Metallo su metallo e colore su colore

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

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Metallo su metallo e colore su colore

Messaggioda T.G.Cravarezza » mercoledì 28 maggio 2003, 17:11

Gentili Signori,
leggendo la breve ma interessante storia dello stemma di S.E. Rev.ma Mons. Heim, pubblicata su Nobiltà ad opera del Sig. Marcarini, sono venuto a conoscenza di un particolare a me ignoto: il Monsignore ha spesso "criticato" la legge d'oro dell'araldica relativa alla sovrapposizione degli smalti e dei colori.
Non conoscendo bene il Suo pensiero, vorrei innanzitutto chiedere ai preparati frequentatori del forum se effettivamente il Monsignore fosse davvero contrario a tale regola o se il Suo intento era solamente quello di indicare che nell'antichità vi sono esempi di stemmi che hanno infranto tale disposizione.
Inoltre volevo conoscere un Vostro pensiero a riguardo: secondo Voi la regola della sovrapposizione dei metalli e dei colori è "giusta" o andrebbe rivista? Considerando anche la motivazione storica per cui fu introdotta (la difficoltà di realizzare di sovrapporre figure di stagno smaltato) e per cui adesso non servirebbe più.
Cordialmente
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 29 maggio 2003, 21:28

Egregio amico e collega,
questo Argomento promette di tenerci occupati a lungo. Andiamo con ordine.

1) Monsignor Heim, di venerata memoria, era araldista peritissimo e di vasta esperienza. Non solo in termini quantitativi, ma anche di qualità: la sua specializzazione era l'araldica ecclesiastica, branca affascinante della nostra scienza ma che (paradossalmente, e per diversi motivi) non ne è affatto la più ortodossa.
Egli, inoltre, non solo studiava ma soprattuto creava stemmi, il più famoso dei quali è quello di S.S. Papa Giovanni Paolo II, dove spicca proprio un'eterodossa Croce volontariamente posta fuori asse a dar rilievo all'iniziale di Colei che le sottostà (un buon blasone ne è stato dato in Nobiltà, anno 2000, pag. 537).
Da tutto ciò si può ben capire il sereno e superiore distacco con cui guardava alle regole araldiche, così ben riassunto dal bravo Marcarini. Sorge però una domanda: come giustificare tale superiorità da parte di chi, pur essendo un luminare, era un importante uomo di Chiesa? Non avrebbe dovuto avere una naturale e maggior attenzione verso un fenomeno che è pur sempre un insieme di regole?

2) A questo punto bisogna ricordare che l'araldica vive del respiro dell'arte, piuttosto che del rigore della legge. Il punto sta quindi nel senso che vogliamo dare al concetto di regole araldiche: sono dogmi di fede? O leggi naturali? O concetti immutabili ed eterni? Nulla di tutto questo: quanti stemmi antichissimi, nobilissimi e prestigiosissimi mettono colore su colore, o metallo su metallo, o usano animali non nobili o in pose poco nobili, e via discorrendo? Se l'araldica si fosse ristretta in questi lacci e lacciuoli, si sarebbe soffocata da sola da tempo. Essa non vive di regole, ma di due vincoli (la presenza dello scudo, e l'intenzione di riempirlo con figure e colori araldici) e di due peculiarità (la terminologia blasonica, e il fondamentale basarsi sugli assi interni dello scudo).

Parliamone ancora.

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Messaggioda sebpasq » venerdì 30 maggio 2003, 17:27

Gentili signori
sicuramente la questione della disposizione dei metalli e dei colori è roba per esperti e accademici, ma da profano provo lo stesso a dare un mio modestissimo parere: mi sembra che molte regole araldiche sono state nel tempo ribaltate, giustamente o meno non sta a me a dirlo.
Però se ormai questa consuetudine di non tenere fede letteralmente alle regole araldiche è appunto divenuta una "regola" non vedo perchè non si debbano abbracciare nuovi schemi.
Riguardo i colori ed i metalli secondo me non dovrebbe esistere nessuna regola: credo la cosa migliore sia quella di inserire in uno stemma tutti i colori che si vuole sovrapponendo qualsiasi colore e disporre gli elementi del blasone dove meglio si crede: sta all'araldista districarsi nell'astrusa blasonatura di esso e non al profano di rispettare delle regole troppo alla lettera. Al limite è l'araldista che dovrebbe dar vita a nuove regole che interpretino e regolino le innovazioni che ogni giorno si vedono sugli stemmi.
Certo se poi si partoriscono stemmi come quello di Mc Cartney, è un altro discorso...

Cordialmente.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 30 maggio 2003, 21:02

Egregi colleghi,
il fatto che lo stemma Mc Cartney piaccia o meno è questione di gusto personale, ma non si può negare che esso risponde sia ai due vincoli dell'araldica (la presenza dello scudo, e l'intenzione di riempirlo con figure e colori araldici) che alle sue due peculiarità (l'esistenza di adatta terminologia blasonica capace a descriverlo, e il fondamentale basarsi sugli assi interni dello scudo).

Su un passaggio del contributo del Sig. Sebastiano, invece, ho avuto i brividi:

credo la cosa migliore sia quella di inserire in uno stemma tutti i colori che si vuole sovrapponendo qualsiasi colore e disporre gli elementi del blasone dove meglio si crede: sta all'araldista districarsi nell'astrusa blasonatura di esso e non al profano di rispettare delle regole troppo alla lettera.

A questo punto, :shock: mi chiedo se vale la pena di stare ancora a parlare di araldica visto che dovremmo mettere sullo stesso piano (faccio i primi tre esempi che mi vengono in mente) lo stemma classico del 7° Btg. Cuneo, l'emblema di Stato dell'ex Unione Sovietica, ed il marchio di fabbrica della Lancia, ognuno dei quali è un simbolo rispettabilissimo, ma soltanto il primo è uno stemma.
Perché ci affanniamo a perdere tempo, se dev'essere possibile inserire in uno stemma tutti i colori che si vuole sovrapponendo qualsiasi colore e disporre gli elementi del blasone dove meglio si crede? Tanto, alla fin fine sono :evil: ...affari... :evil: dell'araldista districarsi nell' :?: astrusa :?: blasonatura di esso: ammesso che a noi araldisti rimanga la voglia di interessarci ad una cosa che non è più araldica.

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Messaggioda MMT » sabato 31 maggio 2003, 17:28

Gent.mi Signori,
Effettivamente fra' Eusanio da Ocre ha ragione.
A mio parere le regole araldiche dovrebbero restare quelle che sono state per secoli, e sappiamo tutti benissimo che è l'eccezione che conferma la regola. In araldica soprattutto vale questo concetto più che in ogni altra disciplina.
Non scordiamoci che lo stesso Monsigor B.B. Heim era fiero del "sacrilegio" che il suo stemma faceva alla legge araldica che vieta la sovrapposizione di metallo su metallo e colore su colore. Questa regola, nell'arma della sua Casa, "non solo era pienamente contraddetta, ma anche consacrata dall' antichità e storicità del blasone".

In araldica quindi ci devono essere sì delle regole (e ci sono) ma anche delle eccezioni (e ci sono pure quelle!), altrimenti quest'antica disciplina perderebbe tutto (o quasi) il suo fascino.

Distinti saluti,
Michele M. Tuccimei di Sezze
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Messaggioda sebpasq » sabato 31 maggio 2003, 19:09

Egregio fra Eusanio
ammetto che mi sono lasciato un pò trasportare dalla fantasia, e forse ho un pò esagerato, ma lei stesso ha riferito che:" Un volenteroso Consocio, che sta curando un Dizionario di araldica (previsto per la fine di quest'anno), ci ha riassunto la definizione che darà alle cosiddette regole araldiche: nefaste presunzioni riassuntive di inesistenti dogmi.
Mi sono già permesso di farla mia, e ve la rigiro in anteprima."

Ma allora mi scusi queste regole esistono o no? E si devono rispettare o no?
Dalla dichiarazione sopra riportata da lei si presume che non esistano e quindi non si debbano rispettare; quindi a questo punto sono io che le chiedo: ma l'araldica è una scienza o no? e se le regole che sono state prima elaborate sono solo fandonie, a cosa serve lo IAGI e la SGASD e tutti i libri di araldica fin qui scritti?
Se non si riconoscono le regole dell'araldica, a questo punto anche il simbolo della Lancia può essere spacciato per uno stemma. Non le pare che quello che dice è un controsenso?

Al contrario del dizionario di araldica che sta per uscire io credo (ma più che una mia impressione è la realtà storica) che l'araldica sia basata su quelle regole che l'autore non riconosce e che seppur essa si deve evolvere, lo deve fare nell'ambito di una certa tradizione e non stravolgendo tutto.
E studiando i testi proposti dalla SGASD mi sembra di capire che la base dell'araldica siano proprio le vituperate regole che si vorrebbero rinnegare.
Riguardo la mia affermazione sugli smalti non intendevo stravolgere l'araldica, ma intendevo dire che visto che in molti casi le regole non si rispettano, perchè non dar libero sfogo alla fantasia? Nel senso di allargare il numero dei colori che si possono usare nella composizione di uno stemma e di porre gli elementi (come tra l'altro già si fa) dove si pensa possa meglio stare, ma sempre all'interno dello scudo e senza stravolgere le regole base dell'araldica. Non mi sembra di aver detto chissà quale farneticazione.
Di certo, ripeto, non dar vita a stemmi a forma di chitarra (in questo caso un basso) o a chitarra a forma di stemmi: lei dice che nel caso dello stemma di Mc Cartney almeno c'è l'intenzione di riempirlo con figure e colori araldici: capisco i colori, ma se quelli rappresentati sono delle figure araldiche non me ne ero accorto. Sebbene il Sign Conti con coraggio e bravura ha cercato in qualche modo di blasonare lo stemma, mi sembra che sia proprio una raffigurazione di una chitarra e nient'altro. Per carità potrebbe anche essere un prototipo valido e a cui ci si ispirerà in futuro, ma a parte il fatto che Mc Cartney suona il basso e non la chitarra (cosa di non poco conto...), ma consideriamo anche che Sir Paul non è l'unico che suoni quello strumento e quindi qualcosa che si riferisse di più all'ex fab four si poteva proprio mettere.
Ma ripeto queste sono solo mie personalissime opinioni e da profano lascio ad altri più esperti e titolati di me giudizi più attendibili sulla questione.


Cordiali saluti.
sebpasq
 
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » sabato 31 maggio 2003, 20:39

Egregio Sig. Sebastiano,
per capire i rispettivi punti di vista dobbiamo chiarire una volta per tutte ciò che intendiamo per regole araldiche.
Secondo lei, con questi due termini si intende:

1) quella serie di norme che dovrebbero teoricamente vincolare tutti gli stemmi (ad esempio: non mettere metallo su metallo, né colore su colore; non raffigurare animali ignobili; ogni figura sia effigiata nella posa più onorevole, e così via)?

2) oppure, gli altri aspetti formali tipici dell'arte e della scienza araldica (come ad esempio, il fatto che la fascia si stende nella parte mediana orizzontale dello scudo, che il tratteggio del rosso è per linee verticali, eccetera eccetera)?

Il tono è da quiz, ma la domanda è seria, e non è a trabocchetto.
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Messaggioda T.G.Cravarezza » domenica 1 giugno 2003, 19:36

Gentili Signori,
tempo addietro anche io discussi riguardo eventuali riforme dell'araldica. Anche io mi domandavo perchè, con tante sfumature di colori disponibili, ci si dovesse bloccare solo con i 7 che l'araldica sancisce. Uguale dicasi per le varie regole come metallo su metallo e colore su colore, siccome i motivi storici pratici per cui furono inserite sono decaduti.
Proposi allora un progetto che pensavo valido, ma che effettivamente è irrealizzabile.
Il progetto era la creazione di una Commissione Internazionale permanente di Araldica, simile a quella degli ordini cavallereschi, con due compiti principali:
  1. Certificare gli stemmi di chiunque, cittadino del mondo, avesse richiesto una certificazione
  2. Controllare, aggiornare e mantenere viva l'araldica tramite la creazione di un'enciclopedia dell'araldica che tenesse conto delle varie tradizioni regionali araldiche, tenesse conto dell'evoluzione del tempo e della società, della tradizione...


Logicamente sarebbe stata aiutata da delle sottocommissioni presenti nei vari stati che avrebbero avuto i medesimi compiti della Commissione, quindi registrare gli stemmi dei cittadini residenti nello stato di competenza della sottocommisione, aggiornare un dizionare araldico dedicato alle leggi ed alle tradizioni dello stato di competenza.
Mi fecero notare che sarebbe impossibile mettere d'accordo gli araldisti di tutto il mondo e pertanto, pur essendo convinto che sia necessaria, concordo anche io con la valutazione che mi fu data.
In ogni caso io sento la necessità della presenza di un dizionario che sia accettato da tutti o per lo meno accettato in un determinata area geografica, in modo tale che un neofita, ma anche un araldista preparato, possano consultare tale opera ed avere maggiori certezze.
Per quanto riguarda i colori ed eventuali nuove leggi, forse ero più propenso all'inizio. Adesso, dopo un po' di tempo in cui mi sto dedicando all'araldica, sto divenendo maggiormente conservatore. Vorrei mantenere le leggi, gli usi, le tradizioni araldiche che ci sono arrivate finora, compresa la sovrapposizione degli smalti e il numero limitato di colori. Penso che al massimo, l'unico aggiornamento debba riguardare gli elementi che si possono inserire all'interno dello scudo, cambiando i tempi, potrebbe essere necessario inserire anche un "computer" o un "missile" o un "carro armato" o un' "auto"..., ma appunto nulla di più.
Cordialmente
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Messaggioda sebpasq » lunedì 2 giugno 2003, 16:29

Egregi signori
in linea generale sono anch'io d'accordo con il Sign. Cravarezza riguardo la necessità si una Commissione Araldica Internazionale (che poi già c'è e si chiama Accademia e non commissione) che espleti i compiti giustamente riassunti da Cravarezza, però se veramente la cosa risulta non fattibile non vedo l'utilità di queste associazioni a livello internazionale, oltre che per utili scambi culturali; sia da profano che da studioso spero che un giorno la cosa sia fattibile.
Comunque per rispondere a Fra Eusanio credo che sia lei che il consocio che sta redigendo il dizionario sopra citato intendiate per regole quelle che il Crollalanza chiama leggi araldiche.
Lei dirà: ma è naturale che si stava parlando delle regole minori, come la sovrapp. di smalti, etc, e invece io le dico che è meglio specificare per non creare fraintendimenti.
Per me (come per qualsiasi altro profano che segue il forum) per esempio invece le regole potrebbero essere quelle norme che regolano l'araldica dalla nascita alla morte, ovvero: le norme riguardanti i colori, le pellicce, le figure, le pezze, le partizioni, gli attributi, la corretta blasonatura, le concessioni, gli elementi esterni dello stemma,i tipi d'arme, le brisure e sovrabrisure, i segni di bastardigia e quelli disonorevoli.
Sicuramente mi sarò dimenticato qualcosa, ma secondo me queste sono le cose essenziali.
A questo punto lei dirà che nessuno si sogna di cambiare le regole di base, ma ripeto è meglio specificare quali regole si definiscono "nefaste presunzioni riassuntive di inesistenti dogmi" altrimenti si crea panico e confusione.

Ebbene fermo restando che queste regole di base non dovrebbero essere mai cambiate o tutt'al più aggiornate, anch'io sostengo che qualche colore o qualche pezza o figura in più non potrebbero che fare bene all'araldica, anzi l'arricchirebbero e ne allargherebbero l'uso.
Ma ripeto questa è una mia modestissima opinione e al contrario della maggioranza io credo che l'araldica si evolverà anche perchè oggi non avrebbe molto senso continuare ad inserire figure di richiamo feudale o medievale. E seppure i nuovi colori o figure non verranno regolamentate da nessuna Istituzione italiana o internazionale che sia, comunque nasceranno stemmi diversi dalla tradizione (vedi stemma di Menfi), però in fondo basterebbe un grande database da pubblicare su internet per tenere aggiornati tutti gli addetti ai lavori: non credo sarebbe molto complicato. Purtroppo se non si tenta almeno di governare i cambiamenti in corso, l'araldica rischierà di cadere nelle mani di principianti e verrà sicuramente stuprata delle sue naturali regole.

Saluti.
sebpasq
 
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 3 giugno 2003, 18:40

Egregi colleghi,
:P siamo perfettamente d'accordo tutti quanti :P nel ritenere che le cosiddette regole o leggi araldiche (quelle menzionate al punto 1 del mio precedente intervento, cioé quella serie di chiacchiere che dovrebbero teoricamente vincolare tutti gli stemmi, ad esempio: non mettere metallo su metallo, né colore su colore; non raffigurare animali ignobili; ogni figura sia effigiata nella posa più onorevole, e così via), queste e non altre sono le cose che rovinano il modo di studiare e di affrontare l'araldica. Non si tratta, purtroppo, di regole minori né maggiori né parziali né niente, ma di teorie :x ideate dagli araldi d'epoca barocca e già anacronistiche :? ai loro tempi: oggi sono da relegare fra le curiosità dell'araldica, ma purtroppo tanta gente estranea alla nostra scienza le prende per oro colato. É giusto definire queste (e solo queste) regole nefaste :evil: : perché portano solamente danni.

Dimentichiamo quindi, cari colleghi, la locuzione regole araldiche, o meglio ricordiamoci bene che si tratta di tutt'altro che cose utili per l'araldica: per definire i fondamentali della nostra scienza usiamo invece qualunque altro termine, memori sempre che l'araldica ha due vincoli (la presenza dello scudo, e l'intenzione di riempirlo con figure e colori araldici) e due peculiarità (la terminologia blasonica, e il fondamentale basarsi sugli assi interni dello scudo). L'ho già scritto, scusate la monotonia: :oops: lo ripeto solo per continuare a capirci. E in tutto ciò rientrano ovviamente "le norme riguardanti i colori, le pellicce, le figure, le pezze, le partizioni, gli attributi, la corretta blasonatura, le concessioni, gli elementi esterni dello stemma,i tipi d'arme, le brisure e sovrabrisure, i segni di bastardigia e quelli disonorevoli", come bene ha scritto l'amico Sig. Sebastiano.

Circa la possibilità, o per meglio dire la necessità, di adeguare l'araldica alla società di oggi, si tratta di una cosa che la nostra scienza fa da sempre. Ognuno dei periodi storici e delle culture attraverso cui essa è passata nel corso dei secoli le ha lasciato qualcosa di proprio, che essa ha assorbito e fatta sua, sempre trovando il modo di adeguare la terminologia blasonica alle novità che lo scorrere del tempo le proponeva.
Grazie a questa sua duttilità :wink: l'araldica è ancora, per fortuna, una scienza viva.

Prendo infine a prestito la parte finale dell'intervento del Sig. Tomaso:
..."vorrei mantenere le leggi, gli usi, le tradizioni araldiche che ci sono arrivate finora, compresa la sovrapposizione degli smalti e il numero limitato di colori. Penso che al massimo, l'unico aggiornamento debba riguardare gli elementi che si possono inserire all'interno dello scudo, cambiando i tempi, potrebbe essere necessario inserire anche un "computer" o un "missile" o un "carro armato" o un' "auto"..., ma appunto nulla di più" .

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