CAPPELLO PRELATIZIO

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CAPPELLO PRELATIZIO

Messaggioda cleobulo » venerdì 30 novembre 2018, 1:37

Salve ho trovato ricamato in alcuni paramenti sacri questo stemma prelatizio di un ecclesiastico della famiglia Cordella di Fermo. I paramenti, con ogni probabilità, furono donati da Martino Cordella, Vescovo di Bagnoregio al fratello Giovanni Francesco Prevosto della Parrocchia di San Martino a Petriolo (provincia di Macerata) ma anche Vicario foraneo. Il problema è nel cappello e nel numero dei fiocchi fiocchi neri ed oro che timbrano lo scudo. Pareri? Grazie

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Re: CAPPELLO PRELATIZIO

Messaggioda Romegas » venerdì 30 novembre 2018, 10:54

Dal cappello prelatizio sembrerebbe un canonico.

Calcoliamo poi che ci troviamo alla fine del 700 ed inizi 800 quando ancora non si erano ben definite le regole sui cappelli prelatizi.
Sub hoc signo militamus
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(Contrada Sovrana dell'Istrice)
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(Sal. 111,10)
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Re: CAPPELLO PRELATIZIO

Messaggioda Antonio Pompili » martedì 4 dicembre 2018, 2:00

Molto bella la composizione all'interno dello scudo, con quella corda posta a caricare la fascia che dà un chiaro valore parlante all'arma.
Quanto agli stemmi di ecclesiastici non insigniti di dignità episcopale e/o cardinalizia - tranne per alcuni gradi gerarchici tra i Prelati della Curia Romana (e dunque anche per canonici di capitoli privilegiati con insegne equiparate a quelle degli stessi) - regole precise non sono mai state date. Possiamo parlare di consuetudini più o meno consolidate.
Tra XVIII e XIX secolo ancora era abbastanza in uso il cappello prelatizio nero con 4 fiocchi dello stesso colore pendenti ai lati dello scudo disposti 1 - 2 - 1 per i canonici di cattedrali non privilegiate, in seguito semplificati in tre fiocchi posti 1 - 2. Potrebbe essere che Mons. Cordella, Vescovo di Bagnoregio, avesse reso canonico della sua Cattedrale il fratello, e gli avesse donato dei paramenti con adeguato stemma per l'occasione.
Ma per quanto possiamo sapere in assenza di altre informazioni - vista la fluidità degli usi di allora - quel cappello potrebbe indicare anche gli uffici di Vicario foraneo e/o di Prevosto allora ricoperti da Giovanni Francesco.
ImmagineQUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a)
TU SCIS QUIA AMO TE (Gv 21,17b)
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