Araldica d'invenzione e sue implicazioni

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Araldica d'invenzione e sue implicazioni

Messaggioda Ardashir » venerdì 3 ottobre 2003, 1:42

Gent.mi Signori,
essendo emersa in un altro topic l'araldica d'immaginazione o di fantasia a proposito della ricostruzione degli stemmi pontifici pre-araldici, ho pensato fosse il caso di sottoporla alla Vostra attenzione data la straordinaria varietà e complessità delle implicazioni di questo tema.
L'araldica dei Pontefici di fatti è solo uno (e, a mio giudizio, non il più interessante) dei risvolti in cui si esprime questa branca dell'araldica.
La fantasia in araldica si sviluppò durante l'espansione dell'araldica ai borghesi e alle corporazione e in coincidenza con le prime, iniziali, regolamentazioni araldiche. Era un bisogno, legittimo e vitale, di estendere il neonato linguaggio simbolico a figure del patrimonio culturale o religioso comune senza limitarlo al solo uso bellico e politico. Non bisogna sottovalutare anche un altro elemento: se un araldo del XII o del XIII secolo era consapevole di stare inventando (e non riscoprendo) uno stemma per persone vissute secoli prima lo stesso non si può dire per molti dotti dei secoli successivi che, in alcuni casi, erano convintissimi che l'araldica fosse una disciplina sempre esistita e solo "da riscoprire". Basta pensare a certi autori tardo settecenteschi che erano ancora capaci di difendere l'idea che l'araldica fosse già presente in età romana. Oggi, fortunatamente, ci si è liberati da queste idee perniciose e si può esaminare l'araldica d'invenzione per quello che é: non una riscoperta, ma un fantastico tentativo di reinvenzione e di adattamento grafico di tradizioni e culture diverse.

Tutti sappiamo che all'inizio le armi di fantasia non erano troppo fuori contesto: voler dotare di armi, ad esempio, personaggi come Re Artù (d'azzurro alle tre corone d'oro disposte 2-1) o Lancillotto (d'oro al leone rampante di nero) come fece Cristiano di Troyes era sì un attività di fantasia, ma che associava armi a personaggi che erano tradizionalmente legati alla tradizione cavalleresca in cui l'araldica stessa era nata.

Un altro uso, qui già più discutibile, dell'araldica di invenzione, fu quello di ricostruire gli stemmi di Imperatori, Pontefici e Re del passato. In alcuni casi prevalse un criterio analogico, in altri simbolico.
Un' analogia ad esempio fu usata per l'arma dell'Imperatore Carlo I Magno, in cui la tradizione non fece altro che sommare gli stemmi del Sacro Romano Impero e del Regno di Francia affermatisi molto tempo dopo il grande sovrano con lo scopo di indicare che egli deteneva il controllo congiunto di questi due Stati (lo stemma tradizionale è in palo 1 d'oro all'aquila di nero ad ali spiegate; 2 d'azzurro ai tre gigli d'oro disposti 2-1, o aquila di nero ad ali spiegate caricante scudo d'azzurro ai tre gigli d'oro disposti 2-1 anche se certe volte l'aquila è bicipite in accordo con la legislazione introdotta da S.M.C. Sigismondo).
Un esempio di criterio simbolico potrebbe trovarsi, invece, nei numerosissimi stemmi parlanti introdotti per rappresentare personaggi storici piuttosto che negli stemmi in cui si mostra qualcosa di relativo alla vita del personaggio credendo così di rappresentarlo meglio (ad esempio, un' arma attribuita all'Imperatore Costantino I il Grande è di rosso, al vessillo d'argento crociato di rosso e iscritto di rosso IN HOC\ SIGNO\ VINCES).

Il discorso si complica però se affrontiamo quel settore dell'araldica di fantasia che potremmo definire teologico: ad esempio, fino a che punto si può considerare legittimo dare un'arma a N.S. Gesù Cristo (d'azzurro al sudario al naturale insanguinato o anche d'azzurro all'agnello pasquale passante al naturale ) o alle virtù personificate? E quando si arriva a dare un arma a satana (d'argento alle tre rane verdi disposte 2-1)? E a Dio?
Ovviamente questi ultimi possono esser considerati eccessi e in effetti rimasero confinati ai codici miniati del basso medio-evo e a qualche pala di Chiesa. Tuttavia, sono dell'opinione che furono anche questi tentativi, se si vuole estremi, ma giustificati, di fornire vitalità e concretezza al linguaggio simbolico dell'araldica estendendolo ad ogni aspetto del vissuto. Dunque, per concludere, vedo nell'araldica d'invenzione un forte messaggio (che temo rimanga inascoltato da molti araldi attuali) a che l'araldica rimanga scienza viva e attuale e non si riduca ad essere solo un piacevole passatempo per storici.

Sicuro di avervi molto annoiato con l'ennesimo lungo intervento, Vi saluto cordialmente.
Ardashir
 
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Messaggioda sparavieri » venerdì 3 ottobre 2003, 9:40

sparavieri
 

Messaggioda Ardashir » sabato 4 ottobre 2003, 11:32

Gent. mo Sig. Sparavieri,

non ho ben compreso cosa volesse farmi osservare nell'ambito del sito del Sig. Sicari sull'araldica pontificia.
Fidando in un suo chiarimento, La saluto cordialmente.
Ardashir
 
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 7 ottobre 2003, 2:17

Egregio Sig. Ardashir,
il suo intervento è tutt'altro che noioso, ma... una risposta accurata e punto per punto diventerebbe un romanzo :P !

Procedo quindi a pillole, cominciando dal dubbio su "...fino a che punto si può considerare legittimo dare un'arma a N.S. Gesù Cristo (d'azzurro al sudario al naturale insanguinato o anche d'azzurro all'agnello pasquale passante al naturale ) o alle virtù personificate? E quando si arriva a dare un arma a satana (d'argento alle tre rane verdi disposte 2-1)? E a Dio? Ovviamente questi ultimi possono esser considerati eccessi e in effetti rimasero confinati ai codici miniati del basso medio-evo e a qualche pala di Chiesa..." , dubbio che si può estendere agli stemmi dei pontefici vissuti in epoca prearaldica i quali hanno dato spunto a questo nuovo topic.

Non vedo per quale motivo questa, o una qualsiasi, categoria di stemmi d'invenzione vada ritenuta un eccesso rispetto alle altre: a ben vedere, tutti gli stemmi di fantasia costituiscono un insieme comunque sbilanciato rispetto alla norma. Se si accetta il criterio di poter attribuire stemmi a titolari che nella realtà non ne poterono, e mai ne potranno, fare uso, perché discriminare fra le molte e diversissime categorie che al loro interno si verranno a costituire?

Anzi, data la nostra cultura storica, è molto più facile imbattersi proprio nello stemma di una Sacra Persona cristiana che in altri: il primo è possibile trovarlo all'interno o all'esterno di una chiesa, gli altri no...

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Messaggioda Ardashir » mercoledì 8 ottobre 2003, 0:39

Gent.mo Sig. da Ocre,

ribadisco innanzitutto la mia generale simpatia verso il fenomeno dell'araldica d'invenzione che, come avrà compreso dal mio primo intervento, considero nel complesso un più che legittimo tentativo di estendere ad ogni piano del reale la simbologia araldica. Dunque, ben venga anche l'araldica teologica che attribuisce armi a Persone della Trinità cristiana o a divinità pagane o, ancora, a principi astratti come virtù e forme di peccato.
Tuttavia non si dovrebbe mai dimenticare la funzione iniziale e basilare dell'araldica: quella di riconoscere dallo scudo il suo possessore. Ora, questa semplicistica e limitativa definizione indica un fatto abbastanza chiaro: che l'araldica dovrebbe essere una scienza estensibile ai soli membri della razza umana ed a nessun altra entità divina o spirituale, che non avrebbe bisogno di stemmi per essere riconosciuta (anche perchè il riconoscimento di un principio teologico o mistico non avviene certo nella modalità fisica). Con ciò, si può, volendo, includere nel novero dei bisognosi di stemma anche la massa di personaggi vissuti in epoca pre-araldica che verrebbero dotati retroattivamente di uno stemma atto a discernerli. Passi dunque l'arma di N.S. Gesù Cristo che, in virtù della Sua doppia natura, era, oltre che Dio, anche uomo a pieno titolo, ma come si può considerare consimile lo stemma di Carlo I Magno a quello di Dio, nonostante siano entrambi stemmi d'invenzione?
Mi sembra abbastanza evidente che, in questo campo, si verifica una frattura nell'ambito dell'araldica di fantasia. Da una parte si applicano retroattivamente le regole araldiche in modo se si vuole questionabile ma pienamente legittimo, dall'altra si pretende di rappresentare l'irrappresentabile (e non è un caso che l'arma di Dio non possa comprendere carichi classici ma uno schema relativo alle interdipendenze delle Persone della Trinità) deviando dalla funzione classica dell'araldica e mutandola in un puro linguaggio simbolico.
Ciò non significa considerare peccaminosa o sbagliata l'araldica teologica di fantasia , ma solo voler operare una suddivisione chiarificatrice nell'ambito degli stemmi d'invenzione.
Aspetto Suoi commenti.

Cordiali saluti
Ardashir
 
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » sabato 11 ottobre 2003, 20:32

Egregio collega,
ci sono molti punti su cui i nostri ragionamenti concordano, ma uno credo che prevalga sugli altri: il fatto che ogni stemma goda delle prerogative del simbolo, inteso nel senso più pieno ed ampio.

Uno stemma concretizza il proprio titolare, e ne fa le veci, anche e soprattutto quando questo è assente. E, quindi, la prima conseguenza è che poco importano i motivi di tale assenza...

Da ciò, ad allargare il concetto di concretizzazione nel senso di dare concretezza ad un titolare immateriale il passo è breve, e soprattutto lo fu nei secoli passati, dove di simboli si viveva, caldamente, e non si discuteva come facciamo noi oggi, freddamente.

Nessun concetto, per quanto astratto e profondo, può sfuggire ad una forma di espressione umana, per quanto velata, imperfetta, imprecisa e sfuggente essa sia costretta ad essere per colpa dei nostri limiti fisici. Non possiamo fare a meno dei concetti astratti, ma nemmeno del mondo materiale in cui ci troviamo, e dove siamo costretti a tentare di ridurli.

Gli sforzi conseguenti a questi tentativi generano i simboli, che sono il corpo in cui i concetti trovano espressione: e, se siamo d'accordo che uno stemma è un simbolo, il resto viene da sé... :wink:

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Messaggioda MMT » sabato 18 ottobre 2003, 16:22

Signori,
vi propongo un'ode all'araldica di un mio carissimo amico :wink: , che stimo molto, nella quale, tra l'altro, diceva:

...omissis... E, col passare del tempo, aquistasti in prestigio, diffusione, bellezza, ma anche in burocrazia: nella quale rimasero invischiati più di te i tuoi tutori, gli araldisti di corte, alcuni dei quali ti resero eccellenti servigi (razionalizzandoti, schematizzandoti, sunteggiandoti, insomma considerandoti una scienza oltre che un'arte), mentre altri ti maltrattarono, in buona o cattiva fede poco importa; costoro elucubrarono i più complessi simbolismi per spiegare l'evidenza dei tuoi colori, ipotizzarono i più arditi agganci mitologici per motivarela naturalezza delle tue figure, inventarono i più inverosimili stemmi di fantasia per non lasciarne privo chi non potè averne alcuno (compresi i re di Roma, molti Santi e persino Nostro Signore... omissis...


Saluti,
Michele M. Tuccimei di Sezze
MMT
 
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