L'unicità dell'araldica

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

Moderatori: Antonio Pompili, mcs

L'unicità dell'araldica

Messaggioda Nunkij » mercoledì 2 maggio 2018, 12:44

Salve a tutti,
ho un quesito che mi è sorto negli ultimi tempi.
Quale è l'approccio dell'araldista (sia studioso, sia artista che deve disegnare-dipingere uno stemma) di fronte a un elemento unico contenuto nel blasone?
Mi spiego meglio con tre esempi leggermente diversi:

Monza: lo stemma contiene la Corona Ferrea.
Terni: lo stemma contiene il "Tiro" che è il nome di un drago sconfitto da un eroe locale.
Chieti: lo stemma contiene Achille.

Nel primo caso l'elemento è reale e unico quindi come andrebbe rappresentato? Le riproduzioni che ho visto sono abbastanza fedeli ma ciò non viola la tradizione araldica che tende a stilizzare un elemento dandogli delle caratteristiche distintive?
Nel secondo caso, uno studioso che si imbatte nel blasone non ha modo di capire di cosa si sta parlando senza cercare altre fonti. Io non avendo notato la maiuscola ho pensato che fosse il tiro di uno scaccato e quindi immaginavo una riga sola di scaccato! Come ci si comporta in questi casi? E come ci si comporta quando un elemento non è standardizzato? Nel tempo il Tiro è stato modificato molto (le prime versioni non contemplavano le ali, oppure alcune hanno una lingua rossa, altre le fiamme), esistono convenzioni per lo studio di queste figure?
Nel terzo caso abbiamo un elemento unico che però può avere delle caratteristiche distintive. Non ho trovato, finora, Achille, in nessun altro stemma. Ha delle standardizzazioni oppure ci si basa su ciò che viene descritto nel blasone? Se la descrizione non è sufficiente quanto può "immaginare" l'artista?

Il mio discorso si basa sul fatto che un artista debba disegnare anche la miniatura ufficiale (oppure immaginando che debba disegnare la prima versione di uno stemma scelto da un nobile), quindi non può consultarla per dirimere eventuali dubbi. Vorrei capire come si sono dovuti approcciare al problema di disegnare un elemento "unico" o non comune i primi a disegnare lo stemma.

Grazie a chi mi risponderà.
Nunkij
 
Messaggi: 21
Iscritto il: domenica 15 aprile 2018, 13:47
Località: Firenze

Re: L'unicità dell'araldica

Messaggioda Tilius » mercoledì 2 maggio 2018, 17:31

Immagine
Nunkij ha scritto:Monza: lo stemma contiene la Corona Ferrea.
Nel primo caso l'elemento è reale e unico quindi come andrebbe rappresentato? Le riproduzioni che ho visto sono abbastanza fedeli ma ciò non viola la tradizione araldica che tende a stilizzare un elemento dandogli delle caratteristiche distintive?

Tutto viene meravigliosamente risolto con la dizione "al naturale" (che nel caso di elementi particolamente univoci come la corona ferrea o il "Tiro" può a mio parere essere omessa perché appesantisce).
L'araldica stilizza, tranne quando la figura sia "al naturale". Nel qual caso deve essere il più simile possibile al vero naturale, quantomeno nei colori. Un leone al naturale potrà - volendo - mantenere la spiccata stilizzazione dei leoni di rosso o di nero. Per elementi unici (es. corona ferrea), la somiglianza alla realtà diventa un must (fatto salvo un certo grafismo stilistico per uniformarsi al resto dello stemma. ;)
Maurizio Tiglieri
Immagine
Avatar utente
Tilius
Amministratore
 
Messaggi: 12299
Iscritto il: mercoledì 25 aprile 2007, 19:35
Località: Gefürstete Grafschaft Tirol

Re: L'unicità dell'araldica

Messaggioda Tilius » mercoledì 2 maggio 2018, 17:31

Immagine
Nunkij ha scritto:Terni: lo stemma contiene il "Tiro" che è il nome di un drago sconfitto da un eroe locale.
Nel secondo caso, uno studioso che si imbatte nel blasone non ha modo di capire di cosa si sta parlando senza cercare altre fonti. Io non avendo notato la maiuscola ho pensato che fosse il tiro di uno scaccato e quindi immaginavo una riga sola di scaccato! Come ci si comporta in questi casi? E come ci si comporta quando un elemento non è standardizzato? Nel tempo il Tiro è stato modificato molto (le prime versioni non contemplavano le ali, oppure alcune hanno una lingua rossa, altre le fiamme), esistono convenzioni per lo studio di queste figure?

Per altri elementi molto meno unici (il Tiro, che oggidì vedo essere un drago che solo in tempi recenti ha perso le zampe posteriori e ha cominciato a sputare fuoco e ad acquisire le ali e ad avere una coda fogliata in punta), una stilizzazione di tipo araldico (draghi alati e non sono ben codificati e diffusi) é largamente concessa ed anzi auspicabile.
Non andiamo a livelli di dettaglio superiori a quelli comunemente in pista per aquile, coronate, linguate, armate, membrate di variegati smalti. :D
Tutti i documenti ufficiali di codifica e ufficializzazione (o rinnovo dell'ufficializzazione) di stemmi antichi, che hanno avuto una evoluzione storica, inevitabilmente cristallizzano (o sclerotizzzano, a seconda del punto di vista) la situazione corrente, il punto di arrivo dell'evoluzione storica dello stemma nel momento in cui si vuole ufficializzarlo con un documento araldicamente rigoroso (o che quantomeno ambisce ad essere tale: a volte il risultato é più penoso che rigoroso).
Sapere dell'evoluzione storica nel documento ufficiale non serve e quindi in definitiva non cale. Questo non vuol dire che si debba o si possa abbandonare la denominazione locale a favore di una più generica e araldicamente accettabile: fra l'omettere il prolisso trattatello storico-simbolico e fare i talebani dell'ortodossia araldica, ce ne corre.
Questo non scandalizzi più di tanto: specie in stemmi di nuova concessione, alcune figure sono talmente astruse che - di fatto - si rinuncia in buona sostanza a blasonarle (la stessa dicitura "al naturale" é - di fatto - una piccola Caporetto araldica) e - per capire come sono fatte - sostanzialmente si rimanda al modo in cui sono rappresentate nella miniatura allegata al documento.
Maurizio Tiglieri
Immagine
Avatar utente
Tilius
Amministratore
 
Messaggi: 12299
Iscritto il: mercoledì 25 aprile 2007, 19:35
Località: Gefürstete Grafschaft Tirol

Re: L'unicità dell'araldica

Messaggioda Tilius » mercoledì 2 maggio 2018, 17:33

Immagine
Nunkij ha scritto:Chieti: lo stemma contiene Achille.
Nel terzo caso abbiamo un elemento unico che però può avere delle caratteristiche distintive. Non ho trovato, finora, Achille, in nessun altro stemma. Ha delle standardizzazioni oppure ci si basa su ciò che viene descritto nel blasone? Se la descrizione non è sufficiente quanto può "immaginare" l'artista?

Qui, a osservare lo stemma, l'artista ha immaginatto TUTTO. E infatti - senza alcuna pretesea filologica - l'Achille chietino é diventato un soldato, abbigliato più alla romana (!!!) che alla greca, a cavallo, il tutto la naturale, con uno scudo d'argento crociato di rosso che magari sarebbe bene blasonare - questo sì - con un linguaggio veramente araldico.
Meglio anzi si potrebbe diore che un generico guerriero antico a cavallo viene spacciato per Achille, senza che vi sia veramente qualcosa (una scritta o un attributo specifico) che caratterizzi il guerriero come Achille. Chi lo guarda lo stemma sa che é lo stemma di Chieti e quindi, in base al fatto che la figura di Achille é legata alla leggenda della città, sa (o diventa consapevole interessandosi dell'argomento) che si tratta di Achille.
Coi Santi é molto più facile: quasi tutti hanno uno o più attributi iconografici assai precisi e il più delle volte univoci.
Maurizio Tiglieri
Immagine
Avatar utente
Tilius
Amministratore
 
Messaggi: 12299
Iscritto il: mercoledì 25 aprile 2007, 19:35
Località: Gefürstete Grafschaft Tirol

Re: L'unicità dell'araldica

Messaggioda Tilius » mercoledì 2 maggio 2018, 17:35

Nunkij ha scritto:Il mio discorso si basa sul fatto che un artista debba disegnare anche la miniatura ufficiale (oppure immaginando che debba disegnare la prima versione di uno stemma scelto da un nobile), quindi non può consultarla per dirimere eventuali dubbi. Vorrei capire come si sono dovuti approcciare al problema di disegnare un elemento "unico" o non comune i primi a disegnare lo stemma.

L'artista non é un ignorante che vuole pervicacemente rimanere tale.
Delle due l'una: o il miniaturista sa cosa deve rappresentare (la corona ferrea é elemento antichissimo, notissimo, visibile dal vero recandosi a Monza da una dozzina di secoli, e da almeno 300 anni diffuso in immagini molto fedeli, anche cromaticamente da almeno 100), o qualcuno gli deve spiegare cosa deve rappresentare se afferente alla tradizione locale non universalmente nota (se il Tiro necessita di spiegazione per capire che si tratta di un banalissimo drago - ma la tradizione é importante e irrinunciabile, come ad esempio le palle dei Medici non sarannno mai tortelli rossi 3D, e quindi ben venga il continuare a chiamarlo Tiro - un Achille a cavallo già può essere lasciato alla fantasia dell'araldista)
Maurizio Tiglieri
Immagine
Avatar utente
Tilius
Amministratore
 
Messaggi: 12299
Iscritto il: mercoledì 25 aprile 2007, 19:35
Località: Gefürstete Grafschaft Tirol

Re: L'unicità dell'araldica

Messaggioda Nunkij » mercoledì 2 maggio 2018, 22:17

Grazie mille per la Sua risposta.
Quindi bisogna contestualizzare ogni elemento e non c'è una regola generale. Volevo capire questo.
La dicitura al naturale l'ho incontrata spesso con diverse applicazioni a volte molto fantasiose.
Per amore della curiosità riporto che ho scoperto che la codifica tipica del web dei colori ha un colore definito "LEONE" che assomiglia molto al manto dell'animale. Almeno per quanto riguarda il leone al naturale ho risolto in questo modo! [glasses3.gif]
Nunkij
 
Messaggi: 21
Iscritto il: domenica 15 aprile 2018, 13:47
Località: Firenze


Torna a Araldica / Heraldry



Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 12 ospiti