Domanda sui cimieri...

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Domanda sui cimieri...

Messaggioda Giosuè Tacconi » sabato 30 settembre 2017, 11:03

Gentili utenti,
vorrei farvi una domanda basica di araldica...

Solitamente, in una stessa famiglia nobiliare, il cimiero era comune a tutti? Cioè, ad esempio, i figli di Braccio da Montone o di Francesco Sforza o di Pandolfo III Malatesta di Rimini avevano tutti lo stesso cimiero a livello di araldica?
Grazie a tutti in anticipo,

Giosuè
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Re: Domanda sui cimieri...

Messaggioda bardo » sabato 30 settembre 2017, 11:37

Gentile Sig. Tacconi,
le rispondo in merito ai Malatesta di Rimini. Pandolfo III Malatesta ereditò probabilmente dal padre Galeotto (+1385) il cimiero dell'elefante. Il primo esempio di utilizzo di tale cimiero va infatti ricercato in una bella miniatura presente nel margine inferiore della carta 3r della Nobilissimorum clarissime orginis heroum de Malatestis regalis ystoria, scritta da tal frate Leonardo e composta tre il 1377 ed il 1385. Al centro del margine è infatti miniato un elmo a becco di passero, coronato da un cercine d’oro e d’azzurro, dal quale nascono il collo e la testa di un elefante coronato. Credo sia possibile affermare che tale cimiero, essendo composta l’opera Galeotto vivente, fosse utilizzato sia dal signore di Rimini che dal figlio Carlo (fratello di Pandolfo), al quale è dedicata, sebbene tutti gli stemmi sicuramente attribuibili a Galeotto mancano di questa parte dell’arma.

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Pandolfo III acquisisce ma rielabora il cimiero elefantino. Un bello stemma a lui attribuibile è quello presente sul margine inferiore della prima carta del ms. De civitate Dei di Sant’Agostino, eseguito per Pandolfo tra il 1415-17 ed il 1420, e conservato presso la Biblioteca Gambalunga di Rimini. Lo stemma, all’interno di una cornice polilobata e circondato da uno scudo a targa con tacca, è quello classico. Sull’elmo è posta una corona d’oro dalla quale si sviluppa il collo dell’elefante, che in questo caso è dotato di zanne (come quello di Galeotto) e cresta dorata. Ariosi lambrecchini si dispiegano dall’elmo, e due P maiuscole e coronate affiancano il cimiero. Un altro stemma con cimiero attribuibile a Pandolfo è quello sul dritto di un grosso coniato a Brescia durante il periodo in cui egli vi signoreggiò. Non si differenzia dal precedente che per le iniziali, in questo caso P ed A, prive oltretutto di corona.

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Anche i fratelli di Pandolfo, Carlo e Andrea, utilizzarono questa tipologia di cimiero, apportandovi tuttavia poche modifiche.

Sigismondo Pandolfo, figlio di Pandolfo III, riprende il cimiero del padre, senza modificarlo (zanne e cresta). Una variante di questo cimiero si può però osservare all'interno del Tempio Malatestiano: sulla tomba di Isotta degli Atti, terza moglie di Sigismondo Pandolfo, compare un cimiero doppio, dove le due teste di elefante sono poste nuca contro nuca.

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Un saluto,
Luca
Tempus loquendi, tempus tacendi.

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Re: Domanda sui cimieri...

Messaggioda Giosuè Tacconi » sabato 30 settembre 2017, 13:45

bardo ha scritto:Gentile Sig. Tacconi,
le rispondo in merito ai Malatesta di Rimini. Pandolfo III Malatesta ereditò probabilmente dal padre Galeotto (+1385) il cimiero dell'elefante. Il primo esempio di utilizzo di tale cimiero va infatti ricercato in una bella miniatura presente nel margine inferiore della carta 3r della Nobilissimorum clarissime orginis heroum de Malatestis regalis ystoria, scritta da tal frate Leonardo e composta tre il 1377 ed il 1385. Al centro del margine è infatti miniato un elmo a becco di passero, coronato da un cercine d’oro e d’azzurro, dal quale nascono il collo e la testa di un elefante coronato. Credo sia possibile affermare che tale cimiero, essendo composta l’opera Galeotto vivente, fosse utilizzato sia dal signore di Rimini che dal figlio Carlo (fratello di Pandolfo), al quale è dedicata, sebbene tutti gli stemmi sicuramente attribuibili a Galeotto mancano di questa parte dell’arma.

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Pandolfo III acquisisce ma rielabora il cimiero elefantino. Un bello stemma a lui attribuibile è quello presente sul margine inferiore della prima carta del ms. De civitate Dei di Sant’Agostino, eseguito per Pandolfo tra il 1415-17 ed il 1420, e conservato presso la Biblioteca Gambalunga di Rimini. Lo stemma, all’interno di una cornice polilobata e circondato da uno scudo a targa con tacca, è quello classico. Sull’elmo è posta una corona d’oro dalla quale si sviluppa il collo dell’elefante, che in questo caso è dotato di zanne (come quello di Galeotto) e cresta dorata. Ariosi lambrecchini si dispiegano dall’elmo, e due P maiuscole e coronate affiancano il cimiero. Un altro stemma con cimiero attribuibile a Pandolfo è quello sul dritto di un grosso coniato a Brescia durante il periodo in cui egli vi signoreggiò. Non si differenzia dal precedente che per le iniziali, in questo caso P ed A, prive oltretutto di corona.

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Anche i fratelli di Pandolfo, Carlo e Andrea, utilizzarono questa tipologia di cimiero, apportandovi tuttavia poche modifiche.

Sigismondo Pandolfo, figlio di Pandolfo III, riprende il cimiero del padre, senza modificarlo (zanne e cresta). Una variante di questo cimiero si può però osservare all'interno del Tempio Malatestiano: sulla tomba di Isotta degli Atti, terza moglie di Sigismondo Pandolfo, compare un cimiero doppio, dove le due teste di elefante sono poste nuca contro nuca.

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Un saluto,
Luca


Lo sai perchè lo chiedo? Perchè sull'araldica di Terni c'è il figlio di Andrea di Gioannuccio Castelli, Galeotto, che ha l'elefante come cimiero. I Castelli di Terni, sotto Andrea, aggiungeranno allo stemma di famiglia quello Ladislao di Napoli, così anche Galeotto avrà il castello e lo stemma di Ladislao di Napoli, però nell'araldica risulta ci siano informazioni sul cimiero di Galeotto. Quindi può darsi che il cimiero di Andrea fosse ugualmente l'elefante.

Niente come non detto, questo elefante compare sullo Zazzera il Lanzi lo dice che lo riprende da li. Io non credo che il Lanzi si sia inventato i colori, gli stemmi e i cimieri. La sala affrescata del '500, cioè un secolo prima del marchese Castelli e dello Zazzera, è un documento storico inoppugnabile. Ci sono gli stemmi delle mogli dei compenti più importanti di questo casato. Tuttavia non ci sono cimieri...
Allegati
Galeotto I Castelli.jpg
...dall'araldica di Terni di Luigi Lanzi (Galeotto I Castelli, figlio di Andrea di Gioannuccio Castelli)
Galeotto I Castelli.jpg (72.73 KiB) Osservato 173 volte
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Re: Domanda sui cimieri...

Messaggioda Giosuè Tacconi » sabato 30 settembre 2017, 13:56

Lo sai perchè lo chiedo? Perchè sull'araldica di Terni c'è il figlio di Andrea di Gioannuccio Castelli, Galeotto, che ha l'elefante come cimiero. I Castelli di Terni, sotto Andrea, aggiungeranno allo stemma di famiglia quello Ladislao di Napoli, così anche Galeotto avrà il castello e lo stemma di Ladislao di Napoli, però nell'araldica risulta ci siano informazioni solo sul cimiero di Galeotto. Quindi può darsi che il cimiero di Andrea fosse ugualmente l'elefante.

Niente come non detto, questo elefante compare sullo Zazzera il Lanzi lo dice che lo riprende da li. Io non credo che il Lanzi si sia inventato i colori, gli stemmi e i cimieri. La sala affrescata del '500 nel castello di Polino, cioè un secolo prima del marchese Castelli e dello Zazzera, è un documento storico inoppugnabile. Ci sono gli stemmi delle mogli dei componenti più importanti di questo casato.
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Re: Domanda sui cimieri...

Messaggioda Giosuè Tacconi » sabato 30 settembre 2017, 14:08

Qui ho trovato il motto della famiglia Castelli di Terni, che è uguale a quello del ramo romano:

http://palazzo-spezza.blogspot.it/2008/ ... -arms.html
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