I canoni compositivi dell'araldica

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I canoni compositivi dell'araldica

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 19 dicembre 2003, 22:31

Egregi colleghi,

prendo a prestito questa parte di frase dell'amico Franz Joseph von Trotta per allargare un argomento (già sfiorato in altra parte del forum) che coinvolge in profondità la nostra scienza, e che ottimamente si presta a maggiori approfondimenti.

Il tutto è iniziato da questo:

Fra' Eusanio ha scritto:
A mio personale parere, poi, un bravo artista araldico non deve per forza essere anche padrone di uno stile o di una tecnica assolutamente originali... ma questo è un altro discorso.

Ed è proseguito così:

Franz Joseph von Trotta ha risposto:
A mio avviso invece un'interpretazione originale dei notoriamente ristretti canoni compositivi del disegno araldico sono alla base di un buon disegnatore di stemmi. Heim è un grande artista proprio perche un "assolutamente originale interprete" dell'arte araldica.

É sottinteso che quest'argomento non è un "sondaggio", né una gara fra i due colleghi, né nulla di simile.
Trattandosi di un ragionamento sull'aspetto artistico della scienza araldica, oltretutto, non si può né si deve auspicare che qualcuno abbia la risposta in tasca, o sia un più o meno occulto depositario di chissà quale verità nascosta...

Si tratta, invece, di una discussione serena per approfondire tutti assieme questo lato dell'araldica.

E che vorrei iniziare con una duplice domanda all'illustre collega, e caro amico: cosa possiamo intendere per "canoni compositivi del disegno araldico"? E perché essi sarebbero "notoriamente ristretti"?

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Messaggioda T.G.Cravarezza » venerdì 19 dicembre 2003, 23:41

Egregio Maestro Eusanio da Ocre,
forse non ho ben compreso il quesito.
L'araldica è una scienza. Quando tratta di "leone rampante" o "gladio al naturale" non penso ci possano essere molti fraintendimenti. Logico che poi ogni pittore, scultore, intagliatore che dovrà realizzare lo stemma, porterà il suo stile, ma sarà appunto solo uno stile dell'artista che non potrà discostarsi più di tanto dall'intendimento dell'ideatore dello stemma.
Insomma, non penso che esisterà mai uno stemma dipinto/intagliato/scolpito secondo lo stile cubista oppure secondo il metodo impressionista oppure...
Cordialmente
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » sabato 20 dicembre 2003, 9:53

Caro Fra' Eusanio,

grazie per l'interesante inizio su un'argomento che da molto era per me spunto di riflessione, tanto che, seppur ultimamente langue, sto scrivendo un saggio sul evoluzione del "gusto" dell'arte araldica condizionato dal rispetto o meno di quelli che io chiamo i suoi canoni compositivi.

Mi perdonerà se per risponderLe prenderò uno spizzico di quello scritto che, ancora incompleto, dorme nel cassetto:

"(…) possiamo desumere che, ciò che rende un qualsiasi stemma, da semplice segno grafico, ad espressione di una superiore forma artistica, è il “senso araldico” del suo artefice.

Quest’ultimo, forse, può essere definito come la capacità o il gusto del disegnatore di stemmi nel “sentire”, quasi istintivamente, ed utilizzare ad arte, al meglio e in modo personale nelle sue creazioni, i notoriamente ristretti margini compositivi, grafici e cromatici che l’espressione araldica consente di utilizzare, canoni codificati nei primi secoli della sua evoluzione e rimasti immutati sino ad oggi.

I più noti sono probabilmente la particolare sintesi grafica delle figure degli emblemi e la loro disposizione all’interno dello scudo che, secondo i dettami dell’araldica medioevale, dovevano occupare quasi totalmente la superfice dello scudo nel rispetto di quell’horror vacqui della sensibilità medioevale, e, ovviamente una ridottissima "tavolozza dei colori".

Tali caratteristiche infatti si svilupparono nel momento più felice per l’arte araldica che, notoriamente, appartiene all’Europa del XIII e XIV secolo.

Ci basterà osservare semplicemente le vestigia araldiche di quei secoli per capire la fondatezza di questa affermazione; quanto di meglio l’araldica, intesa come espressione artistica, abbia mai creato appartiene, per la maggior parte, a quei secoli. Pensiamo subito ad alcuni famosi stemmari di quel periodo che nell’ardita stilizzazione delle figure, nell’eleganza della composizione, fanno di ogni stemma una piccola e pregiata miniatura.

Ricordiamo ad esempio lo splendido "Armorial Equestre de la Toison d’Or et de l’Europe", dipinto tra il 1435 e il 1460 dove i pesanti cavalieri medioevali in armatura da combattimento qui assumono un eleganza e una levità quasi surreale, dove il segno araldico trasfigura la reale fisicità della pesante cavalleria feudale europea in una serie di leggeri "cavalieri inesistenti" i cui corpi sono suggeriti solo dalla combinazione cromatica di gigli, croci, aquile e leoni che appaiono sulle loro gualdrappe e cotte d’arme. (…)"

Caro Sig. Cravarezza,

la Sua affermazione è molto discutibile, certo, le esasperate correnti grafico-artistiche di quest'ultimo secolo che Lei cita difficilmente potrebbero accogliere tra le loro realizzazioni degli stemmi (sebbene con un po' di buona volontà… ci sono degli interessanti stemmi asburgici di epoca della secessione viennese di Carl Otto Czeschka o di Gustav Klimt davvero belli).
Tuttavia non trova che uno stemma arcaico, o gotico sia incommensurabilmente diverso da uno realizzato in epoca "barocca" o liberty?

Prenda uno stemma con i leopardi inglesi dell'epoca di Giovanni "senza terra" e lo paragoni a quelli di Giorgio IV e poi mi dirà se non sono diversi!
Lo sono eccome.

Esistono quindi stemmi alto e tardo gotici, rinascimentali, barocchi, rococo', stile "Impero", Liberty, ecc., e chissà con un po' di buona volontà anche… cubisti!

Un saluto cordiale ad entrambi,

Franz Joseph von Trotta
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Messaggioda T.G.Cravarezza » domenica 21 dicembre 2003, 14:47

Egregio Signor von Trotta,
concordo sicuramente con il fatto che un leone del 1100 sia raffigurato in modo differente da un leone del 1900. Questo però non giustifica l'accettazione di molteplici correnti grafiche. Cioè, l'artista araldico, secondo il mio parere, deve cercare di rappresentare al meglio (e per meglio intendo in modo più naturale e corretto possibile) uno stemma araldico. Per tale motivo è impensabile uno stemma araldico dipinto secondo correnti differenti. Insomma, vi è un solo modo per disegnare uno stemma. Poi certamente ogni artista ha un suo stile, ma uno stile che deve seguire determinate regole e che non può realizzare uno stemma appunto secondo correnti impressionistiche, cubiste...
Forse mi spiego male, ma quello che voglio esprimere è che l'araldica non è una branca dell'arte e che segue quindi le "mode artistiche", ma viceversa, è l'arte che "aiuta" l'araldica a realizzare ciò di cui tratta, però appunto seguendo le regole araldiche e non le regole artistiche.
Cordialmente
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » lunedì 22 dicembre 2003, 9:41

Egr. Sig. Cravarezza,

La ringrazio della Sua risposta con le Sue osservazioni; a mio avviso più che l’arte “aiuti l’araldica” io riconoscerei più concretamente che l’arte, con le diverse correnti stilistiche, l’abbia influenzata.

Chi dipingeva, chi realizzava materialmente gli stemmi o le bandiere? Isolati “anacoreti dell’emblema”, o artigiani, artefici ed artisti nati e formatisi nel loro tempo e che con gli stilemi della loro epoca lavoravano? Quando un artista barocco realizzava una commissione araldica doveva abbandonare il gusto per il disegno e l’ornato del suo tempo per realizzare un qualcosa di diverso? L’araldica come manifestazione grafica e pittorica è un “genere“, e come tutte le manifestazioni grafiche ed artistiche anche il disegno degli stemmi si è naturalmente piegato ai diversi stili, non c’é dubbio.

Che poi tra questi vi fossero quelli che meglio si adattavano alla rappresentazione degli stemmi questo è un altro discorso; ovvio che uno stemma del ‘700 con leoncini, aquile tutti avvizziti che si perdevano nei campi degli emblemi attorcigliati in campiture rococo’ mal si adattava alla pienezza originaria degli emblemi.

Non per caso la rivalutazione e il recupero dello stile originario si impose proprio dai primi dell’Ottocento quando la storpiatura degli emblemi era ormai arrivata al massimo, ma questa fu una scelta voluta, nata dalla riflessione su cosa fosse e doveva continuare ad essere uno stemma, e lì si avvenne quello che Lei dice, artisti con una spiccata sensibilità araldica decisero di rappresentare al meglio, ovvero recuperando i caratteri originari che si erano perduti, il disegno degli stemmi.

Un saluto cordiale,

J.F. von Trotta.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 23 dicembre 2003, 0:08

Egregi colleghi,
non posso che ripetere, giacché le condivido, queste parole dell'amico Signor Tomaso:

T.G.Cravarezza ha scritto:...(omissis)...L'araldica è una scienza. Quando tratta di "leone rampante" o "gladio al naturale" non penso ci possano essere molti fraintendimenti...(omissis)...


e anche queste altre:

...(omissis)...l'araldica non è una branca dell'arte che segue le "mode artistiche", ma viceversa, è l'arte che "aiuta" l'araldica a realizzare ciò di cui tratta, però appunto seguendo le regole araldiche e non le regole artistiche...(omissis)...

Caro Franz Joseph,
ritengo molto interessante il suo saggio sull'evoluzione del gusto artistico applicato all'araldica (non lo tenga nel cassetto, non lo merita): credo si potrebbe trattare di un interessante sviluppo di quel che Ottfried Neubecker già trattò di sfuggita nel suo "Araldica" di oltre vent'anni fa (del quale si è parlato in altro topic) dove, a pag. 90 (se non ricordo male) mostrò l'evoluzione nel tempo e negli stili dello stemma col leone coronato a coda biforcata di Boemia.

Mi permetto però di soffermarmi su una sua frase: "...ovvio che uno stemma del ‘700 con leoncini, aquile tutti avvizziti che si perdevano nei campi degli emblemi attorcigliati in campiture rococo’ mal si adattava alla pienezza originaria degli emblemi...". I pavimenti di chiese e monumenti di quel periodo abbondano di stemmi rococò ove le figure sono così vistose ed esuberanti che stentano a chiudersi nel bordo asimmetrico del rispettivo scudo... e lo Juvarra, tanto per nominare uno fra i più grandi artisti di quell'epoca che si sono occupati anche dell'esecuzione di stemmi, non era certo parco nelle figure araldiche di cui ci ha lasciato i disegni!

Credo, del resto, che con la sua vitalità l'araldica renda del tutto secondaria la questione se siano migliori gli stemmi dei primi secoli, o quelli del '500, o quelli moderni o contemporanei... ben altre sono le direzioni in cui è opportuno indirizzare i nostri studi: la "bellezza", anche nella nostra scienza, è spesso conseguenziale al gusto personale :wink: !

Mi perdoni, infine, ma nella mia limitatezza ancora non riesco a capire perché siano "notoriamente ristretti" i "canoni compositivi del disegno araldico": :shock: tali "ristrettezze" mi fanno temere che con essi s'intenda qualcosa che si avvicina molto alle famigerate "regole del blasone"... e spero cordialmente di sbagliarmi :oops: !

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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 23 dicembre 2003, 9:47

Cari Sig. Cravarezza e Fra’ Eusanio,

vi ringrazio delle vostre considerazioni ma temo che siamo giunti ad un punto di “non ritorno” o, piuttosto, di “non prosecuzione” visto che le nostre idee divergono su vari punti.

Io infatti nelle mie riflessioni tendo a scindere quello che è la pura manifestazione grafica dell’araldica da quello che voi chiamate “scienza araldica” che connota tutto il resto (regole del blasone, diritto araldico ecc. ecc.), che, influenzando direttamente la rappresentazione visiva degli stemmi, non lo può fare in modo “asettico” ma inevitabilmente connaturato agli stili artistici che nella storia si sono applicati ad una rappresentazione grafica.

Come rappresentazione grafica, mi ripeto, io considero i disegni araldici “un genere” certo molto particolare, ma un genere di rappresentazione grafica ed artistica che l’uomo ha ideato nella corso della sua storia, soggetta agli stili (anche cubista volendo, se Picasso avesso dipinto lo stemma del re di Spagna quella non sarebbe stata araldica?).

I canoni compositivi che un artista si trova ad impiegare in un disegno araldico sono “ristretti” proprio perché deve seguire quella scienza che lo costringe a venire a patti con la sua creatività:
ha vari limiti, una superfice dello scudo da utilizzare al meglio sfruttando un rapporto ottimale fra pieno e vuoto; ha una limitata, se non pressocché nulla possibilità tridimensionale (non considero ovviamnte le corruzioni paesaggistiche dell’araldica decadente) realizzando stemmi sa che dovrà lavorare su figure piatte, senza prostettiva, che quando vennero creati gli stemmi ovviamente, non esisteva. Vogliamo chiamare parte di questi condizionamenti grafici “regole del blasone” ? Chiamiamole così; il disegnatore o l’artefice sa che dalle regole del blasone la composizione del disegno che andrà ad eseguire sarà fortemente limitata, ristretta.

Ecco perché, e qui concludo, quell’artefice dovrà sfruttare la sua sensibilità e la sua capacita per utilizzare al meglio quelle regole e il suo lavoro sarà basilare per avere una “bella araldica”; alcuni lo chiamano il gusto araldico applicato al disegno, quello che, il barone Pinoteau così definiva presentando l’opera del grande arcivescovo araldista: «Heim possède ce qui manque á beaucoup d’héraldistes admirablement documentés pourtant et conaissant tous les livres, savoir: le sens héraldique». Da quel senso araldico, nella sua specifica originalità, di rimando il Duca di Norfolk riteneva che lo stile personale di Mons. Heim faceva di ogni scudo, cimiero e stemma da lui disegnati uno "spectacular example of heraldic art".

L’araldica sarà anche una scienza, ma a mio parere nella sua parte più bella e godibile, nei suoi colori e le sue immagini affascinanti che ci hanno spesso rapito è di più, è “solo” un arte.

Un saluto cordiale ad entrambi, Vostro

F.J. von Trotta

P.S. vorrei specificare che nelle citazioni in lingua non italiana il mio computer purtroppo non mi attiva i corsivi!
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 23 dicembre 2003, 18:29

Caro Franz Joseph,
la ringrazio della nuova e completa chiarificazione del suo pensiero su questo tema: certo, è perfettamente comprensibile che dal punto di vista di un artista le esigenze della scienza araldica possano essere ritenute un vincolo alla libera creatività.

Ed in un certo senso, lo sono: ma non possono non esserci, a partire dall'esigenza di racchiudere le figure dentro lo scudo, primo e fondamentale requisito per poter separare un disegno araldico da un altro non araldico... requisito fondamentale ma sottile, tanto che molti prendono per stemmi "veri" semplici loghi a forma di scudo, mentre altri si scandalizzano per i "veri" stemmi talvolta dipinti con più chiaroscuri di un Caravaggio...

Mi permetta però di dubitare che un artista "tradizionalista" o, quanto meno, "capace" abbia mai condizionato la sua creatività al fatto che la sua tela doveva finire dentro una cornice... e lo stesso parlare di "stili" araldici, dipendenti dall'estro del singolo artefice e dal periodo storico di riferimento, è la conferma che l'araldica è tutto, tranne che la tomba dell'arte!

Del resto, a titolo di esempio, gli stupendi stemmi a testa di cavallo realizzati da Donatello e tuttora visibili in giro per Firenze sono lì a dimostrare che anche il genio di un Grande dell'arte non si sentiva certo sminuito né limitato dai "vincoli" dell'araldica.

La quale è un meraviglioso connubio fra scienza ed arte, con le reciproche esigenze ed influenze: ogni scienza ed ogni arte ne hanno, ma forse solo nell'araldica esse sono così perfettamente e meravigliosamente compenetrate fra loro, senza che nessuna prevalga sull'altra.

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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 23 dicembre 2003, 19:07

Caro Fra' Eusanio,

sono d'accordissimo, non ho mai pensato che l'araldica sia la tomba dell'arte (!) o che un artista si sentisse sminuito dal dover "comporre araldica", ma, anzi, proprio perché conscio di avere "maglie meno larghe" dovesse ricorrere a tutte le sue migliori doti e sensibilità per raggiungere risultati ottimali.

Ecco che, allora, giungiamo a quel "Magister" che grazie alla sua capacità di muoversi in quelle maglie ristrette potrà, interpretandole a suo modo, fare più o meno bene, con una sua originalità, una sua intuizione più o meno vicina/rispettosa alle regole/consuetudini del disegno araldico.

Donatello o Durer sono esempi di Grandi che hanno realizzato anche "Grande araldica".

Un saluto cordialmente Suo,
Von Trotta
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 23 dicembre 2003, 19:34

Franz Joseph von Trotta ha scritto:Caro Fra' Eusanio,
sono d'accordissimo, non ho mai pensato che l'araldica sia la tomba dell'arte (!) o che un artista si sentisse sminuito dal dover "comporre araldica", ma, anzi, proprio perché conscio di avere "maglie meno larghe" dovesse ricorrere a tutte le sue migliori doti e sensibilità per raggiungere risultati ottimali.
Ecco che, allora, giungiamo a quel "Magister" che grazie alla sua capacità di muoversi in quelle maglie ristrette potrà, interpretandole a suo modo, fare più o meno bene, con una sua originalità, una sua intuizione più o meno vicina/rispettosa alle regole/consuetudini del disegno araldico.
Donatello o Durer sono esempi di Grandi che hanno realizzato anche "Grande araldica".
Un saluto cordialmente Suo,
Von Trotta


...giusto! E mi permetta di rendere qui un doveroso omaggio ai tanti Piccoli che, assieme ai pochi Grandi, con i loro disegni hanno permesso all'araldica di arrivare fino ad oggi, e soprattutto le permettono di continuare...

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Messaggioda T.G.Cravarezza » venerdì 16 gennaio 2004, 21:12

Egregio Signori,
per riprendere questa discussione che è rimasta ferma sulle posizioni dei tre "contendenti", vorrei porre un nuovo quesito. Come ho scritto nel forum "Bibliografia", ho acquistato l'altro ieri il libro "L'araldica nella Chiesa cattolica" di S.E. Bruno Heim. Il valore di studioso non deve essere nemmeno commentato. Posso tranquillamente affermare di condividere i Suoi giudizi in merito alla scienza araldica.
Vorrei discutere con Voi riguardo invece il valore artistico di S.E. Heim. Prima però di commentare le Sue opere, vorrei analizzare prima la suddivisione degli stili araldici nel tempo. Proprio io che affermavo che l'araldica non è una branca dell'arte che segue le sue mode, ma è l'arte ad aiutare l'araldica a realizzare ciò che studia, devo però fare un passo indietro. La mia opinione rimane la medesima, però devo ammettere che comunque esistano delle "mode" artistiche relative all'araldica. Ciò che vorrei analizzare è se tali "mode", tali stili, sono di eguale valore e quindi, in base al tempo ed alle correnti artistiche, varia il modo di rappresentare un determianto elemento araldico oppure se vi è uno stile araldico che primeggia e pone gli altri stili come dei sottoprodotti araldici.
Tanto per semplificare. Poniamo il caso del leone che forse maggiormente, come tutti gli animali araldici, rappresenta questa differenza di stili.
Vi è una sua rappresentazione stilistica cosiddetta "gotica" che è rimasta molto forte nell'araldica germanica e nei disegni di S.E. Heim. Quindi un animale molto stilizzato che ha pochi elementi reali.
Vi è poi uno stile barocco/rinascimentale molto vicino al reale, quasi sembra una fotografia tanto il leone è realizzato nei minimi particolari (araldica inglese) ed infine una via di mezzo (araldica italiana?) che è tra lo stile stilizzato gotico e lo stile che ricorda i fiamminghi nella loro perfezione.
Questi tre stili, ad esempio, sono entrambi di pari valore araldico e quindi ciò confermerebbe la tesi che l'arte influisce l'araldica e decide, in base ai tempi ed alle correnti artistiche, la rappresentazione degli elementi oppure solo uno di questi tre stili è quello propriamente araldico e i rimanenti sono delle concessioni che vengono fatte all'arte?
Comprendo che i miei sembrano più deliri che altro, ma mi è venuto in mente ciò analizzando i disegni di S.E. Heim.
Cordialmente
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 16 gennaio 2004, 23:34

Egregio Signor Tomaso,
le mode e gli stili dipendono in massima parte dalla mano e dall'estro dell'artista che le applica. Ciò vale per l'arte nel suo complesso; quindi, vale anche per l'araldica, che dell'arte è una branca particolarissima.

Non farei una questione di graduatoria di valori tra i diversi stili araldici: sono più propenso, invece, al pragmatico utilizzo di essi, al fine (ad esempio) di datare un manufatto per il tramite dello stile applicato allo stemma in esso presente.

Secondo me, tutti gli stili araldici sono degni di medesimo rispetto e studio; che, poi, il gusto personale induca a preferirne uno su di un altro, è pur vero e logico...

L'età, e forse l'abuso nella visione di immagini, mi spingono ad un pensiero che sfiora il paradosso: esistono stemmi artisticamente orrendi, ma che amo perché ricchi di un preciso significato simbolico; ne esistono altri esteticamente meravigliosi, ma che nella sostanza rimangono insipidi e freddi...

Omnia est secundum quid, et non absolute...

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Messaggioda T.G.Cravarezza » sabato 17 gennaio 2004, 10:18

Egregio Fra Eusanio,
Lei ha pienamente ragione riguardo i gusti personali e gli stili dei differenti artisti. Però, queste differenze, come discutevamo precedentemente, sono dovuto unicamente alle capacità differenti dei vari artisti o perchè in quel determinato periodo storico vi era una corrente artistica che spingeva il pittore a realizzare il leone in modo così stilizzato oppure in modo così realistico?
E' questo il punto della discussione. Cioè, ci potrà essere un futuro nel quale gli stemmi saranno realizzati con uno stile "impressionista" oppure "cubista"... perchè in quel periodo sarà di moda tale corrente artistica? Insomma, un leone araldico non dovrebbe essere rappresentato secondo un solo determinato stile? Se notate bene, dal leone gotico stilizzato di S.E. Heim, al leone realistico, le differenze sono molteplici. Io ad esempio preferisco lo stile che ho denominato forse erroneamente "italiano" e cioè una via di mezzo tra il germanico e l'inglese. Quindi un leone meno realistico, ma non del tutto stilizzato.
Lei cosa ne pensa?
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » lunedì 19 gennaio 2004, 15:20

Gentile signor Cravarezza,
anch’io come fra’ Eusanio non farei classifiche tra lo stile più o meno bello; a mio parere si potrebbe parlare forse di uno stile più o meno vicino agli stilemi originari dell’araldica, affermatisi nell’arte gotica, e proprio per questo distinti quindi da una spiccata sintesi grafica, da un forte antinaturalismo, dall’orror vacqui ecc., caratteristiche via via contaminate dagli sitli artistici successivi che hanno mutato questi canoni arcaici. A mio avvico il rispetto degli stilemi originari è il modo più appropriato di "fare araldica" ma è solo il mio parere, anche se è incontestabile che un "ritorno alle origini" distingua la maggior parte del disegno araldico moderno.

Personalmente non vedo poi uno “stile araldico italiano” omeogeneo e definito; anche solo sfogliando alcuni recenti repertori di araldica (si veda “Blu rosso e oro” dell’Electa o il volume “Insegne e simboli”del Bascapé) anche l’ossaervatore meno attento potrà vedere le forme araldiche dei territori italiani seguire rivoli tutt’altro che univoci: un’araldica gotica, squisitamente continentale distingue l’araldica delle ricche corti padane dell’Alta Italia - senza dimenticare le forti influenze “germaniche” presenti in tutto l’arco alpino -; un’araldica con caratteristiche proprie in Toscana, per finire con stemmi dalla tipica esuberanza naturalistica spagnoleggiante, decisamente attestata al Sud.

Anche se in altri paesi troviamo qualche differenza regionale, la presenza di una “corte nazionale” guidava il gusto, le mode e le consuetudini araldiche, con una maggiore autorità, situazione del tutto estranea per gli ovvi motivi storici al nostro paese, dove io resto molto cauto nel definire un preciso stile storico dell’araldica italiana.

Tuttavia è forse possibile intendere come “italiano” lo stile delle rappresentazioni create nel breve sessantennio della consulta araldica, dove troviamo uno stile di maniera, cucito “ex novo” sul neonato stato italico, dove un naturalismo pittorico - dovuto forse più ai gusti fin de siecle - ha un ruolo evidente. Purtroppo è uno stile estremamente tardivo, un po’artificiale, burocratico, e, ovviamente poco rispettoso delle tante diverse trazioni plurisecolari di cui sopra e nel quale, difficilmente, potrei “araldicamente riconoscermi”.

Un saluto cordiale,

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 19 gennaio 2004, 18:31

T.G.Cravarezza ha scritto:Egregio Fra Eusanio,
Lei ha pienamente ragione riguardo i gusti personali e gli stili dei differenti artisti. Però, queste differenze, come discutevamo precedentemente, sono dovuto unicamente alle capacità differenti dei vari artisti o perchè in quel determinato periodo storico vi era una corrente artistica che spingeva il pittore a realizzare il leone in modo così stilizzato oppure in modo così realistico?

Ad entrambe: il discorso, secondo me, non è riducibile ad uno schema razionale, se non (in linea di larga massima) alla seguente constatazione: il grande artista è naturalmente portato a dare al proprio lavoro un'impronta più personale e fuori dalle "mode", o (nel caso di correnti artistiche di grande rilievo, com'è accaduto nel nostro Rinascimento) viceversa a vedere che i propri lavori diventano "punti di riferimento" per gli altri... I piccoli artefici, i "copisti" per capirci, saranno invece più portati a rifarsi a modelli ed a stili di altri, contemporanei o antichi poco importa. Il tutto, è ovvio, sempre in linea di massima...

E' questo il punto della discussione. Cioè, ci potrà essere un futuro nel quale gli stemmi saranno realizzati con uno stile "impressionista" oppure "cubista"... perchè in quel periodo sarà di moda tale corrente artistica? Insomma, un leone araldico non dovrebbe essere rappresentato secondo un solo determinato stile?

No: in assoluto, non possiamo costringere l'arte ad un solo stile. E l'araldica è anche arte... :wink:

Se notate bene, dal leone gotico stilizzato di S.E. Heim, al leone realistico, le differenze sono molteplici. Io ad esempio preferisco lo stile che ho denominato forse erroneamente "italiano" e cioè una via di mezzo tra il germanico e l'inglese. Quindi un leone meno realistico, ma non del tutto stilizzato.
Lei cosa ne pensa?


A livello personale, non ho preferenze: a me piacciono tutti gli stemmi, indistintamente... ma essendone ammalato allo stadio terminale, ormai non faccio testo :oops: ...

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