, frequenti anche queste in Italia ed in Francia"...(omissis)...


Concordo, caro Marcello, e credo anzi che questa ne sia uno fra gli esempi più eclatanti ed interessanti.

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Messaggioda Messanensis » giovedì 10 giugno 2004, 21:38

Marcello Cantone ha scritto:(12) La troviamo pure in Santa Lucia dove un dottor Fortunato tenne la carica di giudice delle appellazioni nell’anno 1798-99. –Discendeva dai Puglisi di Messina?
(13) Nel 1783-84 troviamo in Palermo con la carica di giudice pretoriano un Luigi. Discendeva da detto Cajolo?
(14) Prot. Del regno, Processi d’investiture, processo n.8027.”

Messanensis forse può darci qualche ulteriore notizia su questa famiglia.

Il Mango si chiede se i Puglisi di Santa Lucia discendono da Messina, io mi chiedo se quelli di Biancavilla discendono da Santa Lucia il secondo quarto dell’impresa è l’arma dei Raineri di Santa Lucia.


Il dottor Fortunato Puglisi giudice delle appellazioni in S. Lucia nel 1798-99, di cui fa menzione il Mango, probabilmente è quello stesso che nella stessa epoca a S. Lucia esercitava la professione di Notaio. Negli atti notarili si firmava Notaio Fortunato Puglisi Messina. C'è da dire che i Puglisi non risultano essere mai stati iscritti alla mastra nobile di S. Lucia e il detto Fortunato Puglisi ricoprì delle cariche perchè era laureato. Anche suo padre, Valentino Puglisi, esercitò il notariato in S. Lucia.
Fortunato Puglisi fu per molto tempo il Notaio della mia famiglia, dal 1777 fino al 1815 circa, ma da una lettera che conservo non sembra che godesse di ottima fama (potrei riportarne il contenuto, ma si scadrebbe nel pettegolezzo!).
Non so se questi due notai di S. Lucia, padre e figlio, appartenessero alla stessa famiglia dei Marchesi di Giardinello, ma ritengo che si tratti di due famiglie diverse.

Cordiali saluti,
Rosario
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Messaggioda Marcello Cantone » giovedì 17 giugno 2004, 18:19

SOL PUTEUS LEO, PIHAENIX AEQUOR RICCIUS ISTA
VIRGINIS AUXILIO SYDERA BLANDA MANENT


Ho coinvolto due professori di latino per far tradure l’anima dell’impresa, hanno dato due versioni, una traducendo manent come congiuntivo esortativo di mano, l’altra come presente di maneo, queste le versioni:

1. Il sole, il pozzo, il leone, la pia fenice (PIHAENIX = Pia phaenix), il sereno mare, il riccio queste stelle lusinghiere si diffondano con l’aiuto della vergine.

2. Il sole, il pozzo, il leone, la pia fenice, il sereno mare, il riccio, queste cose persistono con l’aiuto della vergine come stelle lusinghiere.

Tradotta l’anima ora penso che non resta altro che descrivere il corpo, cosa suggerite?
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