Simbologia degli elementi dello scudo

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

Moderatori: mcs, Antonio Pompili

Messaggioda MVC » domenica 8 giugno 2003, 22:52

Gentili amici,
colgo l'occasione di questo interessante dibattito sullo stemma di Riccardo per porre una questione a proposito della simbologia araldica...

Vorrei provare a compiere una piccola "provocazione" ( in senso positivo, s'intende) per vedere se, ed eventualmente come, sia possibile dare all'araldista un confine, un limite, dei paletti insomma, per affrontare uno specifico aspetto blasonico.... La simbologia, appunto.

Personalmente tendo ad avere un approccio il più "eSSoterico" possibile, (Tribolati docet), e ritengo che moltissime figurazioni araldiche NON abbiano chissà quali secondi significati ( o, peggio, arcani simbolismi)...

Certo, l'Età Moderna ci ha lasciato in eredità un grande patrimonio di equivalenze simbologiche (e perfino di dietrologie vere e proprie). Questo patrimonio non può e non deve essere sottovalutato, anzi...Va capito, va analizzato.
Ma credo anche che vada razionalizzato parecchio.

Dico questo perchè vorrei provare a fare un "gioco"

Ecco, per esempio...I Francalancia ebbero sino alla fine del XIII secolo una Signoria nel cuore dell'Appennino Umbro Marchigiano.

Lo stemma di cui stiamo parlando è chiaramente ottocentesco e ci mostra una torre rotonda molto ben disegnata nei particolari, con merli (addirittura sette), con la muratura e perfino con il contrafforte della scarpatura. Sicuramente una rielaborazione di quella che doveva essere una torre più antica ( nel due - trecento le torri erano squadrate e molto semplici).

Ora, la torre , stando alla tradizione, è indice di possesso e giurisdizione territoriale... E difatti i diversi tipi di Signoria ( con eccezione per quella di Castello) erano caratterizzati essenzialmente da queste prerogative.

In tal caso il simbolismo legato tradizionalmente alla torre parrebbe essere più che mai vero...

Ma a questo punto io mi chiedo: è davvero così? O potrebbe essere, invece, solo un caso? O magari anche un "caso" cercato e voluto?

Provo a ampliare il ragionamento ( provo ad "osare" l'inaudito)...

L'azza è tipica del 1400, ma è anche un elemento recuperato tantissimo dal medievalismo ottocentesco...
Perciò, chi ci dice che nel 1300, o nel 1400, lo stesso stemma non avesse un'altra arma da guerra?
Magari proprio una lancia ( cambiata per motivi estetici...Lo spiedo è sicuramente meno coreografico di un'azza)

Insomma, lo stesso ragionamento fatto per la grafica della torre, può anche valere benissimo in altri casi...

E il giglio? Magari è un riferimento antico alla Francia, anch'esso poi abbellito in epoca successiva...

Ecco, facciamo questa ipotesi:

poniamo che il giglio voglia dire FRANCIA...

Poniamo che l'azza era anticamente una LANCIA...

Non è già evidente dove voglio andare a "parare"???

FRANCIA, ( corruttibile in FRANCA, sia come aggettivazione di provenienza, sia come sinonimo di "valorosa e pura"...)

LANCIA, come la parte per il tutto...Cioè Il cavaliere che ben sapeva usare la LANCIA...( Pare, anzi, che un avo di Riccardo abbia militato sotto il Colleoni )..

Praticamente se si vuole cercare una simbologia la si trova...
Potendo arrivare addirittura a dimostrare che lo stemma di Riccardo è Parlante o, al limite, Alludente...

Certo, prima facie, tutto si potrebbe dire, tranne che sia Agalmonico...Ma il ragionamento simbolico appena fatto potrebbe anche smentire questa apparenza.

Ecco un altra possibile analisi sulla simbologia (e giuro che poi finisco) ... :P :P :P

L'azza è impugnata in modo che sormonti la torre. Addirittura il suo "battisasso" ( la parte inferiore dell'asta) è proprio appoggiato sul merlo centrale, anzi, in parte pure celato dietro...
Ecco, dato che la Signoria territoriale NON era, giuridicamente soggetta a omaggio nè vincolo vassallatico, ma era una proprietà acquisita (quasi sempre con un atto di forza), ne può conseguire che l'azza ( ma indifferentemente qualsiasi altra arma ), impugnata saldamente sopra la torre, indica un atto di protezione e di minaccia al tempo stesso.

Come dire..."Questo è il mio possesso, e non devo renderne conto a nessuno, perciò guai a chi osa minacciarlo o metterlo in dubbio !"..

So di essermi spinto parecchio in la...( Era una cosa voluta).

Ma voi cosa ne pensate?

Fino a che punto è lecito dare credito alla simbologia araldica senza arrivare a fantasticare???

E come fare per non sottovalutarla troppo ( poichè sarebbe un errore farlo)???

E, infine, esiste davvero una "media res" per salvare capra e cavoli?


Sperando in vostre graditissime opinioni
saluto cordialmente

Mauro
MVC
 

Messaggioda T.G.Cravarezza » domenica 8 giugno 2003, 23:12

Caro Mauro Valerio,
secondo me la simbologia che si nasconde dietro agli elementi di un'arma è fondamentale per comprendere la storia, il carattere, i valori, i progetti per le future generazioni del possessore dell'arma.
Perciò bisogna anliazzarla bene, ma con prudenza. La simbologia potrebbe essere personale, nel senso che chi ha creato l'arma potrebbe attribuire significati differenti ad un elemento rispetto al significato classico menzionato nei vari dizionari di simbologia e araldica.
Ad esempio una persona potrebbe inserire in uno scudo un leone non per daresi importanza o per i valori di nobiltà, valore guerriero..., ma magari solo perchè è stato attaccato da uno leone e lo ha battuto e anzi, vede nel leone il "nemico" da cui ha saputo difendersi.
Questo per far intendere come bisogni conoscere bene anche il proprietario dell'arma, la sua storia, prima di dare significati agli elementi araldici dello scudo.
In ogni modo ripeto, la simbologia è importantissima perchè determina i motivi per cui vi sono quei determinati elementi ed il significato che hanno per il proprietario.
Perciò bisogna stare attenti a non trovare più significati di quanti il proprietario volesse attribuire all'elemento e neanche compiere lo sbaglio di non considerare nemmeno la simbologia.
L'unico problema è che non vi osno "leggi" che definiscono questo campo. Ripeto, essendo a totale discrezione del creatore dell'arma, i significati degli elementi sono difficili da capire, a meno che il creatore non abbia lasciato uno scritto per indicare il simbolismo della sua arma.
Cordialmente
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Messaggioda MVC » domenica 8 giugno 2003, 23:52

Carissimo, hai perfettamente ragione,
ed infatti il mio pensiero va subito, ad esmpio, ad Ottone Visconti
che secondo la leggenda ebbe il coraggio e il valore di uccidere il drago di Porta Romana ( che straziava gli infanti).
La famiglia legò sempre l'emblema a questa impresa...

Ora, che fosse vera o leggendaria ( ovviamente la seconda :P ), non ci deve importare.

Quello che conta è capire il perchè di una figura, capirne le motivazioni e i sentimenti che la produssero. Esattamente come sostieni anche tu.

In questo modo, infatti, l'araldista è come se inforcasse un paio di occhiali "spazio temporali" e potesse guardare il mondo ( magari solo una piccola parte) come gli uomini dell'epoca. E immergersi in un pezzetto di Storia, (non solo la storia dell'araldica...)

Ma NOn sempre dietro le armi c'erano anche le "imprese" (vere o finte che fossero), e neanche particolari motivazioni...
E quando alcuni araldi ma soprattutto, in seguito, gli araldisti iniziarono a fare l'equivalenza "stemma sinonimo di impresa", secondo me è proprio lì che si inizia a ingarbugliare il tutto, ancora di più di quanto già non lo fosse...
Spesso e volentieri le figure si caricavano solo perchè più belle di altre, o per seguire la moda ( e ben si sa quanto la moda araldica contasse nel sei-settecento...) . Stessa cosa per i metalli e i colori...

Ma anche l'araldica ab antiquo, quella più semplice e "pura", non di rado vedeva nascere insegne senza motivi di imprese particolari. Anzi, spesso si tratatva di esigenze più pratiche che di altro...

Considera, ad esempio, che il leone rampante è più "nobile" che in altre posizioni per via del fatto che su uno scudo a mandorla, (come quasi tutti gli scudi, più lungo che largo) si raffigurava meglio:

sfruttando bene lo spazio a disposizione, e potendolo così fare più grande nelle dimensioni...Cosa, quest'ultima, che dando maggiore visibilità, poteva anche fare la differenza in battaglia ( i commilitoni potevano riconoscere subito e meglio un amico e correre in aiuto..Oppure un temuto guerriero poteva demoralizzare gli avversari già prima ancora che gli fossero vicini..)

Ecco, di situazioni da considerare ce ne sarebbero a decine, forse a centinaia.
E il problema che io pongo è proprio questo:
Come saperlo?
Come sapere se un drago o un leone fu adottato per un'impresa, per una esigenza pratica, per moda, per emulazione ( accadeva anche questo)...
o per altri motivi???

Come fare per riuscire in una valutazione non superficiale, ma nemmeno troppo fantastisca?

Come fare per stabilire se quanto ho sopra detto io, in merito alla simbologia dello stemma Francalancia, possa essere vero o falso?

Una risposta certa evidentemente non esiste , ( altrimenti che "provocazione" sarebbe stata? :D )

Ma credo che l'interrogativo bisogna porselo comunque...
E più se ne discute, meglio è...

Caramente
Mauro
MVC
 

Messaggioda T.G.Cravarezza » lunedì 9 giugno 2003, 0:29

Sono completamente concorde con quanto tu affermi.
Infatti io sostengo la massima prudenza e critico gli araldisti o comunque coloro che, analizzando un'arma, apportano tutte le simbologie possibili ed inimmaginabili senza conoscere minimamente la storia del proprietario dell'arma.
Quindi, l'analisi del simbolismo ci deve essere, ma deve essere fatta con molta prudenza, possibilmente con una buona se non ottima conoscenza della stroia della famiglia proprietaria dell'arma. In ogni caso c'è sempre una buona percentuale di rischio di errare, pertanto sarebbe auspicabile ricercare scritti relativi all'arma che ne specifichino magari anche il simbolismo, anche se penso sia molto difficile trovare tali documenti, soprattutto per armi antiche.
Comuqnue è un consiglio che si può dare a coloro che realizzano armi.
Cordialmente
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Messaggioda Messanensis » martedì 10 giugno 2003, 11:38

MVC ha scritto:E il problema che io pongo è proprio questo:
Come saperlo?
Come sapere se un drago o un leone fu adottato per un'impresa, per una esigenza pratica, per moda, per emulazione ( accadeva anche questo)...
o per altri motivi???

Come fare per riuscire in una valutazione non superficiale, ma nemmeno troppo fantastisca?


Caro Mauro,
credo anch'io che per provare a far questo si debba innanzitutto tener presente la storia della famiglia. Poi deve essere l'araldista che deve avere la giusta moderazione nell'attribuire un simbolismo ad uno stemma, tenendo presente, come ben dici, che spesso può non esserci un significato particolare .
Secondo me comunque sono da proporre anche le interpretazioni che potrebbero apparire più insolite, se supportate da una valida motivazione (per esempio quella che hai fatto sullo stemma Francalancia non fa una grinza, anzi la sottoscriverei).
Vorrei concludere paragonando l'araldista al critico letterario, il quale troppo spesso carica di simboli e significati reconditi romanzi o poesie: a volte sono gli stessi poeti che, interrogati dai critici, si schermiscono dicendo "Veramente quando ho scritto questa poesia non pensavo a tutte queste cose...". :D
Cordialmente,
Rosario
Rosario Basile

Ogni erba si conosce per lo seme.
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Messaggioda MVC » martedì 10 giugno 2003, 13:03

Caro Rosario...Hai colpito il centro!

Sono assolutamente d'accordo:
il nesso che intercorre tra l'araldista e il critico letterario secondo me calza proprio a pennello...

Ma io aggiungerei anche lo storico, il critico d'arte, ecc.
Perchè se è vero (come è vero) che l'araldica in primis NON deve morire, e in secundis deve essere AUSILIARIA delle materie storico-documentarie, ci sarebbe necessità di maggiore lucidità critica.

Ovviamente mantenendo ben saldo il legame con la continuità storica, e senza stravlgere nulla...

Faccio un esempio concreto...
Prendiamo la Storia e gli storici ...Perchè oggi consideriamo "pesante" e fors'anche esageratamente prolisso il buon Marc Bloch ( ottimo medievista, per carità) di fronte alla moderna "scuola Italo-francese" ( dei vari Cardini, Chiara Frugoni, Le Goff, Flori, ecc)????
Perchè il primo, oltre allo "stile", diciamo, non proprio scorrevole... :D si limitava a trasporci solo la Storia
dei grandi avvenimenti, a restare ( più o meno) chiuso in un clichè
tipico del suo secolo.
E non è stato capace, (come invece han fatto i nostri contemporanei) di analizzare tutte quelle cose che sono a portata di mano, a misura d'uomo...La quotidianità della Storia, fatta non solo di grandi eventi, spesso esageratamente mitizzati, ma anche e SOPRATTUTTO di cose normalissime, spesso anche piccole, ma sicuramente più VERE e più FILOLOGICHE...

E se anche l'araldista di oggi ci provasse??? E magari ci riuscisse pure???
Sarebbe anche più facile, a dirla tutta...Perchè almeno nell'araldica NOn potranno certo esserci le "sottigliezze" politico-religiose-idealistiche ecc. delle quali, invece, gli storici ( anche i moderni) risentono un po' tutti...

Secondo me, comunque, questo bel ragionamento che sta venendo fuori è già un piccolo ma ottimo spunto... :wink: Non credi anche tu?

Caramente
Mauro
MVC
 

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 10 giugno 2003, 19:01

Egregi sodali,
c'è poco da aggiungere, quindi non rubo spazio per ripetere cose su cui sono concorde, mi limito a due righe di riflessioni su spunti colti qua e là:

- Mauro: l'araldista è da sempre che deve (o almeno dovrebbe) fare caso anche alle minuzie più secondarie, se non altro per l'ottimo motivo di cercare di dare il nome esatto a ciò che vede disegnato in uno stemma (penso ai sei oggettini rossi dell'arma Odescalchi, o all'attrezzo agricolo dello stemma civico di Fiano Romano [RM]);

- Rosario: buonissimo il paragone fra l'araldista ed il critico (magari quello cinematografico, visto che gli stemmi sono immagini... :lol: );

- Tomaso: "...sostengo la massima prudenza e critico gli araldisti o comunque coloro che, analizzando un'arma, apportano tutte le simbologie possibili ed inimmaginabili senza conoscere minimamente la storia del proprietario dell'arma.
Quindi, l'analisi del simbolismo ci deve essere, ma deve essere fatta con molta prudenza, possibilmente con una buona se non ottima conoscenza della stroia della famiglia proprietaria dell'arma. In ogni caso c'è sempre una buona percentuale di rischio di errare, pertanto sarebbe auspicabile ricercare scritti relativi all'arma che ne specifichino magari anche il simbolismo, anche se penso sia molto difficile trovare tali documenti, soprattutto per armi antiche. "
: son tutte parole sue, non avrei saputo dirle meglio.

- Mauro 2: sull'arma Visconti avremmo da starci dei mesi...

Continuiamo così.

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