Diaprato

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Diaprato

Messaggioda sebpasq » venerdì 29 agosto 2003, 17:26

Gentili Signori
innanzitutto ben ritrovati a tutti e spero abbiate passato delle belle vacanze.
Volevo sottoporre alla vostra attenzione la tesi sull'origine del diaprato nell'araldica, che come tutti ben sapete si può anche chiamare damaschinato, rabescato e ricamato.
Anche se non ho compiuto ricerche nell'araldica islamica, a me sembra che una delle possibilità circa la sua origine è quella di derivare dall'arte araba, magari importata in Europa dalla Spagna, ma siccome qualcuno riporta che il diaprato era solo un modo di abbellire gli scudi un pò ovunque, volevo sapere la vostra opinione appunto sull'origine e sull'uso di questo "ricamo", che poi non so se classificarlo come pezza o altro...
Io farei derivare il rabescato dal verbo rabescare, ovvero ornare di arabeschi, ovvero quei
motivi decorativi tipici dell'arte islamica che ripropone con infinite variazioni e stilizzazioni il tralcio vegetale. Anche i versetti del Corano venivano inseriti come decorazione sulla superficie arabescata, vietando la religione musulmana la riproduzione di figure umane e animali. Derivato dal tralcio classico dell'antichità, l'arabesco appare in periodo omayyade, per giungere a maturità nel periodo abbaside. Eseguito su oggetti e monumenti di ogni genere, si diffuse in tutti i Paesi musulmani. Il termine è passato a indicare genericamente decorazioni lineari stilizzate e intrecciate di elementi vegetali o geometrici, presenti fin dal tardo antico e nell'arte barbarica. Vengono considerati arabeschi anche le grottesche, che nel Rinascimento furono assunte come riempitivo, bordura o tema fondamentale. Il termine ha assunto anche il significato figurato di composizione bizzarra e fantasiosa di linee intrecciate; ghirigoro.

Ordunque la questione che pongo è: il diaprato è di origine islamica o no?

Cordiali saluti.
sebpasq
 
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » sabato 30 agosto 2003, 0:30

No.

La risposta è perentoria, perché ci sono validissime ragioni storiche per sostenere che nulla nell'araldica classica ha una diretta derivazione da una qualsiasi tradizione musulmana.
Mi scusi se solo a questo punto le ricambio il :P bentornato :P , ma la risposta secca è essenziale per una tale domanda.

Precisiamo subito che il diaprato non è una figura né una pezza né una partizione, ma una libera forma decorativa con la quale si "riempie" lo smalto di figure, pezze, partizioni, o addirittura quello del campo. L'aspetto che esso può assumere è mutevolissimo, e del tutto ininfluente ai fini araldici (difatti, il blasone non scende a dettagliare le forme da esso prese); abbiamo diaprati rigidamente geometrici, artisticamente floreali, variamente circonflessi, calligraficamente eleganti, eccetera eccetera, nessuno dei quali gode della minima specificazione nella descrizione blasonica.

L'origine del diaprato risale ai primi tempi dell'arte araldica, è piuttosto prosaica, e deriva da una necessità della sfragistica. Per far sì che l'impronta di un sigillo sia nitida e ben visibile, esso deve avere la superficie "di contatto" più ampia e continua possibile, con pochi e piccoli spazi vuoti. Gli stemmi dei primi secoli, "poveri" di figure, erano viceversa ricchi di spazi vuoti al loro interno e molti di essi, quando venivano incisi in un sigillo, dovettero essere riempiti con questi segni (privi di valore araldico) al solo fine di favorirne la resa nel timbrare. La cosa è confermata dalle impronte in ceralacca pervenuteci da quelle epoche.

Erano segni privi di senso araldico, quindi, ma non privi di una certa bellezza, e come tali rimasero a volte in uso negli stemmi, ma sempre nei rigidissimi limiti araldici sopra esposti.

Quindi, purtroppo, bando alle motivazioni esotiche... :(

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Messaggioda sebpasq » sabato 30 agosto 2003, 16:42

Egr. Fra Eusanio
la ringrazio per la pronta risposta e per avermi chiarito le idee a proposito del diaprato.
Data la sua preparazione e cultura prendo per buono quello che mi dice, ma allorchè mi troverò a studiare l'araldica islamica sarà curioso scoprire se anche loro usano il diaprato e in qual "guisa".
A proposito potrebbe consigliarmi fonti su cui documentarmi a proposito?

Saluti.
sebpasq
 
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 1 settembre 2003, 18:33

Egr. sebpasq,
la ringrazio per i complimenti.
Per documentarsi sulla cosiddetta araldica islamica, e quindi accertarsi della profonda antitesi storica, culturale e formale fra l'araldica del mondo occidentale ed i sistemi identificativi (che solo impropriamente possono essere definiti araldici) di quello mussulmano, si possono consultare i seguenti siti:

http://www.s-gabriel.org/docs/saracen-heraldry.html

http://www.meridies.org/as/dmir/Heraldry/1307.html

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Messaggioda sebpasq » mercoledì 3 settembre 2003, 17:31

Gentile Fra Eusanio
la ringrazio come sempre per i suoi consigli e i suoi rimandi molto utili a noi profani d'araldica.
Sto visionando con calma ed interesse il link sull'araldica islamica, se avrò commenti da fare sull'argomento, mi rifarò vivo.

A presto e grazie ancora.
sebpasq
 
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 3 settembre 2003, 18:51

Gentile sebpasq,
la ringrazio ancora dei complimenti, sempre eccessivi ed immeritati per un vecchio cercatore che mettere la sua esperienza (per quel che può valere) a disposizione di tutti, nell'illusione che possa servire al bene comune.

Collige :D vana
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