Blasonatura eccessiva

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Blasonatura eccessiva

Messaggioda T.G.Cravarezza » lunedì 3 marzo 2003, 12:08

Gentili Sigg.ri,
come vedete le blasonature che coprono qualsiasi campo dello scudo? Per meglio spiegarmi riporto un paio di esempi: "corona muraria romana, d'oro, rialzata di cinque torri merlate" e "d'argento alla croce potenziata, accantonata da quattro crocette, il tutto d'oro"
Come ritenete vada blasonata appunto la croce di Gerusalemme o la corona turrita? Intendo, è sufficiente blasonare come "croce di Gerusalemme" o "corona turrita" o invece è meglio blasonare anche la croce, la corona e insomma tutti i singoli elementi che compongono lo scudo?
Cordialmente
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Messaggioda T.G.Cravarezza » mercoledì 5 marzo 2003, 2:02

Scusate per il doppio post, ma dalla recente discussione riguardo la blasonatura dello stemma dello Stato Maggiore della Difesa, mi è sorta una domanda: ma a cosa serve la blasonatura? Cosa serve blasonare un'arma?

I casi sono due:
1) o siamo degli esteti, dei filosofi dell'araldica e quindi godiamo solamente dei termini presenti nei vari vocabolari tecnici araldici, delle varie blasonature, dei vari stemmi, dei vari "ipse dixit"....
2) oppure cerchiamo di trovare una spiegazione per cui si blasona un'arma. La motivazione è molto semplice e pratica: si blasona un'arma per permettere, a chi non può visionare con gli occhi l'arma in questione, di farsi un'idea dell'arma e persino arrivare a riprodurla senza troppe difficoltà. Mi pare un intento nobile, materiale, pratico, corretto.

Ma allora, se affermiamo il secondo caso, dobbiamo attaccarci sì ai tecnicismi, ai vocabolari, ma non rimanere bloccati ad essi. Nel senso che, serve senz'altro una corretta interpretazione dei vari simboli, smalti, metalli, fogge dello scudo....che permetta di utilizzare in tutto il mondo o per lo meno con la medesima lingua, un egual blasonatura della stessa arma, senza rischiare che varie persone possano dare 50 blasonature differenti (anche se persino ciò non sarebbe così tanto da osteggiare, l'importante sarebbe riuscire ad arrivare allo scopo della balsonatura, cioè realizzare lo scudo senza vederlo), ma non dobbiamo rimanere bloccati se qualche termine è assente dai vocabolari ufficiali.
Comunque concordo nel desiderio di voler codificare i vari termini, simboli etc.
Detto questo però dobbiamo comprendere come l'araldica non debba rimanere una scienza ferma, immobile, ma debba evolversi (e lo afferma una persona di uno staticismo impressionante). Porto un semplice esempio (spero che il caro Mauro Valerio non me ne voglia se lo tiro in ballo): in una blasonatura io affermai "granata d'oro sormontata da fiamma rivolta verso sinistra". Sicuramente la proposizione poteva essere meglio espressa, con termini forse più corretti, però l'intento era appunto quello di indicare ad un probabile disegnatore, come fosse la granata. Il puntuale Mauro Valerio (MVC) commentò: "Per le granate io non aggiungerei il termine "fiamma", nè la sua postura, poichè, essendo la granata per definizione una "bomba esplosa o fiammeggiante", sarebbe pleonastico". Disse ciò perchè si riferì a quanto indicato da Montauto. Ma un possibile disegnatore, come disegnerebbe la fiamma? Magari rivolta a sinistra, rivolta a destra, centrale, magari piccola o enorme...insomma, magari non nel modo esatti di come la voleva realizzare chi ha ideato l'arma. Ugualmente per ciò che riguarda gli smalti. Ha ragione, per l'Araldica ufficiale, ad affermare che "un rosso scuro è ESATTAMENTE la stessa cosa di un rosso acceso", ma, secondo la mia opinione, se accettiamo questo, accettiamo perciò la prima delle motivazioni riportate all'inzio, cioè che la balsonatura è solamente un esercizio filosofico e aulico e basta. Non ha alcun utilizzo pratico. Se io dovessi realizzare uno scudo, ho bisogno di sapere se il rosso è scuro o acceso. Comprendo che l'Araldica ufficiale è ferma, a causa anche della rappresentazione nero su bianco, a pochi e singoli colori, però bisogna tenere conto che se vogliamo anche far rivivre questa stupenda scienza, dobbiamo tenere conto che io possa desiderare riempire un campo di azzurro ed uno di blu, colori completamente differenti, ma che per l'araldica si raggruppano in un unica dicitura.
Adesso, saltando i vari esempi che ho riportato, voglio solamente puntare su questo: qual'è appunto lo scopo della blasonatura e soprattutto ci possono essere delle diciture nuove, dei metodi nuovi per analizzare e soprattutto costruire (ricordiamoci che come cultori dell'araldica, non dobbiamo fermarci ad analizzare,ma dovremmo anche "realizzare" nuovi scudi) nuove armi?
Io quindi proporrei la creazione di una commissione araldica internazionale (come quella degli Ordini cavallereschi), composta dai massimi araldisti mondiali, con il compito di redigere un vocabolario ufficiale mondiale dei simboli da utilizzare, un vocabolario dei colori...così via. In modo che sia tutto ben spiegato e non ci siano controversie. Naturalmente questa commissione dovrebbe rimanere sempre attiva, in modo da poter aggiungere o modificare termini relativi ad elementi magari più moderni rispetto all'ultima edizione di tale vocabolario etc.
Attendendo Vostre appassionate e anche contrarie opinioni, porgo cordiali e "sanremesi" saluti.
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Sulla blasonatura

Messaggioda antonio_conti » venerdì 7 marzo 2003, 11:29

Gentile Cravarezza,
Il tema da Lei affrontato è molto interessante sotto diversi punti di vista.

Innanzitutto la funzione della blasonatura. Come ho già avuto modo di dire a proposito dello stemma di Sir Mc Cartney, lo scopo del blasone di un’arma è la perfetta riproducibilità di un’arma non vista. Si tratta ovviamente di una riproducibilità specificatamente araldica. L’aspetto stilistico o quello artistico dipenderanno poi dalla regione geografica d’origine dell’arma, dall’epoca di realizzazione, dall’estro e dalla capacità del compositore-disegnatore dell’arma.
Se questo è lo scopo originario ed originale della blasonatura, è indubbio che anche quest’aspetto della nobile arte dell’Araldica abbia subito modificazioni nel corso di quasi mille anni di storia.
L’Araldica meno praticata e più studiata porta all’arrovellarsi intorno a problemi che alle origini certo non dovevano porsi creatori e fruitori delle armi. Le discussioni, anche capziose, sono comunque segno di interesse e di passione, e sono utili se servono a tener viva ed in progresso una ‘sceinza’ quale l’Araldica. Meno utili mi appaiono queste discussioni laddove restano tali, prive di sviluppi.

Tornando al caso proposto, ricordo (innanzitutto a me stesso) che in Araldica esistono figure che, per la loro ‘classicità convenzionale’, non vengono blasonate nei minuti particolari. Un’aquila di nero è probabilmente ‘voltata’ a destra … e non si perderà tempo a contarne le penne delle ali ma si saprà che il suo colore è il nero. Se poi tra araldisti si afferma che l’arma tal dei tali ha il Capo dell’impero, la blasonatura dell’intero Capo diventa esercizio, divertente, ma assolutamente superfluo.
Quando le convenzioni più comuni non bastano, occorre specificare.
Un curioso esercizio potrebbe essere quello di partire da una blasonatura (più o meno ‘corretta’) e vedere da questa quali armi vengono realizzate da ciscun interprete.
Così il caso della bombarda: una blasonatura essenziale, quale prodotto (o quali prodotti) ‘grafico’ renderebbe? Una blasonatura particolareggiata, quali prodotto (o quali prodotti) renderebbe? Sono equivalenti questi prodotti? In Araldica la fiamma a destra, al centro o a sinistra fa la differenza? il titolare o il creatore si riconoscerebbero nelle diverse raffigurazioni o le rifiuterebbero come cosa non loro? E i terzi?
Su questo tema come si esprimono araldi e araldisti?

Per quanto riguarda gli smalti credo occorra considerare l’evoluzione storica dell’Araldica, così come per la blasonatura. Tra le prime cose concernenti l’Araldica che lessi ci fu un dossier di “Storia e Dossier” (come sapete dell’editore Giunti) interamente scritto da Michel Pastoureau: “L’uomo e il colore”, n. 5 del 1987.
Si tratta di una serie di articoli assolutamente interessanti che esaminano la sensibilità dell’uomo verso i colori e il senso dei colori nella storia dell’uomo. Leggendo quelle pagine si può cercare di ritrovare le ragioni della scelta degli smalti, e della percezione del colore, facendoci comprendere che la compressione della gamma dei "colori" a 4+2 (o 5+2) non è legata alla rappresentazione in bianco e nero ma alla sensibilità umana, al valore sociale all’utilizzabilità tecnica.
Non credo che, araldicamente parlando, si possa sostenere che due soggetti distinti abbiano armi diverse perché l’uno ha un partito d’argento e di rosso scuro e l’altro d’argento e di rosso pallido. In araldica questi due soggetti hanno la medesima arma. La vogliono diversa: una bella brisura contribuirà a differenziare ed a aggiungere motivi storici all’arma differenziata. Non la vogliono mutare? Il panorama araldico è pieno di armi identiche apartenenti a titolari diversi.
Ma forse la sensibilità al colore oggi è diversa, e diversa è anche la riproducibilità tecnica di un dato colore avente la tale tonalità (discorso delle bandiere…), quindi l’approccio verso questo tema sarà destinato a cambiare. Forse.

Una Commissione Araldica Internazionale potrebbe essere interessante più per lo studio e la comprensione che per creare un sistema UNI o ISO per l’Araldica. L’Araldica è patrimonio storico-sociale delle singole comunità, come le lingue. Sarebbe bello (e probabilmente sempre più necessario) potersi comprendere in ogni punto del pianeta, ma questo dovrebbe avvenire senza perdere le specificità di ciascuno.
Non conosco bene le differenze delle diverse tecniche di blasonatura nel mondo, forse approfondire queste conoscenze potrebbe rendere ulteriormente interessante (e perché no, divertente) blasonare armi. Per quanto mi riguarda, l’interesse è bene che si fermi al dato italiano del quale certo non sono padrone.

Un cordiale saluto a tutti

Antonio Conti
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Blasone [i]eccessivo[/i](!?!)

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 7 maggio 2003, 23:11

Egregi Colleghi,
il tema è più che appassionante, e di non poco conto per chi ama ma soprattutto studia e divulga l'araldica. I vostri interventi mettono bene a fuoco la situazione, ma mancano di sottolineare un dato essenziale: il blasone permette sì di far realizzare uno stemma a chi non lo vede, ma è bene che lo faccia al meglio e col meno, cioé col massimo della chiarezza ed il minimo dei termini. Gli antichi araldi lo facevano per una questione di fiato (non disponevano di megafoni nei tornei); i successori lo fecero per tradizione e per eleganza; noi perché non dovremmo farlo, in un XXI secolo rapido, essenziale, stringato? Non dimentichiamo, poi, che gli araldi e gli araldisti nostri predecessori ci hanno lasciato tutta una serie di terminologie uniche in questo senso, quale il dall'uno all'altro per blasonare figure che cambiano di colore passando dalla cromia di una partizione a quella limitrofa: contiamo le parole, 4 termini ne hanno riassunti 12; altro che "ipse dixit", ci guadagnamo in tempo ed in eleganza! :P Perché non usare ciò che ci è stato lasciato? :? Dobbiamo solo avere la pazienza di cercare nei (buoni) testi del passato (ce ne sono, pochi, ma ce ne sono): rivedendo oggi molti blasoni che scrissi lustri fa, a volte li riscrivo di sana pianta grazie a nuove parole che nel frattempo ho imparato, e spesso li dimezzo.
Continuiamo a parlarne, l'argomento ci può portare lontano.
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